Monthly Archives: November 2013

Racconti di Natale della Graphe.it edizioni, un biglietto d’auguri speciale

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Racconti di Natale Collodi MAzzoni

Racconti di Natale Collodi – Mazzoni

Oggi è il 25 novembre 2013, un mese esatto ci separa dal Natale. L’ennesimo Natale dove la parola CRISI accompagnerà ogni pronostico di spesa; l’ennesima dimostrazione di separazione tra classi: chi andrà in vacanza e chi non se lo potrà permettere, chi festeggerà a dovere e chi dovrà fare i conti con l’angoscia del lavoro (c’è, non c’è, per quanto ci sarà?). E nonostante cerchiamo di allontanare con estremo coraggio i nostri comuni incubi quotidiani non possiamo dimenticarci nemmeno per un istante della CRISI: i media ci ricorderanno con estrema insistenza la sua presenza, perché sospetto sia cool (parola che da pochi mesi è cool a sua volta, l’incredibile potenza della politica); perché la parola CRISI fa fare clic ai vari siti di informazione, e i clic donano prestigio ovvero visite, le visite alzano il valore degli spazi pubblicitari e così via. Il fatto che facciamo clic ma non compriamo è un’altra faccenda.

Tornando a noi e al Natale 2013, se come me fate parte del gruppo “Quest’anno solo un pensiero” e ne fate parte da prima della crisi, per mancanza di liquidi o per mancanza di idee, ho trovato il pensiero giusto che potrebbe strappare qualche sorriso. Si tratta di un libriccino, costa quanto un biglietto d’auguri, 5 Euro (ora è scontato a 4 Euro), e si presenta con la giusta dose di eleganza e festa natalizia. Racconti di Natale della Graphe.it edizioni è a mio avviso la sintesi del pensiero perfetto: due racconti, uno di Carlo Collodi, classico, favoleggiante, colmo di quella bontà d’animo che almeno a Natale cerchiamo di concederci; il secondo di Eleonora Mazzoni, autrice de Le difettose per Einaudi, malinconico, capace di far riflettere, anche a Natale.

Il libro si presenta festoso, ha una copertina colorata e stuzzicante, come un biglietto d’auguri. I racconti sono piacevoli, diversi, quasi a voler unire la perfezione del classico passato con la sensazione di inadeguatezza che oggi ci distingue. In entrambi i racconti un messaggio utile per i grandi e anche per i bambini.

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Le virgole della vita di Emanuela Bertello

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virgoleSiamo abituati a leggere storie eroiche, romanzi avventurosi, amori impossibili, eppure spesso dimentichiamo che anche le letture più famose hanno origini dalla vita normale, quella di tutti i giorni, quella che a volte ci annoia altre ci stupisce. La nostra vita, sia essa spietata, vittima o semplice, è una storia. Raccontarla non è facile. Le virgole della vita di Emanuela Bertello racconta le vite di persone normali, persone come tante, vite drammatiche, vite in rincorsa, vite ferme, annoiate, luminose, stanche, felici.

Ogni vita ha un dettaglio, una virgola appunto, che merita di venire raccontato. Emanuela Bertello presta le sue parole ai protagonisti dei racconti e pennella quel momento, quel pensiero. Non esagera mai, quando disegna la tragedia incredibile della bambina venduta di paese in paese, e nemmeno quando presta le sue parole alla guerra. Descrive dolcemente un momento, poi passa oltre, permettendo a chi legge di pensare, decidere, valutare.

La realtà è che il quotidiano non fa notizia. Ma io sono il quotidiano. Sono realtà di tutti i giorni. Quella che si vive senza soffermarsi, quella che ti accorgi che ti manca solo quando non c’è più.

Una lettura piacevole, scorrevole; una storia nella storia, quella di una donna che ama scrivere e osserva attentamente ogni protagonista, plasmandolo, modellandolo in rispettoso silenzio.

Il padre disoccupato, disperato, avvilito, cerca con tutto se stesso la forza per continuare, per alzarsi ogni mattina e sperare. Il padre soldato, si oppone alla morte, decide di tornare da suo figlio. La puttana bambina. La manger spietata. La morte, la vita.

Nella guerra, in nessuna, esiste la libertà. Non è una cosa che si può conquistare.

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Recensione: Marina Bellezza di Silvia Avallone, il successo nonostante tutto

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AvalloneMARINA300dpi - cover

AvalloneMARINA300dpi - coverMarina Bellezza di Silvia Avallone è un romanzo senza trama, o meglio, la storia è lei, Marina, il resto non esiste. Mi dispiace essere così categorica in merito a questo libro, perché le doti dell’autrice si intravedono, ma a mio avviso il mostrato non è sufficiente per creare un bel romanzo. Nonostante il ritmo sia decisamente veloce e alcune descrizioni di questa Italia notevoli, il tutto appare come una centrifuga di stereotipi privi totalmente di quelle sfumature che dovrebbero differenziare ogni personaggio valido di una storia.

