La cacciatrice di anime di Darynda Jones

La cacciatrice di anime di Darynda Jones è una sorta di Buffy in versione spiriti e simili, credo che il suo successo si possa attribuire alla leggerezza dello stile narrativo, un io narrante che si esprime in maniera diretta, senza troppi giri di parole, riportando battute, stati d’animo e paure evitando fiocchi letterari o parabole artistiche.

Charley vede i morti, non  solo, li aiuta ad attraversare dall’altra parte, Paradiso o mondo parallelo che sia, e poiché riesce a comunicare con loro collabora con la polizia per risolvere alcuni delitti, Charley non pretende che gli altri le credano, anzi è abituata all’etichetta di pazza e simili fin dalla sua infanzia. Il tema non è nuovo, molte anche le serie televisive ispirate all’ambito sensitivo inserito più o meno abilmente nel giallo, a fare la differenza, a mio avviso, è proprio la forza caratteriale della protagonista, che non si ritiene affatto una sensitiva ma un Angelo della Morte, nome derivato dal fatto che il portale per il passaggio è lei, frizzante e colma di sorprese oltre che innamorata del Male, o meglio, di colui che ritiene essere il male.

Scetticismo della polizia, avvocati morti, e diavoli belli da mozzare il fiato, La cacciatrice di anime ha un ritmo veloce, dialoghi molto simili a un Thriller firmato Hollywood e personaggi, protagonisti e non, ben strutturati. Ottimo per una domenica piovosa di maggio.

La cacciatrice i anime

Darynda Jones

Leggereditore

Anno 2011

Euro 8,50

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Madri di Maria Grazia Giordano Paperi

Madri di Maria Grazia Giordano Paperi è un libro colmo di dolore e speranze, una raccolta di storie di donne, donne forti, fragili, malate, bambine, vecchie. Donne figlie e donne madri.

Al centro di ogni storia, non racconto ma storie che si intrecciano, la maternità narrata con differenti sfumature, storie di dolore, perché anche se l’autrice non cela la gioia di diventare mamma è la paura a prendere il sopravvento, la sofferenza e la fatica sia di riuscire a rimanere incinta che nel duro lavoro di madre che, infine, di fronte alla tragica morte.

Perché Non sei veramente adulta finché sei figlia, figlia di una madre, anche da lontano, anche in modo inusuale, diverso. Sei comunque figlia. 

O, come dice mia madre, sei sempre mamma anche quando i figli crescono.

Madri è una denuncia verso il non detto sulla procreazione assistita, la tanto discussa pratica che le italiane sono costrette ad affrontare all’estero, tanto discussa, negata, odiata e amata eppure contemporaneamente così poco conosciuta.

Sono intervenuta stamattina in un dibattito aperto agli ascoltatori alla radio. Ho raccontato la mia esperienza di procreazione assistita, prima in Italia con 7 tentativi fallimentari grazie a questa legge, ipocrita, ottusa, che fa arricchire solo le case che producono i costosissimi farmaci di cui veniamo imbottite. Questa legge che certamente non fa il bene delle donne. Donne speranzose si sottopongono ad un massacro fisico e psicologico inutile a priori, ma non sanno che il loro sacrificio sarà, nella maggior parte dei casi, inutile. Donne il cui dolore, in quelle sale d’attesa, è palpabile, quanto la speranza che pure ci anima. Destinato a rimanere è solo il dolore. 

Madri è gioia, perché dare alla luce un figlio, voluto, amato e cercato, è un sentimento indescrivibile, capace di rivoluzionare la vita dei genitori, e non solo, perché quando nasce ti dimentichi il dolore, la paura e rimani incantata ad ammirare quella piccola testimonianza di vita.

La camera gestazionale, il battito. C’è. Ricordo solo questo di tutto ciò che mi ha detto Farina. C’è. Non mi interessa altro, nient’altro ha importanza. C’è. Mio figlio. Mia Figlia. C’è. C’è il suo cuoricino che batte. C’è. Mi sono svegliata da un incubo. Forse sto sognando. Sono annebbiata, mi manca il respiro. Una gioia sorda, come un dolore, mi possiede. Ho il petto gravato da questa gioia. Il respiro è corto. Non vorrei morire di felicità. 

