Monthly Archives: February 2014

Il cimitero di Beech Grove di Daniele Fantini

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Copertina_BeechGrove_1875x2500pxSe la parola cimitero vi incute timore, disagio o paure, abbandonate da subito queste sensazioni perché Il cimitero di Beech Grove di Daniele Fantini, Lazy Book edizioni,  è semplicemente divertente. Talmente ironico da risultare dissacrante, e a noi lettori l’ironia sapientemente gestita, articolata e condita con buone dosi di mistero e attesa, piace, piace tanto.

Un killer professionista, tale Buck Jones, nonostante gli anni di esperienza e professionalità, cade, nel senso che inciampa, capita anche ai migliori. Da una caduta all’incredibile manifestarsi di spiriti, intrighi e cospirazioni. Buck Jones non solo ora può vedere gli spiriti, anche quello del morto ammazzato da lui, ma a causa del disturbo recatogli, la caduta, deve ripagare il danno, e scoprire come è morto uno di loro. Morto qualche annetto prima…

Ambientato in una sorta di western moderno, il romanzo accompagna il lettore in miniera, e Hotel di periferia, senza mai dimenticare buoni e cattivi, anche se i buoni uccidono di tanto in tanto.

Buck era un uomo robusto, ben navigato, sulla trentina, con i lineamenti del volto duri e squadrati, capelli corti schiacciati sotto un orrendo cappellaccio di tela, barba ispida ma sempre ben curata: benché nella vita avesse setacciato palmo a palmo quasi ogni chilometro quadrato della superficie degli States attraverso qualsiasi tipo di situazione climatica, niente lo infastidiva più della pioggia gelida che sembrava penetrargli nelle ossa fino al midollo.

A mio avviso una lettura divertente, se poi un giorno vi capiterà di sentire dei sussurri strani, o vedere delle forme umane fluttuare, non stupitevi, dopotutto i fantasmi esistono, che ci crediate o meno.

Buck trattenne a stento un macabro sorriso: gli era difficile pensare che anche i fantasmi potessero avere un’età e i morti da più tempo potessero essere considerati “anziani” dagli spiriti più “giovani”.

Titolo: Il cimitero di Beech Grove

Autore: Daniele Fantini

Editore: LazyBook

Anno: 2014

Prezzo: 3,49 Euro solo digitale

Ultimo Requiem di Mimmo e Nicola Rafele, verità incofessabili

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requiemgrandeNon è facile interpretare la storia, riuscire a cogliere i momenti di maggiore impatto e contemporaneamente inserire fantasia e invenzioni cercando comunque un equilibrio narrativo capace di conquistare il lettore. Non è facile, ma Ultimo Requiem ci riesce in maniera esemplare. Scritto da Mimmo e Nicola Rafele, padre e figlio, e pubblicato da Longanesi, questo romanzo ha un pregio assoluto: rinfresca la memoria portando alla luce eventi che la mia generazione non ricorda, non ha mai imparato a scuola, e tende a dimenticare perché non appartengono alla storia e nemmeno al presente. Pillole di un passato recente, ancora doloroso, capace di ferire e contemporaneamente talmente lontano da pretendere l’oblio. Se come me non accettate questa imposizione, non amate che vi si dica cosa ricordare e cosa dimenticare, e siete sempre alla ricerca del libro che capace di offrirvi quel dettaglio, quel particolare in più per aiutarvi a comprendere, non giustificare, gli orrori degli anni ’80 e ’90, troverete Ultimo Requiem un esperimento interessante, capace di prendere i fili, tessere le trame e attraverso personaggi nuovi, mai esistiti, almeno ufficialmente, donare una originale interpretazione, una storia diversa, ma forse non così lontana dalla realtà.

È in quel momento che arriva. È come un vento caldo. Una fortissima folata di vento caldo che senti sulla pelle, poi una luce abbagliante. È l’ultima cosa che vede mentre muore. L’ultima cosa che vede mentre muore è ogni oggetto che esce da se stesso, è la bambina che vola via come una foglia al vento, poi resta soltanto un rumore senza fine.

