Monthly Archives: June 2015

A Venezia censurati i libri per bambini

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pinocchioSta accadendo un fatto davvero insolito: i libri per bambini vengono censurati. Questo non in chissà quale paese lontano ma nell’incantevole Venezia. I libri censurati vengono accusati di spiegare le differenze di genere.

Ma se andiamo a vedere bene la lista alcuni titoli sono davvero inspiegabili, come Piccolo blu e piccolo giallo, la storia in realtà è nata in treno ed è stata inventata dai nipotini dell’autore, il fine era semplicemente spiegare che giallo e blu se uniti… creano il verde. Ovvio, la storia parla anche di amicizia e famiglia, ma non di sesso. Se poi vogliamo vedere sesso, droga e rock & roll un po’ ovunque, credo sia un nostro esclusivo problema di adulti.

Ma torniamo a Venezia, una serie di libri per bambini sono stati etichettati come libri Gender, e quindi ritirati dalle scuole, nido e materna.

Ora, non voglio qui scrivere di teoria del Gender, ne tanto meno di differenze di genere, non è questo il luogo e io non sono certo un’esperta, ma vorrei parlarvi della storia di Pinocchio e, perché no, della storia di Biancaneve.

Il primo è nato e cresciuto con solo un padre, pure vecchiotto, la seconda… eh si sa: Biancaneve convive con ben sette uomini.

Eppure ai bambini la storia di Pinocchio piace un sacco, soprattutto la balena che starnutisce, e di Biancaneve ricordano solo il sonno profondo causato dalla mela, non certo le menate da adulti…

Vogliamo andare oltre? Ma si, andiamo oltre, Cappuccetto Rosso vi pare normale? Da sola nel bosco! E Cenerentola? Maltrattata dalla matrigna, seconda moglie!!!

Allora, se ragioniamo come il signor Sindaco di Venezia dovremmo togliere tutta la letteratura per l’infanzia, da Collodi fino al pinguino cresciuto da due papà.

11244579_1469373316693153_6260632634489588256_nL’impressione è che la discussione sulle differenze di genere stia degenerando, ad esempio nel libro La cosa più importante di Laura Novello, Casa editrice Mammeonline, ancora non mi è chiaro quale sia il passaggio incriminato.

Comunque un grazie al Sindaco di Venezia lo devo dire: ora so quali libri mancano ai miei figli, vedrò di comprarli al più presto.

 

I love BDMS, di Ayzad. Finalmente un po’ di buon senso

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i_love_bdsm

i_love_bdsmA mio avviso dovrebbero consigliare i libri di Ayzad come strumenti indispensabili per rimanere con i piedi saldamente ancorati a terra, la definirei letteratura sana a tutto tondo. Si, lo so, che parlando di BDSM a qualcuno potrà sembrare una sparata stramba, ma, fidatevi, i libri di Ayzad sono molto più reali, istruttivi e concreti di, sparo un titolo a caso, 50 sfumature.

E se la lettura di 50 sfumature vi ha incuriositi, e sognate fruste, sculacciate e bende, prima di darvi al BDSM casalingo e creativo vi suggerisco di leggere almeno I love BDSM. Guida per principianti ai giochi erotici di bondage, dominazione e sottomissione. Se cercate qualcosa di scandaloso non è questo il caso, perché qui si demoliscono falsi miti e si sottolineano alcune semplici regole, normale buon senso che a volte l’ansia di prestazione abbandona nel dimenticatoio.

Ayzad, con una scrittura semplice, senza enfasi inutile, e, soprattutto, molto realistica, demolisce alcune delle più comuni convinzioni e cerca di dare utili consigli a chiunque desidera anche solo saperne di più di questo mondo, che così chiuso non è, il BDSM.

Non è un caso che i problemi più seri con l’eros estremo derivino proprio da questo. Per imparare a fare bondage o praticare un fisting ci sono infinite guide online, manuali e perfino seminari dedicati: qualche ora di studio, e chiunque può diventare un esperto. Come gestire correttamente un rapporto di dominazione e sottomissione invece non lo spiega mai nessuno.

Ricapitolando, se cercate lattice, fruste, tacchi improponibili, e luoghi dove tutto è concesso… cambiate sogno. La realtà è ben diversa e chi pratica il BDSM in tutte le sue sfumature, deve sempre rispettare il partner. Quindi, vietato fare stalking e nessun contratto. Se il partner dice basta, ci si ferma, ecc. Buon senso? Si, ma a quanto pare spesso si dimenticano le basi del rapporto di coppia.

