Monthly Archives: September 2012

Lucia Annunziata, i blogger e i giovani italiani non pagati

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I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati.

Non si tratta di una frase detta al bar, tra commensali convinti, bensì delle parole scelte da Lucia Annunziata per presentare l’Huffington Post versione italianaEvidentemente, la brava giornalista, della carta stampata, non sa quanto sia impegnativo scrivere per internet, siano i contenuti per un blog o per un sito web, non conosce l’indicizzazione e la quotidiana ricerca che un blogger deve sostenere per far si che i suoi testi vengano “trovati” dal popolo della rete. Non sa, perché probabilmente non le interessa, quanto tempo deve impiegare un blogger, serio, nella ricerca e comprensione delle novità attinenti alle nuove tecnologie.

Nulla di grave, il nuovo prodotto editoriale in realtà ha poco in comune con internet, come in molti avranno notato, appare come una semplice trasposizione dalla carta al web. Inoltre,  i blogger scelti non sono certo famosi per le loro bravure letterarie, Tremonti e Santanché ne sono un esempio concreto.

Ovviamente la polemica sta accompagnando il nuovo Huffington Post, nel bene e nel male, ma oltre all’infelice uscita del suo direttore, Lucia Annunziata appunto, nei confronti dei tanti, tantissimi, blogger e web content che giorno dopo giorno cercano di crearsi una piattaforma lavorativa professionale e credibile, è un’altro il particolare che in questo giorni mi sta dando parecchio da pensare.

Ma vediamo nel dettaglio l’infelice frase:

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Breve storia dei trattori in lingua ucraina, Marina Lewycka. Recensione

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Un esempio concreto di titolo capace di attirare l’attenzione: Breve storia dei trattori in lingua Ucraina di Marina Lewycka è un romanzo apparentemente ironico ma che nasconde una sfumatura drammatica capace di scuotere l’anima del lettore. Se il filone principale del romanzo appare da subito esilarante, il vecchietto di ottantaquattro anni che si innamora, e sposa una biondona di trentasei, il tutto condito da due figlie energiche e contrarie, è importante sottolineare i diversi aspetti sociali e storici analizzati dall’autrice. La vecchiaia e la solitudine riescono a farci comprendere ogni singolo matto comportamento del vecchio papà, ma le sue storie, scritte e narrate, i ricordi, anche della figlia maggiore, dipingono un pezzo di storia che troppo spesso viene ignorato, dimenticato.

Nikolaj si risposa, niente di strano se non fosse che lui ha ottantaquattro anni, e lei, bella tettona, trentasei. Anche al meno malizioso sorgerebbe un dubbio. Ma Nicolaj non è affatto stupido, sa benissimo che a Valentina serve solo una sicura sistemazione per se e per il figlio genio, a suo dire. Valentina è ucraina, Nikolaj anche, forse questo è l’unico aspetto in comune dei due, unito alla disperazione lasciata, una disperazione recente per Valentina, del passato mai dimenticato per Nikolaj. Il vecchio sa che non ha molto da offrire a Valentina, ma l’idea di avere qualcuno accanto che si prenda cura di lui, è vedovo, lo seduce. Gli basta una palpatina alle tette al giorno per convincersi della bontà della sua scelta. Le figlie, Grande sorella e Nadia, sono di tutt’altro parere, vedono in Valentina la grande ladra, colei che ha osato rubare il posto della madre e non contenta vuole i, pochi, soldi del loro vecchio e tonto papà.

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La mamma perfetta non esiste di Kristine Carlson, recensione

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Sono mamma di una bambina di due anni e mezzo, e spesso, anch’io come tante, mi ritrovo a combattere con la perfezione irraggiungibile. Sorrido, mi arrabbio, corro, mi invento nuovi lavori, corro, cerco insomma un equilibrio, mentale e quotidiano, e quando questo mi sembra sfuggente capita di cadere nello sconforto. Siamo bombardate da immagini di mamme, non donne solo mamme, perfette, idilliache; mamme che abbracciano il culetto del loro bambino mentre cambiano il pannolino, mamme sempre sorridenti, mamme dee. Gli spot pubblicitari del XXI secolo richiamano un’immagine di mamma perfetta, serena, pacata, giusta e equilibrata. Eppure le mamme sbottano, eccome, a volte ho l’impressione che la mamma sufficientemente buona di Winnicott abbia lasciato il posto a un idillio irreale ma pressante, una sorta di massima realizzazione al femminile; e se il sentimento non ti appartiene ogni giorno, cara mamma, annaspi, disperata cerchi altre mamme che, come te, semplicemente sopravvivono, al meglio delle loro capacità.

La mamma perfetta non esiste di Kristine Carlson, Kowalski editore, è un manuale di sopravvivenza per donne/mamme, novantanove consigli, già ben 99, da sorseggiare con calma, senza fretta. Kristine Carlson è mamma da oltre vent’anni, oggi nonna, e con estrema pacatezza, senza imposizioni o frasi scontate, scrive nero su bianco le giornate di una mamma moderna, sempre affannata tra impegni, casalinghi e non, e discussioni famigliari. Pur concentrando molta attenzione sul tema adolescenziale, e quindi su prese di posizione dettate da un dialogo sano, l’autrice non dimentica la difficoltà delle neo mamme e cerca, evidenziando i normali difetti, di esaltare gioie e dolori della maternità.