Dalla strage della stazione di Bologna, 2 agosto 1980, alle guerre di mafia, gli omicidi dei magistrati, spie russe, il tentato omicidio di papa Wojtyla, la P2,  gli autori trasportano il peggio di quegli anni tra le fitte parole di un romanzo che nonostante la criminalità e la violenza dona un messaggio di speranza. Dal mio punto di vista, infatti, non è il boss della mafia, Sabato, il protagonista, sebbene personalità indelebile fin dalle prime righe, ma il poliziotto buono. Il commissario che sa fare il suo lavoro, e insegue la giustizia, il magistrato instancabile che cerca, cerca, cerca, viene ostacolato, insabbiato, deriso, ma continua a cercare un qualcosa che possa fermare i cattivi.

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Treni. Dalle locomotive a vapore all’alta velocità di Franco Tanel

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treni

treniSe amate i treni, non da pendolari, ovviamente, ma da cultori di epoche umane, appassionati di paesaggi sfuggenti e siete capaci di cogliere anche nel più piccolo dettaglio quel frammento di storia che ci caratterizza, allora apprezzerete senza dubbio alcuno questo possente volume Treni. Dalle locomotive a vapore all’alta velocità, di Franco Tanel, Edizioni White Star. Treni è una raccolta di estremo valore, sia per informazioni riportate, curiosità per i meno esperti, interessanti retroscena per chi invece ama da sempre ogni  particolare su rotaia, sia per l’immenso patrimonio fotografico riportato. La ricerca, innegabile, dell’autore sembra non voler disturbare le incantevoli immagini, storiche e attuali, che appaiono fin da subito le reali protagoniste del volume. Documenti, foto, manifesti, disegni, una vera e propria goduria per chi ama l’argomento, e per chi, come me, pur non essendo esperta di rotaie, ama semplicemente le belle immagini, sempre.

Treni è un viaggio storico e tecnico, una sorta di appuntamento dovuto verso una delle macchine più affascinanti inventate dall’uomo.

Quando, due secoli fa, Richard Trevithick realizzò per le compagnie carbonifere della Cornovaglia, in Inghilterra, i primi esemplari delle macchine sbuffanti che di lì a vent’anni sarebbero diventate le locomotive a vapore, nessuno avrebbe pensato che in pochi decenni una fitta rete di binari avrebbe ricoperto l’Europa prima e il mondo poi. Rievocare gli avvenimenti principali nella storia della ferrovia e gli uomini che li realizzarono dalla nascita della locomotiva a vapore ai moderni treni ad alta velocità e alle applicazioni della levitazione magnetica che ha privato la ferrovia di uno dei suoi elementi naturali, il binario – è l’intento di questo volume. Ampio spazio è dedicato alla “macchina sbuffante”, elemento chiave del racconto sia per la sua importanza tecnica sia per il fascino romantico che la circonda. Nel XX secolo, mentre il mondo delle locomotive a vapore andava incontro a un inevitabile declino, la ferrovia ha affidato all’elettricità e al motore diesel il proprio futuro. Dopo gli anni bui del secondo conflitto mondiale, per alcuni decenni l’epoca della ferrovia sembrava destinata a finire, superata dal trasporto su gomma. La congestione del traffico ormai insopportabile ha però segnato la rivincita della strada ferrata, molto diversa da com’era solo pochi decenni fa, ma con un futuro promettente. Che ne sarà delle vecchie vaporiere o del fascino romantico di un viaggio a cinquanta all’ora con la testa fuori dal finestrino?

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Finistère di Andrea Dei Castaldi, il fascino della bella scrittura

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copertina_finistereUn romanzo per funzionare deve dimostrare due semplici verità, perdonate l’imperativo ma in questo caso ritengo sia necessario. Deve raccontare una storia, non ha importanza se un attimo, una vita, una famiglia intera o un rumore, basta che sia una storia, se la storia non c’è, non regge, il romanzo stesso rischia di sgretolarsi;  un romanzo deve essere scritto bene, non in maniera accademica, né creativa, semplicemente bene, il lettore si deve perdere nelle sue parole e farsi trascinare dalla narrazione, spinto dal desiderio di sapere, di condividere con i protagonisti le sensazioni così duramente conquistate.

Dopo questa doverosa premessa posso affermare che Finistère di Andrea Dei Castaldi, Barta edizioni, è un bel libro, un libro da leggere, una storia che difficilmente può lasciare indifferenti. Un dolore nascosto tra i ricordi dei tanti protagonisti forma un unico eco, mentre il narrare dell’autore diventa un vento dolce capace di svelare, foglio dopo foglio, la verità, verità che alla fine non disturba, non crea giusti e sbagliati,  ma solo anime di corsa.

