Storie di serial killer. Nella mente degli assassini seriali attraverso l’analisi della scrittura, di Lidia Fogarolo

Storie di serial killerIl male può venire analizzato scientificamente? Presenta dei tratti distintivi? Si ripete con degli automatismi? Probabilmente no. Il male, così come viene studiato da Lidia Fogarolo nel saggio Storie di serial killer. Nella mente degli assassini seriali attraverso l’analisi della scrittura, disponibile dal 26 agosto 2017, è solo un’altra faccia della personalità. E sicuramente non ci sono regole che lo identificano.

Questa certezza conferma l’analisi del 2008 dell’FBI:

La maggior parte dei serial killer non sono dei disadattati sociali che vivono da soli. Non sono dei mostri e non necessariamente presentano segni di “stranezza”. Molti serial killer si nascondono in piena vista dentro le loro comunità, hanno spesso casa e famiglia, esercitano un’attività professionale e sembrano essere normali membri della loro comunità.

Ma allora perché? Perché uccidono? Violentano? Smembrano? Per quale ragione si comportano come dei mostri? Perché a un certo punto della loro vita scoppiano e danno sfogo a ogni istinto animale più orribile?

Lidia Fogarolo, attraverso l’analisi grafologica, prova a rispondere, lo fa analizzando diverse scritture di serial killer americani, sottolineando come l’America sia terra più proficua per questa tipologia di violenza; lo fa cercando quei dettagli comuni, quelle storie, quell’infanzia tremenda. Ma, anche la grafologia si arrende: non ci sono tratti comuni, non ci sono regole da seguire, o patologie che sicuramente spiegano la scelta di uccidere.

La grafologia evidenzia però alcuni segni, “comportamenti”, che se analizzati nel complesso identificano una tale compressione, e paura, che a mio avviso dovrebbe farci riflettere.

Ritenere che il passato non ci appartenga è già un errore, ma credere che un’infanzia violenta stia alla base di un serie killer è ugualmente fuorviante. Non ci sono regole, scrivevo prima, ma sicuramente ripetute violenze quando ancora il bambino sta cercando di formare la sua personalità non aiuta a trovare l’equilibrio necessario ad affrontare la vita adulta.

Così, spesso i serial killer, o le persone che commettono violenza in generale, hanno un passato violento, vittime di genitori sbandati, stupratori e assenti. Ovviamente questo dolore non può svanire col comparire dell’età adulta, è impossibile. Viene compressa, analizzata, controllata, ma prima o poi se non viene compresa rischia di esplodere nei peggiori dei modi.

Tuttavia, come la dottoressa Fogarolo sottolinea in diverse occasioni, il serial killer non è solo l’individuo maltrattato da bambino. Il serial killer è talmente sfaccettato, complicato, capace di adattarsi alla società, o incapace di relazionarsi, rancoroso o affabile da venire definito: una categoria eterogenea impossibile da etichettare.

Eppure, nonostante questa certezza, il serial killer gode di stereotipi davvero forti e difficili da cancellare, sono solitari e disfunzionali, falso; sono maschi bianchi, falso; sono motivati solo dal sesso, falso; non possono smettere di uccidere, falso.

Dal punto di vista grafologico, però, nonostante l’impossibilità di associare il killer alle personalità prevalenti, Lidia Fogarolo individua e analizza alcune particolari combinazioni, che, come già accennato stabiliscono il grado di paura e compressione: come Parallela, Pendente, Staccata in alto grado, Marcata, Secca … ovviamente questi segni non vanno valutati singolarmente, ma come la grafologia insegna, analizzati nel complesso della scrittura.

Un libro molo interessante, a mio avviso valido anche per chi desidera approfondire l’argomento senza necessariamente conoscere la grafologia, completo e capace di dare ogni spunto per studiare, analizzare, il male inteso come violenza ripetuta. Personalmente, ho particolarmente apprezzato la terza parte del libro Possibili applicazioni delle tipologie individuate, perché molto pratico: l’impressione è che Lidia Fogarolo intenda iniziare un lavoro scientifico, analitico. È giunto il momento di dare alla grafologia il giusto spazio evitando di chiamarla in causa solo come fenomeno, quasi di strada,  ma innalzandola a scienza capace di individuare caratteri specifici della personalità, difese dell’io e disturbi, così da poter capire in maniera più ampia e profonda la complessità dell’essere umano.

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