Talenti, racconto fantasy. Magia e ribelli

Immagine 13Oggi presento con un po’ di sana agitazione un mio racconto, un fantasy: Talenti, edito da Lazy Book.

Scrivo di libri ogni giorno, ne leggo circa tre a settimana, e lavoro nel settore editoriale eppure presentare questa mia piccola, e divertente, creatura, mi agita e attendo con ansia il giudizio dei genitori.  Mi sono divertita a scriverlo e spero davvero che riesca a strappare qualche sorriso anche a chi lo leggerà.

Titolo: Talenti
Autore: Anna Fogarolo
Racconto lungo
Editore: Lazy BOOK, 2014
ISBN: 9788898833078
Formato: EPUB
Prezzo: € 2,99

 

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Trascrivo qui le prime righe, e vi auguro di trovare il vostro talento

Il suono pesante dei suoi passi sulla strada fangosa anticipava l’affanno, la corsa interminabile si fondeva con la pietra accantonata ai lati della strada dimenticata, per impedire ai carri di sprofondare nella melma. L’alba proteggeva il sonno di molti. Lori si fermò per riprendere fiato, il silenzio immediatamente spezzato dai passi veloci dei suoi inseguitori; imprecando riprese la sua corsa, cercando di ricordare il luogo esatto della casa, il colore sbiadito della porta. Poi lo vide, un ingresso minuto, scolorito, senza decorazioni o fiori a dare il benvenuto. Bussò, da prima con garbo, disturbare in fondo non era nella sua natura, poi esibendo una maggiore insistenza.
L’uscio finalmente si aprì, ma al suo interno non l’attendeva un caloroso abbraccio. Schivò il contenuto del vaso da notte, la maleodorante sostanza gli passò accanto terminando la sua parabola al centro della strada.
Sbigottito Lori osservò la fanciulla che lo minacciava sulla soglia brandendo una scopa. I fianchi larghi sostenevano una donna dalle forme morbide. Bella, ma non oggi, oggi il suo volto, solitamente solare e sorridente, trafiggeva con odio evidente il giovane. Trasfigurata dalla rabbia.
«Tu sei un maledetto! Tu, ignobile uomo, osi tornare dopo quello che mi hai fatto? Tu…»
Due mani possenti calarono sulle sue spalle mentre la scopa testava la resistenza del cranio; senza opporre resistenza Lori osservava il diavolo che era stato il suo amore eterno, eterno per un paio di mesi.
La scopa della fanciulla calò una e più volte mentre i soldati della fortezza sogghignando lo salvarono da linciaggio certo.
Lori aveva compreso fin da bambino la sua fortuna, per lui, bello come un dio, ottenere ciò che voleva rappresentava una semplice sfida all’intelletto umano, non c’era donna, nella fortezza, e nei paesi vicini, capace di resistere al suo fascino. Donne di ogni età e uomini dal desiderio incontentabile. Cibo e asilo non gli venivano mai negati, crescendo i desideri della carne avevano sostituito i primi istinti di sopravvivenza. Pur comprendendone i vantaggi, Lori ancora faticava a intuirne i limiti, e cacciarsi in situazioni pericolose era diventato il suo principale passatempo. Alto, il ragazzo che oggi vanta venti primavere, sfiora i due metri, muscoloso non per l’esercizio
fisico ma per grazia divina, in realtà l’unica ginnastica concessa al momento si manifestava sotto le lenzuola; labbra carnose capaci di far sospirare ogni fanciulla, il viso dai lineamenti forti diviso da un naso dritto, importante. Lori era diventato il sogno di ogni donna e l’incubo di ogni uomo. A sua discolpa possiamo considerare che vent’anni in media non portano l’ingegno di comprendere
l’invidia umana e il ragazzo, consapevole della sua bellezza e delle infinite possibilità che questa può concedere, non aveva sviluppato negli anni quell’equilibrio capace di proteggerlo dalle insidie dei veleni di corte.
Quella mattina Lori aveva appena scoperto che addormentarsi nel letto di una donna sposata non è ciò che solitamente viene definita una buona idea. Chiedere asilo a una donna dimenticata, rappresenta probabilmente la peggiore soluzione che poteva venirgli in mente. Era andato oltre, oltre ogni possibile comprensione. Se infilarsi nei letti altrui era diventato oramai il suo principale passatempo, il letto reale avrebbe dovuto far desistere anche il suo infrenabile desiderio.
Questa volta rischiava la testa.

 

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