Monthly Archives: July 2015

Recensione, La ragazza del treno, di Paula Hawkins

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LaRagazzaDelTreno

LaRagazzaDelTrenoLa ragazza del treno, di Paula Hawkins sta diventando un successo mondiale, inaspettato e assolutamente incredibile. Presentato come thriller psicologico, questo romanzo sta facendo impazzire critici, lettori, compulsivi e non. Spinta dall’urlo di IMPERDIBILE ho iniziato a leggerlo convinta di trovarmi di fronte a un capolavoro. E invece…

Questo libro mi ha lasciata con una profonda tristezza, tristezza verso le donne, l’alcolismo, la solitudine, l’indifferenza. E non mi è piaciuto, semplicemente perché avevo già intuito trama, assassino e colpi di scena fin dai primi capitoli.

Rachel è una donna disperata, alcolizzata, depressa, sola, cacciata di casa, licenziata. Ogni giorno prende lo stesso treno dalla periferia di Londra verso la city, ma non va più in ufficio da tre mesi, vaga per le vie senza una meta o va in biblioteca. Ogni giorno guarda dal finestrino del treno la sua vecchia casa, oggi abitata dalla nuova moglie. Per distrarre il dolore fantastica sui vicini, una copia molto affiatata, bellissimi. Li vede darsi il buongiorno, fare colazione. Li chiama Jason e Jess perché hanno la faccia da Jason e Jess.

Poi un giorno Jess scompare… e lei vede, o crede di vedere, e crede di sapere, e vuole aiutare.

L’autrice racconta la vicenda dal punto di vista di tre donne, Rachel, spesso in stato confusionale a causa dell’alcool, Megan, che poi sarebbe Jess, e Anna la nuova moglie. I racconti non seguono una linea temporale ma saltano intrecciandosi, portando il lettore fino al finale.

Sono rimasta a letto quasi tutto il giorno, per cercare di mettere ordine nella mia testa. Ho provato a ricostruire quello che può essere successo sabato sera, ma i ricordi si intrecciano ai sogni. Ho tentato di scrivere tutto quello che mi passa per la testa. Il rumore della penna sul foglio sembrava un sussurro e mi innervosiva; avevo la sensazione di non essere sola in casa, forse c’era qualcuno dietro la porta, e non potevo fare a meno di pensare a lei.

La storia regge, è scritta bene, il fatto è che l’alcolismo non viene affrontato ma solo usato per spiegare le amnesie di Rachel. I protagonisti svelano una serie di disgrazie che nemmeno il peggior regista di Beautiful regge il confronto. E alla fine, sono sempre le donne le illuse, quelle deboli, quelle che non reggono la realtà, la modificano, la semplificano e la adattano alle loro esigenze.

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Recensione: Quella certa dipendenza dal tasto invio, di Lucia Del Pasqua

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dipendenza2Posso tranquillamente nominare il romanzo Quella certa dipendenza dal tasto invio, di Lucia Del Pasqua “libro dell’estate 2015”, e credetemi, al di là della storia romantica, del divertimento assicurato durante la lettura, della sensazione di venire letteralmente travolti dal fiume in piena che l’autrice ti rovescia addosso,  il motivo che mi porta ad assegnare l’ambito titolo (falso, me lo sono inventato ora) è che Lucia Del Pasqua sfancula il mondo intero. Ma lo fa in maniera personalissima, badate bene.

Niente doppi sensi, niente seducente politically correct, nessun sentito dire, no: Lucia Del Pasqua le dice, e non le manda a dire, più o meno a tutto il mondo del Fashion System italiano, concentrandosi su quello milanese, e non lo fa con stile o garbo, no, no: prende per il fondelli tutti, nessuno escluso, anche se stessa.

Sorvolando sul fatto che molti termini altamente fashion chic io non li avevo mai sentiti nominare, ma ho litigato con la moda tanti anni fa quindi non sono la persona giusta per valutare questo dettaglio, il romanzo non è solo divertente: è saggio. Si, lo confermo. Perché usando un feroce cinismo verso tutti, ma soprattutto nei confronti della protagonista, tale Penelope chiamata Pene che solo per questo meriterebbe una citazione al Nobel, l’autrice mostra una tenerezza che personalmente mi ha conquistata.

Avete presente i tanti romanzi in stile I love shopping, dove tutto alla fine finisce bene, lei si sposa e ha tipo 3/4 pargoli, ecc? In Quella certa dipendenza dal tasto invio troverete una empatia ben diversa, anche se lo stile presentato inizialmente potrebbe trarre in inganno.

Ogni volta che mi vesto, per essere pronta a uscire «seriamente» non mi basta l’approvazione dello specchio, devo avere un selfie, ovvero un’immagine statica, una foto di me non in movimento, così posso esaminare e analizzare più attentamente cosa va e cosa non va. Foto che finisce su Facebook, naturalmente. Perché in fondo anch’io ho bisogno dell’approvazione degli altri, conosciuti e non.

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Recensione Ultimo Piano (O Porno Totale), di Francesco D’Isa

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ultimo piano

ultimo pianoUltimo piano non è un romanzo erotico, anche se erotismo e sesso sono pilastri portanti della storia; oserei andare oltre, Ultimo Piano (O Porno Totale), di Francesco D’Isa, non è un romanzo, è un’opera d’arte che ha scelto il romanzo come canale di espressione. Al termine della lettura l’impressione, personalissima, è stata esattamente quella provata quando mi ritrovo ad osservare un’opera d’arte moderna, una di quelle strane forte, che ti trasmettono emozioni ma contemporaneamente continui a guardare, magari cambiando prospettiva, perché sai che ha altro da darti. A volte va male, nel senso che per quanto impegno ci mettiamo capire cosa diamine voleva dire l’artista non fa proprio per noi, altre volte sorridiamo soddisfatti e sornioni, felici di aver finalmente compreso.

