Monthly Archives: February 2016

Keep calm e diventa mamma, di Simona Redana

Published by:

keep

keepCare  neomamme, o mamme fatte e finite, la gravidanza è sicuramente un aspetto della vita talmente particolare e unico, da rendere superfluo il voler trovare delle similitudini… ne siamo proprio sicure?

In realtà credo che alcune tappe ci accomunano, se non le emozioni sicuramente quelle che riguardano il dolore; vero, è soggettivo… ma fa un male cane comunque 😉

Oggi vi presento un racconto che sono certa farà ridere tutte le mamme del mondo, alle donne in gravidanza invece consiglio di leggerlo dopo il parto, per sicurezza: Keep calm e diventa mamma, di Simona Redana riesce a rendere ridicolo anche il momento drammatico del travaglio, sì proprio quello… insomma quel momento che ha visto molte donne, chiedere scusa per il disturbo… e assicurare che tornerà, prima o poi.

Ora, indipendentemente dalla vostra gravidanza,  Keep calm e diventa mamma è divertente, leggero,  quello che ci vuole per farci sentire donne normali e lasciarci alle spalle anni e anni di studi sulle super donne che non soffrono mai. Inoltre, ha, a mio avviso, un pregio unico: fa ricordare. Inevitabilmente tornerete a quei momenti, dolci e meno dolci, e anche se è passato qualche anno, care donne, sarà piacevole ricordare, anche il dolore.

Orrore e raccapriccio. Ieri mattina, alla fine del corso pre-parto, l’ostetrica che ci ha fatto fare i classici esercizi per allenare il perineo (quelli che andrebbero fatti “dieci minuti al giorno per tutta la vita” e che le donne fanno SOLO durante i corsi pre-parto), ha avuto la brillante idea di portarci a vedere le sale parto dell’ospedale.
Gran bella trovata, geniale direi. Già mentre telefonava in reparto abbiamo sentito che dalla cornetta usciva una vocina che le diceva «Forse in questo momento è meglio di no…..» Vocina che la ragazza ha bellamente e ignorato. Una volta salite al temutissimo settimo piano, siamo state accolte dalla urla strazianti di una donna in travaglio. Ci siamo bloccate tutte alle porte dell’ascensore, chi deglutendo rumorosamente, chi tenendosi al muro per non crollare a terra, chi maledicendo mentalmente il proprio marito.

Attenzione: il libro può provocare risate incontrollabili, da leggere con attenzione. Se l’effetto persiste consultare un medico (non un ginecologo).

Keep calm e diventa mamma, Simona Redana, 2016, Lazy Book, Euro 2,49

Omicidi quasi perfetti, di Stuart McBride

Published by:

omicidiquasiperfetti

omicidiquasiperfettiRaramente mi capita di trovarmi così indecisa nel giudizio da dare a un libro. Oserei definirmi divisa a metà, aspetto da non sottovalutare quando il protagonista è un thriller di quelli da farti sobbalzare dal divano pagina dopo pagina. Eppure, Omicidi quasi perfetti di Stuart McBride mi ha lasciata così: divisa a metà.

Il motivo è semplice, il libro ha una trama principale, assolutamente ineccepibile, e una trama secondaria che davvero ancora fatico a spiegarmi. Il filone principale, quello dedicato al serial killer procede senza intoppi, prende il lettore, lo attanaglia, fa amare la profiler Alice tanto da volerla come unica protagonista di altre storie, e il cattivissimo non si intuisce se non solo alle battute finali. La trama secondaria è una sorta di presa in prestito al mondo gangster, un brutto film dove splatter e cazzotti, pallottole e occhi cavati, vengono narrati tra un panino alla marmellata e una visitina dal dentista.

Da qui la mia perplessità, come è possibile che la stessa persona riesca a scrivere una trama così impeccabile, con personaggi convincenti e ben caratterizzati, e contemporaneamente, nello stesso romanzo, riesca a proporre una tale orribile unione che sembra uscita dalla scena peggiore del peggior film americano (lo scrittore è scozzese)?

Non me lo spiego, ma se riuscite a tralasciare le parti assolutamente inutili di vendette e ricatti, che anche se venissero eliminate da un colpo di editor non modificherebbero di una virgola la trama principale, allora vi troverete tra le mani un thriller assolutamente interessante.

Il rischio è vostro.

Continue reading

Barriere percettive e progettazione inclusiva, di Lucia Baracco

Published by:

COP_Barriere-percettive-e-progettazione-inclusiva_590

COP_Barriere-percettive-e-progettazione-inclusiva_590

Quello che vorrei veicolare con questo lavoro è l’idea che tutti gli accorgimenti che si possono mettere in campo per rendere un ambiente più sicuro e più confortevole per tutti sono molto semplici e mai onerosi, ma richiedono solo conoscenza del problema, competenze e molto buon senso, e che sicuramente da questi accorgimenti potranno trarre beneficio non solo le numerosissime persone ipovedenti o con difficoltà visive, ma tutti i cittadini. Nessuno si lamenterà mai infatti di vedere troppo bene un segnale o un dislivello!”