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La lunga estate calda del commissario Charitos di Petros Markaris

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Il primo potere del XXI secolo è la pubblicità, dichiarazione semplice e concisa difficile da smentire, basta soffermarsi a riflettere sull’influenza che questa ha sulle nostre scelte, non solo economiche ma anche  culturali e politiche. La lunga estate calda del commissario Charitos di Petros Markaris oltre a rivelarsi un perfetto noir moderno non manca di alcun intrigo; dall’assassino ai terroristi fanatici, il romanzo riesce a donare riflessioni capaci di imporre pensieri sostanziali al lettore. Un aspetto a mio avviso sempre valido sia il libro letto un romanzo o un saggio.

Il commissario Charitos deve affrontare contemporaneamente due drammi, un gruppo di estremisti terroristi si impossessa di un traghetto con a bordo 300 passeggeri, e sua figlia, nello stesso momento un pazzo sta creando un caos mai visto nel mondo dei mass media di Atene, uccidendo star pubblicitarie.

Il romanzo avvolge due filoni che a loro volta portano alla luce aspetti interessanti, da un lato il rapporto padre e figlia, spesso poco analizzato dalla psicoanalisi che da anni si occupa del rapporto madre e figlia, come se il padre si piazzasse sempre e solo nello sfondo, mentre nella realtà spesso si presenta contorto e colmo di aspettative e delusioni; dall’altro la pubblicità presente nella nostra quotidianità, talmente presente da creare star pubblicitarie, ovvero persone conosciute solo tramite gli spot, magari privi di un nome ma identificati da tutti come “quello che beve il caffè nello spot di…”.

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Chi è la più cattiva del reame? Figlie, madri e matrigne nelle nuove famiglie, di Laura Pigozzi

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Chi è la più cattiva del reame? di Laura Pigozzi, et al./edizioni si è rivelata un’autentica sorpresa,  il tema trattato è attuale e molto interessante, oggi, come sottolinea più volte l’autrice, preso in considerazione dagli esperti, psicologi, sociologi, tuttologi, solo in una minima parte: la matrigna. Inoltre, il testo, oltre a fornire riflessioni sulla matrigna moderna, ripercorre le fasi della psicoanalisi del rapporto madre e figlia, e il conseguente rapporto tra donne,  in maniera articolata e disinvolta, tradotta per i meno esperti e piacevole per chi mastica la psicoanalisi da qualche tempo.

In estrema sintesi, Laura Pigozzi si interroga sul ruolo della matrigna oggi nelle famiglie ricomposte, fino a qualche anno fa la matrigna era la nuova donna del padre vedovo, una nuova mamma che andava a sostituire quella naturale deceduta. Un ruolo difficile ieri come oggi. Le nuove famiglie, ovvero quelle create in un secondo momento, solitamente dopo un divorzio o comunque una separazione dolorosa per almeno uno dei due partner, donano uno spazio insolito alla matrigna, soprattutto nel suo rapporto con i figli, di lui. La nuova donna che dorme con papà non è una mamma, non è una tata, non è una cugina, nè tanto meno la cattiva delle favole, non è un’amica, è una persona che cerca di instaurare un rapporto sano con dei bambini, con la consapevolezza, più o meno, del suo gioco di ruolo nella seduzione di papà. La matrigna è l’altro adulto, e come tale si dovrebbe porre nei confronti dei bambini o adolescenti del compagno, certo se la mamma naturale la descrive come la cattiva usurpatrice, mala femmina ladra di uomini, la faccenda si complica un tantino, con buona pace per la psicoanalisi.

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La lunga notte del dottor Galvan di Daniel Pennac

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Le opinioni nei confronti di questo racconto La lunga notte del dottor Galvan di Daniel Pennac Feltrinelli, disponibile anche in eBook, sono discordanti, chi lo ritiene un esercizio di scrittura, troppo conciso per definirsi letteratura, chi lo descrive come un divertente romanzo. Ebbene, a mio avviso la categoria di chi, suo malgrado, ha avuto a che fare con la medicina moderna unirà all’aggettivo divertente un ben più meritato realistico.

La lunga notte del dottor Galvan è una velocissima rincorsa delle parole, Galvan è un giovane medico del pronto soccorso, medicina interna per l’esattezza, come recita il suo ipotetico ancora in via di definizione biglietto da visita, eh già perché la più grande ambizione del dottor  Galvan sta proprio lì, in quelle poche parole che da sole devono descrivere una vita intera, una vita fatta di studi e lavoro, fatica e pensieri. Mica bruscolini un biglietto da visita.

In realtà, io sognavo una cosa sola… Quasi non oso dirgliela, tanto è… Da non crederci! Sognavo il mio futuro biglietto da visita! Sul serio! Una vera e propria ossessione. Non pensavo ad altro che al giorno in cui avrei potuto sguainare un biglietto da fare impallidire tutti gli amanti del genere. Era questo, in fondo, il mio grande progetto!

Il racconto si basa sui ricordi di una notte di vent’anni prima donati con dovizia di particolari dal dottor Galvan stesso a un ignoto ascoltatore, svelato verso le ultime righe.

Chi ha subito la medicina, e ne ha contemporaneamente goduto e beneficiato sia chiaro, sa benissimo come sia frustrante passare da un medico specializzato a un altro, da una diagnosi, si spera azzeccata, a quella successiva perché il tuo male ha colpito si una parte del corpo ma contemporaneamente ne interessa altre, quindi da un primario al secondo primario al terzo primario. Alla fine ti gira la testa, avanzi come un automa, fai diecimila analisi, e rischi di mandare tutto all’aria perché semplicemente non ritrovi più il punto di partenza.

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