Ma torniamo ad Ultimo piano, il porno totale è in realtà il palazzo dove si svolge l’intera vicenda, di proprietà di Frank Spiegelmann, regno indiscusso  della casa di produzione pornografica sempre di proprietà di tale Frank; all’interno del palazzo troviamo un micro mondo, una sorta di formicaio dove convivono negozi, ristoranti, quartieri poveri e ricchi. Protagonisti del romanzo Claude, regista, e Claude, attrice porno in arte Eva, nonché sorella del primo Claude.

Niente sesso, o meglio il sesso c’è ma non si vede, esattamente come la società reale richiede. Mentre il desiderio, quello si, è presente dalla prima all’ultima riga, quello che non si dovrebbe, quello che prima o poi cattura chiunque ma in pochi lo ammettono.

La storia, ben scritta, si articola tra scenari da grande fratello fino a conquistare i fan del dispotismo più nero, tra attricette porno, poteri superiori, armi capaci di distruggere il mondo, e mogli più intelligente di quanto sembra, Ultimo piano ha un solo difetto: piacerà a pochi. A pochi, perché lascia un finale aperto, l’unico possibile a mio avviso ma una storia senza una fine farà storcere il naso; a pochi perché tocca temi apparentemente scontati ma lo fa in maniera cinica, quasi volendo sottolineare che si, alla fine pensiamo tutti al sesso, sogniamo il sesso, godiamo con il sesso, eppure ambiamo ad altro…

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Le bambine di Carroll, di Bonifacio Vincenzi

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Comunicato Stampa 

Copertina LE BAMBINE DI CARROLÈ uscita in questi giorni la nuova raccolta di poesie di Bonifacio Vincenzi: Le bambine di Carroll (LietoColle, 2015).

Queste poesie del poeta calabrese si fanno apprezzare per la loro modulata forza. Il respiro che vi si trova è quello di una poesia che ha la capacità di ascoltare l’enigma. E proprio nell’enigma vibrano le metamorfosi delle sensazioni.

I dati emblematici lasciati dalla pagina fanno parte senza dubbi del bagaglio culturale di un autore di grande valore.

Ciò che affascina in questa scrittura è il ritmo pressante del verso, assunto come struttura portante dell’intera raccolta:

Evitando l’equivoco totale/ le panoramiche sul mondo/ oscillano improvvise/Uno scarto rivela /un po’ del suo significato, orge/di immagini senza profondità /La folla dei significati /si fa cumulo, /allontana dall’essenza /Il futuro si modella/ come una terribile/gabbia a maglie strette” (La gabbia oppressiva).

Per gli appassionati di poesia questo libro non può mancare nella loro personale biblioteca.

Questo non è un romanzo fantasy! di Roberto Gerilli

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117_big

117_bigIl fantasy, si sa, non è un genere amato da chi si considera un lettore affermato. Spesso deriso, sminuito, criticato, eppure i fan del fantasy si distinguono per tenacia e fantasia, si ritrovano, fondano fan club e addirittura si travestono, riuscendo ad emulare ogni dettaglio dei loro eroi. Eroi, che solitamente vanno dal guerriero, al mago, all’elfo, nani, fate, orchi e se cambiamo sotto categoria, credo che il fantasy vanti circa 28 sotto categorie, andiamo di vampiri, streghe, lupi di vario genere…

Chi scrive fantasy o scrive il romanzo del secolo o viene massacrato senza pietà, non esistono mezze misure, non esistono romanzi piacevoli, solo cose sublimi e schifezze. Probabilmente perché il genere è tra i più commentati e massacrati dal web, e chi critica online, come giustamente fa notare Roberto Gerilli non ha alcuna pietà, si arma di ascia e taglia teste.

Questo non è un romanzo fantasy! di Roberto Gerilli è una divertente storia fantasy, non me ne voglia l’autore ma se ci sono maghi buoni e demoni cattivi, nonostante l’ambientazione sia Lucca, che certo di cose strane ne ha viste, sempre di un fantasy si tratta.

In estrema sintesi un giovanissimo scrittore è passato dalle stelle alle stalle in un battito di ciglia,  Le Cronache di Falcograd, titolo del suo esordio, lanciato come il fantasy del secolo si è rivelato una delusione totale, tanto da chiudere ogni possibilità futura al povero scrittore, che tanto bravo in realtà non è ma ci mette davvero tanto impegno.

Filippo, questo il nome del nostro eroe, si reca al Lucca Comics & Games per ritentare la fortuna, convinto del valore della sua trilogia (in realtà il primo capitolo è già al macero). Tra delusioni e incontri Filippo, oramai sconfitto, decide di tornare a casa, ma d’un tratto compaiono, il come non mi è ancora chiaro, i protagonisti del suo romanzo, quello al macero, in carne ed ossa. Sono in quattro, sono arrabbiati  e distruggono lo stand del suo ex editore.

Da qui il gruppo, accompagnato da un simpatica e logorroica ragazza, inizieranno un’incredibile avventura, assolutamente fuori da ogni logica, ma è proprio questo il punto: spesso il fantasy non ha logica.

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