In tutta sincerità alcuni consigli e regole ritrovate in I love BDSM le proporrei anche nei corsi prematrimoniali:

Se un dominatore viene infatti visto come una figura discutibile ma anche invidiabile, un sottomesso manda in tilt i canoni di giudizio della società contemporanea. Anziché cogliere l’aspetto romantico e sensuale del ruolo, si tende a etichettarlo come debole, vile, abietto. Ma non solo: il pregiudizio generale – perfino fra tanti praticanti di bdsm – è che chi ama questo genere di cose si sottometta a tutti, anziché donarsi solo al partner.
La realtà è tuttavia ben diversa da come la si immagini. Anzi, per molti versi è proprio l’opposto. Per esempio: in un rapporto bdsm sano la motivazione del sottomesso non è affatto lo spirito di sacrificio, la devozione, la coercizione né la personalità magnetica di chi domina. Molto più concretamente, a guidare le sue azioni c’è soprattutto l’egoismo.

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In estate preferisco leggere : le proposte estive di Lazy Book

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Comunicato Stampa

 

lazy bookPer chi desidera rinfrescarsi, Il cimitero di Beech Grove, di Daniele Fantini, assicura fantasmi e intrighi, il tutto ambientato in un western apparentemente d’altri tempi. Un killer professionista, tale Buck Jones, si ritrova suo malgrado a dover gestire un numero elevato di spiriti alquanto animosi e irritati. Il romanzo è volutamente ironico, capace di strappare sorrisi senza mai dimenticare il giusto equilibrio tra bene e male.

 

 

Copertina_JASP_600x800pxLe romantiche, amanti di Jane Austen, potranno invece riscoprire le atmosfere tanto amate nel romanzo J.A.S.P. – Jane Austen Summer Party, di Virginia Cammarata. Spiritoso e scoppiettante il libro desidera divertire grazie alla sua incredibile protagonista Zoe, in vacanza con la famiglia a Brighton. Ad aspettarla party chic e uomini innamorati, o quasi, il tutto condito da una sorella un po’ civettuola, una madre vegana e un padre litigioso ma con amore. Da leggere sotto l’ombrellone, i vicini potrebbero non comprendere le solitarie risate.

 

 

Copertina_EquilibrioInfine, per gli amanti del fantasy classico, un romanzo d’altri tempi, un epic fantasy capace di tenere incollato il lettore all’ ereader per tutta l’estate: Equilibrio, di Anna FogaroloIn Equilibrio conquistano gli elementi classici dell’epic fantasy: profezie, magia, ombre, amore, e, naturalmente, l’eterna lotta tra il bene e il male; ma solo colui che è uguale e diverso potrà portare la pace nel Regno.

Il ladro di nebbia, di Lavinia Petti

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il-ladro-di-nebbia1-686x1024Immaginatevi un paesaggio alla Dylan Dog, misterioso e cupo, un protagonista decisamente privo di empatia e senso dell’umorismo, poi prendete il tutto e scuotetelo ben bene e di colpo BUM! vi ritrovate nel paese delle meraviglie di Alice, dove al posto di Bianconiglio un pittore folle si maschera da Virgilio per accompagnarci a visitare un mondo davvero insolito.

Non si tratta di un sogno vittima di una digestione complicata, ma dello splendido romanzo di Lavinia Petti: Il ladro di Nebbia.

La storia è appesa al filo tra fantastico e onirico, assomiglia più a un quadro di Salvador Dalí che a un romanzo, e non solo funziona come trama ma è anche scritta in maniera impeccabile.

Lavinia Petti all’inizio inganna il lettore, una Napoli grigia fa da sfondo a uno sfigato scrittore, sfigato nel senso sociale del termine perché in realtà è uno scrittore di enorme successo. Ma il lettore attento già vede la trappola: e quando mai Napoli è grigia? Può essere rumorosa, chiassosa, a tratti incomprensibile, ma mai grigia. Impossibile. Il lettore sa, quindi, nonostante tutto sa che il libro non descrive la realtà…

Nel mondo di Lavinia Petti tutto è possibile, anche raggiungere  il luogo dove oggetti, ricordi e illusioni dimenticati tendono a radunarsi: Tirnaìl, questo il nome del luogo. Qui cose, persone, anime e pensieri rimossi vivono. Oggetti e sentimenti dimenticati per sbadataggine o per stessa volontà di chi li possedeva.