Il buon senso fatichiamo a trovarlo, ma a volte dovremmo davvero renderci conto che la sua mancanza può rendere la vita di noi , tutti, un inferno. Sentiamo spesso, o leggiamo, sprezzanti dichiarazioni contro le barriere architettoniche, scale infinite, ascensori rotti, se non inesistenti, gradini, marciapiedi impossibili da raggiungere, eppure fatichiamo a comprendere quanto questi dettagli possano influenzare la quotidianità di alcuni di noi. Tempo fa un carissimo amico mi disse che avrei davvero compreso le difficoltà quotidiane di movimento di chi è costretto in carrozzina solo quando da mamma avrei utilizzato il passeggino. Come dargli torto! Ora lo capisco davvero bene: ostacoli in ogni angolo si annidano nel bel paese.

Il libro Barriere percettive e progettazione inclusiva, di Lucia Baracco va oltre, oltre la barriera solida, nel senso che individua le barriere visive, segnalazioni invisibili o sbagliate che ingannano la vista di chi vede poco o quasi nulla. Scendere o salire le scale, ad esempio, è un automatismo che spesso facciamo senza prestare molta attenzione ad ogni singolo gradino: ma cosa accade quando i gradini sono segnalati male, in maniera ingannevole? Semplice, si cade (anch’io che non sono ipovedente spesso precipito in maniera poco elegante e molto dolorosa).

Eppure, basterebbe poco… Lucia Baracco, architetto ipovedente, non si limita a segnalare gli errori ma propone anche moltissime soluzioni, soluzioni economiche o a costo zero, soluzioni, come sottolinea nel paragrafo riportato, che richiedono semplicemente competenze e molto buon senso . Oltre, e questo lo aggiungo io, ad una buona dose di empatia: non siete soli al mondo cari architetti, grafici ecc.

Continue reading

Le convalescenti, di Gazier Michèle

Published by:

Leconvalescenti

LeconvalescentiQuanto di quello che viviamo quotidianamente è reale? Quanto, invece, cela le nostre aspettative e paure? Le convalescenti, di Gazier Michèle, affronta un delicato argomento e lo fa in maniera, a mio avviso, sublime: l’incertezza del romanzo si fa accarezzare dalle ferite che ognuno di noi custodisce gelosamente, senza mai cadere nell’ovvietà ma sempre mantenendo l’equilibrio elegante della narrazione.

Tre protagoniste, tre donne diverse, non solo per età anagrafica ma anche, e soprattutto, per profondità del dolore unito a differenze sociali notevoli. Tre vite con in comune un solo tassello: tutte e tre stanno trascorrendo un periodo di convalescenza in un paese sperduto della Francia; tutte hanno bisogno di staccare dalla vita reale e necessitano di un momento di rifugio. Tutte, hanno bisogno di prendere le distanze dalla realtà per poterla affrontare.

Lise è un’insegnante, 30 anni, un figlio piccolo, un marito che potrebbe essere il meglio ma che obiettivamente sembra rivelarsi una scelta come tante (un po’ come il colore della tinteggiatura del soggiorno): Lise fa un incidente in auto, secondo i medici ha tentato il suicidio.

Oriane è una giovane donna, è ricca, viziata e anoressica. Vuole amore, lo brama come unica possibilità di sopravvivenza, ma non un amore giovane e instabile, lei cerca un amore maturo, paterno. Oriane, nonostante la giovane età e il passato che la rincorre, non fa pena, nemmeno rabbia, non ha scatenato il mio istinto materno e nemmeno una briciola di rammarico: forse è proprio questa sensazione di inadeguato che lascia ad ogni pagina a farla risultare il personaggio meglio realizzato del romanzo.

Infine, Daisy. Daisy è una donna americana momentaneamente costretta ad usare la sedia a rotelle. Sopravvissuta, per sbaglio o per volontà non è chiaro, a un terribile incidente d’auto, affronta la sua malattia assistita dal marito Maxime.

A trentacinque anni, ha la sensazione di non aver vissuto granché. Non riesce a rivisitare il suo recente passato. Lo scorrere dei giorni si ferma non appena si avvicina alla vita professionale, all’età adulta, alla nascita di Simon. Può tornare indietro nel tempo, rivedere le scene del suo ingresso alla scuola materna, la caduta dei denti da latte che ancora popola i suoi peggiori
incubi, le malattie della madre che la facevano preoccupare, i libri che divorava di notte e che, in un certo senso, le offrivano la possibilità di una seconda vita, occulta, più attraente dell’altra.

Maxime, unica presenza maschile del romanzo, appare e scompare come in un sogno, e costruisce, suo malgrado, un mistero incompleto: lui è il marito di Daisy, ma era anche il marito della donna, morta, che ha guidato l’auto verso il terribile incidente che ha costretto Daisy alla sedia a rotelle; Maxime è l’amante perfetto, età giusta, giusta dose di denaro, affascinante; Maxime è l’uomo nero, glaciale, calcolatore.

Ma chi è realmente Maxime?

Continue reading