«E che diceva il professore al riguardo?»
«Diceva che la Terra non spreca mai nulla, nemmeno gli alberi o una singola foglia, neanche il più piccolo insignificante e microscopico pesce del mare. Figuriamoci, diceva, perché mai dovrebbe sperperare anime? Non è forse la cosa più preziosa che ci sia al mondo? Questo diceva. Bello, no?»

Una morte improvvisa ci lascia sempre frastornati, a disagio; e se la morte è giovane allora è davvero difficile capirla. Ma Andrea Dei Castaldi va oltre, riesce a dare la parola alla morte giovane voluta, creando un rete di affetti forte, tenace come solo i legami famigliari sanno essere.

A volte ci concediamo il perdono, altre volte ci aggrappiamo con forza all’unica illusione di felicità che ci rimane, ma difficilmente rimaniamo inermi di fronte al dolore, ci muoviamo, cerchiamo, vogliamo capire per andare oltre, o semplicemente per trovare le parole che riescano a dare un nome a quello che proviamo.

Davide è morto, Giona, suo fratello gemello cerca un motivo, una giustificazione, una spiegazione a questa folle morte.

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Scritto nel vento di Beatriz Williams, piacevole brezza

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scritto_nel_ventoSe siete alla ricerca di un romanzo d’amore piacevole, ma non eccessivamente rosa, capace di far intravvedere tragedie e incanti senza stucchevoli e eccessive dimostrazioni d’amore, Scritto nel vento di Beatriz Williams, Editrice Nord, potrebbe soddisfare i vostri desideri. Il romanzo scorre, la storia regge e l’amore tra i protagonisti tramuta grazie alle parole ricercate dell’autrice, crescendo a sua volta assieme a ogni personaggio;  la scelta temporale, una sorta di balletto tra il 1931 e il 1938, si intreccia capitolo dopo capitolo, donando ritmo all’evoluzione della storia e portando il lettore a scoprire in maniera graduale scandali e pettegolezzi. Passato e presente presentano una storia diversa, certamente romantica,  ma anche avventurosa, dalle sfumature delicate e i confini tra amore e  desiderio diventano sempre più sottili.

Lily è una ragazza sveglia, intelligente, romantica, incapace di concepire la cattiveria e la gelosia, Budgie è la sua migliore amica, bellissima, scandalosa, due giovani donne protagoniste di quell’America sopravvissuta al ’29; gioventù, crolli finanziari, amanti e relazioni impossibili portano le due amiche a un rapporto decisamente poco idilliaco, a tratti subdolo. Rivali, non in amore quanto in aspettative. Beatriz Williams coglie ogni sfumatura di quel periodo, dal proibizionismo alla guerra, e si destreggia abilmente scivolando con grazia nel dettagli di quel passato.

Protagonista indiscusso l’amore, quello che resiste, granitico, capace di perdonare e di andare oltre, oltre i pettegolezzi, le cattiverie, l’invidia. Da giovane e ingenuo fino ad abbracciare i sopravvissuti. Un amore che come un uragano, nasce dal nulla, devasta, e si placa.

Perché no, in fondo? Perché non accettare qualche appuntamento galante? Perché non permettere a zia Julie di tagliarmi i capelli e mettermi il rossetto? Perché non accorciare la gonna di un paio di centimetri e lasciare che un altro uomo mi baciasse? Perché non dimenticare?

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La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi, un viaggio armonioso

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bellezza cose fragili

bellezza cose fragiliLa bellezza, quella decantata dai media, ammirata e rincorsa, a mio avviso dovrebbe cambiare identità, parola, dovrebbe definirsi armonia: senza armonia non c’è bellezza. La bellezza delle cose fragili, di Taiye Selasi , Einaudi editore, è armonia. Difficilmente potrei trovare un’altra parola per descrivere sinteticamente questo romanzo. Una storia complessa, dolorosa, capace di sviscerare le ferite più profonde di una famiglia. Le ferite inflitte da chi amiamo sono le più dolorose, le più difficili da affrontare, risolvere. Un conoscente che ci fa del male semplicemente lo eliminiamo dalla nostra quotidianità, lo allontaniamo. Una madre, un fratello, non si possono allontanare. Il legame di sangue non si può ignorare. Possiamo evitarci per anni, decenni, decidere che la nostra vita è altro lontano dal nucleo familiare, ma un sottile filo ci richiama, sempre. Le parole non dette rischiano di insinuarsi sotto la pelle e creare corazze capaci di isolarci dal mondo intero. Ma non sempre riusciamo a confrontarci con chi amiamo. L’amore di un padre o di una madre è talmente forte, denso, che fatichiamo a gestirlo, imparare a farlo scorrere è un’ arte; capita che si arresti, si incagli, e l’attesa si tramuta in aspettativa, rabbia, dolore.

