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Il ladro di nebbia, di Lavinia Petti

il-ladro-di-nebbia1-686x1024Immaginatevi un paesaggio alla Dylan Dog, misterioso e cupo, un protagonista decisamente privo di empatia e senso dell’umorismo, poi prendete il tutto e scuotetelo ben bene e di colpo BUM! vi ritrovate nel paese delle meraviglie di Alice, dove al posto di Bianconiglio un pittore folle si maschera da Virgilio per accompagnarci a visitare un mondo davvero insolito.

Non si tratta di un sogno vittima di una digestione complicata, ma dello splendido romanzo di Lavinia Petti: Il ladro di Nebbia.

La storia è appesa al filo tra fantastico e onirico, assomiglia più a un quadro di Salvador Dalí che a un romanzo, e non solo funziona come trama ma è anche scritta in maniera impeccabile.

Lavinia Petti all’inizio inganna il lettore, una Napoli grigia fa da sfondo a uno sfigato scrittore, sfigato nel senso sociale del termine perché in realtà è uno scrittore di enorme successo. Ma il lettore attento già vede la trappola: e quando mai Napoli è grigia? Può essere rumorosa, chiassosa, a tratti incomprensibile, ma mai grigia. Impossibile. Il lettore sa, quindi, nonostante tutto sa che il libro non descrive la realtà…

Nel mondo di Lavinia Petti tutto è possibile, anche raggiungere  il luogo dove oggetti, ricordi e illusioni dimenticati tendono a radunarsi: Tirnaìl, questo il nome del luogo. Qui cose, persone, anime e pensieri rimossi vivono. Oggetti e sentimenti dimenticati per sbadataggine o per stessa volontà di chi li possedeva.

Il passaggio dalla Napoli cupa, dove lo scrittore Antonio vaga, a Tirnaìl è incredibile. Sembra di assistere a un tranquillo sonetto per poi venire scaraventati e destati da un concerto rock.

Antonio fece saettare intorno alla sala i profondi occhi neri da insetto, che nonostante l’età preservavano una scintilla infantile. Sbuffò: fino a quel momento non si era accorto che il locale era tanto affollato.
Mai che trovasse pace! Neanche i bar erano più i rifugi di una volta.

L’eroe inizialmente non è poi tanto eroe, anzi lo possiamo tranquillamente definire un omino antipatico, Napoli è irriconoscibile, mentre Tirnaìl esplode letteralmente tra le parole del romanzo. Ma attenzione, non tutto è come dovrebbe essere…

A voi lettori: leggete Il ladro di nebbia non ve ne pentirete.

A Lavinia Petti : è la tua prima opera, ti prego non ti fermare, scrivi e ancora scrivi, io aspetto e non dimentico 😉

In un angolo uno scoppiettante camino diffondeva un fetore di plastica bruciata, ma la cosa più straordinaria erano le tele che tappezzavano le pareti e oscuravano le finestre, nascondendo il mondo esterno: dozzine di quadri, tutti contrassegnati da un unico colore o, meglio, dall’assoluta mancanza di colore. Erano completamente bianchi! Al contrario, l’intero monolocale appariva trasformato in una gigantesca tavolozza, come se il pittore avesse intinto i pennelli e miscelato i colori a tempera sulle pareti, sulle poltrone, sul pavimento, sulle ante degli armadi, sugli specchi appoggiati alle sedie, perfino su una gabbietta per uccelli vuota. Era praticamente tutto dipinto, tranne i quadri.

Il ladro di nebbia, di Lavinia Petti , Longanesi, 2015,  14.90 €

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