Elogio del Fallimento a cura di Massimo Recalcati, conversazioni su anoressie

Affrontare il delicato tema dell’anoressia – bulimia non è mai facile, chi non capisce come possa l’essere umano arrivare a tanto, chi si sente impotente, chi studia e deve imparare a mantenere il distacco altrimenti rischia di venirne avvolto e risucchiato. Massimo Recalcati, direttore scientifico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Apllicata), docente presso l’Università di Pavia e l’Università di Losanna,  riesce a dare una visione moderna della malattia, anoressia – bulimia doppia faccia della stessa medaglia sottolinea, nel libro Elogio del fallimento, conversazioni su anoressia e disagio della giovinezza, Edizioni Erickson. Una visione complessa, articolata, non certo di facile lettura, ma comprensibile anche a chi si nutre di psicologia pur senza averla studiata all’università.

Malattie moderne, così vengono etichettate oggi anoressia e bulimia, maledette malattie contemporanee, in realtà l’anoressia per purificazione o ricerca del bello è una condizione antica, ma allora come oggi è amata solo dai ricchi. E poiché il XXI secolo è l’era della globalizzazione e del capitalismo ecco che le malattie dei ricchi diventano le malattie d’amore diffuse come malessere di una generazione.

La ricerca del corpo magro dell’anoressica  la passione irrefrenabile per il cibo della bulimica sono, come tali, dei fenomeni psicopatologici non interpretabili, nel senso che nessuna interpretazione di senso può modificare o scalfire queste posizioni estreme del soggetto. Perché? Perché né la ricerca del corpo magro dell’anoressica né la passione per l’oggetto cibo della bulimica hanno quel tipico valore metaforico che Freud assegnava alla costituzione del sintomo in senso psicoanalitico. Per la psicoanalisi l’interpretazione semantica può essere efficace solo laddove vi siano dei sintomi che per il soggetto si sono costituiti secondo lo schema linguistico della metafora.”

“Nell’anoressia e nella bulimia non sembra esserci nessun senso inconscio da ricercare. Tutto appare chiaro. L’anoressica tende, infatti, a non considerare l’anoressia come una malattia. Di qui la sua cosiddetta onnipotenza narcisistica… ovvero l’esatto contrario dell’impotenza! La bulimica, invece, soffre acutamente per il suo stato ma come il tossicomane, attribuisce la causa della sua sofferenza solamente all’esistenza dell’oggetto – cibo. E’ il cibo che fa soffrire!

Il testo affronta in maniera chiara ed esplicativa origini e ombre della malattia, oggi unisex anche se l’anoressia è e rimane un primato femminile, sottolineando come spesso il tutto si riduca a una mancanza d’amore, un vuoto, un conflitto verso l’Altro al di fuori da sé, perché “per l’anoressica il partner fondamentale diventa la propria immagine idealizzata. Il mondo si riduce alla superficie liscia e asettica dello specchio. La sua passione è una passione di consistenza: farsi essere identica alla sua immagine ideale.

E ancora: “L’anoressia dice “no!” al cibo perché non si accontenta che le venga dato solamente ciò che l’Altro ha. La sua domanda in quanto domanda d’amore, è al di là del registro dell’avere. Non è una domanda di qualcosa ma una domanda speciale: è domanda che l’Altro mi doni la sua mancanza.

Un libro che consiglio a chi desidera approfondire, senza impazzire in linguaggi troppo complessi, questa nuove malattie; ma senza dimenticare che “Solo chi si è perduto, chi ha conosciuto l’errore e lo sbandamento, chi ha incontrato il fallimento, può, assumendo la sua vulnerabilità e la sua castrazione, far fruttificare in modo nuovo il suo desiderio.

Elogio del fallimento

Massimo Recalcati

Edizioni Erickson

Anno 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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