La bellezza delle cose fragili è un viaggio, l’autrice accompagna il lettore nella raccolta dei fili di una famiglia apparentemente dispersa, lontana, i fili sottili diventano, lungo la narrazione, una spessa treccia di sentimenti e emozioni. Taiye Selasi racconta con grazia e dolcezza una famiglia che nonostante tutto, e forse proprio grazie a tutto, ha ancora la forza di amarsi.

La morte del capofamiglia, Kweku, è l’evento di apertura, una morte improvvisa, infarto, un medico tradito dal suo corpo; la morte accende i ricordi, le esigenze, e richiama la famiglia perduta per l’ultimo addio: Fola, la ex moglie lasciata in circostanze molto dolorose, il figlio maschio e maggiore Olu, i due gemelli, bellissimi eppure così sfuggenti, e la figlia che stava per perdere fin dalle prime ore di vita, Saide, la piccola Saide.

E le pantofole.

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Talenti, racconto fantasy. Magia e ribelli

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Immagine 13Oggi presento con un po’ di sana agitazione un mio racconto, un fantasy: Talenti, edito da Lazy Book.

Scrivo di libri ogni giorno, ne leggo circa tre a settimana, e lavoro nel settore editoriale eppure presentare questa mia piccola, e divertente, creatura, mi agita e attendo con ansia il giudizio dei genitori.  Mi sono divertita a scriverlo e spero davvero che riesca a strappare qualche sorriso anche a chi lo leggerà.

Titolo: Talenti
Autore: Anna Fogarolo
Racconto lungo
Editore: Lazy BOOK, 2014
ISBN: 9788898833078
Formato: EPUB
Prezzo: € 2,99

 

Se desiderate acquistarlo QUI 

Trascrivo qui le prime righe, e vi auguro di trovare il vostro talento

Il suono pesante dei suoi passi sulla strada fangosa anticipava l’affanno, la corsa interminabile si fondeva con la pietra accantonata ai lati della strada dimenticata, per impedire ai carri di sprofondare nella melma. L’alba proteggeva il sonno di molti. Lori si fermò per riprendere fiato, il silenzio immediatamente spezzato dai passi veloci dei suoi inseguitori; imprecando riprese la sua corsa, cercando di ricordare il luogo esatto della casa, il colore sbiadito della porta. Poi lo vide, un ingresso minuto, scolorito, senza decorazioni o fiori a dare il benvenuto. Bussò, da prima con garbo, disturbare in fondo non era nella sua natura, poi esibendo una maggiore insistenza.
L’uscio finalmente si aprì, ma al suo interno non l’attendeva un caloroso abbraccio. Schivò il contenuto del vaso da notte, la maleodorante sostanza gli passò accanto terminando la sua parabola al centro della strada.
Sbigottito Lori osservò la fanciulla che lo minacciava sulla soglia brandendo una scopa. I fianchi larghi sostenevano una donna dalle forme morbide. Bella, ma non oggi, oggi il suo volto, solitamente solare e sorridente, trafiggeva con odio evidente il giovane. Trasfigurata dalla rabbia.
«Tu sei un maledetto! Tu, ignobile uomo, osi tornare dopo quello che mi hai fatto? Tu…»
Due mani possenti calarono sulle sue spalle mentre la scopa testava la resistenza del cranio; senza opporre resistenza Lori osservava il diavolo che era stato il suo amore eterno, eterno per un paio di mesi.
La scopa della fanciulla calò una e più volte mentre i soldati della fortezza sogghignando lo salvarono da linciaggio certo.
Lori aveva compreso fin da bambino la sua fortuna, per lui, bello come un dio, ottenere ciò che voleva rappresentava una semplice sfida all’intelletto umano, non c’era donna, nella fortezza, e nei paesi vicini, capace di resistere al suo fascino. Donne di ogni età e uomini dal desiderio incontentabile. Cibo e asilo non gli venivano mai negati, crescendo i desideri della carne avevano sostituito i primi istinti di sopravvivenza. Pur comprendendone i vantaggi, Lori ancora faticava a intuirne i limiti, e cacciarsi in situazioni pericolose era diventato il suo principale passatempo. Alto, il ragazzo che oggi vanta venti primavere, sfiora i due metri, muscoloso non per l’esercizio
fisico ma per grazia divina, in realtà l’unica ginnastica concessa al momento si manifestava sotto le lenzuola; labbra carnose capaci di far sospirare ogni fanciulla, il viso dai lineamenti forti diviso da un naso dritto, importante. Lori era diventato il sogno di ogni donna e l’incubo di ogni uomo. A sua discolpa possiamo considerare che vent’anni in media non portano l’ingegno di comprendere
l’invidia umana e il ragazzo, consapevole della sua bellezza e delle infinite possibilità che questa può concedere, non aveva sviluppato negli anni quell’equilibrio capace di proteggerlo dalle insidie dei veleni di corte.
Quella mattina Lori aveva appena scoperto che addormentarsi nel letto di una donna sposata non è ciò che solitamente viene definita una buona idea. Chiedere asilo a una donna dimenticata, rappresenta probabilmente la peggiore soluzione che poteva venirgli in mente. Era andato oltre, oltre ogni possibile comprensione. Se infilarsi nei letti altrui era diventato oramai il suo principale passatempo, il letto reale avrebbe dovuto far desistere anche il suo infrenabile desiderio.
Questa volta rischiava la testa.

