Trilogia di Bartimeus, di Jonathan Stroud

9788862561389_0_0_300_80Jonathan Stroud ha creato l’antieroe perfetto. Non un uomo ma un demone, attenzione se lo chiamiamo demone si offende,  Bartimeus un  jinn millenario proveniente dall’Altro luogo. Una risposta decisa e ferma a chi ama il fantasy classico, quello della sempiterna lotta del bene contro al male, per capirci. Una risposta sarcastica e originale. I demoni sono al servizio dei maghi che grazie a complicati incantesimi possono richiamarli dall’Altro Luogo a loro piacimento. I demoni/schiavi devono eseguire gli ordini del padrone, e, se e solo se il padrone lo vorrà, possono venire liberati.

I maghi si sono un pochettino montati la testa, nei secoli hanno governato e ridotto in schiavitù un numero impressionante di demoni, ma soprattutto hanno reso inermi e succubi i comuni (persone prive di magia).

Di conseguenza i demoni sono arrabbiati neri, e non vedono l’ora di fargliela pagare; i comuni sono arrabbiati neri e non vedono l’ora di togliere il potere ai maghi.

Ovviamente , l’occasione fa l’uomo ladro…

Bartimeus viene chiamato da un bambino, ma gli capitò un tale affronto in cinquemila anni di onorata carriera, eppure l’apprendista mago  Nathaniel è bravo, e pure intelligente. Ma ha una strana predisposizione per i guai…

Bartimeus,ì e  Nathaniel sono i protagonisti di 3 dei quattro libri dedicati a questo mondo capovolto, un’accoppiata vincente, simpatica, sfrontata, capace di dubitare e crescere assieme.

Lo consiglio a chiunque ama u fantasy e ha bisogno di una storia nuova, diversa dalle tante compagne e castelli con scuole di magia annesse.

La trilogia di Bartimeus: L’amuleto di Samarcanda-L’occhio del Golem-La porta di Tolomeo, di Jonathan Stroud, traduttore R. Cravero, Editore: Salani.

 

Django Girls a Firenze, la mia esperienza

django_girls_florence_logo.png__944x500_q85_crop_subsampling-2_upscaleIeri, 2 aprile 2017, ho partecipato al Django Girls Florence. Punto. Sveglia alle 4:40, treno, arrivo a Firenze alle 7:30, workshop dalle 9 alle 18, ritorno ore 22.

Una faticaccia, sì, ma ne è valsa assolutamente la pena.

Per lavoro, quello vero, mi occupo di comunicazione social e di educazione digitale, quindi di internet, ma soprattutto di come noi, tutti, usiamo internet, mi mancava quel dietro le quinte che è la programmazione. Per questo motivo ho deciso di partecipare, ammetto che la decisione è stata istintiva, ma evidentemente il mio istinto funziona ancora molto bene 😉

Ambiente stimolante, coach molto preparati e gentili, assolutamente impermeabili alle ondate di panico dei partecipanti. Così, armata di incoscienza e poca conoscenza, ho affrontato codici, facili, tutorial, programmazione cd.. / () [] >< { }

Un inizio, tentennante, ma pur sempre un inizio! Stupidaggini per chi già conosce almeno un linguaggio di programmazione, un’impresa per me assolutamente acerba dell’argomento.

Una giornata intensa, Marta, la mia coach, si è rivelata un’ancora di salvezza (secondo me ha ancora mal di testa a causa dei tanti perché, come, e urla di panico).

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Gli occhi neri di Susan, di Julia Heaberlin

 gli-occhi-neri-di-susan_8575_Gli occhi neri di Susan, di Julia Heaberlin, è una lettura piacevole nonostante sia ingannevole; non è un thriller, nel senso che non ha, sebbene in realtà vorrebbe, quella giusta dose di suspance, non è un giallo, non è psicologico, anche se uno dei coprotagonisti è uno psichiatra. Ama ballare con il tempo , e lo fa molto bene, passato e presente sembrano intrecciarsi presentando al lettore un unico racconto sensato e coerente. Anche se l’assassino appare abbastanza scontato, nonostante tutto.

