Il demone dell’avvocato di Alan M. Dershowitz

Alan M. Dershowitz è un avvocato di fama mondiale, tra i tanti ricordo che è stato difensore di Mike Tyson, e uno scrittore.  Il demone dell’avvocato, il suo debutto, è  un legal thriller dalla trama scontata  ma capace di incuriosire.

L’avvocato difensore è spesso oggetto di discussioni, chi non mangia pane e legge ogni giorno fatica a concepire come si  possa dare a  un omicida, stupratore che sia, il diritto di difesa, eppure la risposta è semplice, prima di venire dichiarati colpevoli siamo tutti innocenti, saranno poi prove e fatti a determinare il contrario, ma per avere la certezza della pena abbiamo il diritto di difenderci, sempre.

Eppure anche l’avvocato difensore è un essere umano, ed è proprio questo che lo rende fallibile, ma fino a che punto l’avvocato può mentire per il suo cliente? O meglio, il non sapere, o il tralasciare determinati dettagli, rende bravo l’avvocato o complice dell’accusato?

Difendere un innocente, difendere un colpevole, e difendere un bugiardo, sono tre aspetti differenti, e certo non facili per chi deve esercitare bene la sua professione.

Il demone dell’avvocato analizza attraverso la storia di Abraham Ringel, avvocato di successo, la coscienza di chi difende i diavoli, la presunzione di innocenza dovrebbe bastare ma quando il sospetto incrina le certezze come si dovrebbe comportare un avvocato, secondo le regole o seguendo la sua morale?

La storia non è originale, in sintesi l’avvocato Ringel deve difendere un’atleta accusato di stupro, le prove sembrano determinare una falsa accusa, ma i fatti raccolti dall’avvocato stonano con la verità ampiamente decantata dal cestista. Il dilemma sul cosa fare si infrange con la vita privata del protagonista…

La conoscenza della materia giuridica dello scrittore è innegabile, ma a mio avviso i tanti balzi narrativi dove l’autore riporta vecchi processi, detti e proverbi, alla lunga appesantiscono il racconto. Ritengo, di contro, molto interessante lo scontro generazionale tra il vecchio avvocato, ligio alle regole, e il giovane assistente, maggiormente legato a ciò che è giusto fare, anche se questo determina scelte che possono danneggiare la carriera.

Nel mezzo la violenza alle donne, violentate fisicamente e violentate quando accusate di dire il falso, la consapevolezza di come questo vada ad indurre il silenzio a chi preferisce dimenticare appare marginale nel romanzo, la battaglia del “no” anche durante un rapporto, la sensazione di venire giudicate sgualdrine da uomini e donne, la consapevolezza che ancora oggi il denunciare uno stupro sia un fatto da evitare perché non se ne possono calcolare le conseguenze.

L’impressione è che se l’avvocato/scrittore avesse ampliato questo complicato atteggiamento umano il romanzo avrebbe catturato l’attenzione di un pubblico più ampio, non solo dei patiti di legge americana.

Il demone dell’avvocato

Alan M. Dershowitz

Mondadori

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