Madri

Maria Grazia Giordano Paperi

eBook

Euro 0,96

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Hunger Games di Suzanne Collins, recensione


Hunger Games, e il successivo La ragazza di fuoco, entrambi firmati Suzanne Collins non è solo un ottimo romanzo, ma anche una denuncia spietata verso le società occidentali  abituate e sprecare ogni bene e formate da individui abitualmente deviati da televisione, notizie e infine dai reality show. Dal romanzo è nato il film, che sta ottenendo un immenso successo mondiale,  diretto da Gary Ross, la foto è la locandina del film.

Il filone principale del romanzo, ovvero vince chi rimane vivo, non è in realtà una novità, in molti, sia nella letteratura che nel cinema, hanno affrontato l’argomento, è un altro l’aspetto inquietante e destinato a far riflettere, soprattutto la categoria young adult a cui inizialmente si rivolge l’autrice, l’effetto spietato e irreale che accompagna ogni singolo istante immortalato dalle famose telecamere dei reality.

Il mondo creato da Suzanne Collins è un futuro nemmeno tanto lontano, un mondo distrutto e rinato, soggiogato dai più ricchi e alimentato dai più disperati, al centro gli Hunger Games dei giochi inventati per ricordare la ribellione, avvenuta e spenta oltre settant’anni prima, giochi dove vince chi vive. I partecipanti hanno dai 12 ai 18 anni e vengono estratti a sorte, un maschio e una femmina, ogni coppia “prescelta” proviene da uno dei 12 distretti sopravvissuti.

Protagonista assoluta della saga la giovane Katniss, tributo del distretto numero 12, la storia è ambientata in una arena dove i partecipanti al gioco si eliminano uno dopo l’altro…

Non ho visto il film, ma i commenti sembrano giungere positivi da più parti, e quindi il paragone con il libro mi risulta impossibile, posso però tranquillamente affermare che il libro merita il successo ottenuto, storia e ritmo della narrazione conquistano abilmente intrecciati ad attimi di riflessione.

Hunger Games

Suzanne Collins

Mondadori

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Heat Wave di Richard Castle, Castle della Fox

Ho affrontato la lettura di Heat Wave con estrema curiosità, trattandosi del lavoro palese di un gosth writer, talmente palese da risultare un lavoro di marketing semplicemente geniale. Se cercate Heat Wave sui vari siti di e-commerce troverete sotto la voce autore Richard Castle, ma se amate le serie televisive, quelle brevi e indolore proposte solitamente dal canale Fox Italia, vi balzerà subito all’attenzione l’omonimia con il Richard Castle della famosa serie.

Appunto.

Richard Castle non esiste, ma un gosth writer ha scritto un romanzo a suo nome, ovvero a nome del personaggio tv, contorto? Ma non è finita, nella serie Richard Castle è uno scrittore che per cercare ispirazione si piazza, è proprio il caso di dirlo, tra i piedi della detective Kate Beckett, la collaborazione porta alla stampa un libro: Heat Wave.

Scoprire che questo libro esiste realmente, pare addirittura svelato a puntate in America, e con le medesime sfumature volute ma non espresse dal protagonista Castel, mi ha fatto sorridere, verificare che il libro, quello vero, è scritto benino… una sorpresa!

La trama non richiede molte pretese, un paio di morti, la bella detective, il giornalista bello e affascinante, i cattivi, i buoni, pochi momenti giallisti, ma si fa leggere fino alla fine. È l’idea di fondo ad avermi affascinata, un libro nasce dalla mente di un personaggio inventato, perverso.

Ma chi avrà scritto realmente il libro?