 

A San Valentino Lazy Book regala un libro

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LettereSanValentino_1875x2500pxOKOdiate San Valentino? Lo aspettate con ansia solo se siete innamorati? Io, lo confesso, la festa degli innamorati mi è totalmente indifferente, salvo scoprire che il ristorante preferito festeggia con un menù strepitoso a un prezzo accessibile, e, quindi, probabilmente alla fine quest’anno cederò (già sento le risate degli amici convinti sostenitori del partito “Abbasso i cuori di San Valentino”).

Ma non  voglio farvi perdere tempo in cuori si, cuori no, oggi voglio proporvi un libro, un ebook, davvero divertente e capace anche di far riflettere i romantici e gli anti ogni ricorrenza, Lettere di San Valentino di Giulia Greco, questo breve eBook non è solo godibile al 100% è anche GRATIS:

per riceverlo basta inviare una email a  redazione@lazybook.it, con oggetto “San Valentino. 

Vi propongo un estratto, e poi fate voi… io un bel libro gratis non lo rifiuto mai, anche se a tema San Valentino:

Mio caro tesoro, unico amore della mia vita, devo confessarti una cosa. Non ce la faccio più. Leggevo oggi che i sessanta sono i nuovi cinquanta e i cinquanta i nuovi quaranta e così via. Ho pensato “santo cielo, non di nuovo”. Quando hai compiuto quarant’anni e con le tue amiche avete cominciato a parlare di come trovarvi un amante e di come risollevarvi il morale ho riso. Finché non l’avete ripetuto talmente tante volte da sembrare serissime. Ho chiesto a Giulio se non fosse già tempo di pensare al Viagra e lui mi ha riso in faccia. Sei messo così male, mi ha detto? E io pensavo, con un certo orgoglio, che ovviamente no e che tu non ti sei mai lamentata. Poi in televisione hanno detto che le mogli fingono, per non creare troppi problemi e mantenere i mariti tranquilli e, cavoli se eri bella in quel periodo. Non credo di averti mai vista così bella come allora. Non che adesso… voglio dire… ci siamo capiti. Sulla rivista che compravi ogni mercoledì, poi, diceva che le quarantenni sono le nuove trentenni e che hanno tutta una serie di esigenze che i loro coetanei non possono soddisfare. Insomma a un certo punto mi sono chiesto se tu non avessi un’amante.