Il passaggio dalla Napoli cupa, dove lo scrittore Antonio vaga, a Tirnaìl è incredibile. Sembra di assistere a un tranquillo sonetto per poi venire scaraventati e destati da un concerto rock.

Antonio fece saettare intorno alla sala i profondi occhi neri da insetto, che nonostante l’età preservavano una scintilla infantile. Sbuffò: fino a quel momento non si era accorto che il locale era tanto affollato.
Mai che trovasse pace! Neanche i bar erano più i rifugi di una volta.

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Passaggio in Sardegna, di Massimo Onofri

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Non possiamo semplicemente etichettare Passaggio in SardegnaMassimo Onofri, Giunti editore, come narrativa di viaggioho scoperto che si chiama anche letteratura odeporica (spero sia corretto), no, non possiamo, per il semplice fatto che Passaggio in Sardegna è molto di più: è critica letteraria, ho perso il conto del numero di libri suggeriti che spero incontreranno la mia libreria in tempi brevi, è cucina locale, è persone incantevoli. Insomma, per farla breve, credo che solo in questo libro potrete trovare le indicazioni per gustare le migliori focacce di Alghero.

Se uno ci capita, ci ritorna, perché quella focaccia che porta il nome del locale, e che lo staff prepara con miracolosa grazia davanti ai clienti che attendono in fila, resta assolutamente unica nel suo genere, nonostante l’ampia scelta d’ogni gusto di cui si può disporre. Com’è fatta la focaccia Milese? Con quel tipico pane fragrante di notevoli dimensioni, ma non troppo spesso, che viene sezionato e riempito a strati progressivi: fette di pomodoro fresco, tonno di qualità, uova sode sbriciolate, acciughine minutamente tagliate, rucola e deliziosa pancetta, cui si aggiunge l’inconfondibile e misteriosa salsa inventata dalla signora Maria.

Se devo essere sincera, mi basta riportare questo breve paragrafo per avere l’acquolina in bocca…

Massimo Onofri con una scrittura leggera, divertente e divertita, propone strade, ristoranti e spiagge, alcune molto turistiche, da affrontare solo fuori stagione, altre appartate e capaci di lasciare senza parole anche solo leggendo la descrizione; ma non è solo per il buon cibo che personalmente vorrei recarmi già oggi a riscoprire questi luoghi,  è bene ammetterlo subito, perché il vero motivo è incontrare lo chef o la cameriera di ogni singolo ristornate accennato, e magari riuscire ad incrociare gli ex allievi dell’autore o attuali amici per ricreare l’atmosfera.

Passaggio in Sardegna è un tesoro, un piccolo gioiello di letteratura e di sapere, ma non spaventatevi, io inizialmente lo ero, la presentazione dell’autore nel dietro quarta di copertina non deve scoraggiare, perché nonostante l’evidente cultura, la conoscenza della materia, e il tema certo lontano da un libro giallo, Massimo Onofri riesce a conquistare. Si ha come l’impressione di venire accolti, presi a braccetto e accompagnati  in questo tortuoso giro dell’isola.

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Due giorni con Davide Calì, che storie!

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La_Regina_delle__51850f02484c9Riemergo da un fine settimana intenso, di quelli che mettono a dura prova fisico e soprattutto passione, che ti fanno dubitare e contemporaneamente caricano l’anima, una sorta di concentrato di energia positiva; ma, devo ammettere, che riemergo anche con tante, tantissime domande, una su tutte: ma io… che ci faccio qui?

Andiamo con ordine, sabato 13 e domenica 14 giugno a Padova Davide Calì, noto scrittore per l’infanzia, ha tenuto un workshop a Padova, presso Artelier: Una valigia piena di storie (se siete interessati Davide terrà un altro corso sempre a Padova il 25 e 26 luglio prossimi). Un laboratorio di scrittura creativa, dove non solo si scrive ma si inventano storie per i bambini, storie di tutti i tipi, con pretese o semplicemente divertenti, storie infinite, storie che amano ripetersi, storie fantastiche, storie già sentite (ecchisenefrega).

