Monthly Archives: October 2015

Rebel. Il deserto in fiamme, l’atteso romanzo di Alwyn Hamilton

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rebelSe siete a caccia di una storia fantastica, per tutta la famiglia, capace di aiutarvi a sognare e sperare, credo che questa novità edita da Giunti sia la scelta giusta: Rebel. Il deserto in fiamme,  di Alwyn Hamilton, un romanzo ben scritto, rivolto a un pubblico giovane, ma sempre di piacevole lettura, dal ritmo veloce e mai ripetitivo o scontato. Rebel si è annunciato un successo fin dal suo esordio, tanto da scatenare una vera e propria asta tra gli editori statunitensi; a mio avviso il motivo è semplice: questo romanzo funziona. Sia la storia che l’ambientazione convincono, e anche se probabilmente qualche lettore anta storcerà il naso per un presunto già letto, a mio avviso, pur richiamando alcuni romanzi del passato, Rebel ha trovato una sua identità, una sua forma personale. Inoltre, il tocco d’amore funziona sempre, dobbiamo smetterla di girarci attorno.

Amani è un’orfana momentaneamente parcheggiata a casa degli zii, vive in un mondo davvero insidioso e pericoloso: il deserto. Sabbia e creature magiche sono la sua quotidianità, ma solo la fuga potrà salvarla, ma salvarla da cosa? Lo zio, già marito di un discreto numero di mogli, vuole sposarla e possibilmente farla figliare presto. Altrimenti è solo un peso per la famiglia. Amani è disposta a tutto pur di scappare, tanto da travestirsi da uomo e partecipare a un torneo, dove rischia di vincere se non fosse per Jin, il bello e misterioso Jin. Il ragazzo che ogni ragazzina vorrebbe incontrare (suvvia è proprio così).

Il viaggio di Amani non è certo facile, ma la prova più impegnativa è avere fiducia negli altri, dopo una vita di soprusi la fiducia non è certo una sua dote, ma tra creature incredibili, e poteri inaspettati anche lei troverà la sua strada.

All’istante la pressione che sentivo al petto si alleviò, per quanto dalla folla si fosse levato un mormorio di protesta. Hasan zittì
tutti sollevando una mano. «Non vi piacerebbe piuttosto vedere questi tre tiratori spararsi a vicenda?» Le grida divennero assordanti, i piedi pestavano sulle gradinate con un tale vigore da far tremare l’edificio fin nelle fondamenta. «Avanti, Bandito!»
Trassi un lungo, tremante respiro. Forse avrei dovuto rifletterci un po’ di più. O almeno avrei dovuto tener duro sui mille
fouza. «Forza, ragazzo» mi sussurrò una voce all’orecchio. «Di me ti fidi, no?» Studiai il sorriso irriverente del forestiero. «Non ti conosco nemmeno.»

 

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Grosso guaio al cimitero, di Chiara Cini. Una storia super per Halloween

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stealth-d9618ba726f62de721997196bb5619e5Le sorprese degli editori indipendenti sono quelle che preferisco, le sorprese ben fatte, pensate e infine realizzate. Grosso guaio al cimitero, di Chiara Cini, edito Lazy book, è quello che si può definire una lettura per ragazzi, ma attenzione potrebbe piacere anche a molti adulti, assolutamente credibile. Semplicemente perché funziona.

La storia prende in prestito le leggende dedicate ad Halloween e ci presenta Giorgio, un simpatico pre adolescente, sveglio, carino, distratto al punto giusto, con genitori amorevoli, e tanta fantasia da far esplodere,  insomma un ragazzo come tanti. Ma Giorgio vanta una particolarità: abita vicino al cimitero e suo papà fa il becchino da un paio di generazioni.

Giorgio è anche innamorato, della sua super migliore amica, e, inoltre, riesce a parlare con i fantasmi del cimitero, solo con quelli, o meglio sono i soli a sapere che lui riesce a vederli, e per fortuna altrimenti sai che via vai di morti!!!

