Monthly Archives: July 2012

Il cerchio degli amori sospesi di Alessandra Appiano

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Le storie scritte da donne che parlano di donne rischiano di cadere nel banale, nello stereotipo pre confezionato, pur di rivolgersi a lettrici si costruiscono storie surreali, colme di pacchetti già belli e pronti. Non è questo il caso di Il cerchio degli amori sospesi di Alessandra Appiano, anche se qualche cliché a mio avviso scivola fuori dalle righe, le abilità di scrittura dell’autrice riescono a sciogliere i nodi banali, per trasmettere un racconto piacevole.

tu sei terrorista dell’amore ma non manchi di amore. Assomigli a chi ha sofferto per amore, non a chi è incapace di provarlo.”

Il filo conduttore è il disprezzo di una figlia, Sofia, per la madre, Chiara; Chiara donna bellissima, poco colta, a suo dire poco intelligente, ma il lettore attento saprà farsi un’idea precisa in merito, ha messo al mondo tre figlie, Benedetta, Sofia e Emma. Abituata a farsi strada nella vita sfoggiando la sua bellezza e il suo carisma, Chiara deve affrontare la morte e contemporaneamente l’odio di sua figlia Sofia, odio abilmente descritto in un romanzo, Diario straordinario, balzato in vetta alle classifiche mondiali.

Il cerchio degli amori sospesi riesce a descrivere benissimo le quattro donne coinvolte, dissapori e amori, speranze e rammarichi, odio, vendetta, incomprensioni e dolore sono sentimenti scanditi dal tempo e dall’amore che provano pur senza dirselo. Il rapporto madre e figlia non è certo facile, spesso per quanto ti impegni sbagli, e gli sbagli in famiglia vengono ripetutamente rinfacciati, difficilmente perdonati.

L’autrice attraverso i quattro caratteri protagonisti, così differenti ma contemporaneamente così legati, riesce a creare un romanzo capace di distruggere la linea temporale più ovvia, descrivendo in poche pagine donne complesse, dando a ognuna di loro voce e personalità, dall’infanzia fino alla morte.

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Ciclo di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris, vampiri, mannari e fate

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Ho iniziato la lettura del ciclo di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris perché le prime due serie di True Blood, serie televisiva, mi sembrava carina anche se messa in onda ad orari proibitivi, per me che solitamente alle 22:00 crollo dal sonno. Confermo che i primi due libri della serie, Finché non cala il buio e Morti viventi a Dallas sono piacevoli, estivi, quanto meno nessuno può mettere in discussione la fantasia dell’autrice che è riuscita in un epoca di vampiri tutti uguali a creare una saga diversa.

Andiamo con ordine, la protagonista di ogni singolo romanzo, in italia siamo arrivati, credo, all’undicesimo, ma potrei aver perso il conto dell’intera faccenda, è Sookie Stackhouse, giovane e avvenente cameriera, unico cruccio della bella e biondissima ragazza la telepatia, percepisce i pensieri degli umani, sottolineo umani perché con Charlaine Harris è un dettaglio di enorme peso. Sookie vive in una immaginaria cittadina della Louisiana, più o meno in un momento imprecisato del XXI secolo. Punto di partenza della serie, i vampiri si sono presentati al mondo, non viaggiano in incognito e non dissanguano le vergini, o almeno ci provano, ma vivono di notte, alloggiano in case dotate di comode bare, possono viaggiare grazie a agenzie nate esclusivamente per i loro bisogni e alberghi dotati di camere con bara, lavorano, per lo più gestiscono locali notturni, e bevono sangue sintetico il True Blood inventato, pensate un po’, dai giapponesi.

Anche se definiti succhiasangue dagli umani, o non morti, i vampiri si sono inseriti nella quotidianità umana, e Sookie inizia a conoscere il loro mondo, fatto di intrighi politici, odi e rancori. Ovviamente si innamora, nella serie questo accade più o meno ad ogni libro, fa del sesso stupendo, viene costantemente menata, ma grazie al sangue di vampiro ritorna in forze in stile Buffy, e nel mentre conosce nuove creature come i mannari, i mutaforma, le fate ecc.

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Ebook gratis della Graphe.it edizioni, basta un mi piace

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Senza farci tanti giri di parole lo ammetto, il direttore della Graphe.it edizioni è un mio carissimo amico, quindi questo post è uno spudorato favore, ma poiché il libro in questione l’ho letto… è un favore anche verso i lettori di questo blog.

Ricapitolando, se siete a caccia di libri vi suggerisco di andare nella pagina Facebook della Graphe.it www.facebook.com/Graphe.itEdizioni e cliccare Mi Piace, sempre sulla pagina. Ora vi basta inviare la vostra mail personale tramite i messaggi privati, gentilmente concessi da Facebook,  e riceverete l’eBook Camicie Concave di Roberto Russo.

Per intenderci, Camicie Concave è una raccolta di racconti erotici, ma se vi state dirigendo verso 50 sfumature di grigio, siete fuori strada.