Un divertimento incredibile, ma anche una fatica enorme. Oltre a suggerirci i grandi argomenti da cui prendere spunto per creare la storia, in quindici minuti, Davide ci ha mostrato tanti, tantissimi, albi illustrati, disegni, stili narrativi e illustrativi, un materiale ricco e utile, perché prima di provare a fare qualcosa, qualsiasi cosa, è necessario documentarsi, capire, intuire.

Davide non distrugge nulla di quello che prende forma durante i suoi corsi, io però ho immaginato una sorta di classifica di gradimento:  carine (somma), bella veramente bella (ecco ci sei quasi), bene sviluppala e mandamela (ecco qui potresti aver azzeccato la storia giusta), applauso (è fatta!).

Chi ha beccato l’applauso? Ovviamente non ve lo dico, andate, scrivete, proponete, e sono certa che lo potete conquistare anche voi.

non-ho-fatto-i-compiti-perche-libro-72403Ora, per tornare all’inizio del post, io che ci facevo in quel corso? A dire il vero ho semplicemente seguito l’istinto, carambolesco genio del male il mio istinto ultimamente pare un ubriaco impazzito che tira una corda, una spessa e robusta corda che non intende lasciarmi andare. O forse sono io che mi sto incollando a lei.

Ma i dubbi sono leciti. Non averne ed essere convinti di ogni riga che si scrive, storia che si crea, romanzo che prende forma, è, a mio avviso, da pazzi.

Quindi riemergo carica, non troppo, entusiasta, con garbo, con più dubbi di prima, ma credo sia normale, almeno per me.

Ora però torniamo al succo di questo blog, le letture che vi consiglio sono due, e entrambe portano la firma di Davide Calì, in realtà non era così scontato ma tra i tanti libri proposti è innegabile che questi sono quelli che mi sono piaciuti di più:

La regina delle rane e Non ho fatto i compiti perché … (di questo me ne sono innamorata, lo ammetto)

Conclusioni: non so se questa sarà la mia, ennesima, strada, ma quello che so è che mi sto divertendo un mondo (nonostante i mille dubbi), e tanto basta.

AGGIORNAMENTO:

Davide sottolinea: per quel che riguarda l’interpretazione, un piccolo errore: quando dico bella, è già bella, da lavorare e pubblicare. l’applauso va per le storie molto originali e già perfette, per quanto poi ogni cosa vada lavorata. so che dopo i corsi la carica cala, bisogna saper recuperare la voglia di completare quello che si è cominciato!

 

Che cavolo vuoi? Ricette del cavolo, di Natale Fioretto e Roberto Russo

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Che cavolo vuoi

Che cavolo vuoiCi sono libri che si scelgono in sicurezza: conosciamo l’autore, la trama, le recensioni sono tutte ottime (non fidatevi!!!), insomma i perché che ci spingono ad acquistare un libro e leggerlo spaziano, ma esiste un motivo che ci spinge ad acquistare un libro che fatichiamo ad ammettere: il titolo. Eppure capita molto spesso, non conosciamo l’autore e ci facciamo incantare dalla copertina, non abbiamo la più pallida idea di quale sia la trama ma il titolo… il titolo ci incanta. O ci fa fuggire a gambe levate, dipende.

Questo è il caso del libro Che cavolo vuoi? Ricette del cavolo, di Natale Fioretto e Roberto Russo, Graphe.it edizioni, premesso che non sono un amante e tanto meno un’esperta del genere cucina e dintorni, in Che cavolo vuoi? oltre a sorridere per il titolo azzeccatissimo, potete trovare storia, ricette, rimedi naturali e aneddoti del cavolo, il tutto condito da una buona dose di ironia.

Certo, se non amate il cavolo forse questo non è il libro adatto a voi, ma, aspettative a parte, troverete in queste pagine diverse curiosità e dettagli insoliti; inoltre, capovolgendo il tutto, il libro si trasforma in ricettario, e anche in questo caso sono molte le sorprese: non avete idea di quanti piatti si possono cucinare con il cavolo!

Una piccola carrellata di modi di dire per notare che il cavolo, nella cultura italiana, non è relegato solo al ruolo di ingrediente. la famiglia del cavolo – che appartiene al più vasto clan delle crocifere o crucifere (che si chiamano così per la disposizione a croce dei fiori) – è composta da vari membri (in ordine alfabetico): broccoletto, broccolo, broccolo fiolaro, cavolfiore, cavolo, cavolini di bruxelles, verza.