Lei, Marina, vuole diventare una Diva, e ha tutte le carte in regola per riuscire nel suo sogno, anche il capriccio tipico delle Star, peccato che tale capriccio si manifesti prima della vetta. Lui, Andrea, è un filosofo, anche se ha abbandonato la facoltà di Filosofia per Agraria, e non desidera altro se non tornare alle sue origini, comprare 15 mucche e vivere creando formaggio e spalando letame.

Ora, nemmeno il più sognatore e innamorato trentenne del mondo, può, in tutta onestà e intelligenza, credere che una donna come Marina, bella e ambiziosa, scelga di sua spontanea volontà di lasciare il successo per una vacca. Suvvia…

Andrea tornò agli esperimenti nel suo laboratorio, Marina raggiunse gli studi televisivi. Un connubio improbabile, sì; ma forse poi, alla prova dei fatti, neanche così peregrino. Alla fine lei aveva un lavoro, e lui – incrociando le dita – pure. E tutto sarebbe filato liscio, si convinse Andrea quel giorno. Perché no?

La trama, fondamentalmente, si sviluppa sui capricci di Marina, giovane donna con un passato difficile, genitori inesistenti, e capace solo di concentrarsi su se stessa (perché a vent’anni che altro devi fare?), dipinta come un’irresponsabile, ferita, egoista. Marina è indubbiamente innamorata di Andrea, il margaro (per chi non conoscesse la parola significa addetto all’allevamento del bestiame bovino e ovino). Andrea, a sua volta egoista a mio avviso, non intende rinunciare al suo sogno delle vacche, famiglia ricca ma assolutamente indifferente, è  innamorato di Marina. Si prendono, si lasciano, si odiano, si amano, ecc.

Gli adulti over quaranta sono dei falliti, tutti. Ricchi o poveri che siano, alcolizzati, ladri o avvocati. Tutti hanno fallito il rapporto con i figli. I giovani, si arrovellano nel loro essere giovani, nei loro sogni.

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Terre di Confine, online il primo numero

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Terre di Confine

Terre di ConfineUn avviso dedicato a tutti gli amanti del genere fantasy: è online la rivista dedicata al mondo Fantastico Terre di Confine!

Si tratta di un magazine nuovo di zecca, ridisegnato nello stile, modernizzato, concepito insieme a Plesio Editore e preparato con passione da uno staff redazionale anch’esso in gran parte nuovo ma sempre fedele alla filosofia di serietà e impegno che anima la nostra Associazione Culturale. L’obbiettivo, come di consueto, è occuparci del mondo del Fantastico in ogni sua forma e declinazione.

Accanto a quei contenuti diventati per noi ‘tradizionali’, recensioni e interviste e articoli, tutti corredati di meravigliose immagini realizzate da illustratori straordinari e da fotografi di talento, i nostri Lettori di ‘vecchia data’ avranno modo di scoprire alcune novità… la principale delle quali è senz’altro la presenza di una parte antologica fissa, che raccoglie fumetti e racconti selezionati, un segmento destinato a diventare più corposo nei prossimi numeri.

 

La rivista la trovate QUI.

Buona lettura a TUTTI!

 

Il comandante di Auschwitz di Thomas Harding

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Il comandante di Auschwitz

Il comandante di AuschwitzIl comandante di Auschwitz di Thomas Harding non è un thriller, né un romanzo, se è questo che state cercando difficilmente il libro rispetterà le vostre aspettative. Il comandante di Auschwitz è uno straordinario documento storico, un racconto capace di insinuare dubbi, di demolire certezze. Un documentario scritto in maniera ineccepibile, curato nei dettagli. Ho pianto, come sempre quando mi immergo in letture che affrontano la dolorosa ferita della seconda guerra mondiale; ho pianto per loro e per noi, noi che stiamo dimenticando quegli orrori, noi eredi delle vittime e di coloro che hanno preferito non guardare.

Thomas Harding era ignaro del lavoro post bellico del prozio, solo al giorno del funerale scopre l’incredibile: Hanns Alexander alla fine della guerra ha braccato e scovato il kommandant di Auschwitz, Rudolf Höss.

Stupito dalla rivelazione Harding decide di scoprire la verità, ma certo quello che inizialmente non poteva sapere era di avventurarsi in un viaggio doloroso, umano, e capace di far riflettere milioni di persone.

Attraverso la ricostruzione storica delle vite di Hanns Alexander e Rudolf Höss, dalla nascita, l’infanzia, l’adolescenza, la guerra, il nazismo, Auschwitz, la cattura e il processo, l’autore svela le atrocità della guerra, ma lo fa in modo nuovo: le racconta sia dalla parte degli alleati che dai nazisti. La soluzione finale, lo sterminio degli ebrei, viene presentata come un comando necessario a cui credevano realmente i vertici delle SS, non un comando da eseguire. Non un’azione senza scelta, ma una decisione condivisa.