Avete idea di cosa significhi essere il figlio del custode tuttofare del cimitero e vivere oltretutto nella casa all’ingresso del cimitero stesso? Ho iniziato fin da piccolo ad accorgermi che le persone facevano strani gesti al nostro passaggio. Ero piccolo ma di sicuro né scemo né cieco. Poi sono arrivati alle mie giovani orecchie i primi commenti poco educati, del tipo “ecco i becchini”, “toccati, arrivano i Solles”, “cosa mangeranno per cena, ossa fritte?” E così via, in un ricco ed articolato copione abbellito dalla famosa vena umoristica dei toscani. Il fatto poi che mio padre avesse un cognome straniero copriva il tutto con un velo di oscura ambiguità difficile da interpretare. Siamo nel nuovo millennio ma la somma di becchino più straniero dà, come risultato finale, la definizione di strano parecchio

Non voglio svelare troppo di questa simpatica storia, vi anticipò però che tra i morti ce né uno ammazzato, che i misteri rischiano di nascondere la verità, e che i fantasmi sanno perdonare, non sempre, ma a volte capita.

Grosso guaio al cimitero, Chiara Cini, Lazy Book, Euro 1,99

Dormiremo da vecchi, di Pino Corrias

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Libro del Giorno , Pino Corrias Dormiremo da vecchi

Libro del Giorno , Pino Corrias Dormiremo da vecchiFeroce, ironico, irriverente e dannatamente realistico. Questo è Dormiremo da vecchi, romanzo di Pino Corrias.  Un romanzo incalzante, che non risparmia nessuno, capace di risvegliare desideri assopiti e contratti mai firmati, perché la storia di Oscar Martello, produttore televisivo, è la storia che leggiamo ogni giorno, che sentiamo, chiacchieriamo, ma che difficilmente prendiamo sul serio perché lontano da noi.  La storia di attrici, registi, manager, politici, ragazzine che cercano il successo facile, uomini colmi di potere convinti di avere tutto sotto controllo, mogli trascurate dalla vendetta veloce, sceneggiatori affranti, scrittori depressi.

Coca, erba, pastiglie e alcol, donne grasse capaci di tenerti per le palle (chissà perché sempre e solo grasse e lesbiche), donne magre brave solo a farti pompini. Stereotipi. Soldi facili, soldi nascosti, soldi dentro alle valigie, soldi in viaggio.

Siamo talmente abituati a tutto ciò, a questa Dolceroma, che la bravura di Pino Corrias a mio avviso sta nel presentare un romanzo che non ha nulla di nuovo riuscendo comunque ad agganciare l’interesse, a farti arrivare fino all’ultima pagina pur ribadendo l’ovvio, o forse è proprio quest’ovvio a farci storcere il naso, perché troppo concentrato, troppo deriso.

Anche noi, lettori, spettatori del dramma, pubblico televisivo di programmi spazzatura e fiction inguardabili, diventiamo parte dello sprezzo dell’autore. Ballerini improbabili di una prima scontata.

Eppure tutto funziona, ogni singola parola o parolaccia, ha il suo senso di esistere, il sesso è talmente ovunque da portare alla noia, ma non è forse così che ci hanno descritto l’Italia della televisione? Non è forse questo lo stereotipo che viviamo e accettiamo da anni e anni?

I ricchi che nascondo la propria ricchezza e intestano tutto ad altri, non li reputiamo, noi italiani, i veri furbi?

Quindi Dormiremo da vecchi, è un romanzo di cronaca, un dramma o un romanzo inchiesta? Ma è tutto vero o tutto finto?

Siamo talmente abituati a credere a ciò che ci viene mostrato, detto, urlato, dalla televisione, che realtà e finzione hanno il medesimo valore, dallo spettacolo, al film, fino al telegiornale, non ci fermiamo a riflettere, e ciò che appare ovvio potrebbe avere diverse spiegazioni. Anche nelle storie dei ricchi.

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Non è un vento amico, di Vincenzo Zonno

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non_e_un_vento_amico-cover

non_e_un_vento_amico-coverNon possiamo perdonare senza aver compreso il peccato.

