Monthly Archives: March 2012

Le paure della letteratura, le paure dell’editoria

Published by:

La storia insegna che i momenti neri dell’umanità sono da sempre accompagnati da un’avvilimento delle arti, simbolo di questa verità è il Medio Evo, periodi che vedono l’essere umano risucchiato dalla nebbia scura e viscida della confusione mentre i suoi pensieri si decompongono rimanendo intrappolati nel buio. Ovviamente qualcuno emerge, sintomo di un cambiamento possibile, di un Rinascimento in attesa.

È innegabile che l’attuale periodo storico, definito finalmente di recessione, si sta dimostrando una sorta di buco nero dove le speranze faticano a galleggiare e il fatalismo conquista inesorabilmente ogni angolo. Eppure, non riesco a definire il confine tra colpevoli e vittime, nemmeno nella letteratura.

Troppo spesso gli scrittori, o presunti tali, attaccano le case editrici ritenendole senza coraggio verso gli emergenti, vero, ma altrettanta attenzione dovrebbe, a mio avviso, venire riposta nel talento di chi si ritiene bravo pur senza dimostrare alcuna reale prova.

Se da un lato le case editrici propongono lavori sicuri, firme note capaci di smuovere il mercato, pur risparmiando notevolmente nella forma, i correttori di bozze costano, dall’altro anche il lettore e lo scrittore sconosciuto dovrebbero fare un atto di coraggio, il primo rifiutandosi di acquistare libri brutti seppur famosi, il secondo cercando di rivedere anche mille volte il suo lavoro, cercando difetti, tagliando e accettando critiche, prima di definirsi tale.

Il riflesso della paura appare evidente, paura di investire nel nuovo, paura di affrontare le parole della scrittura nella forma corretta che dovrebbero averci insegnato.

Per fortuna, che sia cartaceo o eBook, il libro e la letteratura resistono anche ai movimenti oscillanti dell’economia, per fortuna chi sa scrivere non demorde e per fortuna chi sa leggere sa anche scegliere. Le paure, e le conseguenti brutture dell’umanità, non cesseranno di esistere, nemmeno quando, finalmente, questo periodo nero troverà la parola fine. Nel frattempo leggo, e come sempre ringrazio chi mi consiglia libri belli, chi li pubblica e chi li scrive.

 

Tratti di personalità nella scrittura di Lidia Fogarolo, grafologia morettiana e i grandi della storia

Published by:

La grafologia morettiana è uno strumento capace di identificare tratti psicologici attraverso l’unicità della grafia. Detta così sembra magia, ma chi la conosce la considera una scienza, scienza con regole e risultati, e poiché l’ho studiata posso confermare la sua validità. Creata da Girolamo Moretti la grafologia morettiana si impone come mezzo per determinare il profilo psicologico di una persona; Moretti ha individuato oltre 70 segni grafologici capaci, quando combinati correttamente, di fornire caratteristiche in grado di descrivere atteggiamenti, paure, attitudini e tratti del carattere propri della persona.

Tratti di personalità nella scrittura – Manuale di grafologia morettiana di Lidia Fogarolo desidera creare un anello di congiunzione concreto tra la grafologia e la psicologia. Il volume presenta due parti principali, la prima si concentra sul sistema segnico morettiano, riportando i segni già identificati da Girolamo Moretti ampliando le sue principali considerazioni e legando ogni sua intuizione a un preciso dettaglio psicologico.

Alla base di ogni sistema grafologico troviamo, innanzitutto, la definizione dei segni grafici, vale a dire di “quelle date qualità individuali della grafia umana, che sono indici di qualità umane intellettive, affettivo-attive e somatiche”. Il segno grafologico è, nella sua essenza, una sintesi psicologica di una serie di qualità che, per corrispondere a un tratto di personalità reale, analogamente a quanto proposto in campo psicologico, deve rispettare queste due condizioni: essere in grado di individuare specifiche caratteristiche della personalità definibili in modo univoco; le caratteristiche individuate non devono essere sovrapponibili. Ciò significa, in altri termini, che a ogni segno deve corrispondere un aspetto durevole e identificabile dell’individualità; inoltre nel sistema teorico adottato non devono essere presenti più segni, con nomi diversi, che in realtà misurino la stessa qualità.

La seconda parte del manuale si sofferma sui grandi dalla scrittura, ovvero sull’analisi grafologica di scritture appartenenti ad alcuni grandi personaggi della storia del mondo, grandi scienziati, grandi artisti, politici ecc. Le analisi grafologiche oltre a determinare le caratteristiche della personalità del soggetto, analizzano pregi e difetti della personalità, artefici o meno della fama reale riscontrata.

In termini grafologici, la scrittura non spiega il nostro destino e spiega solo in parte la nostra storia, in quanto la personalità costituisce uno dei mezzi attraverso i quali il destino individuale si compie.

