9 giorni, di Gilly MacMillan

9-giorni_7932_9 giorni, di Gilly MacMillan, uno dei libri più angoscianti che mi sia capitato di leggere.

Scritto bene, ma (mi dispiace so che quando inizio con il fatidico ma…. son dolori) davvero poco thriller.

Due i protagonisti di questa vicenda, Rachel Jenner, madre di  Ben, Ben che è solo una povera e sfortunata comparsa di otto anni, e  James Clemo, ispettore detective. Due protagonisti, due voci narranti principali, due vicende umane differenti anche se legate alla stessa storia: la scomparsa di Ben.

Durante una passeggiata nel bosco Ben decide di precedere la mamma nel sentiero, pochi metri, pochi minuti. Da quel momento scompare.

Scritto bene, ripeto, perché i punti di vista, le paure e le difficoltà, la macchina dei media che riesce a far apparire colpevole una madre disperata, la polizia presente e coinvolta anche personalmente, sono ben descritti e funzionano. Ogni coprotagonista della storia, risulta abbastanza convincente.

Eppure, forse per la soluzione finale che appare così da sola senza alcun indizio per poter anche solo intuire la vicenda reale, forse perché il papà di Ben da padre che lascia la famiglia si ritrova suo malgrado vittima a sua volta, o forse per i troppi stereotipi accatastati come la mamma single arrabbiata col marito, la nuova moglie perfetta e equilibrata, la coperta del bambino, i vestiti lasciati in riva al lago, il poliziotto capace che non riesce a gestire le sue emozioni…. o forse semplicemente perché sono mamma e detesto il solo pensiero di perdere i miei figli in un modo così assurdo, ritengo questo romanzo destabilizzante.

Destabilizzante la conclusione, soprattutto.

 

 

 

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