Monthly Archives: April 2012

Un giorno di ordinaria malinconia di Simone Sacchini, foto di Michele Turini

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Un giorno di ordinaria malinconia è un concentrato di suoni, immagini e sensazioni. Simone Sacchini riesce a descrivere i sentimenti contrastanti di chi ha deciso di suicidarsi perché rinchiuso nella sua oramai intollerabile e irreale solitudine. Aiutato dalle immagini  di Michele Turini l’autore descrive le emozioni e i sentimenti di Claudio incorniciati da veloci eventi apparentemente insignificanti ma dal risvolto amaro.

Parole che si rincorrono, immagini in bianco e nero, suoni esaltati che ricordano un fumetto, Un giorno di ordinaria malinconia è un libro drammatico, realistico, capace di farti sorridere nonostante l’imminente tragedia, dai tratti forti, come se lo scandire del tempo dettato dall’orologio a pendolo riuscisse ad entrare nella testa del lettore per accompagnare la curiosità naturale di chi desidera leggere la parola fine.

Solo che in questo caso è la fine di una vita.

Claudio è solo, lasciato dalla donna che non amava, anche se probabilmente amava trascorrere il suo tempo assieme a lei, dopo un anno non riesce a trovare un equilibrio capace di dargli la spinta per ricominciare.

Lui non era innamorato. E, a dirla tutta, credeva in un sacco di cose (nella difesa a zona, nei titoli di stato, nel panino con la porchetta), ma non aveva mai creduto nel matrimonio. Non gli erano mai piaciute le promesse. Lui era di quelli che lasciano a metà tutto quello che iniziano. Lui le promesse non le sapeva mantenere. Per questo non ne faceva. Tanto più una promessa come quella del matrimonio. Semplicemente irrazionale.

Carlo è solo, è il 21 dicembre ed è il suo compleanno, è domenica e fuori piove. Carlo crede di essere solo.

Un romanzo breve che consiglio a chi ama la scrittura veloce, ritmata, fuori dagli schemi letterari conosciuti, capace di creare immagini e suoni che descrivono la drammatica realtà.

Un giorno di ordinaria malinconia

Simone Sacchini

Foto di  Michele Turini

Aprile 2012

Pagine 102

Euro 9,00 cartaceo,  0,99 eBook

Il tribunale delle anime di Donato Carrisi

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Il tribunale delle anime di Donato Carrisi, Longanesi, è un thriller complicato, un intreccio di storie che solamente verso l’inevitabile fine si fondono svelando ogni segreto. L’atmosfera è cupa e colma di mistero fin dalle prime righe del romanzo, due i filoni principali inizialmente sconnessi: uno vede il protagonista Marcus, un cacciatore del buio addestrato a riconoscere il male, impegnato nella ricerca di una ragazza scomparsa, ricerca che lo porterà ad altri omicidi, accompagnato da un misterioso vendicatore. Alla ricerca di Marcus è invece Sara, foto rilevatrice della scientifica e donna afflitta da un dolore immenso.

Diversi omicidi si susseguono, gli innocenti risultano colpevoli e alcune morti sono sospette fino al culmine del finale.

L’idea di raccontare l’inseguitore inseguito, a sua volta interrotto da capitoli che narrano vicende avvenute un anno prima compiute da un misterioso cacciatore, è molto interessante. Il ritmo del romanzo è altalenante, scorre veloce in alcune parti mentre in altre è lento e arranca. Ho apprezzato Roma come scelta geografica del dove avviene la storia narrata, nel primo romanzo Carrisi aveva omesso la geolocalizzazione e questo portava a mio avviso un timbro di incubo non reale.

Come già scritto in occasione de Il suggeritore le storie narrate sono davvero tante, troppe, il susseguirsi di personaggi apparentemente scollegati, porta il lettore a una difficile comprensione della trama, rendendo faticosa la lettura. Troppe inoltre le divagazioni di tipo artistico, storico e culturale inserite come parentesi da enciclopedia.