Titolo: Lettere di San Valentino

Autore: Giulia Greco

Editore: Lazy Book

Anno: 2014

Prezzo: GRATIS

 

Stoner di John Williams, indelebile normalità

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Stoner di John Williams è un cofanetto di emozioni, pacate, delineate, quasi a non voler disturbare il lettore. Scrive Peter Cameron nella Postfazione:

La maggior parte degli scrittori, buttato giù il primo paragrafo del romanzo, avrebbe rinunciato. A che scopo continuare? In quelle prime righe trapela l’intera vita di William Stoner, una vita che sembra essere assai piatta e desolata.

La narrazione di Stoner si presenta come un lungo prologo, leggendolo ho avuto la sensazione che lo scrittore si volesse quasi scusare della voce calma e intonata di sottofondo, qui protagonista del romanzo; come a voler sottolineare, tramite parole colme di dettagli, una storia forse banale, ma pur sempre una storia.

Un prologo lungo una vita. Eppure Stoner è un capolavoro.

Ammetto che per una volta mi sono fatta influenzare dai convinti twitteri, ogni giorno diversi tweet ribadivano e sottolineavano la perfezione di questo romanzo, bello e indimenticabile, pur raccontando una vita normale, tristemente banale. Ebbene, ringrazio Twitter e il bot di @FaziEditore per la piacevole scoperta, e soprattutto ringrazio chi, a distanza di anni, ha deciso di riportare alla stampa Stoner.

Probabilmente due le principali ragioni di tanta bellezza, uno, è scritto in maniera sublime; puoi affrontare eroi e eroine, o puoi soffermarti su lunghe descrizioni naturalistiche, ma se alla base manca l’arte del saper scrivere il risultato sarà comunque deludente. Due, pur scorrendo senza colpi di scena la vita di Stoner è vera, disperata a tratti serena, meschina, odiosa, vinta e afflitta. Ogni rapporto umano descritto si intreccia con i conflitti reali che spesso accompagnano ognuno di noi, certo non siamo tutti gobbi e imbranati, ma sicuramente abbiamo problemi sul lavoro, ambizioni riposte diligentemente dentro a un cassetto, amori finiti e qualche rimpianto. Ogni lettore si può tranquillamente rispecchiare in uno o più aspetto della vita di Stoner, lo ammira per cultura, indubbia, e passione, lo disprezza quando non interviene per aiutare la figlia, piange assieme a lui quando deve affrontare la morte.

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Un addio doloroso e irreale

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La morte ci coglie sempre impreparati, cerchiamo di affrontarla come parte della vita eppure quando decide di portarsi via un amico, un genitore, un fratello, un figlio, non la accettiamo. Ognuno di noi la sfida in maniera diversa, chi si fa travolgere dai rimpianti, dalla rabbia, dal dolore; chi cerca di trovare un logica difficilmente comprensibile: era malato, non si curava, speriamo non abbia sofferto, è il destino; chi, infine, manifesta apparente indifferenza, indubbiamente il dolore è un fatto dannatamente personale.

Ieri è morto un mio carissimo amico, una figura importante, un padre, un maestro. Una persona complessa. Oggi lo definiscono dolce, ma per favore, candido, rido ancora al pensiero. Facebook si è scatenato in necrologi a ciel sereno, e probabilmente è un bene che sia così, chi lo conosceva, chi lo vedeva solo di passaggio tra un bicchiere di rosso e uno di bianco. Ognuno lo ricorda e lo saluta dove e come vuole. Chi lo amava sta ancora piangendo.

Piero non era dolce, a meno che non pensiamo che un orso bestemmiatore, arrabbiato, fumatore e urlatore, sia dolce; non era candido, salvo ritenere le sue puntuali esternazioni spesso colorite e ricche di bestemmie un candido metodo per mandarti a quel paese. Certo, non te le mandava a dire, ti affrontava di petto e spesso ti scaraventava a terra.

Posso solo ricordare il Piero che ho conosciuto io, e lo faccio qui, perché le parole scritte mi risultano più facili, meno dolorose. Piero è  il mio maestro, mi ha insegnato tutto sulla fotografia, l’immagine, il giornalismo. Piero è un amico, per anni abbiamo lavorato fianco a fianco, odiandoci e perdonandoci scontri e litigi dettati più dallo stress che da reali emergenze, per poi riappacificarci in osteria alla fine delle lunghe giornate. Piero è un padre, mi ha accolto nei periodi meno felici della mia vita e mi ha lasciata andare quando è arrivato il momento.

