Monthly Archives: October 2013

Manuale di cucina sentimentale di Martina Liverani

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Manuale di cucina

Manuale di cucinaInizio la recensione di Manuale di cucina sentimentale, Martina Liverani, Baldini&Castoldi, con una semplice domanda: quando il film?

Non sto scherzando, non ha alte pretese questo romanzo culinario, ma ha il merito di apparire fin da subito fresco e ispira simpatia a pelle, senza bisogno di troppi giri di parole; a mio avviso funziona talmente bene che merita di venire trasportato nel grande schermo. Perché, insomma, non abbiamo sempre bisogno di letture impegnate, e personalmente non amo la letteratura al femminile proposta ultimamente, quella in stile eroticomapoitisposocomunque.

No.

Manuale di cucina sentimentale è un romanzo rosa culinario, il genere non so se esiste ma nel caso lo inventiamo ora, un libro scritto da una donna trentaequalcosa per donne trentaequalcosa, una storia capace di far ridere, sorridere e sognare. Alla fine il principe azzurro appare, e scompare, ma potrebbe anche scappare, la trama reggerebbe ugualmente.

«Chi rinuncia ai propri sogni è costretto a morire»

Tre protagoniste, tre donne diverse ma con la passione per la cucina, o meglio, due amano cucinare una ama mangiare, anche se le varie diete che si autoimpone potrebbero destabilizzare chiunque. Tre donne che hanno fatto del venerdì la loro serata, e tra una portata deliziosa e l’altra, no davvero a leggere viene l’acquolina, raccontano le loro vite.

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Facebook modifica la privacy dei minorenni, niente panico

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Fino a venerdì decantavo le lodi a Facebook poiché era l’unico social network ad aver diviso nettamente l’ambiente social tra minorenni e maggiorenni.

Da venerdì il grido d’allarme: Facebook cambia la privacy dei minorenni, ora anche loro possono rendere pubblici i loro post.

Il pubblico su Facebook è visibile a tutti sul web.

Dal panico iniziale, al fastidio, perché per l’ennesima volta la tutela dei minori capitola di fronte alle leggi del marketing, sono giunta a una conclusione che potrei definirla del bicchiere mezzo pieno. Se da un lato da venerdì i ragazzi, non è chiaro se di tutto il mondo o solo di alcuni paesi, possono scegliere l’opzione Pubblico, dall’altro devo prendere atto che l’azione, così come presentata da Facebook, pretende una riflessione. Quando un minorenne cambia l’impostazione di visibilità, per default amici di amici (per i maggiorenni è di default pubblico) si apre una finestra che: fornisce loro informazioni aggiuntive sulle impostazioni legate alla privacy, spiega loro cosa significa rendere pubblico un contenuto e le sue implicazioni. 

Avrei preferito un ingresso al Pubblico più graduale, ad esempio dai 16 anni, ma se da un lato mi spaventa la decisione (impopolare, va sottolineato)  di togliere alcuni paletti per sostanzialmente usufruire maggiormente dei dati dei minorenni (le riflessioni in rete etichettano la scelta come un’azione dettata dal mercato, gli altri social non hanno mai fatto differenze tra minorenni e maggiorenni), dall’altro spero che il passaggio ulteriore richieda quell’attimo di riflessione che ognuno di noi dovrebbe impegnare ogni volta che usiamo un social network. Continue reading

Argento vivo di Marco Malvaldi, esplosivo

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Argento vivo Malvaldi

Argento vivo MalvaldiArgento vivo di Marco Malvaldi è una conferma, non che lo scrittore pisano ne avesse bisogno, forse sono io che necessito di riconfermare il divertimento. Basato sull’equivoco Argento vivo conquista, tanto da provare anche un misto di simpatia verso i cattivi, quelli brutti, e in questo caso nemmeno tanto intelligenti.

Le primissime pagine sono dedicate alla descrizione dei principali personaggi, successivamente intrecciati abilmente da Marco Malvaldi; potete capire il mio stupore nel ritrovarmi a ridere già a pagina 13 (le precedenti pagine sono bianche o concesse al rigo di dedica), lo scrittore giocatore di golf, che ama la moglie anche se tenta di dimenticarselo, la moglie dello scrittore che tra le altre cose ama anche lo scrittore…

Una rapina, un romanzo perduto all’interno di un pc (rubato), uno scrittore in crisi, un blogger che per vivere non fa il blogger, un’auto capace da sola di intessere ironiche vicissitudini. Ovviamente nel mezzo troviamo anche altri personaggi che definirli minori non renderebbe loro giustizia. Tra perso e ritrovato, multe stratosferiche e lavori noiosi abbandonati sul treno in ritardo, l’impressione di fondo è che Marco Malvaldi non risparmia nessuno, nemmeno l’editore, quello giovane.

Gli onesti vincono sui malvagi, la giustizia crede di aver contribuito, e invece no, mentre anche il disoccupato riesce in qualche modo a ritrovare la retta via grazie all’auto di cui sopra. Un romanzo ironico, dal finale ottimista, capace addirittura di conciliare un paio di generazioni assieme alla letteratura italiana e i blogger letterari, che evidentemente amano stroncare i romanzi, soprattutto se sbagliano la punteggiatura (spero di aver messo le virgole al posto giusto altrimenti chi lo sente…).