Come accennavo il romanzo si basa su continui salti temporali, il ieri che presenta la protagonista Tessa appena dopo la terribile vicenda che l’ha vista protagonista: è stata ritrovata viva in una fossa, sepolta da ossa, e priva di memoria. E l’oggi: Tessa vent’anni dopo, mamma di una splendida adolescente e convinta di aver contribuito a condannare a morte un uomo innocente.

Gli altri personaggi sono il poliziotto figo e buono, l’ex amica presente nel ieri ma scomparsa nell’oggi, lo psichiatra.

Come scrivevo all’inizio, il romanzo è piacevole e intreccia bene i vari sbalzi temporali, un po’ troppo angoscioso a tratti ma nell’insieme coerente, abbastanza. Il punto che più mi ha lasciata perplessa è che non viene spiegato il perché il colpevole è così perverso. Manca il movente. Semplicemente è pazzo, questa è una spiegazione che non mi basta.

Per concludere, un romanzo che si fa leggere, senza troppe pretese.

Gli amici del fiume, di Guia Risari, ill. G. Rossi

Amicidelfiume-Risari-1Vi siete mai soffermati ad ascoltare la natura? Io sì, spesso, e rimango sempre affascinata da quella sensazione, quelle chiacchiere, sussurri, parole o canzoni, come a voler sottolineare quanto sia viva. A volte mi sento un’estranea di fronte alla sua enorme meraviglia, altre, mi accoglie come a volermi parte del tutto. Guia Risari in Gli amici del fiume riesce a dar voce a quella natura, scopre i sussurri, i segreti, l’amore e le paure, traducendo il tutto per noi, permettendoci così di comprendere ogni più piccolo dettaglio.

La natura sulla riva di un fiume, imprevedibile, ci presenta un riccio, un’anatra e una lepre, desiderosi di imparare a nuotare; l’anatra, la più esperta, dovrebbe insegnare questa pericolosa arte ai suoi amici.

I tre amici a quel punto si sedettero vicini sul bordo del fiume, facendo penzolare le zampe in acqua ma stando ben attenti a non cadere. L’acqua era piacevolmente fredda. Si scambiarono uno sguardo che raccontava tutta la loro meraviglia.

«Com’è trasparente» sospirò Adamo.

«Morbida» aggiunse Taddeo.

«Imprevedibile» concluse Nina.

E quella fu la loro prima lezione di nuoto.

Vengono presentati così i nostri eroi, tre esploratori del mondo, coraggiosi ma anche intimiditi e impauriti da ciò che non conosco. Come a voler abbracciare il ragazzo che legge, sussurrando nel suo orecchio che è normale aver paura, la vita è una continua scoperta, ma se affrontiamo il viaggio con coraggio possiamo imparare mondi meravigliosi.

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L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso

88116716399788811671633-3-300x453Piacevole, divertente, un romanzo che funziona. Presento così L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso, perché semplicemente è vero.

Inoltre, cita Manuel Vázquez Montalbán, quindi vince a mani basse.

Ma andiamo con ordine, abbiamo un giallo, un giallo italiano, ma finalmente abbiamo un giallo senza commissario, o meglio, il commissario c’è ed è anche incantevole, ma non è lui il protagonista di questa storia. La protagonista non è nemmeno una patologa, una poliziotta con i tacchi a spillo…. no, la protagonista è una donna di circa trent’anni, una ghostwriter di Torino, una ghostwriter in stile dark punk, anche se oramai ha abbandonato da tempo quell’etichetta ed è rimasta dark solo nel guardaroba. Una sorta di Lisbeth Salander gentile, senza il pallino dell’informatica e della sicurezza.

