Facebook modifica la privacy dei minorenni, niente panico

Fino a venerdì decantavo le lodi a Facebook poiché era l’unico social network ad aver diviso nettamente l’ambiente social tra minorenni e maggiorenni.

Da venerdì il grido d’allarme: Facebook cambia la privacy dei minorenni, ora anche loro possono rendere pubblici i loro post.

Il pubblico su Facebook è visibile a tutti sul web.

Dal panico iniziale, al fastidio, perché per l’ennesima volta la tutela dei minori capitola di fronte alle leggi del marketing, sono giunta a una conclusione che potrei definirla del bicchiere mezzo pieno. Se da un lato da venerdì i ragazzi, non è chiaro se di tutto il mondo o solo di alcuni paesi, possono scegliere l’opzione Pubblico, dall’altro devo prendere atto che l’azione, così come presentata da Facebook, pretende una riflessione. Quando un minorenne cambia l’impostazione di visibilità, per default amici di amici (per i maggiorenni è di default pubblico) si apre una finestra che: fornisce loro informazioni aggiuntive sulle impostazioni legate alla privacy, spiega loro cosa significa rendere pubblico un contenuto e le sue implicazioni. 

Avrei preferito un ingresso al Pubblico più graduale, ad esempio dai 16 anni, ma se da un lato mi spaventa la decisione (impopolare, va sottolineato)  di togliere alcuni paletti per sostanzialmente usufruire maggiormente dei dati dei minorenni (le riflessioni in rete etichettano la scelta come un’azione dettata dal mercato, gli altri social non hanno mai fatto differenze tra minorenni e maggiorenni), dall’altro spero che il passaggio ulteriore richieda quell’attimo di riflessione che ognuno di noi dovrebbe impegnare ogni volta che usiamo un social network. Il mio ragionamento è abbastanza semplice: vorrei un mondo social più consapevole, meno allo sbaraglio, più riflessivo, meno emotivo.

I minorenni un giorno saranno ovviamente maggiorenni, come fare per dare loro una cultura digitale che gli permetta di usare tutti i social network in maniera costruttiva, sempre?

Non sono certa che questa scelta di Facebook sia la strada giusta, e non manco di pareri negativi nei confronti di un cambiamento così palesemente commerciale, ma il problema della condivisione senza riflessione è tale per i minori tanto per i maggiorenni; il mio pensiero non varia di fronte all’ennesimo cambiamento di casa Facebook: è necessario costruire una cultura digitale che possa aiutare i più giovani a destreggiarsi senza pericolo nella rete. Una cultura che riesca a dare gli strumenti a tutti per tutelarsi, valutare e crescere.

Siamo noi i social network, noi che li rendiamo ambienti sicuri o pericolosi, utili o inutili.

Siamo noi che dobbiamo iniziare a monitorare maggiormente la rete, a segnalare ciò che riteniamo non adatto ai più giovani, a costruire un ambiente sano anche per loro.

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