Sebbene continuo ad apprezzare le innegabili doti di Carrisi, ritengo anche in questo caso che il romanzo riporti troppi dettagli, storie e intrighi, l’idea di base è eccellente ma se la narrazione si concentrasse sul primo filone senza divagare in maniera eccessiva credo che l’autre potrebbe vantare un capolavoro.

Il tribunale delle anime

Donato Carrisi

Longanesi

Pagine: 464

Prezzo: € 18.60

 

L’altare dell’Eden di James Rollins, recensione

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James Rollins ha le idee chiarissime sulle differenze sostanziali tra cattivi, cattivissimi e buoni, L’altare dell’Eden delinea fin da subito questo dettaglio. Avventura e suspance assieme a una buona dose di scienza genetica sono gli ingredienti che rendono apprezzabile il libro, a patto che non siate alla ricerca di trame gialliste e complicate.

Indipendentemente dai gusti, l’avventura nel genere Hollywood dal ritmo incalzante può piacere o meno, un aspetto del romanzo è, a mio avviso, ottimo: l’accuratezza dell’autore nel riportare le nozioni scientifiche e soprattutto la capacità di renderle alla portata di tutti.

Protagonisti della storia Lorna, una veterinaria specializzata nella ricerca e analisi delle specie in via d’estinzione e Jack un militare agente speciale, di quelli che scaricano il caricatore della pistola in mezzo minuto. Bella, bionda e intelligente lei, bello, muscoloso e onesto lui. Perfetti.

Tantissimi i fatti che si susseguono a ritmo veloce accompagnati da una costante: la ricerca genetica illegale sugli animali, e sugli uomini, esperimenti biotecnologici condotti per fini militari.  I limiti estremi della scienza e della ricerca, e il ritenersi nel giusto, sono i principali aspetti che l’autore evidenzia, puntando il dito sull’uomo e sulla sua fallibilità.

Oltre la trama del romanzo è evidente la denuncia di James Rollins, osare troppo e sostituirsi a Dio oltre a far soffrire in maniera abominevole le cavie, animali, scatena dei rischi incontrollabili, soprattutto se governati dall’avidità umana.

Autore: James Rollins
Titolo: L’altare dell’Eden
Editore: Nord
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 19,60 euro
Pagine: 468

Michela Marzano, Cosa fare delle nostre ferite? Edizioni Erickson

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Il nuovo libriccino di Michela Marzano Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro, Edizioni Erickson, ha un pregio indiscutibile, l’autrice accompagna il lettore attraverso una fresca e realistica analisi del rapporto dell’Io con gli altri riuscendo a stimolare il pensiero in maniera sottile, senza alcuna forzatura Michela Marzano analizza se stessa per poi interrogarsi sul difficile rapporto umano basato sulla fiducia.

Pur non essendo d’accordo con ogni suo ragionamento ritengo queste pagine una valida analisi per iniziare ad affrontare temi attuali troppo spesso dati per scontati e per questo affrontati con superficialità. Michela Marzano propone tre capitoli intensi, ampliando il suo intervento presentato al Convegno La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale di Rimini, dove ha analizzato il difficile tema dell’accettazione dell’altro.

L’autrice affronta nuovamente le ferite dell’essere umano, riprendendo il personale argomento dell’anoressia già affrontato in Volevo essere una farfalla, cercando così di analizzare la propria fragilità, partendo dal concetto di controllo fino alla complessità del corpo umano così come viene vissuto oggi nel 2012. Siamo talmente ossessionati dal controllo e dal raggiungimento di una presunta autonomia da dimenticare quanto in realtà l’essere umano sia fallibile per natura. Non credo, al contrario dell’autrice, che il solo corpo oggi accettabile sembra essere un corpo perfettamente padroneggiato. (…) In nome della libertà. il corpo deve “seguire” senza posa alcune regole: ancor prima di essere ciò attraverso cui un individuo è al mondo e manifesta il proprio desiderio, è ciò che lo conforma alle leggi del saper vivere che, oggigiorno, gli impongono di essere bello, magro, sano, desiderabile, sexy. La bellezza del corpo non è una regola di questo secolo, è il concetto di bellezza ad essere cambiato nel tempo, a mio avviso tali imposizioni variano a seconda del livello di ascolto. Pur essendo d’accordo sul concetto di autonomia e controllo ritengo che ognuno di noi sia altro rispetto al bene o presunto tale osannato dai media o da chi per loro.