Vani, questo è il suo nome, è una donna che non ama la confusione, fa dannatamente bene il suo lavoro e vuole semplicemente essere lasciata in pace. Scrive libri di altri, o meglio scrive libri che poi verranno venduti a nome di altri autori. Vani è una donna complicata, molto complicata, e non ama interferenze. Accetta qualche contatto solo da parte della vicina di casa adolescente, perché la ritiene molto intelligente.

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Le lacrime di Borromini. Le indagini del commissario Bertone, di Fabio Bussotti

9788899423513_0_0_300_80Il commissario Bertone non è proprio quel genere di sbirro che ci piacerebbe incontrare, quello da telefilm per intenderci. No, Flavio Bertone è di mezza età, avanzata, non bello, bestemmiatore, mezzo alcolizzato (il mezzo glielo concedo), discretamente antipatico, incapace di entrare in empatia con il prossimo. L’antieroe perfetto. Le lacrime di Borromini, di Fabio Bussotti, è il terzo romanzo della serie, e dimostra di aver superato la sfida del “Ancora un commissario?!?! Ma non dovevano smetterla?” , perché se la parola commissario ci fa venire in mente Montalbano di simile le due serie hanno appunto solo quello: la parola.

L’indagine è ambientata in una calda Roma ma se inizialmente sembra un complicato omicidio diventa sempre più macabra e irreale man mano che prosegue, tanto da scomodare servizi segreti e Vaticano.

Lo stile è distaccato, realistico, quasi a volerci raccontare sì questa storia ma con pacato fastidio. L’amore è presente e burrascoso, abbiamo una ex moglie psicopatica, una ex amante definitivamente ex, e una infermiera tanto buona e pia, e decisamente sfigata: tra ictus e tumori e solitudine non le manca nulla,  che non ci azzecca nulla con il nostro commissario, eppure…

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Camera 101 – L’osceno è la radice del piacere, di Enea Tonon

51091rEFrmLNon è facile scrivere e raccontare il sesso, o l’amore che potrebbe, ma non necessariamente, nascere da esso. Non è facile perché stereotipi e ovvietà rischiano spesso di intrecciarsi per perdesi nel cammino.  Camera 101 – L’osceno è la radice del piacere, di Enea Tonon, è un romanzo intrigante, una storia che pur raccontando il sesso non diventa sua succube, non accontenta i maliziosi e non disincanta il lettore. Una storia come tante, eppure costruita con maestria e capace di mantenere l’equilibrio.

Una storia che potrebbe non piacere ai più romantici, pur narrando l’amore, un tipo d’amore. Non potrebbe piacere, scrivevo, perché cruda, irrazionale, priva di quei passaggi quasi obbligati che la letteratura ci ha insegnato ad accogliere, intrecciata senza badare alle comuni linee temporali. Violenta, passionaria.

A mio avviso però quanto appena descritto è solo apparenza, perché se dovessi trovare una parola per sintetizzare questo romanzo sceglierei “realistico”.

Dannatamente realistico.

Una lettura interessante. Non per tutti, mai volgare o troppo spinta, semplicemente troppo realistica.

L’informatore, di John Grisham

downloadJohn Grisham non delude mai, è un dato di fatto. Ovvio, devono piacere le sue storie asciutte, lo stile strigliato, narrativo e concreto, ma, se cercate un thriller con tutti i dettagli al loro posto e la giusta dose di suspense… i suoi romanzi catturano, sempre.

Non fa eccezione L’informatore, conciso, diretto, capace di narrare una storia complessa, articolata dai molti personaggi senza mai perdersi in inutili dettagli. Vero protagonista del suo ultimo romanzo la corruzione, quella che conquista anche le persone inizialmente per bene, quella che a furia di ricchezza e potere cambia e modifica intere comunità.

Un giudice corrotto, una comunità indiana alla deriva, mafia, e ovviamente i buoni, quelli che, nonostante il pericolo, vogliono scoprire la verità per fermare la macchina del male.

Certo, John Grisham  divide il mondo in bianco e nero, buoni e cattivi, cattivissimi, ma a noi, comuni lettori, piace anche per questo.