Tratti di personalità nella scrittura – Manuale di grafologia morettiana

Lidia Fogarolo

Edizioni Messaggero Padova

Italiano. Ragionamenti a margine di Natale Fioretto, Graphe.it edizioni

Published by:

Italiano. Ragionamenti a margine di Natale Fioretto della Graphe.it edizioni è un capolavoro; un breve trattato dove la comprensione e la spiegazione dell’evoluzione della lingua italiana vengono presentate come una conseguenza logica, prive di complicate e contorte regole che spesso ci spaventano. Un libro (disponibile solo in ePub) che, a mio avviso, dovrebbe venire letto da tutti, soprattutto dagli adulti, uomini e donne impegnati tendenzialmente tra i primi a dimenticare le più comuni regole dell’italiano parlato e scritto.

Italiano. Ragionamenti a margine non narra la lingua italiana in maniera saccente, non pontifica regole e obblighi, ma spiega in maniera chiara e semplice le regole base, i cambiamenti avvenuti negli anni, le sostanziali differenze tra lingua parlata e scritta.

Ho apprezzato particolarmente il capitolo dedicato all’ Italiano Neostandard, dove le più comuni abitudini della lingua parlata vengono analizzate:

In tutte le tradizioni linguistiche, accanto alla norma si nota la tendenza alla formazione di un uso più flessibile, proprio dei registri informali del parlato che interpreta le esigenze comunicative di una fascia media di parlanti e che tende ad accogliere dei tratti e delle innovazioni un tempo oggetto di sanzione negativa. (…)

Per quanto concerne il fronte lessicale possiamo delineare due tendenze di fondo: la semplificazione e l’espressività. Nell’italiano neostandard si accolgono regionalismi, correntemente della varietà settentrionale, anglicismi8 e si tende a usare intensamente la suffissazione, la prefissazione e la lessicalizzazione delle sigle.

Ritengo, inoltre, indispensabile per la crescita della mia cultura personale il capitolo dedicato a L’emotività del verbo:

Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.

Italiano. Ragionamenti a margine

Natale Fioretto

Graphe.it edizioni

Euro 2,99

 

 

Harry Potter e la letteratura Young Adult, una riflessione

Published by:

In questi giorni sto rileggendo Harry Potter, non voglio soffermarmi sul capolavoro di  J. K. Rowling perché ritengo che molto già sia stato scritto e detto, lo rileggo perché mi fa sorridere, una terapia valida in ogni tempo e luogo. Desidero invece rifelttere sulla letteratura Young Adult, così chiamate le proposte letterarie rivolte a un pubblico definito giovane; troppo spesso, a mio avviso, questi libri cadono nella “brutta scrittura”, testi semplici, semplificati, privi di una struttura, le storie vacillano perché narrate da frasi brutte che sfidano la lingua, qualsiasi lingua, il tutto giustificato da presunte recensioni che  si nascondo dietro alla volontà di rivolgersi a un pubblico giovane.

Ebbene, anche Harry Potter, inizialmente, si rivolgeva ai più giovani, e a chi ama la letteratura classica italiana ricordo Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, due romanzi non criticabili dal punto di vista letterario.

L’impressione è che la corsa al best seller, e quindi al guadagno, stia imbruttendo la letteratura, anche quella rivolta all’adulto di domani, che, invece, meriterebbe maggiore attenzione. Alcuni romanzi Young Adult anche se traballanti si possono giustificare, a fatica, perché scritti da autori molto giovani, ma se da un lato posso accettare un lavoro acerbo, come ad esempio Angel di Dorotea de Spirito giovanissima ma promettente firma italiana, non giustifico lavori troppo grezzi di autori più o meno giovani.

Non riesco a capire i commenti: sì, non è scritto benissimo ma si rivolge a un pubblico giovane; la storia è bella, forse lo stile scelto è troppo semplice, ma è per i ragazzi.

I ragazzi non meritano maggiore attenzione? Forse i romanzi scritti per loro non sono degni di un corretto uso della lingua? Non una crociata contro le nuove opere, ma vorrei leggere proposte Young Adult che sappiano tenere testa a scrittori come Collodi, Michael Ende, Roald Dahl, solo per citarne alcuni. Vorrei leggere storie moderne e corrette dal punto di vista letterario che si rivolgono ai più giovani, con un linguaggio adatto a loro eppure incantevole.

Mi rendo conto che questo post esce dagli abituali argomenti qui trattati, ma troppi romanzi brutti,  brutti non per la storia ma per la scarsa accuratezza nella ricerca dei vocaboli, nella costruzione delle frasi, nella bellezza della parola scritta, rischiano di venire giustificati, accettati, perché definiti per giovani.

Per fortuna molti giovani sanno scegliere, e i commenti, la rete non perdona, ne sono una testimonianza.