E, aggiungo, probabilmente è difficile comprendere ciò che non si vive.

Non è un vento amico, di Vincenzo Zonno si è rivelato un’autentica sorpresa. Pur ambientando il romanzo nella Russia e Prussia del 1854 l’autore dimostra una notevole capacità narrativa, mai appesantita dalla volontà di trasmettere il suo sapere di quell’epoca e quel luogo; il rischio di eccedere in dettagli storici e appartenenti alla letteratura Russa era notevole, invece …  Non è un vento amico si avvale di nozioni ma non ne è succube, il romanzo potrebbe venire presentato come un giallo storico, ma a mio avviso è molto di più: è filosofia e teologia.

In poche pagine Vincenzo Zonno riesce a mettere in discussione il purgatorio stesso, la fede, ma anche il desiderio unico dell’uomo di appartenere alla storia. E l’amore.

D’improvviso abbandoni ogni forma, ogni soggezione. Cammini avanti e indietro, davanti al dirupo, pensando, riflettendo intensamente. Valuti i pro e i contro senza mai prendere una decisione, poi un vuoto nella mente di pochi attimi e ti lanci giù e, mentre stai precipitando, ti chiedi cos’è  accaduto e cosa hai fatto.

Lo stile è decisamente fluido, e i salti temporali non disturbano, anzi, procedendo nella lettura assomigliano a piccoli strappi necessari per comprendere il tutto, l’autore ci concede una lettura mai pedante e capace di descrivere personaggi e scenografie in maniera delicata. Anche la spoglia Cypel Koszalin, exclave russo dalle atmosfere cupe e medioevali, conquista per spessore e pennellate scure. Come un quadro, un paesaggio, questo luogo è protagonista del romanzo, assieme al tenente Georges Stroganov, giovane belloccio ma da indubbie doti intellettuali, e ai tanti personaggi minori che sembrano apparire e sparire come nel Teatro Olimpico del Palladio.

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La straniera. Outlander, di Diana Gabaldon, perché non mi è piaciuto

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stranieraRischio il linciaggio online, e ne sono consapevole, ma dopo aver resistito, nonostante le tante acclamazioni, ho capitolato di fronte al famoso romanzo La straniera, primo capitolo della saga Outlander, di Diana Gabaldon, saga fortunata dato che da questi volumi è stata tratta l’omonima serie televisiva con Caitriona Balfe e Sam Heughan. Eppure, devo essere onesta con chi legge queste pagine virtuali, io La straniera non sono nemmeno riuscita a finirlo, tanta si è rivelata la noia.

Tralasciando gli opinabili adattamenti storici, uno scozzese del 1743 che parla come un newyorkese, accompagnato da una giovane donna del 1945 che intercala le sue esternazioni con parole in stile adolescente sfigata del XXI secolo. Ma non è questo che mi ha disturbata, assolutamente no, in realtà se dimentichi il salto storico, trama e dialoghi funzionano. No. Il mio problema sono state le oltre 800 pagine di cui almeno 400 da saltare… e , non ultimo, il fatto che una povera donna se ne deve andare a due secoli scorsi per permettersi di innamorarsi e concedersi l’adulterio.

Tra castelli, scozzesi bellocci e inglesi pervertiti, intrighi, streghe e roghi, La straniera si concentra sul mondo in Scozia nel 1740, raccontato da una donna del 1940, ma scritto da una donna nel 1990 circa.

Queste tre date manifestano a mio avviso una serie di irrealtà da stupire anche i meno appassionati del periodo, ma essendo una saga fantasy possiamo tranquillamente perdonare il dettaglio e goderci la storia nell’insieme. Forse.

Anche no.

Voi appassionate di Outlander, perché è innegabile libri e episodi televisivi si rivolgono a un pubblico femminile, perché amate questa serie?

Per Jamie, bello muscoloso e sodo nonostante il kilt? Per l’apparente fragilità di Claire? Per i colpi di scena, a mio avviso scontati come la finale di San Remo?

Aiutatemi a capire 😉