Monthly Archives: November 2012

A un punto morto, Charlaine Harris. Dodicesimo capitolo della saga di Sookie Stackhouse

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Siamo giunti al dodicesimo capitolo, se dovete ancora iniziare l’interminabile saga di Sookie Stackhouse, True Blood, allora non vi preoccupate, i libri sono brevi, poco impegnativi e divertenti. Non fatevi scoraggiare dal numero dodici.

Nonostante il titolo, inizio a intuire il finale, A un punto morto tira alcuni fili e decide non poche sorti. Anche se il racconto di Sookie cade un po’ troppo dettagliato nel quotidiano, sono andata in banca, mi sono lavata, depilata, ho fatto la pasta ai fagioli, davvero, a tratti sembrava il diario segreto della casalinga disperata, la logica di questo romanzo non sfugge.

Si avvicina il finale e l’autrice sta accompagnando tutti i suoi incredibili personaggi a disegnare una conclusione più o meno degna (per alcuni davvero poco, pochissimo). Gli esseri fatati svelano il loro peggiore incubo, Sookie deve affrontare ciò che non le piace dei vampiri, nel dettaglio di Erick, mentre alcuni fidanzamenti sfumeranno nel nulla, come spesso accade nei tanti capitoli della saga.

Leggo in rete che a non tutti è piaciuto questo finale di capitolo. Provoco: perché ce ne potevano essere altri?

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Graphe.it edizioni presenta: Il mestiere di leggere, di Rogelio Guedea

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La Graphe.it edizioni presenta Il mestiere di leggere di Rogelio Guedea, un saggio lucido, ironico, capace di incuriosire, un saggio dalla parte del lettore.
Troppo spesso la letteratura ci costringe a concentrarci sullo scrittore, sulla sua biblioteca, dove viene ritratto, o sulla sua scrivania, per non parlare delle letture d’infanzia e attuali; Rogelio Guedea decide che è giunta l’ora di cambiare punto di vista e sente la necessità di affrontare la categoria del lettore, perché varia e sempre in evoluzione.

Guedea si sofferma sul piacere del lettore, piacere dato, non sempre, dalla lettura, sottolineando come lo stesso libro può diventare buono o cattivo a seconda del momento,
fino a sostenere che sono i libri a cercare il lettore, e spesso li scelgono a caso.

Divertente, Il mestiere di leggere affronta la cultura della letteratura con ironia sfrontata,
riuscendo contemporaneamente a puntare l’attenzione sui capolavori intramontabili che
ancora oggi accompagnano la sua storia.

Definito dallo stesso autore un omaggio alla lettura, Il mestiere di leggere è dedicato ad
ogni lettore che ama abbandonarsi al piacere di leggere.

“Ogni lettura, quando è vera,
cercherà in tutti i modi di rispondere
alla seguente domanda: «Chi sono?»”

Titolo: Il mestiere di leggere

Autore: Rogelio Guedea

Editore: Graphe.it edizioni

Anno: 2012

Prezzo: 10,00 Euro

 

Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente. Randy O. Frost e Gail Steketee

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Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Randy O. Frost e Gail Steketee, Edizioni Erickson 2012, è un saggio davvero intrigante, l’argomento trattato la disposofobia, ovvero quel famoso accumulo compulsivo che ultimamente regna sovrano nei canali di Sky, ad esempio Sepolti in casa, è attuale e indubbiamente parte dell’era moderna. Per una come me, che probabilmente soffre del disturbo opposto, butto le tende e le ricompro anziché lavarle tanto da Ikea costano poco (non tutte solo alcune), questo volume si è rivelato un’autentica scoperta.

Gli autori riescono, senza mai appesantire il racconto, a illustrare la malattia presentando diversi casi da loro analizzati, descrivendo in maniera accurata ogni singola storia e portando il lettore a comprenderne ragioni, fini e possibili soluzioni. Non un libro per esperti del settore ma per chiunque desidera capire maggiormente come si possa vivere in condizioni di totale mancanza di igiene, sepolti tra il raccolto, a volte anche tra i rifiuti, di una vita, e imporre la propria condizione ai famigliari.

