Monthly Archives: October 2014

La domenica lasciami sola, di Simonetta Sciandivasci. Esilarante romanzo dalla parte di Lei

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La domenica

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Personalmente ho risolto il problema dell’uomomalatodicalcio scegliendomi un marito che semplicemente, e oserei direi ostentando un certo orgoglio, odia il calcio. O meglio lo ignora, tanto da non farsi minimamente coinvolgere nemmeno dai mondiali, ne dalle ripetute telefonate di Sky che insistente ci chiede come sia possibile questo curioso fatto: non siete abbonati al pacchetto sport!!!

La premessa è necessaria perché nonostante le mie scelte ritengo che  La domenica lasciami sola, di Simonetta Sciandivasci sia uno di quei romanzi capaci di strapparti le risate, coinvolgere le lettrice e costruire una sorta di pubblico comprensivo che sa esattamente di cosa stai parlando e si sente partecipe del dolore.

Pubblicato da Baldini&Castoldi, in uscita il 22 ottobre 2014, il romanzo, potremmo definirlo anche una sorta di manuale/delirio/di sopravvivenza,  sta già ottenendo il favore della critica e credo che conquisterà senza troppa fatica anche i cuori delle lettrici, perché nonostante gli anni siano passati da tempo, La partita di pallone di Rita Pavone vanta una data di nascita pari al 1963, le quote rosa, il pensiero della differenza, il femminismo ecc. ecc. oggi siamo ancora qui a litigare con il calcio, a chiederci cosa ha lui che io non ho, e a ragionare sul concetto di attenzione, tanto astratto quanto troppo spesso catalizzato dal piccolo schermo.

E mentre una volta gli appuntamenti del calcio si potevano ritenere un numero equo, oggi, come ci fa notare l’autrice, tra campionato, mondiali, champions e chissà che altro non esistono riposi o intervalli, nemmeno d’estate.

Ora, nessuno obbliga la donna non interessata alla partita di turno a seguire le abili gesta dei sudati calciatori, ne tanto meno a partecipare attivamente al tifo caldo e esaltato del presunto uomo occupatore di divani, ma a quanto pare la situazione dal 63 ad oggi non è cambiata. La donna. masochista, continua a voler esserci, a voler dimostrare che è interessata, alcune lo sono per davvero, a sottolineare che lei non solo ha conoscenza in materia ma addirittura ne sa discutere. Eppure Lei deve ancora capire che: non è possibile vincere, solo assistere impassibili di fronte alla rovina.

Scappa!!!

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Papà mi presti i soldi che devo lavorare?, di Alessia Bottone

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papa-mi-presti-i-soldi-che-devo-lavorare-alessia-bottoneHo una naturale simpatia per questa autrice, già presentata in occasione del suo libro Amore al tempo della stage, e oggi leggendo la sua nuova fatica “Papà mi presti i soldi che devo lavorare? Avventure e disavventure di una precaria a tempo indeterminato“, confermo, soprattutto la parte dove spudorata ammette di essersi iscritta a conferenze e simili solo per il buffet: l’ho fatto anch’io. Che diamine, quando non si hanno i soldi per pranzare ci si inventa ogni giorno.

Ero sempre al Parlamento Europeo per seguire i meeting, in realtà non avevo molti soldi per pagarmi i pranzi e quindi mi iscrivevo a tutte le conferenze che prevedessero un buffet o un rinfresco.

Ma veniamo alla novità. Irriverente, non corretto, sincero, schietto, realistico, ironico e oggettivo: questa la descrizione che meglio si abbina a “Papà mi presti i soldi che devo lavorare?” e se non fosse per la naturale capacità dell’autrice di riderci un po’ su, perché altrimenti dovrei piangere troppo spesso, il libro potrebbe venire analizzato come spaccato impietoso di una generazione troppo spesso citata e osannata dai media ma talmente ai margini da risultare invisibile.

Mi hanno insegnato che bisogna sempre porre delle domande per dimostrare che si è davvero interessati al lavoro. Non oso chiedere informazioni circa la retribuzione, visto che l’ultima volta che ho osato farlo mi hanno risposto con un: “Lei lavora solo per il denaro?”.

Alessia Bottone spiega al lettore che essere troppo, curiosi, determinati, motivati, preparati non paga in Italia. Si rischia di venire scartati proprio perché troppo, e chi cerca lavoro sa benissimo quanto spesso accade ” No, ci dispiace ma lei è troppo preparato per questo lavoro.”

Troppo, e se viaggia troppo non va bene, e se non si è mai mosso da casa dei genitori non va bene, e se pensa troppo con la sua testa, non va bene (non sia mai che vi venga la malsana idea di mettere in discussione regole e ordini. Chi vi ha dato il permesso di pensare?), l’autrice racconta diverse sfaccettature della stessa miseria, dalla selezione, al lavoro mal, o per niente, retribuito, fino all’assurdo “Ed io che ti ho persino assunta e pagata!” (per la cronaca il lavoro veniva pagato 3,54 euro l’ora).

E non osate informarvi sui contributi, potreste andare incontro a terribili realtà.

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