Altro tema assolutamente interessante affrontato da Michela Marzano è la fiducia dell’altro e di se stessi, quell’autostima tanto cercata ma che spesso fatichiamo a trovare, soprattutto se legata alla soddisfazione di altri spesso nati insoddisfatti. Ritengo che la fiducia dei bambini non sia sempre totale, come invece affermato dalla Marzano, quando un adulto fallisce un bambino è ferito, e i bambini tendono a non concedere il beneficio del dubbio tanto meno una seconda occasione. Ma a parte questo dettaglio Michela Marzano affronta il delicato tema della fiducia, una scommessa umana, in maniera molto chiara e diretta, perché a differenza della fede che è insondabile (io credo senza sapere perché), quando ho fiducia esistono delle ragioni che mi spingono a concederla e che possono, in linea di principio, permettermi di giustificare il mio atteggiamento: a torto o ragione, penso che la persona in cui ho fiducia sia affidabile. Almeno fino a che non mi tradisce…

Un libro che consiglio a chi ama pensare, ragionare, e desidera affrontare temi decisamente attuali e personali come la propria fragilità, le proprie ferite e la fiducia, in maniera semplice, reale e concreta.

Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro

Michela Marzano

Edizioni Erickson

2012

 

La carta più alta di Marco Malvaldi, recensione

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La carta più alta di Marco Malvaldi, Sellerio editore Palermo, è uno spasso, senza nulla togliere al giallo con tanto di morto e circostanze sospette, ambientato nell’oramai famoso bar dei vecchietti, BarLume, e colorito dai caratteri esplosivi di ogni personaggio, sempre controllati dal barista Massimo, il romanzo riesce a conquistare l’attenzione del lettore tramite divertenti gag, incredibili descrizioni e racconti quotidiani di personaggi stravaganti.

I dettagli di ogni luogo, ambiente e personaggio riescono a strappare sorrisi ad ogni punto, sorrisi immediatamente riassorbiti dal lettore, dato il dramma.

In realtà l’estate a Pineta sembra iniziare tranquilla, o noiosa secondo alcuni “Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo.”, tutti gli anni no, ma i misteri irrisolti del passato, quelli, si sa, sono tanti, e iniziare a ragionarci tra una birra, a Pilade no, per carità che è a dieta sennò chi la sente la moglie, e un caffè, è un esercizio mentale avvincente, poi si sa mai che riaprano il caso… e così sia.

Dettaglio importante, meglio non ordinare un cappuccino d’estate, potreste imbattervi nel cattivo carattere del barista, e si sa, i baristi solitamente sono buoni ma quando gli girano…

Marco Malvaldi, già conosciuto e amato fin dal suo primo La briscola in cinque esordio dei vecchietti del BarLume e il suo eccentrico proprietario, riesce ad unire l’ironia di una compagnia di amici notevolmente sopra le righe, anche se sono molti i vecchietti a ritenersi liberi di fare data l’età avanzata, al dramma dell’omicidio, passato ma neppure troppo.

“- Io sono vecchio e voglio vive’ da vecchio. Oramai di soddisfazioni nella vita ‘un ce n’ho quasi punte, e quelle poche me le voglio gode’. Se c’è gente che a ottant’anni gli garba anda’ a donne e scala’ le montagne, padronissimi: a me m’importa una sega. A me mi garba mangiare e bere, e contenti tutti.

Altro appunto, friggete pure, ma con parsimonia e senza fare troppa puzza, potrebbero capitare cose strane, tipo scarichi posseduti. E poi dite che non vi ho avvisato.