Tengo tutto inizia la sua storia partendo da Irene, simbolo della ricerca degli autori, persona intelligente e ben educata ma socialmente isolata a causa dell sua malattia:

Irene aveva una grande difficoltà a liberarsi delle cose, da un pezzetto di carta con sopra un numero di telefono non identificato e da tempo dimenticato, fino a un vaso rotto comperato a un mercatino dell’usato. Il valore che dava agli oggetti e le ragioni che aveva per tenerli erano molti e vari. Le convinzioni di Irene riguardo a che cosa dovesse essere conservato sembravano isolate da tutto ciò che succedeva attorno a lei. Era sinceramente sconcertata del fatto che i suoi figli non condividessero la sua inclinazione a conservare ogni cosa.

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Di tutte le ricchezze, Stefano Benni. Feltrinelli

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Di tutte le ricchezze di Stefano Benni è un viaggio onirico quanto reale. Studiando le opinioni sul web mi sono resa conto che non tutti hanno apprezzato il romanzo, come invece spesso accade ai “big” della letteratura. Personalmente mi è piaciuto molto, forse perché mi ha ricordato una persona, o semplicemente me stessa qualche anno fa.

Martin è il professore, anzi lo stereotipo del professore:

Sono vicino ai settant’anni, età venerabile quando non è sordida, e vivo solo in una casa sull’Appennino, solitaria ma non troppo, vicino a un piccolo paese dotato di vari bedenbrecfast, e con maggior chilometraggio a una cittadina di ventunmila abitanti dotata di tre sterminati supermarket outlet spendodromi, in grado di contenere l’intera popolazione. La mia abitazione è un casolare ricoperto da un arazzo di edere e glicini, in cima a un poggiolo.

Il professore è esperto di quel Catena, noto poeta pare morto suicida in manicomio, noto a Benni ma non al lettore che lo potrà scoprire e apprezzare assieme alla storia principale del romanzo.

Il professore vive come un eremita, ha un figlio dall’altra parte del mondo, un grosso rimpianto, l’unico vero amore, e rischia di morire soffocato dai ricordi e dalla pesante solitudine. Fino a che la casa accanto non trova nuovi inquilini, la coppia, lui e lei, senza tante cerimonie lo centrifugano, uno nel mondo che da tempo ha deciso di abbandonare, l’altra nel passato.

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Una voce di notte di Andrea Camilleri, Sellerio editore

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Una voce di notte, dice l’autore Andrea Camilleri, è:

stato scritto diversi anni fa. Quindi il lettore attento che noterà crisi di vecchiaia più o meno accentuate, liti con Livia più o meno contestualizzate e via di questo passo non se la pigli con l’autore ma con le segrete alchimie dei piani editoriali.

L’anno riportato nel libro è il 2008, prima della reale crisi tra Salvo e Livia, e soprattutto  anno del IV governo Berlusconi.

Il libro mi è piaciuto come tutti i casi del commissario Montalbano, e lo stile Camilleri fa compagnia come sempre, ma vorrei qui riportare una riflessione, iniziata, nel bene e nel male dallo stesso scritto.

Camilleri intreccia due indagini, eppure è evidente che la reale protagonista del romanzo è la politica, quella schifosa, del più forte, quella attaccata come una ventosa alla mafia, quella che se ti sente remare contro ti fa fuori, non più fisicamente ma professionalmente, quella politica capace di innescare l’ omertà, antipatica eppure talmente realistica da diventare cosa di tutti i giorni. Ma se a far finta di non vedere è un poveraccio che ha paura per sé e per la sua famiglia, personalmente non riesco a giudicarlo, invece quando stimati professionisti che dovrebbero lavorare per la giustizia cercano di insabbiare o di alleggerire per non pestare i piedi ai poteri forti, allora non ci sono più scuse.