Heat Wave

Richard Castle

Fazi Editore

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Un giorno di ordinaria malinconia di Simone Sacchini, foto di Michele Turini

Un giorno di ordinaria malinconia è un concentrato di suoni, immagini e sensazioni. Simone Sacchini riesce a descrivere i sentimenti contrastanti di chi ha deciso di suicidarsi perché rinchiuso nella sua oramai intollerabile e irreale solitudine. Aiutato dalle immagini  di Michele Turini l’autore descrive le emozioni e i sentimenti di Claudio incorniciati da veloci eventi apparentemente insignificanti ma dal risvolto amaro.

Parole che si rincorrono, immagini in bianco e nero, suoni esaltati che ricordano un fumetto, Un giorno di ordinaria malinconia è un libro drammatico, realistico, capace di farti sorridere nonostante l’imminente tragedia, dai tratti forti, come se lo scandire del tempo dettato dall’orologio a pendolo riuscisse ad entrare nella testa del lettore per accompagnare la curiosità naturale di chi desidera leggere la parola fine.

Solo che in questo caso è la fine di una vita.

Claudio è solo, lasciato dalla donna che non amava, anche se probabilmente amava trascorrere il suo tempo assieme a lei, dopo un anno non riesce a trovare un equilibrio capace di dargli la spinta per ricominciare.

Lui non era innamorato. E, a dirla tutta, credeva in un sacco di cose (nella difesa a zona, nei titoli di stato, nel panino con la porchetta), ma non aveva mai creduto nel matrimonio. Non gli erano mai piaciute le promesse. Lui era di quelli che lasciano a metà tutto quello che iniziano. Lui le promesse non le sapeva mantenere. Per questo non ne faceva. Tanto più una promessa come quella del matrimonio. Semplicemente irrazionale.

Carlo è solo, è il 21 dicembre ed è il suo compleanno, è domenica e fuori piove. Carlo crede di essere solo.

Un romanzo breve che consiglio a chi ama la scrittura veloce, ritmata, fuori dagli schemi letterari conosciuti, capace di creare immagini e suoni che descrivono la drammatica realtà.

Un giorno di ordinaria malinconia

Simone Sacchini

Foto di  Michele Turini

Aprile 2012

Pagine 102

Euro 9,00 cartaceo,  0,99 eBook

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Il tribunale delle anime di Donato Carrisi

Il tribunale delle anime di Donato Carrisi, Longanesi, è un thriller complicato, un intreccio di storie che solamente verso l’inevitabile fine si fondono svelando ogni segreto. L’atmosfera è cupa e colma di mistero fin dalle prime righe del romanzo, due i filoni principali inizialmente sconnessi: uno vede il protagonista Marcus, un cacciatore del buio addestrato a riconoscere il male, impegnato nella ricerca di una ragazza scomparsa, ricerca che lo porterà ad altri omicidi, accompagnato da un misterioso vendicatore. Alla ricerca di Marcus è invece Sara, foto rilevatrice della scientifica e donna afflitta da un dolore immenso.

Diversi omicidi si susseguono, gli innocenti risultano colpevoli e alcune morti sono sospette fino al culmine del finale.

L’idea di raccontare l’inseguitore inseguito, a sua volta interrotto da capitoli che narrano vicende avvenute un anno prima compiute da un misterioso cacciatore, è molto interessante. Il ritmo del romanzo è altalenante, scorre veloce in alcune parti mentre in altre è lento e arranca. Ho apprezzato Roma come scelta geografica del dove avviene la storia narrata, nel primo romanzo Carrisi aveva omesso la geolocalizzazione e questo portava a mio avviso un timbro di incubo non reale.

Come già scritto in occasione de Il suggeritore le storie narrate sono davvero tante, troppe, il susseguirsi di personaggi apparentemente scollegati, porta il lettore a una difficile comprensione della trama, rendendo faticosa la lettura. Troppe inoltre le divagazioni di tipo artistico, storico e culturale inserite come parentesi da enciclopedia.