A mio avviso Che cavolo vuoi? si presta a regalo per l’amico vegetariano, attenzione le ricette non sono vegane, o per la mamma che tanto ha dovuto soffrire per farvi mangiare uno spicchio di cavolo. Anche l’amico neo papà potrebbe apprezzare, d’altronde scoprire che i bambini non compaiono da sotto al cavolo non è cosa di tutti i giorni….

bambiniC’entra come i cavoli a merenda.
Cavolo, com’è carino ‘sto libro!
Che cavolo mangi?
Che cavolo stai facendo?
Che cavolo vuoi?
E che cavolo!
I bambini nascono sotto i cavoli.
Non me ne importa un cavolo!
Salvare capra e cavoli.
Sono cavoli miei!

Che cavolo vuoi? Ricette del cavolo, Natale Fioretto e Roberto Russo, Graphe.it edizioni, prima edizione 2006 – seconda edizione 2015

Il gioco di Ripper, di Isabel Allende

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gioco ripper

gioco ripperHo aspettato un paio d’anni prima di affrontare la lettura de Il gioco di Ripper, di Isabel Allende, Feltrinelli, un po’ perché conoscendo i lavori dell’Allende un giallo thriller faticavo a concepirlo, e un po’, lo ammetto, a causa delle diverse recensioni negative incrociate online. Ebbene, per l’ennesima volta devo ribadire che le recensioni difficilmente corrispondono al vero (e se lo ribadisco io che ne scrivo almeno una a settimana…). Il gioco di Ripper è un piacevolissimo romanzo. Certo, si distacca notevolmente dai thriller che siamo abituati a leggere, ma d’altronde… davvero ci potevamo aspettare un normale thriller da Isabel Allende?

A mio avviso, chi ha espresso giudizi negativi semplicemente non conosce le opere di Isabel Allende, perché qui ho ritrovato il suo stile, la sua ironia, la sua incredibile capacità di delineare personaggi folli ma credibili. Finalmente l’autrice torna a divertirsi, la prematura scomparsa della figlia aveva gettato un’ombra di sconforto sui suoi lavori, ogni parola, frase, scritto, sembrava urlare al mondo il suo assoluto e vero dolore. Il gioco di Ripper torna a sorridere alla vita.

Non mancano psicopatici, amanti del new age, figlie e madri  un po’ sopra le righe, eppure la storia si intreccia a meraviglia e accompagna il lettore fino al gran finale, e, sebbene da circa metà libro è chiaro chi sia l’assassino, poco importa, sono i singoli personaggi a farci amare tutte le pagine del libro.

Amanda, è una ragazzina estremamente intelligente, vive con la giovane madre, bellissima donna dall’animo gentile, e un tantino ingenuo, e con il nonno sempre presente e personaggio davvero irresistibile. Amanda ha diverse passioni, oltre a un ragazzo che non sa di essere il suo ragazzo (dettagli), gioca a Ripper e assieme a un gruppo di suoi coetanei indaga a suo modo su alcuni omicidi inspiegabili. San Francisco non sembra minimamente sconvolta dalle diverse morti che da alcuni mesi rendono cupe le notti della polizia, ma i ragazzini di Ripper hanno le idee chiare in merito, si tratta di un unico assassino.

Manca il movente e mancano molti dettagli, ma Amanda intuisce, prima di tutti gli altri, che un bagno di sangue sta sconvolgendo la città. Ma, quello che ancora non può prevedere è che il male si avvicina sempre di più alla sua famiglia…

Il filone principale del romanzo viene arricchito dai tanti personaggi che l’Allende si diverte a intrecciare, i fidanzati di Indiana, passati , presenti, futuri, i pazienti del suo studio di massaggi e aromaterapia, energie vere e presunte che si diramano come nebbia sul palcoscenico.

In Il gioco di Ripper, ho ritrovato la mia amata Allende, quella che mi ha incantata con D’amore e d’ombra e La casa degli spiriti; l’Allende che usa le parole in maniera sublime, raccontando meraviglie e brutture dell’essere umano;  ma, sopratutto, ho ritrovato le sue donne, così belle, fiere e geniali.

Indiana sosteneva che non esisteva “ciò che è bene” e “ciò che è male”; la cattiveria è una distorsione delle bontà naturale.

Il gioco di Ripper, Isabel Allende, 2013, Euro 19,00