– Senti amor mio che fa il critico letterario, io oggi avevo il consiglio di classe alle due e poi il ricevimento fino alle sette – disse Letizia, portando in mano due bottiglie di Corona. – La prossima volta, invece di stare lì a deliziare i tuoi due lettori e mezzo ti metti il grembiule e mi dai una mano. Così magari eviti di fare il blog sul portatile di lavoro ed eviti di dare a Tenasso una scusa ulteriore per farti il mazzo.

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Stavo soffrendo ma mi hai interrotto, di Maurizio Sbordoni

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stavo soffrendo

stavo soffrendoIniziare la lettura di Stavo soffrendo ma mi hai interrotto, di Maurizio Sbordoni, Ed. San Paolo, mi è costata una buona dose di coraggio. Non solo per l’argomento, purtroppo anch’io rientro nel grande gruppo di chi ha affrontato di riflesso il cancro, e oggi mi ritrovo con una vittoria e tante sconfitte sopra le spalle sempre più curve; ma no, non è questo che inizialmente ha rischiato di rendermi antipatico il libro, ma quell’approccio da quarantenne ricco e annoiato che inizialmente l’autore si è auto inflitto, uno stile che se funziona per Michel Houllebecq e i suoi anti eroi trentenni, stona con la figura di Maurizio stesso descritta nel romanzo autobiografico.

Ma…

Stavo soffrendo ma mi hai interrotto è una lettura che consiglio a tutti, perché sincera, colma di dolore e rabbia nei confronti di quella schifosa malattia che consuma senza pietà chi ami e ti rende spettatore inutile difronte alla morte, mai annunciata, sicura, evidente, ma sempre tenuta lontano da un sottile velo di speranza. Maurizio Sbordoni oltre a descriverla quotidianamente riesce a ridimensionare quel momento di consapevolezza che attanaglia la famiglia, e rende la sua famiglia la protagonista di un romanzo a mio avviso ben costruito, commovente e contemporaneamente divertente (riuscire a divertire descrivendo la morte è di per se un traguardo invidiabile).

Da piccolo vedevo Lupin che rubava e non veniva mai acchiappato, Superman era bipolare, Pinocchio un cazzaro, Aladino era un fannullone perdigiorno, Supercar parlava con una macchina e guidava a 300 chilometri orari, Lady Oscar era un travestito, la principessa Zaffiro un trans, Aran Benjo di Daitarn 3 un puttaniere, Candy Candy a dodici anni si faceva le mèches e insidiava lo zio e Pacman correva in preda alla labirintite drogandosi di pillole che lo rendevano accelerato.

Mamma, papà: troppo tardi.

La colpa non è mia,La colpa è della mia infanzia.

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Un soldato semplice di Gabriele Babini

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Un soldato sempliceLa guerra, quella vera, quella che il solo pensiero ti paralizza il cuore, necessita di parole accurate, ricercate, e il rischio di trasportare nel banale una ferita profonda e ancora aperta è sempre presente. Gabriele Babini offre al pubblico un romanzo intenso, capace di scaldare il cuore di chi la guerra non l’ha mai conosciuta, solo ascoltata tramite la sofferenza dei sopravvissuti.

Un soldato semplice è un romanzo, ma lo definirei anche un viaggio, una lettera colma d’affetto, scritto in prima persona racconta quella guerra portando la storia alla portata di tutti noi. Un soldato semplice è dolore ma anche amore, perché il primo dettaglio che ho colto immergendomi nelle sue pagine è il profondo rispetto e ammirazione dell’autore nei confronti di suo nonno, protagonista timido di questa storia.

Domande, dubbi, paure, si fondono con la cruda realtà, le parole si susseguono mentre la speranza di ritornare a casa è intrinseca in ogni frase. Probabilmente ho apprezzato questo libro perché anche mio nonno ha vissuto un’esperienza analoga, lui come tanti, troppi, altri, e ho ritrovato le sue stesse parole, i suoi sguardi, quando cercava di spiegare a una bambina cos’era la guerra.

Il treno procedeva ad una velocità che sembrava regolare e senza effettuare nessuna sosta. Andava ad un passo talmente costante che potevo contare i secondi che trascorrevano tra un salto e l’altro sulle giunture dei binari delle ruote che stavano esattamente sotto di me. Un saltello impercettibile che alla lunga mi indolenzì le natiche tanto che dovetti alternare il tempo in cui stavo seduto ad altro in cui mi alzavo in piedi.

Siamo abituati a leggere la Guerra, oggi invece Gabriele ci propone di ascoltarla, annusarla, ricordarla, e lo propone alla mia generazione troppo spesso lontana da quel recente passato che ha drasticamente cambiato il mondo.  La storia la conosciamo ora è tempo che affrontiamo i sentimenti e le emozioni, i ricordi. Il fatto che questa particolare storia, così simile a tante altre ma unica, trova voce tramite le parole del nipote è un dettaglio che a mio avviso porta un cambiamento,  una sorta di dovere generazionale.

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