Assassinio a Prado del Rey di Manuel Vazquez Montalban

Manuel Vazquez Montalban è una certezza, siano romanzi o racconti la sua bravura rimane indiscussa, anche dopo la sua morte; Assassinio a Prado del Rey non sarà il suo capolavoro in assoluto, ma oltre ad avere i caratteri tipici del giallo, in tutti e tre i racconti, riesce a dare una pennellata di sano cinismo a una società spesso non idilliaca. Come molti dei romanzi di Manuel Vazquez Montalban anche in questo caso siamo in Spagna, ma se non fosse per i nomi di luoghi e persone alcuni tratti potrebbero venire tranquillamente collegati all’Italia, quella della televisione, dell’alta borghesia e del lusso.

Ritroviamo sceneggiatori e scrittori frustrati costretti ad ammirare sul piccolo schermo la loro opera altamente lontana dal pensiero originale, maneggiata dal regista di turno capace di spostare il punto di vista da temi come la politica o la sociologia alle tettine sempre presenti dell’ignara ragazza. Locali di lusso dove l’immagine è più importante di un morto e famiglie alto borghesi capaci di ogni nefandezza pur di difendere il buon nome della famiglia.

Luoghi comuni, oh si, ma come li racconta Manuel Vazquez Montalban diventano spietati cinismi da competizione, e nel caso il libro non vi dovesse piacere potete sempre bruciarlo, l’autore capirà.

“Anfrus lei è di buona famiglia?”

“Si. Come l’ha capito?”

“Dal suo modo di disprezzare. E’ una cosa che si succhia dalla culla.”

Assassinio a Prado del Rey

Manuel Vazquez Montalban

Feltrinelli

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