La carta più alta

Marco Malvaldi

Sellerio editore Palermo

2012

Golgota, viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia di Carmelo Abbate, recensione

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Golgota, Carmelo Abbate, Piemme edizioni.  Silenzio.

Argomento: pedofilia nell’ambiente Chiesa.  Silenzio.

Tipologia: inchiesta.  Silenzio.

Silenzio.

Golgota di Carmelo Abbate si scaglia come un urlo, profondo e lacerante, capace di spaccare la sonnolenta pigrizia, infrangere quella patina del “preferisco non sapere” e di vergogna che troppo spesso ci accompagna. È un urlo di dolore, un libro che ti scuote nel profondo dell’anima, che ti impone l’ascolto,  un libro che permette al lettore di diventare partecipe della ricerca, partecipe al dolore.

Bambini. Silenzio.

Non puoi che provare dolore mentre leggi queste pagine. E odiare il silenzio.

Dolore per le vittime, dolore per chi sapeva ma non ha compreso, dolore per una vergogna che ha dettato il silenzio, dolore per quel silenzio, di vittime e carnefici, e soprattutto di chi sapeva tutto ma ha preferito insabbiare, modificare, nascondere, per salvare una facciata sporca e deteriorata.

Carmelo Abbate riporta in Golgota fatti di cronaca intrecciati a ricerche condotte in prima persona, interviste, domande scomode, indignazione, per cercare e capire l’incomprensibile, la pedofilia. La pedofilia quella nascosta, celata, spostata. Quella che rende l’ambiente che la protegge complice a sua volta di un delitto, quella che accade, ieri come oggi, protetta nell’abbraccio dell’insospettabile Chiesa.

Perché se ti limiti a spostare il pedofilo sei suo complice, complice e carnefice a tua volta, perché la pedofilia è una malattia, e come tale va riconosciuta e fermata, e se insabbi, permettendo al pedofilo di continuare, allora sei peggio di lui, perché sei perfettamente consapevole delle tue scelte, e sai che queste scelte rovineranno la vita di altri bambini, molti altri bambini.

L’autore intreccia in maniera ammirevole, mai pesante e morbosa, i fatti, i dialoghi e le inchieste con i suoi pensieri,tracciando un confine rispettoso capace di delineare il dolore delle vittime senza nascondere, mai, le colpe della Chiesa.

Intervista, parla, ascolta, Carmelo Abbate si addentra in un mondo sconvolgente, difficile da reggere, a volte difficile da comprendere, ma si impone un ascolto scomodo e riporta fedelmente ogni caso, data, luogo e prete. Di chi ha fatto e di chi ha protetto. Ogni tanto si lascia andare, perché è troppo travolgente quello che trova sotto al fango, deve scrivere le sue emozioni altrimenti rischia di venire soffocato dal dolore, e dalla rabbia. E per questo il suo lavoro diventa migliore, più umano, più vero.

“Perché se c’è una cosa sulla quale non si possono fare sconti è la pedofilia. A nulla vale la circostanza che il pedofilo possa essere stato a sua volta vittima di abusi quando era piccolo, o che abbia vissuto un infanzia terribile, o che la Chiesa abbia represso la sua sessualità e lo abbia portato all’esasperazione, alla follia. Al primo pensiero nei confronti di un bambino ti alzi, vai e bussi alla porta di uno specialista. Gli dici di fermarti, ti fai curare, chiedi aiuto. Non puoi essere indulgente con te stesso. A maggior ragione se sei un uomo di Chiesa. Perché hai avuto la possibilità di studiare, sei un minimo istruito e capace di intercettare, riconoscere e qualificare le tue pulsioni. E allora ti fai curare. Non sei un animale che si fa guidare solo dall’istinto. Sei stato educato e formato per venire incontro ai bisogni della gente, sei il pastore, sei quello che si prende cura del gregge. Non puoi accampare scuse. Sai benissimo che stai rovinando la vita di un bambino. Lo sai. Decidi di fregartene.”

Un libro che consiglio, perché siamo adulti e abbiamo il dovere di sapere.