Eppure, il cattivo non appare poi così cattivo, Harding riesce a umanizzare la vita di Rudolf Höss , fin dove possibile, e lo rende vulnerabile, a tratti privo di empatia e schizofrenico, ma sempre consapevole.

Contrariamente a quanto si possa intuire dalla quarta di copertina, il libro non si concentra sulla caccia, ma sulla vita dei suoi protagonisti, così diversi, agli antipodi, eppure legati da una verità indiscutibile: la vendetta.

Il comandante di Auschwitz è spietato, privo di compassione, vuole portare il lettore a studiare e comprendere senza influenzarne il pensiero. Senza rivisitazioni. Anzi, più volte l’autore fa notare come anche il fatto più banale possa venire raccontato in decine di modi differenti, senza bisogno di torture o minacce, solo affidandosi alla memoria dei presenti: dove la verità?

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Facebook per genitori e insegnanti: due incontri formativi gratuiti con Anna Fogarolo Autrice del libro Do you speak Facebook?

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Do you speak facebook_590-0286-4Vi segnalo i laboratori gratuiti che farò a fine novembre:  Facebook per genitori e insegnanti; due incontri formativi gratuiti con Anna Fogarolo Autrice del libro Do you speak Facebook? Biblioteca civica “Giulio Bedeschi” Arzignano (Vi) Sabato 23 e 30 Novembre 2013 – ore 14.30.

Un nuovo incontro corso (gratuito) per genitori ed insegnanti, per scoprire quali sono le risorse ed i pericoli del social network più usato dai ragazzi.

Usiamo ogni giorno i social network, li usano i nostri figli, i nostri alunni, ma spesso non conosciamo tutte le regole, il linguaggio usato, limiti e potenzialità.

Quali sono le informazioni del profilo di Facebook effettivamente obbligatorie? Facebook ha accesso ad altri miei dati personali? Come evitare che le informazioni inserite in Facebook si possano rintracciare anche con Google? Come aumentare la protezione del proprio account?

Facebook non è anarchia, anzi: possiamo segnalare a Facebook azioni che istigano alla violenza, o immagini che riteniamo offensive, possiamo aumentare il livello della privacy, e possiamo usarlo come strumento educativo, senza dare o ricevere amicizie. Possiamo adattare Facebook alle nostre esigenze.

Relatore: Anna Fogarolo Autrice del libro Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio del social network, Ed. Erickson 2013.
Consulente per le attività di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR specialist.

Obiettivi Ampliare la conoscenza del mezzo Facebook – Comprendere il suo linguaggio – Gestire la privacy su Facebook – Creare Pagine e Gruppi per usare Facebook nell’ambito educativo – Cultura digitale e netiquette.

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Immagina la gioia di Vittoria Coppola

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Immagina la gioia

Immagina la gioiaLa gioia è quella della gioventù, incosciente, felice e capace di distruggere ogni barriera per realizzare i sogni; una gioia destinata ad infrangersi contro la crudeltà della vita, che non fa sconti, nemmeno a chi non dovrebbe conoscere dolore ma solamente crescere.

Vittoria Coppola, autrice del romanzo Immagina la gioia, Lupo Editore affronta in poco più di 100 pagine argomenti dolorosi, capaci di far riflettere; il romanzo dipinge la vita spensierata di Eva e della sua famiglia, con tratti lievi, sfumati, come se non volesse disturbare i protagonisti della sua storia, per nutrirsi dei loro sussurri.

Eva è giovane, Eva vuole vivere, Eva ama la sua famiglia, Eva scrive. Pietro è giovane, ama il calcio, ama sua sorella Eva.

Due fratelli, a tratti due vite completamente differenti, un’unica famiglia.

E poi lei, la maledetta malattia, la schifosa malattia, che non sceglie la vittima in base all’anagrafe, no. Casuale e spietata distrugge le vite e i fili sottili che le legano ai famigliari.

Non era mai stata troppo brava a parlare apertamente. Nascondeva i suoi mutevoli pensieri traducendoli su fogli di carta destinati a riempire decine di cassetti. In compenso, era una impareggiabile osservatrice e la sua testa ospitava ogni tipo di progetto, sogno o fantasia suggeriti da scene di vita vera.

Attraverso una scrittura semplice l’autrice sfuma e racconta la vita di una famiglia tramite le parole di Eva e Pietro, rendendo i colpi di scena tipici del romanzo parentesi sottili di una narrazione che non desidera travolgere ma accompagnare il lettore nella vita di due giovani anime. Di una famiglia divisa tra il sud della solare Sicilia e il freddo e nebbioso nord veneziano.

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