La dama e l’unicorno, di Tracy Chevalier. Dimenticate La ragazza con l’orecchino di perla

damaTracy Chevalier ha conquistato il grande pubblico, letterario e successivamente cinematografico, con il romanzo La ragazza con l’orecchino di perla. La dama e l’unicorno vorrebbe imitare il successo, ma a mio avviso non riesce nell’impresa.

La storia prende come spunto gli splendidi arazzi fiamminghi della fine del XV secolo, La dama e l’unicorno. Commissionati da Jean Le Viste gli arazzi rappresentano oggi una delle opere più importanti dell’epoca. Tracy Chevalier crea un romanzo a più voci: il pittore, il castellano, la dama, la figlia della dama, il tessitore, sua moglie, la figlia cieca… Il pittore è un gran casanova, seduce un po’ tutte le fanciulle che incontra, dalle dame alle villane, tanto da diventare pericoloso (in sintesi ingravida le gentil donzelle senza ritegno). Nel mentre dipinge gli splendidi disegni che andranno poi trasformati in cartoni per realizzare gli arazzi.

La storia è un po’ debole, però bisogna ammettere che la descrizione della tecnica dell’arazzo è davvero interessante. Li vediamo, li ammiriamo, ma, a parte chi affronta studi artistici, in pochi conoscono la loro reale storia, l’arte e le difficoltà che li hanno caratterizzati.

Due i fili conduttori del romanzo, l’ossessione del Pittore Nicolas per Claude, la figlia di  Jean Le Viste, e l’esecuzione degli arazzi, veri protagonisti del racconto.

Lo accennavo nel titolo, il romanzo non si avvicina minimamente al tanto amato La ragazza con l’orecchino di perla, riesce però a evocare luoghi e arte dell’epoca, le mille fatiche del tessitore, le regole della gilda, le pretese del committente. E delinea abilmente il ruolo delle donne, donne che lavorano nell’ombra per non turbare la volontà dei nobili.

Immagini Wikipedia

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