La vita secondo Banana, il capolavoro di Wong PP

LavitasecondoEsce oggi per i tipi della Baldini&Castoldi il nuovo romanzo La vita secondo Banana, di  Wong PP. Ora, chi mi segue da tempo sa che raramente etichetto i libri con giudizi assoluti, buoni o brutti che siano. Sono del parere che ogni libro ha il suo lettore, quindi il mio particolare gusto può non incontrare quello di altri. Anche se cerco di sottolineare i punti a favore e negativi aggiungo sempre e comunque un secondo me, non per essere corretta fino alla nausea ma proprio per rispettare la mia opinione: è il libro che sceglie il lettore.

Ma, La vita secondo Banana sconvolge anche questa mia certezza: lo dovete leggere assolutamente, perché è semplicemente bello.

Dalla trama allo stile, ogni dettaglio è parte di un romanzo riuscito, uno di quelli che si divorano per empatia e per piacere.

Scritto in maniera impeccabile, il romanzo racconta la storia di una ragazzina di 12 anni, una ragazzina cinese ma nata in Inghilterra. Attraverso questa storia Wong PP sottolinea il razzismo e la cattiveria che si ferma alla forma degli occhi, la paura del diverso, e il terrore dell’incomprensione. Ma lo fa con quel velo di ironia che porta il lettore a capire, valutare e andare oltre la razza per amare la piccola Xing Li (la x si pronuncia come una s).

Se vuoi essere una vera cinese, DEVI essere brava in matematica. Se vuoi essere una finta cinese, tingiti i capelli di biondo e fatti chiamare Mary.

 

Xing Li e suo fratello Lai Ker rimango orfani, dopo la tragica morte della mamma vanno a vivere dalla nonna. Nonna forte, decisa, impaziente, e soprattutto molto, ma molto cinese, anzi se proprio dobbiamo dirla tutta di Singapore. I due fratelli non hanno mai visto Singapore, amano il cibo cinese perché è buono, non conoscono la tradizione cinese, frequentano le scuole inglesi, e a scuola se la cavano molto bene, ma perché sono intelligenti, il fatto di avere origini cinesi non li aiuta, anzi.

È strano pensare a Singapore e a come sono le persone
laggiù. Mamma diceva che c’è molto sole con tante palme,
e poi cinesi, malesi e indiani, ma per la maggior parte cinesi
come noi. Mi fa strano immaginare che là ci siano più persone
simili a me rispetto a qui.

Xing Li si ritrova a soli 12 anni ad affrontare la tradizione cinese della nonna, il bullismo terribile che deve subire a scuola, e la perdita della mamma. Il tutto condito da parenti davvero insoliti: un fratello genio, talmente geniale da voler fare la rivoluzione in nome del MGDFS: Musi gialli devono farsi sentire, una zia attrice ma che si spaccia per chirurgo plastico, uno zio malato ma spacciato per scrittore, una nonna incredibile che da sola vale un altro romanzo.

Mentre ci avviamo alla stazione della metro, a momenti
scivolo su delle foglie secche cadute per terra. Prima di cadere,
nonna mi afferra per il braccio con la sua presa d’acciaio. È
davvero forte. «Attenta, cadi e muori per un niente.»

Xing Li è, prima di ogni cosa, prima ancora delle sue origini, una bambina, e a volte leggendo ho avuto l’impressione di sentirla ridere o piangere, di sentirla cantare e urlare.

Se non fossi cinese, non subirei tutta questa pressione per essere brava in matematica e avrei delle tette più grandi. Non dovrei preoccuparmi della gente che sbaglia il mio nome. Sarei uguale a tutte le persone che
si vedono in Tv e non dovrei sempre spiegare che casa mia è a Londra, non in Cina. Però, se fossi inglese, a cena mangerei bastoncini di pesce invece di delizioso cibo cinese. Al sole diventerei color aragosta, passerei ore e ore a parlare del tempo e mi verrebbero le rughe prima.

Un simbolo, Xing Li è il simbolo di un mondo che è già cambiato, il mondo dove i nostri figli stanno vivendo e che spesso noi adulti fatichiamo a comprendere, ma è il nostro mondo. E io sono felice di aver conosciuto Xing Li.

La vita secondo Banana, Wong PP, Baldini&Castoldi, aprile 2016, Euro 15,00

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