Per fortuna anche nel mondo reale non mancano eroi contro corrente alla Salvo.

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La stella nera di New York di Libba Bray, thriller, horror e paranormale

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La stella nera di New York di Libba Bray è il romanzo perfetto per Halloween, ma poiché la notte dei mostri è passata lo posso definire il romanzo ideale per le notti buie e tempestose, da leggere al caldo, mentre una tempesta si fa sentire lungo le strade deserte, e la pioggia battente ricorda la sua presenza in maniera costante, quasi snervante. Se vi dovesse capitare una giornata così, da divano, caminetto e cioccolata calda, il romanzo di Libba Bray rappresenta il mix equilibrato tra paranormale, giallo e horror, il tutto ambientato negli incantevoli anni ’20 di New York.

La storia non è originalissima, ma le capacità narrative dell’autrice rendono il tutto assolutamente piacevole e intrigante, inoltre, particolare di rilievo, i molti non protagonisti conquistano notevole spazio portando il lettore ad avere una immagine d’insieme completa.

Negli anni del proibizionismo tornano i divinatori, ovvero persone con poteri speciali, quali la telepatia, la capacità di rendersi invisibili, la guarigione, la negromanzia o la capacità di predire il futuro immediato. Fin qui ricorda la serie televisiva Heroes, e, ovviamente, non mancano gli esperimenti del governo in merito, ma questa parte della storia verrà svelata, immagino, nel prossimo romanzo.  Protagonista di questo primo capitolo, oltre 500 pagine, la diciassettenne Evie, la ragazza possiede la capacità di leggere i segreti di ogni individuo semplicemente toccando un suo oggetto, il dono le permette di capire che il ricco del villaggio ha messo incinta la cameriera di turno, non creduta Evie viene cacciata a New York dallo zio un po’ matto e un po’ studioso. Eh già un’adolescente a New York, che immensa punizione!

Le vicende di Evie si intrecciano con le vite degli altri divinatori, anche se alcuni di essi non si incontrano mai. Nel mezzo delle divinazioni uno spietato omicida fantasma…

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Il re dei giochi di Marco Malvaldi, quando i libri trovano il lettore

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Certi libri ti trovano, è inutile girarci attorno, a volte sei tu lettore che scegli il libro, altre è il volume a decidere che tutto sommato le sue parole e pensieri potrebbero servirti in questo particolare momento della vita. Questo è quello che mi è accaduto con Il re dei giochi di Marco Malvaldi. Non sto leggendo l’autore in ordine cronologico, ma saltando da un romanzo all’altro senza logica alcuna, sempre con la consapevolezza che non mi deluderà. Questa volta il volume mi ha travolta come un treno in corsa, niente di trascendentale, sia chiaro; ultimamente sto combattendo contro la comunità, contro le sue regole definite buone e giuste, e imposte, mentre ribollivo per la sensazione sgradevole che mi sentivo sulla pelle, le parole di Marco Malvaldi mi hanno rapita:

Io non ho niente contro le altre persone, finché si comportano in modo razionale e non travalicano la mia libertà. (…), se si vuole stare al mondo, bisogna per forza tenere conto del fatto che esistono più o meno altri sei miliardi di persone che dovrebbero avere i tuoi stessi diritti. Allora, se proprio bisogna seguire un principio, mi sembra più giusto tenere presente questo. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Mi sembra più promettente, in linea di principio.

Queste frasi mi hanno fatto ritrovare il sorriso, non so se mai avrò l’occasione di incontrare l’autore, ma nel caso non mancherò di ringraziarlo.

Protagonista del romanzo Massimo il barrista, con due r, e i suoi simpatici clienti abituali: i quattro ottantenni che di farsi i fatti loro proprio non ne vogliono sapere, sullo sfondo Tiziana la barista con due poppe da urlo, che ha deciso di sposarsi, e un commissario di polizia alquanto incavolato, con i nonnini.

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