Caccia al morto, di Luca Colombo

cpj_cacciaalmorto-500x500La vecchia signora con falce e mantello forse non ne sarà entusiasta, ma io sì.

Caccia al morto, di Luca Colombo,  Graphofeel Edizioni, è un concentrato di ironia e sarcasmo, uno di quei romanzi che ti stampano il sorriso in faccia e lo lasciano lì, incapace di nasconderlo, fino all’ultima pagina. Riuscire a rendere ridicola la morte, compreso il mercato che da sempre la accompagna, è un’impresa non facile. Si rischia di cadere nell’ovvio o di mancare di sensibilità, mentre Luca Colombo ci presenta una storia credibile, assurda ma forse non troppo, e tra una frecciatina e l’altra pone i riflettori sulla totale mancanza di buon senso che ci accomuna di fronte al mistero della morte, dalla scelta della bara a tutto ciò che accompagna il morto verso l’ultimo viaggio. Ma attenzione, non fate l’errore di giudicare l’apparenza, perché Luca Colombo non ironizza la morte in quanto fine della vita, no. L’autore massacra senza troppi riguardi i vivi, le loro aspettative e i loro atteggiamenti di fronte alla fine.

Filippo ha studiato filosofia senza mai laurearsi e vuole diventare uno scrittore. Ora, un giovane aspirante scrittore nel nostro positivo immaginario potrebbe provare la sorte nell’editoria, o in settori vicini. E invece no, il nostro eroe trova lavoro come addetto alla comunicazione nelle onoranze funebri del suo paese.

Onoranze funebri storiche ma che, purtroppo, sente la crisi, non a causa di meno decessi, sia chiaro, ma a causa della concorrenza.

Quindi, Filippo e il suo titolare Claudio, si inventano i più improbabili servizi: dall’addio al morto alla campagna pubblicitaria:

«Il Giorno dei Morti organizzeremo una bella caccia al morto, con indizi disseminati per tutto il cimitero. Scateneremo un’adorabile euforia».

Carri funebri super tecnologici, becchini palestrati, scarpe con o senza tacco perché il momento di “ingresso bara” deve essere perfetto, Claudio non lascia nulla al caso e trova in Filippo un degno sostenitore di follie, certo Filippo non dimostra lo stesso entusiasmo del suo titolare, sembra affrontare il tutto con un sguardo impietoso e decisamente sarcastico, ma a Claudio non interessa, lui vuole solo la morte perfetta.

«Torniamo a noi. Desidero spiegarti di cosa ci occupiamo. Tutto ciò a cui non vogliono pensare i parenti, è campo nostro: burocrazia, fascicoli, scartoffie varie. Dobbiamo fargli percepire la bassezza, la scortesia di tali operazioni in un’occasione tanto delicata. Sono tutte prassi assolutamente fuori luogo; nel momento spirituale per eccellenza, la legge ti costringe all’atto pratico. Al giorno d’oggi non c’è più tempo per la vera contemplazione funebre, e le imprese funebri esistono perché i parenti non debbano sacrificare il poco tempo rimasto per la contemplazione alla burocrazia. Noi stessi, come impresa funebre, siamo fuori luogo; la nostra è una volgare intromissione in una questione rigorosamente privata. Qual è, dunque, la soluzione? Far credere che non siamo lì per loro, ma con loro. Mai un portamento fiero, mai un atteggiamento di professionalità. Ecco l’errore del settore funebre moderno: ha rimpiazzato la confidenza con la professionalità. Per colpa dell’incompetenza di alcuni, abbiamo perso la fiducia dei dolenti»

Una lettura davvero insolita, divertente ma capace di far riflettere e ragionare sulla complessità di un mercato concentrato attorno alla morte ma che vede come suo obiettivo primario la soddisfazione dei vivi.

Caccia al morto, Luca Colombo, Graphofeel Edizioni, 2016, Euro 12,00

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *