Spiccioli per il latte. Il primo caso del commissario Kluftinger

5146-emons---spiccioli-per-il-latte---quarta---varieHo comprato questo libro perché la copertina mi ha fatto ridere, vero… non si dovrebbe fare, MAI. Ma la super mucca in bella vista strappa sorrisi anche ai miei figli ogni volta che la incrociano. Devo ammettere però che la mucca ha portato fortuna, perché Spiccioli per il latte di K&K (no no non è uno pseudonimo gli autori sono due e probabilmente per evidenti limiti, dei lettori, si firmano così che a ripetere i nomi tedeschi ci viene l’orticaria) è un bel romanzo. Una sorta di Montalbano tedesco, con tanto di amore passionale per il cibo, tedesco, infinito affetto verso i luoghi incontaminati dove vive il protagonista, in Algovia. Intuitivo e intelligente il commissario Kluftinger conquista tutti, e la sua prima indagine è ben fatta, uno dei rari casi che mi vede verso tre quarti del libro alla non certezza dell’assassino. Ma, e qui parto col primo ma…. mannaggia agli editori italiani, ma che razza di titolo avete scelto? Ma vi rendete conto che è uno spoiler?

In sintesi ho capito chi era l’assassino anche grazie al titolo, e questo è un reato!

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21 maggio alla Sapienza. Sabato al Museo – Narrazioni per non addetti ai lavori

img_copertina.fwRicevo e pubblico molto volentieri e aggiungo: cari romani e cari turisti ma avete dubbi? Dovete andarci!!! Io vi invidio!

Comunicato stampa

Oltre la scienza: l’esperienza narrativa di Davide Bonadonna e Martin Rua – Sabato al Museo. Immaginazione e storie dalla Terra (a seguire La Notte dei Musei). Raccontare la scienza ai non addetti ai lavori

sabato 21 maggio 2016, ore 10.30-18.30

Musei aperti: Antropologia, Scienze della Terra, Vicino Oriente Egitto e Mediterraneo, Zoologia

piazzale Aldo Moro 5, Roma

ingresso 3 euro (comprensivo di tutti i laboratori); gratis per studenti Sapienza e per bambini fino a 6 anni

Terzo appuntamento con l’iniziativa “Sabato al Museo”, dedicato questa volta al nostro Pianeta, alle sue caratteristiche fisiche e ai suoi più antichi abitanti, ai diversi modi di raccontare la scienza: dal racconto alla danza, dalla recitazione al disegno.

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Wolf. La ragazza che sfidò il destino, di Ryan Graudin

Wolf_RyanGraudinWolf. La ragazza che sfidò il destino, di Ryan Graudin diventerà sicuramente il best seller dell’estate, e, a onor del vero, parte da un’idea geniale, ma … (qui inizio con i miei secondo me), si perde un po’ per strada, ed è davvero un peccato perché prometteva bene, molto bene.

Andiamo con ordine, l’idea geniale di partenza è l’intuizione dell’autrice di partire da un fatto storico e stravolgerlo, lei stessa spiega che il tutto ha avuto inizio con la domanda “E se…?” . E se Hitler avesse vinto e fosse riuscito a creare il suo impero? Cosa sarebbe successo?

Da questa idea lo stravolgimento, scivolato nel fanatsy (scivolone che personalmente non mi è dispiaciuto). Peccato la mancanza di dettagli storici che avrebbero reso il racconto verosimile e molto più intrigante.

Yael è una bambina di 6 anni, Yael è una giovane donna della resistenza. Il romanzo si concentra sul passato e presente della protagonista, inafferrabile creatura, vittima degli esperimenti del dottor Geyer, capace di cambiare volto semplicemente spostando le ossa.

Passato e presente si rimbalzano e permettono al lettore di comprendere meglio chi è Yael, la sua storia, le sue origini. Sebbene la struttura del romanzo e l’insieme della storia conquista il lettore sono i dettagli a stranire. Il campo di concentramento è irreale, non rispecchia la realtà e convince poco: un concentrato di romanzi altrui. Così come le improbabili moto scelte per la gara, e la gara stessa, non credo che nel 1954 le strade in Africa, e nel mondo in generale,  potessero vantare un tanto scorrevole passaggio, la stessa Parigi Dakar iniziò nel ’79. La gara è comunque la colonna portante di tutto il romanzo: Yale, trasformata nella vincitrice Adele, solo se riuscirà a vincere il Tour dell’Asse, una corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo, potrà ballare con Hitler durante il  Ballo del Vincitore.

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Il Cappotto della Macellaia, di Lilia Carlota Lorenzo

9788852073380-il-cappotto-della-macellaia_copertina_piatta_foLa Macellaia è in realtà la maestra di Palo Santo, paese argentino di sole 207 anime. Anime decisamente inquietanti, pettegole, meschine, vendicative. A ragion del vero bisogna sottolineare che ne Il Cappotto della Macellaia, di Lilia Carlota Lorenzo, sono le donne le anime più nere e contorte, gli uomini sembrano abbastanza succubi del loro potere, anche se causa diretta di tutti i mali.

Lilia Carlota Lorenzo presenta al mondo un romanzo che sembra una novella teatrale, io mi sono immaginata un’unica scena, simile al Teatro Olimpico del Palladio, dove le diverse abitazioni e personaggi si inseguono per dare vita a una vicenda surreale, a tratti improbabile eppure credibile.

Nato come self publish oggi Il cappotto della Macellaia viene pubblicato dalla Mondadori che a mio avviso ha visto lungo molto lungo, piacevole e ironico il romanzo ha un altro pregio: la sua autrice, un personaggio incredibile, un romanzo a sua volta.

Non sai mai come dire quando vai a far quello. Evacuare, sembra che invece di andare al cesso devi abbandonare la casa; andare di corpo, sa di esercizi marziali; defecare, poi… si sente la puzza solo a pronunciare la parola. Invece deporre era perfetto, fine, più che altro. Quindi suo marito per deporre andava in bagno appena alzato. Durante il giorno, se non pioveva, pisciava nel cortile. Se era a caccia e gli veniva la voglia, faceva tutto nei campi.

La vicenda è molto semplice: a Palo Santo tutti sanno tutto di tutti, ma a volte il sapere non da conoscenza e i segreti rischiano di causare morte e dolore. Così abbiamo la severa e insopportabile maestra, sposata con il buon Macellaio, la figlia cicciona e scorbutica, chiamata con amore Pagnottina; la sarta, suo figlio e il marito (cacciatore); la telefonista, la bella merciaia, la sorella stupida della merciaia, la sposa, lo sposo… e tanta bella gente che per sopravvivere alla noia si inventa davvero cose strambe. O forse, è l’autrice che sa raccontarci la quotidianità di un paesino come tanti? Leggete e scopritelo.

Il sabato e la domenica non si faceva portare la colazione a letto. Voleva dormire fino a quando non si svegliava da sola. Il piacere più grande, però, era risparmiarsi l’odiato muso di Reinoso per due giorni di fila. Pagnottina, alla faccia di suo padre, aveva passato una notte di fuoco; alla faccia di sua madre, si era sbafata mezzo chilo di paste ripiene di cioccolato che le aveva portato il suo spasimante. Dopo pranzo il signor Fernández passò di nuovo davanti al cortile della troia. Di nuovo la troia non c’era. Stranamente sbagliò tutti i tiri e non portò niente a casa. Il sabato pomeriggio e durante tutta la domenica, suo figlio Pepincito sarebbe stato più agitato del solito: la signorina Solimana non lavorava e poteva spuntare all’improvviso da qualsiasi parte. Il sabato pomeriggio, come tutti i sabati pomeriggio, Solimana andò dalla parrucchiera.

Il Cappotto della Macellaia, Lilia Carlota Lorenzo, Mondadori, 2016, Euro 4,99, eBook

Laboratorio per Buoni cittadini digitali a Vicenza

il web e nostro_verticaleSegnalo un prossimo laboratorio a Vicenza, vi aspetto!

Appuntamenti: Laboratorio per buoni cittadini digitali, per bambini e bambine dai 10 anni, a cura di Anna Fogarolo autrice del libro Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli.
Venerdì 13 maggio – ore 17:30
Libreria Galla+Libraccio
via Palladio 12 Vicenza

Cosa faremo?

Realizzeremo un muro sociale, dove scriveremo tutto ciò che ci passa per la testa… perché non siamo mai soli quando navighiamo!

E creeremo un volantino per spiegare a genitori, nonni e amici chi è il buon cittadino digitale.

Vi aspetto!

La battaglia navale, di Marco Malvaldi

la battaglia navaleI vecchietti non fanno più ridere, che peccato! Quando ho scoperto Marco Malvaldi ho passato minuti davvero esilaranti con i suoi 4 vecchietti, il BarLume, il barrista che non ama fare i cappuccini d’estate. Certo, la trama dei suoi romanzi, a mio avviso, non vantava approfondimenti o intrighi pazzeschi, ma l’ironia della struttura ha sempre perdonato ogni mancanza.

Invece… La battaglia navale, ultima fatica di Malvaldi, è un forte arresto. Ora, se la trama non convince, ma devo essere sincera non mi hanno mai convinta nemmeno nei romanzi precedenti, e togliamo lo spasso di ogni singolo personaggio, il tutto crolla, male.

Ho amato il Massimo single, e ora me lo ritrovo noioso e annoiato in una vita di coppia che sinceramente non sembra la sua (il che forse è voluto, magari al prossimo romanzo la molla), i vecchietti sembrano troppo saggi e poco “cazzoni” e questo a noi lettori non piace molto. La bella Tiziana appare di sfuggita, mentre le sue super poppe hanno conquistato tutti, anche noi donne, fin da primo libro. Marchino proprio non c’è, e pure lui, nonostante sia idiota, è un tassello fondamentale per la riuscita della novella.

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Una famiglia quasi perfetta, di Jane Shemilt

51d0BZCKVuL._SX330_BO1204203200_-200x300Se siete madri ansiose vi sconsiglio vivamente questo romanzo Una famiglia quasi perfetta, di Jane Shemilt, potrebbe farvi raggiungere livelli di stress emotivo notevoli; e aggiungo se siete genitori lavoratori, che semplicemente fate il possibile, ma esserci sempre non è tra le cose che vi riescono meglio: evitate la lettura di questo romanzo.

Troppo categorica? Forse, ma certo è che di famiglie quasi perfette ne è pieno il mondo, ma questa è decisamente sfortunata. Due genitori molto impegnati, entrambi medici, tre figli, due gemelli e una quindicenne, per un totale di tre adolescenti. Una sparisce nel nulla, pur lanciando molti segnali mamma e papà non colgono le sfumature, e l’altro si droga.

Ma se una figlia che decide di sparire nel nulla lascia una scia di dolore incredibile, è anche vero che una madre che cerca di capire il perché può risultare a tratti insopportabile; senza offesa, ma se un domani mia figlia a quindici anni decide di fuggire con un uomo adulto, spacciatore, mentre è incinta di un altro, prima vado a riprenderla e poi, forse, cerco di capire il perché. Il padre traditore alla fine è il male minore in una casa dove tutti convivono ma nessuno si accorge dell’altro.

Una famiglia quasi perfetta non è un thriller nonostante l’acclamazione e le fascette, è un buon romanzo, può piacere o meno ma è ben scritto e anche la storia regge (il finale no, ma sono dettagli soggettivi). Non è un thriller dicevo e questo già potrebbe infastidire il lettore che si aspetta altro, non certo uno psico dramma famigliare. Ma, dopo questa premessa, ammetto di averlo letto volentieri, senza troppe pretese e senza cercare presunti assassini.

Una famiglia quasi perfetta, Jane Shemilt, Newton Compton 2015, traduzione D. Di Falco

L’isola dei silenzi, di Emily Bleeker

950a47_c11bf59f73cc4fbeb63285a6f10eead0Vi è mai capitato di terminare la lettura di un libro e chiedervi “Ma cosa diamine voleva trasmettere l’autore?”, perché  L’isola dei silenzi, di Emily Bleeker mi ha lasciato proprio questo eterno, ma non troppo, dubbio.

Scritto in maniera accettabile è la storia a non reggere, L’isola dei silenzi appare come un non senso assoluto. Una centrifuga di paure e pettegolezzi confezionata per l’occasione.

Un aereo cade, la casalinga perfetta, la suocera, il bello e il pilota (e l’hostess, ma porella muore subito) precipitano nell’oceano.

Fin qui, oramai siamo abituati a tutto causa L’isola dei famosi, sono i presunti segreti a spiazzare: se per due anni si dimenticano che esisti, e ti arrangi in un isola dimenticata da Dio, ha senso che il tuo principale cruccio, al ritorno, sia  mentire su come e cosa è stato fatto per sopravvivere? NO!

Chissenefrega se hai ucciso il tizio che ti stava violentando, o se la suocera è morta per un colpo in testa (causato dal tuo pc posizionato sopra la cappelliera e non sotto il sedile). Siete precipitati nel nulla!

E invece, i segreti mal custoditi rischiano di venire svelati a causa di una zelante giornalista…

Non lo consiglio, davvero troppo assurdo.

L’isola dei silenzi, Emily Bleeker,  Newton Compton  , 2015, eBook euro 2,99

 

Bataclan, di Bonifacio Vincenzi

Bonifacio-Vincenzi-Bataclan-Copertinapiatta1-196x280Un urlo di dolore, questo è Bataclan, di Bonifacio Vincenzi.

Uno straziante richiamo alla memoria, alla vita spezzata, alla serenità perduta.

Se la memoria non vi aiuta, Le Bataclan è il teatro dove il 13 novembre 2015 sono state uccise, sterminate, cancellate, 90 persone. Persone ignare di appartenere a un mondo in guerra. Persone, donne e uomini, libere.

Bonifaci Vincenzi ci ricorda quel giorno, e lo fa con la sua arte, la scrittura, la poesia. Ricorda le urla e le speranze, i nomi. Lo fa per impedirci di dimenticare, perché nulla di quel giorno ha un senso.

Non basteranno tutte le gioie,
tutti i sorrisi dei tempi passati
e di quelli che verranno
per asciugare le lacrime
di questa città.

Un argomento difficile, affrontato a cuore aperto, con le parole l’autore scatena emozioni e ricordi. Con le sue parole ci chiede di non dimenticare.

Grazie.

Stavano lì
ad assaporare la vita
ignari che la normalità
fosse una colpa

Bataclan, Bonifacio Vincenzi, Lieto Colle, 2016, Euro 13,00

Lucy, storia di un destino cucito a mano, di Valentina Testa e Viola Coldagelli

lucy-prodottoUna storia, un biglietto, una scrittrice e una illustratrice. Questi i protagonisti di Lucy, storia di un destino cucito a mano, un graphic novel di Valentina Testa, sceneggiatura, e Viola Coldagelli, disegni e colori.

Una storia romantica, dai sapori nostalgici e lontana dai nostri tempi moderni, eppure capace di risvegliare ricordi e emozioni.

Tratto dal racconto Il biglietto nell’abito nuziale di I.A.R. Wylie, (Melbourne 1885 – Princeton 1959), questo libro nasce dalla penna di Valentina Testa e dalle matite di Viola Coldagelli.
Nel rispetto del racconto originale, le autrici entrano in punta di piedi nella vita della protagonista e, pur restando fedeli alla storia, la riadattano per dare alla luce questa graphic novel delicata e avvincente.
Lucy è una giovane e bellissima donna, e la sua storia si svolge tra gli anni ’20 e quelli tragici della Seconda Guerra Mondiale, sullo sfondo di un piccolo paesino dell’Italia meridionale e dell’immensa New York.

Lucy è bella, quando ho visto i disegni ho pensato di definirla “vaporosa” , come molte giovani donne sanno essere. Ama l’amore, l’avventura e la passione; vive a Pollica, nel Cilento.

Pollica, incantevole, forse uno dei pochi luoghi d’Italia dove passeggiando per le strette vie puoi davvero immaginare come poteva essere negli anni ’20. Lucy è corteggiata da molti, e pare interessata a uno… ma quando la scelta sembra arrivare ecco che l’altro la prende e la porta via.

Amore e felicità, guerra e dolore, passaggi momentanei e ritorni.

Lucy, storia di un destino cucito a mano è una storia molto dolce, ma nascosta tra le righe e i colori della sua finezza ho colto molta determinazione. Forza e coraggio. Una vita sola, può sembrare poco, ma spesso e sufficiente.

Sono passati molti anni, molte lune e molti baci da allora,
ma la storia di Joseph e Lucy vuole essere una speranza
per chi crede che l’amore vero non conosca ostacoli.

Lucy, storia di un destino cucito a mano, V.Testa – V.Coldagelli, 2016, Prankster Comics, Euro 8,0

La vita secondo Banana, il capolavoro di Wong PP

LavitasecondoEsce oggi per i tipi della Baldini&Castoldi il nuovo romanzo La vita secondo Banana, di  Wong PP. Ora, chi mi segue da tempo sa che raramente etichetto i libri con giudizi assoluti, buoni o brutti che siano. Sono del parere che ogni libro ha il suo lettore, quindi il mio particolare gusto può non incontrare quello di altri. Anche se cerco di sottolineare i punti a favore e negativi aggiungo sempre e comunque un secondo me, non per essere corretta fino alla nausea ma proprio per rispettare la mia opinione: è il libro che sceglie il lettore.

Ma, La vita secondo Banana sconvolge anche questa mia certezza: lo dovete leggere assolutamente, perché è semplicemente bello.

Dalla trama allo stile, ogni dettaglio è parte di un romanzo riuscito, uno di quelli che si divorano per empatia e per piacere.

Scritto in maniera impeccabile, il romanzo racconta la storia di una ragazzina di 12 anni, una ragazzina cinese ma nata in Inghilterra. Attraverso questa storia Wong PP sottolinea il razzismo e la cattiveria che si ferma alla forma degli occhi, la paura del diverso, e il terrore dell’incomprensione. Ma lo fa con quel velo di ironia che porta il lettore a capire, valutare e andare oltre la razza per amare la piccola Xing Li (la x si pronuncia come una s).

Se vuoi essere una vera cinese, DEVI essere brava in matematica. Se vuoi essere una finta cinese, tingiti i capelli di biondo e fatti chiamare Mary.

 

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Titolo sconosciuto, il re della fiera di Bologna もう ぬげない

giappo1Titolo sconosciuto nel senso che non so il giapponese, secondo i traduttori online il titolo: もう ぬげない significa Non è più il decollo, SVELATO IL MISTERO DEL TITOLO: Non riesco più a toglierlo, di Yoshitake Shinsuke. Il titolo non mi convince molto, non credo che la traduzione rispetti la realtà,  ma ve lo presento lo stesso perché… è geniale. Poi se qualche giapponese dovesse passare per queste pagine e vuole gentilmente aiutarmi, lo ringrazio fin da subito!

Trovato per sbaglio in un banchetto dimenticato, nascosto tra i grandi e la porta di emergenza alla Bologna Children’s Book Fair questo libretto mi ha semplicemente conquistata. Non riuscivo a smettere di ridere. Il libro è geniale perché prende spunto da una semplice verità che solo chi osserva i bambini conosce: togliersi la maglietta… un dramma! Quante volte i più piccoli ci provano e rimangono incastrati con le mani sospese in alto e la testa sepolta dentro la maglia? Non so voi, ma qui capita spesso, e ancora più spesso le grida di “aiutooo” arrivano dal profondo buio.

2Ora, ho interpretato i disegni ma ovviamente non ho letto la storia, devo sottolineare che a mio avviso i disegni, splendidi, sono più che sufficienti.

La storia è semplice, un bimbo deve togliersi la maglietta e rimane incastrato dentro, con le mani alzate e la pancia scoperta; si agita, balla, si rotola ma niente, non riesce a liberarsi. Iniziano così una serie di improbabili visioni, incontri e avventure (come la conquista della vetta della montagna), il gatto si fa le unghie sulla pancia mentre bere diventa impossibile ma ecco una cannuccia pronta per l’uso.

Alla fine interviene la mamma, prende, spoglia, lava, ma nel momento di mettersi il pigiama… tutto ricomincia.

Ho scovato un capolavoro!!! Qui il link alla casa editrice, sempre per chi conosce il giapponese: www.bronze.co.jp/books/post-115/

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Je veux qu’on m’aime, incantevole

41VmKIDGdDL._SX403_BO1,204,203,200_Bisogna dar merito alla rete, solo grazie al web ho scovato questo libriccino Je veux qu’on m’aime, di Leo Timmers e sempre solo grazie alla rete me lo sono comprato e fatto arrivare a casa. Altrimenti, o passo per Parigi o credo che lo scambio sarebbe stato davvero improbabile.

Je veux qu’on m’aime è un libriccino per bambini dai 3 anni, e riesce, senza cartone, pop up, incredibili doti artistiche ( a volte poco comprensibili) a conquistare i lettori (tutti).

La storia è molto semplice, un merlo corvo vuole fare amicizia e giocare con tre piccoli colorati uccellini, una cinciallegra, un usignolo e un parrocchetto (credo non sono molto ferrata in francese). Cacciato perché brutto e nero, decide di colorarsi, ma il risultato è ancora più spaventoso. Alla fine…

I disegni sono molto belli e il filo narrativo semplice ma ben costruito. Mi ha conquistata. E vorrei vedere più storie così anche in Italia, e meno paranoie morali e complicate.

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Shiatsu. Per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi, di Marisa Fogarollo e Giuseppina Morrone

Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazziRegole, regole e ancora regole, i nostri ragazzi sono compressi, a volte, rigidamente intrappolati in un corpo che sta cambiando e contemporaneamente in bilico tra etichette e aspettative.

Faticano a respirare, a saltare, correre, semplicemente a crescere.

Ovviamente non accade sempre, e non in maniera così evidente (noi genitori non siamo dei mostri), ma è la diretta conseguenza di un mondo veloce, sempre di corsa, incapace di fermarsi per osservare.

Shiatsu. Per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi, di Marisa Fogarollo e Giuseppina Morrone risponde a un esigenza, presta attenzione a quel sussurro del ragazzo/a che non parla ma si ingobbisce, o si chiude, o ancora ingrassa, dimagrisce. Piccoli squilibri, piccole richieste d’aiuto difficile da cogliere (sempre dai genitori sufficientemente buoni).

Forse la vita non è così semplice per i ragazzi…

Crescere, vivere, sperimentare e confrontarsi con un mondo veloce, complesso, tecnologico, spesso focalizzato su obiettivi apparenti e che chiede in ogni momento di essere all’altezza di qualche cosa di predefinito e omologato, può non essere facile e privo di conseguenze.

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Urla nel silenzio, di Angela Marsons

urla-nel-silenzio_7271_x600Urla nel silenzio è il tipico thriller che ammicca alla letteratura americana, sebbene l’autrice Angela Marsons  sia inglese e il romanzo è ambientato nella Black Country.

Thriller americano, perché la struttura della storia è a mio avviso già letta, e non solo in una occasione, tanto che assassino e moventi risultano palesi già dalle prime pagine, e il personaggio principale così rigidamente strutturato da apparire legnoso, è troppo stereotipato.

Ma, e qui siamo alle solite, il libro ha conquistato in breve tempo le vette delle classifiche, e sembra venire apprezzato dai più. Quindi è evidente che il problema sono io 😉

Kim, la protagonista, è un detective donna senza gonnella, va in moto, è una dura, è amata dai suoi colleghi, ritenuta una testa calda viene comunque protetta dal capo. Strafiga e molto intelligente, cela, ovviamente, un’infanzia colma di sofferenze. Kim collega una serie di omicidi apparentemente isolati, e nel farlo scopre un cimitero di ossa vicino a un orfanotrofio femminile, chiuso da tempo a causa di un incendio.

I molti personaggi e la voce del omicida si susseguono fino alla soluzione del mistero.

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