Dal sito della casa editrice:

Camicie Concave di Roberto Russo

Tre racconti per narrare altrettanti aspetti dell’erotismo.

Nel primo testo – Gisella Lanzi – si affronta l’eros paludato, nascosto tra i cespugli, sul limitar del fiume o della vita, poco cambia, che fa arrossire se scoperti.

Il secondo racconto – Gabriele Risi – tratteggia il dirompente eros degli incontri casuali destinati a non avere seguito, ma non per questo meno intensi.

Il terzo e ultimo racconto – Il sognatore – presenta un eros diverso dal solito, quell’eros che, in quanto espressione dell’essere umano, coinvolge tutta la persona e la sua voglia di conoscere, di viaggiare, di fare esperienze lontane, nello spazio e nel tempo.

Buona lettura.

 

Parata di stalloni, di Gaby Hauptmann. Recensione

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A scanso di equivoci, dati i tempi di eros a luci più o meno rosse, devo sottolineare che gli stalloni di Parata di stalloni, Gaby Hauptmann, sono cavalli. Non mancano le situazioni erotiche, o presunte tali, ma nonostante la copertina della Feltrinelli desideri suggerici ambienti caldi, la storia si tinge di giallo, o giallognolo a seconda dei gusti.

Anche se l’inizio è un po’ contorto, ritmo e scrittura colmano alcune lacune, e diverse stranezze. Ad esempio, capisco che la donna è insicura all’inizio di una relazione, ma tanto insicura da chiamare la ex per chiedere subito i difetti del povero lui? Così da non perderci tempo… L’idea suona talmente stramba da far sorridere. Purtroppo però non è Karin, la fidanzata insicura, la protagonista del romanzo, ma bensì Hella sua mamma.

Eh già, perché mettiamo caso che la ex alla fine riesca a dare più dubbi che certezze, e mettiamo che il povero lui parta per un maneggio nella Bassa Sassonia, chi meglio della mamma della fidanzata può tenerlo d’occhio? Peccato che, la signora, invece di fare la pedinatrice in incognito si dia prima alla pazza gioia, con un bell’uomo di passaggio, e contemporaneamente giochi a fare la detective, perché un morto c’è, anche se alla fine del racconto la storia si trascina un po’ troppo togliendo il desiderio di scoprire chi sia il disgraziato killer di turno.

Un  libro estivo, sicuramente, a tratti surreale, immagino non capiti tutti i giorni di, nell’ordine, cadere, svenire, avere un trauma cranico, incontrare un uomo, l’uomo è single, e scoparci senza sosta per le successive cinque ore. Non male per una signora vicina ai sessanta, io non ci sarei riuscita nemmeno a venti.

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Buongiorno Pigrizia di Corinne Maier, le certezze che crollano

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Personalmente non ho mai lavorato in una grande azienda, probabilmente perché sono consapevole che difficilmente riuscirei ad adattarmi ad un ambiente gerarchico e strutturato, soprattutto se le aziende in questione si rispecchiano nei durissimi giudizi di Corinne Maier.

Buongiorno Pigrizia è un breve saggio dissacrante, dove tutto l’ovvio e la quotidianità crollano di fronte allo spietato realismo dell’autrice. Pur non conoscendo il terribile ambiente descitto da Maier il solo fatto di trovare all’interno del libro citazioni di Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq ha fatto balzare la mia simpatia nei confronti dell’autrice.

Corinne Maier riesce in poche abili pagine a descrivere la vita dell’azienda e del lavoro in maniera dirompente, attraverso ironiche prese di posizioni, capaci di distruggere anche il miglior manager sulla piazza. Un esempio su tutti il neolinguaggio:  è un dato di fatto, prima o poi tutti siamo costretti ad affrontare diavolerie come call conference, riunione al telefono, feedback, ritorno, e altri termini che spesso fanno più danni che altro.

Buongiorno Pigrizia suggerisce senza molti giri di parole di affidarsi alla mediocrità, tanto nulla tornerà indietro e poiché più di quello non ti chiederanno di fare, tanto vale curare il fegato e adattarsi. Il lavoratore è solo una pedina, anche se, a volte, gli chiedono giudizi e consigli per migliorare, nessuno lo ascolta, fa semplicemente parte del gioco.

Il fattore che salta più all’occhio nella vita d’impresa è probabilmente la lingua-slogan che vi si parla. Un fenomeno che non è certo esclusiva dell’impresa poiché oramai viviamo in un mondo che in buona parte blatera allegramente: le università, i media e gli psicanalisti spesso non sono certo da meno. Anche se, bisogna riconoscerlo, la lingua dell’impresa è particolarmente stordente, e da sola basta a scoraggiare l’eroe del lavoro che alberga in ognuno di noi, altrimenti detto stacanovista.”