Piero odiava l’ignoranza e non poteva perdonare la mancanza di curiosità. Era terrorizzato dal dentista. Odiava i figli di papà, e spesso anche i papà, per le mamme nutriva pensieri differenti anche se altrettanto forti e evidenti. Piero amava le belle donne e le tette, tutte le tette. Amava suo figlio in maniera incondizionata, anche se faticava a dimostraglielo.

Aveva molti conoscenti, pochi grandi amici, con questi pochi a volte si arrabbiava e per anni gli negava la parola, a loro non riusciva a perdonare torti e incomprensioni, amici che oggi si ritrovano troppe parole non dette, dolori non affrontati, rancori irrisolti. Piero non ha mai smesso di volervi bene, semplicemente gestiva la rabbia a modo suo, ovvero ringhiando. Ma era contento di ogni vostro successo e traguardo, questo non lo ha mai nascosto.

La fotografia per Piero era aria, non poteva immaginarsi senza macchina fotografica, una vita senza fotografia non era una vita.

Questo breve testo serve a me, non certo a Piero, solo a me stessa, so che il dolore passerà e che andremo tutti avanti ma oggi fa male, e io riesco ad affrontare le lacrime solo così.

 

Pensiero Sbagliato. Pensiero Fortunato, di Rebecca Marnie

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Layout 1Gli stereotipi della vita sono sempre in agguato, eppure nulla è come sembra. Basandosi su questa sottile realtà Rebecca Marnie presenta un romanzo dal risvolto psicologico per nulla scontato: Pensiero Sbagliato. Pensiero Fortunato, Alcheringa edizioni. Quattro personaggi, quattro voci, diverse eppure collegate dai fili di un destino calcolatore. Sebbene inizialmente il lui cattivo, bruto e poco intelligente è presente in maniera quasi opprimente, mentre la moglie vittima non riesce ad emergere tra le righe, è evidente al lettore attento che non sono questi i dettagli a cui dovrà donare maggiore attenzione. Non a loro, non ai poveri, brutti e arrabbiati. Ma agli altri, ai ricchi, a coloro che hanno raggiunto un traguardo sociale notevole.

A volte basta un episodio per stravolgere la vita, un solo evento può spazzare via la roccaforte, se possibile ci aggrappiamo con le unghie a una riva, qualsiasi essa sia, altrimenti ci facciamo trascinare dalla corrente, inermi, privi di volontà.

Giorgio Marchesi è un manager in carriera, soddisfatto, bella vita bella moglie anche se un po’ repressa, una donna degna della sua presenza, perché è la sua presenza a determinare la vita di entrambi; un giorno il delinquente, il cattivo che accennavo sopra, rapisce Valeria, la moglie, così fragile, durante una rapina in banca. Silvana è la moglie del delinquente, tra lividi e poca intelligenza delinea quella povertà che non si può raccontare, chiusa a manganellate dentro le squallide mura domestiche.

Rebecca Marnie racconta una storia crudele, realistica, capace di colpi di scena ma soprattutto di intravvedere la miseria umana in ogni scala sociale. Senza risparmiare nessuno l’autrice descrive la vicenda con distacco, come se la si potesse solo affrontare da una distanza di sicurezza.

I quattro io narranti si rincorrono, a volte inciampano, ricordano, si odiano e si disprezzano, pur senza conoscersi.

L’uomo la trafisse con gli occhi, lei si sentì spogliata sino alle viscere. Abbassò lo sguardo per sfuggire al contatto e si concentrò sul resto del viso del carceriere: un muscolo gli tremava proprio all’angolo destro della bocca, un pulsare ipnotico.

Due donne diverse si confrontano, una picchiata e umiliata dal marito, l’altra adorata e viziata. Impossibile confondere i ruoli.

Ma la vittima reale aspetta il suo turno, in silenzio.

Silvana ispirò a fondo e si precipitò in strada quasi correndo. Il freddo intenso dell’inverno la accolse con un abbraccio confrontante, salvandola dalle atmosfere tetre e dai pensieri dolorosi in cui era precipitata nell’ultimo giorno.

Un libro interessante, il sottile filo psicologico che collega i protagonisti è presente senza mai stancare il lettore. Un’interpretazione del male che farà discutere.

Titolo: Pensiero Sbagliato. Pensiero Fortunato

Autore: Rebecca Marnie

Casa Editrice: Alcheringa edizioni

Anno: 2013

Prezzo: 12,60 Euro