Sebbene continuo ad apprezzare le innegabili doti di Carrisi, ritengo anche in questo caso che il romanzo riporti troppi dettagli, storie e intrighi, l’idea di base è eccellente ma se la narrazione si concentrasse sul primo filone senza divagare in maniera eccessiva credo che l’autre potrebbe vantare un capolavoro.

Il tribunale delle anime

Donato Carrisi

Longanesi

Pagine: 464

Prezzo: € 18.60

 

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L’altare dell’Eden di James Rollins, recensione

James Rollins ha le idee chiarissime sulle differenze sostanziali tra cattivi, cattivissimi e buoni, L’altare dell’Eden delinea fin da subito questo dettaglio. Avventura e suspance assieme a una buona dose di scienza genetica sono gli ingredienti che rendono apprezzabile il libro, a patto che non siate alla ricerca di trame gialliste e complicate.

Indipendentemente dai gusti, l’avventura nel genere Hollywood dal ritmo incalzante può piacere o meno, un aspetto del romanzo è, a mio avviso, ottimo: l’accuratezza dell’autore nel riportare le nozioni scientifiche e soprattutto la capacità di renderle alla portata di tutti.

Protagonisti della storia Lorna, una veterinaria specializzata nella ricerca e analisi delle specie in via d’estinzione e Jack un militare agente speciale, di quelli che scaricano il caricatore della pistola in mezzo minuto. Bella, bionda e intelligente lei, bello, muscoloso e onesto lui. Perfetti.

Tantissimi i fatti che si susseguono a ritmo veloce accompagnati da una costante: la ricerca genetica illegale sugli animali, e sugli uomini, esperimenti biotecnologici condotti per fini militari.  I limiti estremi della scienza e della ricerca, e il ritenersi nel giusto, sono i principali aspetti che l’autore evidenzia, puntando il dito sull’uomo e sulla sua fallibilità.

Oltre la trama del romanzo è evidente la denuncia di James Rollins, osare troppo e sostituirsi a Dio oltre a far soffrire in maniera abominevole le cavie, animali, scatena dei rischi incontrollabili, soprattutto se governati dall’avidità umana.

Autore: James Rollins
Titolo: L’altare dell’Eden
Editore: Nord
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 19,60 euro
Pagine: 468

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Michela Marzano, Cosa fare delle nostre ferite? Edizioni Erickson

Il nuovo libriccino di Michela Marzano Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro, Edizioni Erickson, ha un pregio indiscutibile, l’autrice accompagna il lettore attraverso una fresca e realistica analisi del rapporto dell’Io con gli altri riuscendo a stimolare il pensiero in maniera sottile, senza alcuna forzatura Michela Marzano analizza se stessa per poi interrogarsi sul difficile rapporto umano basato sulla fiducia.

Pur non essendo d’accordo con ogni suo ragionamento ritengo queste pagine una valida analisi per iniziare ad affrontare temi attuali troppo spesso dati per scontati e per questo affrontati con superficialità. Michela Marzano propone tre capitoli intensi, ampliando il suo intervento presentato al Convegno La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale di Rimini, dove ha analizzato il difficile tema dell’accettazione dell’altro.

L’autrice affronta nuovamente le ferite dell’essere umano, riprendendo il personale argomento dell’anoressia già affrontato in Volevo essere una farfalla, cercando così di analizzare la propria fragilità, partendo dal concetto di controllo fino alla complessità del corpo umano così come viene vissuto oggi nel 2012. Siamo talmente ossessionati dal controllo e dal raggiungimento di una presunta autonomia da dimenticare quanto in realtà l’essere umano sia fallibile per natura. Non credo, al contrario dell’autrice, che il solo corpo oggi accettabile sembra essere un corpo perfettamente padroneggiato. (…) In nome della libertà. il corpo deve “seguire” senza posa alcune regole: ancor prima di essere ciò attraverso cui un individuo è al mondo e manifesta il proprio desiderio, è ciò che lo conforma alle leggi del saper vivere che, oggigiorno, gli impongono di essere bello, magro, sano, desiderabile, sexy. La bellezza del corpo non è una regola di questo secolo, è il concetto di bellezza ad essere cambiato nel tempo, a mio avviso tali imposizioni variano a seconda del livello di ascolto. Pur essendo d’accordo sul concetto di autonomia e controllo ritengo che ognuno di noi sia altro rispetto al bene o presunto tale osannato dai media o da chi per loro.