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Colazione da Darcy di Ali McNamara, recensione

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Colazione da Darcy di Ali McNamara è un libro perfetto per l’estate, poco impegnativo, scritto bene, a tratti divertente.

La protagonista Darcy McCall è una sorta di spot in diretta di Vogue, ogni capo firmato viene presentato con dovizia di particolari, il tutto marcato da stereotipi dal tacco 12 o unghie irreali. La sua vita si presenta come un cofanetto di preziosi, dove sentimenti e emozioni vengono gelosamente custoditi e dimenticati, l’amore è un terreno pericoloso, che fa male al cuore, esattamente come le scarpe da ginnastica.

Appare evidente fin dalle prime righe che Darcy non è affatto così superficiale come vorrebbe far intendere, tacchi, unghie e capi firmati servono a tenere a bada le paure e a farla sentire parte di un gruppo ristretto, ristretto perché non tutti possono permettersi tale abbigliamento e stile di vita, della Londra modaiola.

Probabilmente Darcy continuerebbe felice a rincorrere tutti gli stereotipi della femmina occidentale, perché a lei piace quella vita e non si sente affatto oppressa dal cliché dell’apparenza, se non fosse che la morte di zia Molly, e soprattutto la sua eredità, le sconvolge l’esistenza.

Zia Molly era dannatamente ricca, e Darcy è l’unica erede, ma, ovvio c’è sempre un ma tra i soldi e la realtà, nel mio caso i ma tendono ad essere diversi, prima di beneficiare di ogni bene dell’amata zia Molly Darcy deve vivere per un anno in una sperduta isola al largo delle coste occidentali dell’Irlanda, non solo, suo il compito, scritto nero su bianco sul testamento, è di ripopolare l’isola con almeno 15 abitanti, altrimenti l’eredità andrà in beneficenza.

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Quando il diavolo ti accarezza, di Luca Tarenzi

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Quando il diavolo ti accarezza, di Luca Tarenzi, Salani Editore, si è rivelato una piacevole sorpresa, ho poca dimestichezza con il genere urban fantasy italiano, probabilmente si tratta di una mia manza che dovrò colmare quanto prima. Quando il diavolo ti accarezza oltre a presentarsi in un ottimo italiano, condizione a mio avviso indispensabile per leggere qualunque libro, cattura l’attenzione grazie alla velocità della narrazione e all’evidente conoscenza del genere dell’autore, contemporaneamente conquista perché capace di concedere quella chiave ironica nei confronti dei tanti, forse troppi, romanzi in stile liceale si innamora perdutamente del demone, vampiro o licantropo che sia,  di turno.

Non fraintendete, nel romanzo non manca la fanciulla che si innamora del demone bellissimo, ma bellezza a parte, sono caduti, sono violenti, sono solitari almeno la bellezza concediamogliela, Lena, questo il nome della protagonista, non è una liceale e non è affatto indifesa, anzi pare che nutra un certo piacere nel salvare il lui, demone Arioch delle Sette Tenebre.

Il personaggio di Lena piace probabilmente perché forte, molto italiana indipendente, ed è lei a dover salvare la fanciulla indifesa, l’amica Sofia, minacciata nientemeno che da demone di cui sopra. Arioch viene evocato per uccidere, è la sua missione, il suo motivo di esistere, eppure questa volta nemmeno la sua innata violenza riuscirà a fargli commettere l’ingiustizia.

Molti i personaggi secondari ma abilmente descritti e trasportati nella storia, angeli incerti sul bene e male e sul concetto di lealtà, creature degli angeli, figli degli angeli, altri demoni, fidanzati gelosi e psicopatici, il tutto si svolge in una Milano reale, capace di richiamare alla memoria luoghi e persone.

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Shalim di Andrea Franco, Graphe.it edizioni

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Indipendentemente dalla rassicurante bravura di Andrea Franco, i suoi scritti sono sempre eccellenti, Shalim, Graphe.it edizioni, mi ha lasciata un’ inquietante domanda. La malvagità è propria dell’uomo, ma può la stessa evolversi esattamente come il genere umano? Era più terribile l’uomo del passato o l’uomo moderno riesce a superare gli orrori dei suoi antenati?

Shalim è una storia strana, eventi diversi si intrecciano in epoche lontane pur portando un filo conduttore distinguibile. Due le storie principali, il romanzo d’avventura e l’horror, nel mezzo Shalim, essere da proteggere e da cui proteggersi, capace di nutrirsi di odio e rabbia, che ieri come oggi trova nell’essere umano la sua principale fonte di sostentamento.

Shalim lo incontriamo in Sudan nel 1888, un luogo selvaggio che a tratti ricorda l’amato Indiana Jones, per prodezze e pericoli, qui è in gioco la sua stessa sopravvivenza, contemporaneamente, grazie a un salto temporale possibile solo nella migliore letteratura,  lo incontriamo in Italia, nella nostra era,  con il medesimo impeto e la stessa frustrante distruzione. Shalim ha ritrovato la via e viene attirato dall’orrore.

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