L’informatore, John Grisham , Mondadori, 2016, Euro 22,00, ebook 9,00 Euro

9 giorni, di Gilly MacMillan

9-giorni_7932_9 giorni, di Gilly MacMillan, uno dei libri più angoscianti che mi sia capitato di leggere.

Scritto bene, ma (mi dispiace so che quando inizio con il fatidico ma…. son dolori) davvero poco thriller.

Due i protagonisti di questa vicenda, Rachel Jenner, madre di  Ben, Ben che è solo una povera e sfortunata comparsa di otto anni, e  James Clemo, ispettore detective. Due protagonisti, due voci narranti principali, due vicende umane differenti anche se legate alla stessa storia: la scomparsa di Ben.

Durante una passeggiata nel bosco Ben decide di precedere la mamma nel sentiero, pochi metri, pochi minuti. Da quel momento scompare.

Scritto bene, ripeto, perché i punti di vista, le paure e le difficoltà, la macchina dei media che riesce a far apparire colpevole una madre disperata, la polizia presente e coinvolta anche personalmente, sono ben descritti e funzionano. Ogni coprotagonista della storia, risulta abbastanza convincente.

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La penitenza, Giosuè Calaciura

downloadCapita, a volte, di inciampare in esperimenti letterari, o romanzi ben scritti, immagino dipenda dai punti di vista, capaci di schiarirti le più cupe giornate. Ora, non se la prendano gli altri, ma a volte capita. Può essere che il romanzo in oggetto conquisti il lettore per gusti o stili affini, o semplicemente per originalità, o ancora, seppur raramente, perché opere ben scritte, pulite. Piacevoli e semplicemente geniali.

Questa premessa per presentare La penitenza, di Giosuè Calaciura, un romanzo che ho deciso di leggere per curiosità e che invece si è rivelato una vera e propria scoperta letteraria. Dall’idea della storia allo stile dell’autore, quello che ci viene proposto dalla Mincione Edizioni è impeccabile.

Giosuè Calaciura ci presenta una storia dai sapori nostalgici, una vicenda antica così come è antico il suo protagonista: un gigante. Un uomo eterno, sopravvissuto al tempo, meno alla cattiveria dell’uomo, dimenticato nelle carceri di un mondo che si intuisce essere terra siciliana, ma potrebbe rivelarsi qualsiasi luogo. Un uomo, o un recluso, o un anima. Solo a seconda degli interessi di chi lo scopre. Eterno, scrivevo, perché dalle sue parole, ma anche da chi lo accompagna o lo scopre, comprendiamo che si passa da “Garibaldo” , al terremoto dello Stretto, per poi proseguire verso altre vicende a noi più vicine, eppur così paradossali se osservate dai giganteschi tre metri.

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Red Notice – Scacco al Cremlino, di Browder Bill

rednoticeRed Notice – Scacco al Cremlino, di Browder Bill, è una di quelle letture che ti inchiodano al divano e non ti concedono respiro; ma, l’aspetto più inquietante del romanzo è che è tutto vero. Non solo, ammetto che più volte mi sono dovuta ripetere che no, non si trattava di un racconto storico, e no, non era l’ennesima “favola” di 007 e affini. No.

La storia di Browder Bill parte dai primi anni novanta ma si sviluppa in tutta la sua tragedia nel 2010. Sei anni fa. I nomi dei politici che incontriamo sono gli stessi della cronaca attuale, e questo dettaglio disturba. Inutile girarci attorno, siamo convinti che determinate torture fisiche e psichiche, si siano fermate al passato, alla guerra fredda, a periodi storici lontani dal nostro quotidiano. Ne siamo talmente convinti che Red Notice – Scacco al Cremlino rappresenta un brutto e brusco risveglio. Certo, leggiamo le notizie, conosciamo la storia della Russia, sappiamo benissimo che non è un paese facile e prendiamo le distanze da molte vicende che la raccontano. Ma sono comunque vicende lontane da noi. Non ci appartengono, le assimiliamo, certamente le condanniamo, ma fondamentalmente non cambiano la nostra quotidianità.