Altro tema assolutamente interessante affrontato da Michela Marzano è la fiducia dell’altro e di se stessi, quell’autostima tanto cercata ma che spesso fatichiamo a trovare, soprattutto se legata alla soddisfazione di altri spesso nati insoddisfatti. Ritengo che la fiducia dei bambini non sia sempre totale, come invece affermato dalla Marzano, quando un adulto fallisce un bambino è ferito, e i bambini tendono a non concedere il beneficio del dubbio tanto meno una seconda occasione. Ma a parte questo dettaglio Michela Marzano affronta il delicato tema della fiducia, una scommessa umana, in maniera molto chiara e diretta, perché a differenza della fede che è insondabile (io credo senza sapere perché), quando ho fiducia esistono delle ragioni che mi spingono a concederla e che possono, in linea di principio, permettermi di giustificare il mio atteggiamento: a torto o ragione, penso che la persona in cui ho fiducia sia affidabile. Almeno fino a che non mi tradisce…

Un libro che consiglio a chi ama pensare, ragionare, e desidera affrontare temi decisamente attuali e personali come la propria fragilità, le proprie ferite e la fiducia, in maniera semplice, reale e concreta.

Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro

Michela Marzano

Edizioni Erickson

2012

 

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La carta più alta di Marco Malvaldi, recensione

La carta più alta di Marco Malvaldi, Sellerio editore Palermo, è uno spasso, senza nulla togliere al giallo con tanto di morto e circostanze sospette, ambientato nell’oramai famoso bar dei vecchietti, BarLume, e colorito dai caratteri esplosivi di ogni personaggio, sempre controllati dal barista Massimo, il romanzo riesce a conquistare l’attenzione del lettore tramite divertenti gag, incredibili descrizioni e racconti quotidiani di personaggi stravaganti.

I dettagli di ogni luogo, ambiente e personaggio riescono a strappare sorrisi ad ogni punto, sorrisi immediatamente riassorbiti dal lettore, dato il dramma.

In realtà l’estate a Pineta sembra iniziare tranquilla, o noiosa secondo alcuni “Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo.”, tutti gli anni no, ma i misteri irrisolti del passato, quelli, si sa, sono tanti, e iniziare a ragionarci tra una birra, a Pilade no, per carità che è a dieta sennò chi la sente la moglie, e un caffè, è un esercizio mentale avvincente, poi si sa mai che riaprano il caso… e così sia.

Dettaglio importante, meglio non ordinare un cappuccino d’estate, potreste imbattervi nel cattivo carattere del barista, e si sa, i baristi solitamente sono buoni ma quando gli girano…

Marco Malvaldi, già conosciuto e amato fin dal suo primo La briscola in cinque esordio dei vecchietti del BarLume e il suo eccentrico proprietario, riesce ad unire l’ironia di una compagnia di amici notevolmente sopra le righe, anche se sono molti i vecchietti a ritenersi liberi di fare data l’età avanzata, al dramma dell’omicidio, passato ma neppure troppo.

“- Io sono vecchio e voglio vive’ da vecchio. Oramai di soddisfazioni nella vita ‘un ce n’ho quasi punte, e quelle poche me le voglio gode’. Se c’è gente che a ottant’anni gli garba anda’ a donne e scala’ le montagne, padronissimi: a me m’importa una sega. A me mi garba mangiare e bere, e contenti tutti.

Altro appunto, friggete pure, ma con parsimonia e senza fare troppa puzza, potrebbero capitare cose strane, tipo scarichi posseduti. E poi dite che non vi ho avvisato.

La carta più alta

Marco Malvaldi

Sellerio editore Palermo

2012

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Golgota, viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia di Carmelo Abbate, recensione

Golgota, Carmelo Abbate, Piemme edizioni.  Silenzio.

