Parata di stalloni, di Gaby Hauptmann. Recensione

A scanso di equivoci, dati i tempi di eros a luci più o meno rosse, devo sottolineare che gli stalloni di Parata di stalloni, Gaby Hauptmann, sono cavalli. Non mancano le situazioni erotiche, o presunte tali, ma nonostante la copertina della Feltrinelli desideri suggerici ambienti caldi, la storia si tinge di giallo, o giallognolo a seconda dei gusti.

Anche se l’inizio è un po’ contorto, ritmo e scrittura colmano alcune lacune, e diverse stranezze. Ad esempio, capisco che la donna è insicura all’inizio di una relazione, ma tanto insicura da chiamare la ex per chiedere subito i difetti del povero lui? Così da non perderci tempo… L’idea suona talmente stramba da far sorridere. Purtroppo però non è Karin, la fidanzata insicura, la protagonista del romanzo, ma bensì Hella sua mamma.

Eh già, perché mettiamo caso che la ex alla fine riesca a dare più dubbi che certezze, e mettiamo che il povero lui parta per un maneggio nella Bassa Sassonia, chi meglio della mamma della fidanzata può tenerlo d’occhio? Peccato che, la signora, invece di fare la pedinatrice in incognito si dia prima alla pazza gioia, con un bell’uomo di passaggio, e contemporaneamente giochi a fare la detective, perché un morto c’è, anche se alla fine del racconto la storia si trascina un po’ troppo togliendo il desiderio di scoprire chi sia il disgraziato killer di turno.

Un  libro estivo, sicuramente, a tratti surreale, immagino non capiti tutti i giorni di, nell’ordine, cadere, svenire, avere un trauma cranico, incontrare un uomo, l’uomo è single, e scoparci senza sosta per le successive cinque ore. Non male per una signora vicina ai sessanta, io non ci sarei riuscita nemmeno a venti.

Titolo: Parata di stalloni

Autore: Gaby Hauptmann

Editore: Feltrinelli

Anno: 2004

Prezzo: 8,50

 

 

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