Il romanzo di Browder Bill, invece, ci costringe a vedere il mondo, quello di oggi, quello che dovrebbe essere moderno e civile, con altri occhi, ci costringere a prendere coscienza di realtà attuali atroci, impossibili da perdonare.

La storia di Browder Bill è particolare, dopo una giovinezza passata più a combattere la storia della sua famiglia che a capire cosa realmente vuole dalla vita, finalmente chiarisce ogni dubbio con se stesso e decide di dedicare vita e lavoro alla Russia, o meglio ai capitali della Russia.  Diventa così uno dei più famosi uomini d’affari e fa la sua fortuna dirigendo il più grande fondo di investimento dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Hermitage Capital Management.

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L’incanto del tempo di Niccolò Gennari

niccolo-gennari-l-incanto-del-tempoDifficilmente accetto di leggere fantasy italiano, ammetto il mio limite, ho sempre paura di inciampare in quel già letto che rischia di trascinarti verso la noia. Ma, e sottolineo il ma, a volte mi lascio trasportare dell’istinto, e a volte vengo premiata. L’incanto del tempo di Niccolò Gennari è uno di questi rari casi.

Un romanzo fantasy classico ben costruito, capace di ricordare i grandi ma senza mai tradire il lettore, ben scritto fluido e con la giusta dose di colpi di scena e battaglie.

Certo, a tratti anche L’incanto del tempo mi ha lasciata perplessa per i diversi accenni a quel già letto, ma la trama e i personaggi rendono comunque originale il tutto, e quei richiami non disturbano ma rendono onore all’autore che si dimostra attento e scrupoloso.

Un mondo terrorizzato dalle ombre, ma che alle stesse ombre deve la sua luce, maghi immortali capaci di tramandare misteri, magia e anima di padre in figlio (o figlia), creature malvagie e potentissime streghe.

Ingredienti perfetti per un bel fantasy soprattutto se la missione riesce a catturare la fantasia di chi legge.

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Una giornata dall’aria antica, di Antonella Serrenti

una-giornata-dallaria-antica-377715Nassiriya 12 novembre 2003.

Forse non tutti ricordano e alcuni riescono a malapena a rammentare la paura nascosta nella memoria, ma chi ha vissuto quel giorno, o in prima persona o perché una persona cara si trovava in quel luogo, non potrà mai dimenticare.

Apprezzo molto l’omaggio a Nassiriya pubblicato in questi giorni dalla Graphe.it edizioni, Una giornata dall’aria antica, di Antonella Serrenti, sia perché ci inchioda di fronte a quella lontana, per noi, realtà, ma anche perché tramite le parole di Antonella Serrenti ci permette di rivivere il dolore di chi c’era, di chi a casa attendeva una telefonata, quella telefonata capace di rovinare la vita o di permetterle di continuare a scorrere.

La scrittrice Antonella Serrenti racconta la storia di Antonella mamma, mamma di un figlio che ha deciso di fare il soldato e quel 12 novembre 2003 era di stanza a Nassiriya. Nel racconto Una giornata dall’aria antica, Antonella riesce a fondere la sua paura e angoscia di fronte al non sapere con le parole, le sentiamo scivolare sotto la nostra pelle, percepiamo nitido il suo terrore di aver perso l’amato figlio in un modo così anacronistico, perché la guerra è per noi occidentali una irrealtà lontana e folle. Una NON possibilità.

E con Antonella riprendiamo a respirare quando finalmente il telefono suona.

«Mamma sto bene, dai non piangere! Mi senti? Sto bene! Smetti di piangere e tranquillizzati. Mamma, adesso non posso stare al telefono, siamo tutti impegnati, ti chiamo più tardi, va bene? Prometti che non piangerai! Prometti! Ciao mamma ti abbraccio forte forte»

Ma la bravura di Antonella Serrenti va oltre la sua personale storia, la scrittrice infatti presta le sue parole ad altri attori, protagonisti indiretti e non di quella vicenda, adulti e bambini, vecchi e giovani, tutti appesi al filo della verità.