Foto | Readingkingdom.com

 

L’apprendista assassino di Robin Hobb, recensione

Published by:

L’apprendista assassino è il primo volume della trilogia dei Lungavista di Robin Hobb, scrittrice statunitense, tradotto in italiano nel 2003, Fanucci. La storia, ambientata in una sorta di Medio Evo fantastico, racconta le vicende di Fitz, Ragazzo, Bastardo, questi i nomi che si intervallano durante la narrazione, nato tra l’unione del figlio del Re, il principe Veritas, e una contadina. Fitz viene abbandonato nel castello del Re dove cresce tra intrighi, odio e vendette. Il suo essere bastardo gli viene ricordato fino alla fine del primo volume, mentre cerca di apprendere arti insolite e di sopravvivere ai tantissimi tranelli di corte.

La narrazione è abbastanza piacevole, a mio avviso l’autrice tende ad allungare alcune descrizioni o avvenimenti che nulla cambiano della trama principale, ma l’idea di partenza la valuto molto buona, anche se quasi priva di colpi di scena. Fitz viene addestrato ad uccidere, perché un bastardo può diventare letale se non controllato, mentre l’assassino di corte deve la sua esistenza solo al Re, Re che nel primo volume porta il nome di Sagace,  e dimostra un acume decisamente interessante.

L’apprendistato avviene in gran segreto mentre molti personaggi secondari costruiscono una sceneggiatura intrigata e intrigante, in pochi amano il protagonista, alcuni lo odiano, molti lo temono.

Inizialmente l’autrice sembra attirare l’attenzione del lettore verso il pericolo delle Navi Rosse, pirati capace di forgiare gli abitanti delle coste, forgiare: privare di sentimenti umani; successivamente nel primo volume prende spazio il tradimento. L’accento fantasy è amplificato da alcuni talenti possedute da pochi nel regno, Arte e Spirito, che determinano la sorte di chi li usa e del popolo stesso.

Interessante la scelta dei nomi, tutti riprendono il carattere dominante del personaggio, Veritas, Regal, Pazienza, Matto, Sagace, Chevalier…

L’apprendista asssassino

Robin Hobb

Fanucci

Zigulì di Massimiliano Verga, Recensione

Published by:

Il cervello di Moreno è grande come una Zigulì. Inizia così, senza troppi giri di parole, il romanzo Zigulì di Massimiliano Verga, docente di sociologia e padre di tre figli, ma soprattutto padre di Moreno. Non perché il suo amore per Jacopo e Cosimo sia inferiore, ma semplicemente perché Moreno ne ha più bisogno. Zigulì è disarmante, umano; la ricerca della perfezione, genitori perfetti, figli perfetti, educatori perfetti, consigliata dai tanti, troppi, manuali fatica a sostenere il confronto con la rabbia di questo coraggioso papà.

Moreno è un bambino di 8 anni, ha un cervello grande come una Zigulì ed è cieco, è handicappato, e lo resterà per tutta la vita. Massimiliano è suo papà, un papà che ha fatto discutere molti critici e esperti, perché è riuscito a descrivere in poche righe la sua disperazione, la sua stanchezza, le difficoltà, e l’amore. Un papà che non sopporta la retorica:

Negli ultimi tempi gli handicappati li chiamano anche così: diversamente abili. Deve esserci in giro un virus che rende tutti più buoni. È il virus del politicamente corretto, che trasforma lo spazzino in operatore ecologico, il controllore del tram in tutor, il muratore in addetto dell’edilizia. (…) Tutta questa falsa eleganza nasconde il nostro senso di colpa (nel migliore dei casi), ma anche il nostro disprezzo, il nostro essere comunque tremendamente snob e classisti.

I pensieri di Massimiliano si rincorrono sulle pagine del libro, considerazioni feroci, brevi riflessioni, o lunghe descrizioni, distese quando racconta la sua Inter, colme di rabbia quando parla di se. Rabbia e dolore vengono, a volte, gettate su Moreno, assieme alla fatica fisica e psicologica, la cacca e il fango, ma la vera ferita di Massimiliano è la consapevolezza di aver smesso di amarsi.

Personalmente tra le parole di Zigulì ho letto un amore incondizionato di un padre verso un figlio, un figlio che non potrà mai essere autosufficiente, un figlio che non si vorrebbe mai dover lasciare.

Mi diverto a osservarli (i bambini, Ndr) quando si piegano, si contorcono, a volte si sdraiano perfino, alla ricerca degli occhi di Moreno. Non dico e non faccio nulla. Intervengo soltanto se i loro occhi si spostano su di me, con aria interrogativa. “Lui non ti vede.” spiego sempre. Anche se già conosco la domanda successiva, “Perché?”.

Zigulì

Massimiliano Verga

Mondadori