Non buttiamoci giù di Nick Hornby

Cosa fanno quattro persone che casualmente si incontrano prima di suicidarsi? Parlano, ovvio, prima di buttarsi giù e farla finita, per scelta sia chiaro, si raccontano, si descrivono, e, se possibile, si tirano su di morale. E’ Capodanno, converrete che questa data dell’anno, assieme a Natale, rappresenta un ostacolo non indifferente per chi è depresso. A Capodanno, feste comprese, bisogna essere felici, bisogna festeggiare, bisogna brindare, e se non riesci a fare tutto ciò, per tua volontà o per solitudine imposta, allora sono guai. Anche il più equilibrato essere umano del pianeta vacilla a Natale.

A Londra un palazzo è famoso perché scelto dagli aspiranti suicidi, talmente gettonato da risultare sovraffollato. Quattro sconosciuti si incontrano la notte di Capodanno sul tetto di questo palazzo con l’intento di buttarsi di sotto, e iniziano a parlare. Non buttiamoci giù di Nick Hornby è un piccolo capolavoro. I quattro protagonisti aspiranti suicidi raccontano il loro incontro e il motivo che li ha spinti sopra al tetto la notte di Capodanno riuscendo, con particolare vivacità, a snocciolare ansie, paure e impressioni, dai preparativi all’incontro sul tetto, fino alla scelta finale.

Difficile capire perché un essere umano decide di eseguire l’atto estremo di togliersi la vita, la solitudine aiuta ma spesso non è la sola causa. Certo il suicidio solitamente è una scelta solitaria, quindi se il destino ti fa incontrare altre persone diventa tutto molto più complicato.

Non avrei dovuto fare casino. Lì ho sbagliato. Voglio dire, ho sbagliato se avevo l’idea di suicidarmi. Bastava che camminassi, svelta e calma e tranquilla, fino al posto dove Martin era passato in mezzo alla rete, che salissi sulla scaletta e poi saltavo giù. E invece no. Ho gridato una roba tipo: Via di lì, sfigati e poi ho lanciato una specie di urlo di guerra indiano, come se fosse tutto in gioco – lo era, a quel punto, almeno per me – e Martin mi ha fermato con un placcaggio da rugby prima di metà strada. E dopo, mi si è tipo inginocchiato sopra e mi ha strofinato la faccia in quella specie di finto catramato rugoso che stendono in cima ai palazzi. Allora avrei voluto veramente essere morta. Non lo sapevo che era Martin. Anzi, non ho visto un bel niente fino a quando mi ha strofinato il naso in terra, e poi ho visto solo terra. Però al momento che sono salita sul tetto ho capito cosa facevano tutti e due là sopra. Non c’era bisogno di essere geni. (…) Insomma, com’è che voi due siete autorizzati a suicidarvi e io no? E lui fa: Perché sei troppo giovane. Noi ci siamo fottuti la nostra vita. Tu non ancora.

Problema della mia generazione è che ci sentiamo tutti dei geni del cazzo. Far qualcosa per noi non è abbastanza, e neanche vendere qualcosa, o insegnare qualcosa o solamente combinare qualcosa: no, noi dobbiamo essere qualcosa. E’ un nostro inalienabile diritto, in quanto cittadini del ventunesimo secolo.”

Non buttiamoci giù

Nick Hornby

Anno 2005

Guanda

Euro 5,90

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