Scandalose. Vite di donne libere, di Cristina De Stefano

41AS2hcQC6L._SX308_BO1,204,203,200_Sono davvero libere le donne raccontate da Cristina De Stefano? Questo il dubbio che mi stringe da quando ho terminato la lettura di Scandalose, Rizzoli. Sono donne forti? O sono donne complicate e per questo etichettate come strane? Quasi a volerle definire streghe del loro tempo?

Sicuramente sono vite da raccontare, su questo Cristina De Stefano ha assolutamente ragione, ma il definirle libere mi turba. Sono donne complesse, molto complesse, creative, isteriche, disturbate, incontentabili. Ma libere?

“Scandalose” ha un pregio indiscusso, è capace di incuriosire, tanto da portare il lettore a voler approfondire queste storie di donne, così lontane da noi, così contorte e geniali, a volte. Il solo fatto di voler “saperne di più” è a mio avviso un merito notevole. Poche pagine dedicate ad ogni donna non bastano per soddisfare la naturale curiosità che da sempre le accompagna.

Le donne di Cristina De Stefano hanno rotto stereotipi, abbattuto barriere, sfidato le convenzioni. Non sono certo donne “comuni”, e certamente non si sono accontentate di ciò che la loro epoca poteva offrire. Sono andate oltre, per dovere o per necessità.

Alcune le conoscevo, altre no, e sono rimasta affascinata da così tanta forza in una mente spesso fragile, perché la rottura porta ferite, ritenere che vivere la vita come una quotidiana battaglia non sia doloroso non rende onore alla forza di queste personalità così particolari.

Dalla poetessa Mina Loy, alla creativa Niki de Saint Phalle, l’artista che sparava alle sue opere, fino alla scrittrice Pearl S. Buck. Complesse, così le ho definite all’inizio del post, perché queste donne sono talmente dense di personalità da incantare, non si accontentano, devono rompere gli schemi; loro hanno preteso, hanno ottenuto ma hanno pagato cara ogni scelta anticonvenzionale; è un dato di fatto.

La mia preferita? Sicuramente Claude Cahun, forse perché la meno tragica, a mio avviso, la più scanzonata:

Durante la guerra i tedeschi invadono l’isola, che ha per loro una grande importanza. Claude Cahun decide di resistere a modo suo. (…)Ispirandosi alla pratica delle farfalle surrealiste mette a punto dei bigliettini sovversivi autoincollanti che lei e Suzanne lasciano dappertutto: nelle scatole delle sigarette, nelle fessure dei muri, nelle bottiglie, nei giornali, sui fil di ferro delle caserme, nei cimiteri. Un giorno riesce perfino a infilarne uno nello stivale di un soldato tedesco. Fa recapitare al comando tedesco un giornale intero, costruito di ritagli e inneggiante al pacifismo. Innalza di notte uno striscione antinazista sull’altare della chiesina locale. Per quattro anni impazziscono per cercare la responsabile di questa attività misteriosa. Nessuno pensa alle due vecchie signore strambe che vivono nella casa davanti al mare.

Un gran bel libro, da leggere.

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