Argomento: pedofilia nell’ambiente Chiesa.  Silenzio.

Tipologia: inchiesta.  Silenzio.

Silenzio.

Golgota di Carmelo Abbate si scaglia come un urlo, profondo e lacerante, capace di spaccare la sonnolenta pigrizia, infrangere quella patina del “preferisco non sapere” e di vergogna che troppo spesso ci accompagna. È un urlo di dolore, un libro che ti scuote nel profondo dell’anima, che ti impone l’ascolto,  un libro che permette al lettore di diventare partecipe della ricerca, partecipe al dolore.

Bambini. Silenzio.

Non puoi che provare dolore mentre leggi queste pagine. E odiare il silenzio.

Dolore per le vittime, dolore per chi sapeva ma non ha compreso, dolore per una vergogna che ha dettato il silenzio, dolore per quel silenzio, di vittime e carnefici, e soprattutto di chi sapeva tutto ma ha preferito insabbiare, modificare, nascondere, per salvare una facciata sporca e deteriorata.

Carmelo Abbate riporta in Golgota fatti di cronaca intrecciati a ricerche condotte in prima persona, interviste, domande scomode, indignazione, per cercare e capire l’incomprensibile, la pedofilia. La pedofilia quella nascosta, celata, spostata. Quella che rende l’ambiente che la protegge complice a sua volta di un delitto, quella che accade, ieri come oggi, protetta nell’abbraccio dell’insospettabile Chiesa.

Perché se ti limiti a spostare il pedofilo sei suo complice, complice e carnefice a tua volta, perché la pedofilia è una malattia, e come tale va riconosciuta e fermata, e se insabbi, permettendo al pedofilo di continuare, allora sei peggio di lui, perché sei perfettamente consapevole delle tue scelte, e sai che queste scelte rovineranno la vita di altri bambini, molti altri bambini.

L’autore intreccia in maniera ammirevole, mai pesante e morbosa, i fatti, i dialoghi e le inchieste con i suoi pensieri,tracciando un confine rispettoso capace di delineare il dolore delle vittime senza nascondere, mai, le colpe della Chiesa.

Intervista, parla, ascolta, Carmelo Abbate si addentra in un mondo sconvolgente, difficile da reggere, a volte difficile da comprendere, ma si impone un ascolto scomodo e riporta fedelmente ogni caso, data, luogo e prete. Di chi ha fatto e di chi ha protetto. Ogni tanto si lascia andare, perché è troppo travolgente quello che trova sotto al fango, deve scrivere le sue emozioni altrimenti rischia di venire soffocato dal dolore, e dalla rabbia. E per questo il suo lavoro diventa migliore, più umano, più vero.

“Perché se c’è una cosa sulla quale non si possono fare sconti è la pedofilia. A nulla vale la circostanza che il pedofilo possa essere stato a sua volta vittima di abusi quando era piccolo, o che abbia vissuto un infanzia terribile, o che la Chiesa abbia represso la sua sessualità e lo abbia portato all’esasperazione, alla follia. Al primo pensiero nei confronti di un bambino ti alzi, vai e bussi alla porta di uno specialista. Gli dici di fermarti, ti fai curare, chiedi aiuto. Non puoi essere indulgente con te stesso. A maggior ragione se sei un uomo di Chiesa. Perché hai avuto la possibilità di studiare, sei un minimo istruito e capace di intercettare, riconoscere e qualificare le tue pulsioni. E allora ti fai curare. Non sei un animale che si fa guidare solo dall’istinto. Sei stato educato e formato per venire incontro ai bisogni della gente, sei il pastore, sei quello che si prende cura del gregge. Non puoi accampare scuse. Sai benissimo che stai rovinando la vita di un bambino. Lo sai. Decidi di fregartene.”

Un libro che consiglio, perché siamo adulti e abbiamo il dovere di sapere.

Golgota

Carmelo Abbate

Edizioni Piemme

 

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