Che senso ha andare in Afghanistan, ti devi rendere conto che i talebani non vi vogliono. Non vogliono che ripariate le loro strade, non pretendono che costruiate le loro scuole (poi tu papà, non sei capace neanche di usare il trapano) o che scaviate i pozzi per cercare l’acqua.

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Gattoterapia, di Giorgio Pirazzini. Una visione irriverente

gattoterapiaPuò un gatto salvarti la vita? E può un gatto decidere, dopo l’atto eroico, di attaccarti per sfregiarti se non ucciderti?  Probabilmente no, ma Giorgio Pirazzini nel suo romanzo Gattoterapia, Baldini & Castoldi, prende in prestito in maniera assolutamente irriverente e fuori dagli schemi la metafora del gatto “menefreghista” per delineare una realtà tutt’altro che felice e spensierata: la nostra.

Lorenzo è un uomo fallito, inutile girarci attorno: ha perso il lavoro, e non fa nulla per trovarne un altro, la moglie prima lo tradisce e poi lo lascia, è depresso e viene presentato al lettore come una persona sull’orlo del baratro. Un giorno, l’amico Matt decide di accompagnare Lorenzo in un club esclusivo e per pochi intimi. Un luogo dove le persone si incontrano per comportarsi come… gatti. Calzamaglie e scodelle di latte, fusa e carezze, un luogo apparentemente innocuo e straordinariamente folle.

Sento voci che incitano provenire dall’alto, mentre una
musica elettronica nostalgica mi investe e copre il rumore
dei miei passi. Dentro quella musica si susseguono urla, ma
urla strane, che si trascinano come una melodia che si ascolta
di notte nei vicoli abitati dai gatti.
È tutto bianco: la luce, i muri, le scale, il soffi tto, le voci.
Potrebbero essere voci maschili, ma sono in uno strano falsetto,
come un miagolio corale.
Seguo Matt che comincia a salire. «Oh! Dove mi hai
portato?» insisto.

Ora, la bravura di Pirazzini sta proprio nel rendere la follia di questi uomini e donne gatti in normalità e portare, invece, la quotidianità, degli stessi protagonisti del club, dentro a un tunnel simile a un girone dell’inferno.

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La testa sul tuo petto. Sulle tracce di San Giovanni, di Eleonora Mazzoni

9788821598449g_76261Si può raccontare la religione partendo da sé per poi spaziare verso un infinito amore? Sì. Eleonora Mazzoni con La testa sul tuo petto ci dimostra che è possibile, condizione indispensabile: aprire il proprio cuore alla verità. Questo è quello che ho percepito leggendo l’ultima fatica di Eleonora Mazzoni, una verità profonda, la sua verità, la sua storia che si è intrecciata per perfetta empatia alla mia vita, presentata senza fronzoli o abbellimenti, alternata, come a voler sottolineare la difficoltà nel narrarsi, alla vita del discepolo prediletto, San Giovanni; raccontata in maniera così naturale da rendere la lettura non solo piacevole, ma istruttiva e contemplativa. Come a voler chiedere scusa se, con poche mirate parole, narrando la vita del Santo e contemporaneamente la vita di una comune mortale, esattamente come tutti noi, il lettore si ritrova a riflettere su se stesso, sulla sua infanzia e sul suo rapporto con questa complessa religione.

Così, narrando il rapporto di Giovanni con Maria, un rapporto talmente ricco e colmo d’amore, Eleonora ci racconta il difficile e tormentato rapporto con sua madre, oggi sereno ma decisamente burrascoso in passato (come il mio). E presentando l’amore di Giovanni ecco affiorare l’amore di una madre verso i suoi figli, unici e capaci di cambiare totalmente la vita di ogni genitore.

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