Golgota

Carmelo Abbate

Edizioni Piemme

 

Fai bei sogni di Massimo Gramellini, recensione

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Fai bei sogni di Massimo Gramellini ha il pregio di saper descrivere il dolore attraverso gli occhi di un bambino, un romanzo semplice, scritto col cuore, senza l’uso di paroloni e eccessive spiegazioni. Scritto da un uomo che non ha lasciato andare, o almeno non ancora, tutte le paure che lo accompagnano dall’infanzia. Il successo del libro è probabilmente dovuto alla sua totale onestà e autoironia, tipica di Massimo Gramellini, che riesce ad alleggerire situazioni drammatiche e ricordi scomodi.

Perdere la mamma è un trauma, sempre, non credo ci sia un’età immune da questo fatto, ma perderla quando ancora dobbiamo imparare ad allacciarci le scarpe è un dolore indescrivibile. Una ferita difficile da affrontare e chiudere, un male che nel tempo rischia di diventare ingovernabile, trascinato dai sensi di colpa e dalla fantasia di un bambino.

Perderla e vivere nel non sapere è forse il modo più comune scelto dagli adulti che rallentano il loro processo della verità per posticipare spiegazioni irreali a chi merita di sapere tutto, sempre, i figli.

Massimo scrive il romanzo della sua infanzia e dell’uomo che è diventato grazie, o per colpa di quell’infanzia, ma solo quando fa leggere il manoscritto a Madrina, amica storica di famiglia, scopre di non sapere la verità riguardo a sua madre, ammalata terminale di cancro, il Brutto Male. Una verità scomoda, difficile, talmente incomprensibile che viene svelata a Massimo in età adulta, quasi per sbaglio, con il stupore di chi era convinta che sapesse.

Unica nota negativa del romanzo, a mio parere, è l’eccesso di luoghi comuni, frasi scontate, e la sensazione di un già letto, già affrontato, anche se ogni vita è unica, e probabilmente è questa sua unicità assieme alla bravura e l’onestà dell’autore ad averne determinato tanto successo.

Fai bei sogni

Massimo Gramellini

Longanesi

 

Otto ore, cronistoria di un incidente di Francesco Scardone, Graphe.it edizioni

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Non sono un’amante dei racconti, forse perché tendenzialmente leggo troppo velocemente, e preferisco immergermi in letture più lunghe, non credo ci sia un motivo tecnico alla base di questa mia considerazione. Ma, in questo caso, non solo mi sento obbligata a scriverne, ma anche a scriverne decisamente molto bene, Otto ore, cronistoria di un incidente di Francesco Scardone, Graphe.it edizioni, è un capolavoro. Sì, lo so, il precedente post incitava a diffidare dei capolavori, ma le eccezioni servono a confermare la regola, e dopo tante recensioni ni, questa, finalmente, mi ritrova entusiasta.

Svelare la trama lo ritengo una sorta di attentato alla lettura, perché fino alla fine l’autore riesce a mantenere un velato mistero, equivoci, incomprensioni, per raggiungere il culmine verso l’amara realtà.

Una storia a cui si deve dare il merito di saper descrivere l’indifferenza nella maniera più cruda e reale possibile, l’indifferenza, l’incidente, e le sue conseguenze, una storia  dannatamente drammatica.

Una ex moglie, un ex marito, un ex figlio. E la rabbia, soffocata infine esplosa, quando sopportare l’indifferenza non è più possibile.

Lo consiglio, vivamente, a chi ama leggere e a chi cerca, sempre, un perfetto uso della lingua italiana.

Otto ore, cronistoria di un incidente

Francesco Scardone

Graphe.it edizioni

eBook Euro 2,99

Fidarsi delle opinioni letterarie, una riflessione

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In questi giorni sto seguendo con interesse le interviste pubblicate sul blog klit.it, domande discorsive rivolte a due blogger letterari molto conosciuti, dicono, in realtà i blogger in questione rimangono anonimi, forse per i troppi sassolini lanciati hanno preferito sputtanare, sì, ma nell’anonimato. Una chiacchierata attuale su chi scrive di libri, dove e come, marchette e link a siti maggiormente frequentati, il malumore appare evidente, anzi, lo potrei definire spiazzante realismo, tanto da mettere in seria crisi chi vive di libri, e, tendenzialmente, si informa prima di deciderne l’acquisto.

Non tutto viene buttato fuori dalla finestra, per fortuna, l’intervista sottolinea che chi scrive opinioni sensate, coerenti, senza tornaconto e meritevoli ancora resiste, ma la tendenza è accontentare l’editore e aumentare le visite al blog, o portale, dove queste recensioni vengono pubblicate. Libero mercato, libere opinioni, libertà di leggere. Insomma…

Un consiglio utilissimo, a mio avviso, viene dato proprio dall’intervistatore:

Se in un blog letterario leggo ogni settimana che i libri di cui si parla sono tutti capolavori capisci che mi insospettisco!  

Non posso che dimostrarmi pienamente d’accordo. È abbastanza improbabile ritenere tutte le novità editoriali capolavori imperdibili, talenti unici e storie avvincenti, anzi, personalmente mi capita fin troppo spesso di imbattermi in libri fiacchi, senza forza, e, purtroppo, con poca attenzione alla lingua, italiana o straniera che sia.

Librieparole è un blog amatoriale, un divertimento utile, spero, e talmente piccolo da passare inosservato, mediamente anche se un libro non mi ha entusiasmata cerco di non stroncarlo con termini a mio avviso inutili come una schifezza o simili, non per gentilezza ma perché ritengo che indipendentemente dal mio giudizio un libro costi fatica, e anche se il risultato è minimo tale sforzo è da tenere in considerazione, o, quanto meno, merita la giusta attenzione dalla sottoscritta.

A volte, invece, mi capita di affrontare la lettura di libri talmente brutti da non ritenerli nemmeno degni di una recensione. A volte.

Foto | Ilike-italy.it 

L’apprendista del mago di Trudi Canavan, lento addio

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I post che trovate in questo blog non si possono definire vere e proprie recensioni, perché non ritengo di avere le competenze necessarie per permettermi di recensire alcun libro, testo o volume che sia. Ciò che scrivo in questo spazio virtuale è solo, davvero solo, la mia opinione giusta o sbagliata che sia. Solitamente scrivo le impressioni che un libro è riuscito a darmi, i pensieri e i ragionamenti, sempre stando sul personale, e cercando di dare quel giudizio che può risultare utile a qualcuno, come se ci fossimo appena incontrati al bar per discutere di libri, consigliare o semplicemente narrare le letture della settimana.

Questa premessa è necessaria per spiegare perché non posso sbilanciarmi su  L’apprendista del mago di Trudi Canavan, semplicemente perché non sono riuscita a finirlo, l’ho abbandonato dopo un numero considerevole di pagine, ammettendo che oltre non riuscivo, mi risultava impossibile poter dedicargli ancora del tempo.

Perché? Lento e scontato, sebbene l’inizio appare promettente, anche se di apprendisti maghi e stregoni ne vediamo a frotte, anche se a mio avviso maghi e maghetti c’erano anche prima, ma tendenzialmente il dopo Harry Potter lo associamo ad un unico autore.

L’apprendista del mago è un romanzo autoconclusivo, ambientato in terra di Sonea ma in un epoca differente rispetto alla trilogia che ha reso famosa l’autrice, La corporazione dei maghi, La scuola dei maghi, Il segreto dei maghi, tutti della Editrice Nord. Protagonista del racconto Tessia, giovane donna apparentemente ribelle ma in fondo vittima di usi e costumi del suo tempo.

Il principale difetto che ho riscontrato è il cambio troppo veloce dell’io narrante, da Tessia, agli altri tanti protagonisti senza alcuno stacco logico, temporale o comunque capace di accompagnarti nello svolgersi naturale della storia.

L’apprendista del mago

Trudi Canavan

Edizioni Nord