Anche Francesco le diceva, di Natale Fioretto

AncheFrancescoLeDiceva_cover_cartaceoLe parole sono importanti, e a volte fanno male. Ma parole oscene, sconce e indecenti fanno comunque parte del nostro vocabolario. Anche se non amiamo ammetterlo. La parolaccia ci scappa, eccome.

Estetica e etica trovano grande spazio nelle parole da non dire, eppure anche loro hanno un indice di gravità. Il saggio di Natale Fioretto è simpatico e decisamente attuale, Anche Francesco le diceva. Una riflessione sociolinguistica sull’uso delle parolacce, si presenta al pubblico come una riflessione fresca, ricca di note e considerazioni. Il fine è farci riflettere sulla parola proibita e sulla sua gravità, ma anche sorridere sulla sua variabilità.

La parolaccia, o turpiloquio, può essere debole, vivace, forte e tabù, e, udite, udite, Natale Fioretto, non solo le studia, le approfondisce, ma le eleva anche di livello, portandole al ruolo di indispensabile colore, ruolo tanto caro agli scrittori. Una presa di posizione assolutamente condivisibile.

Siamo erroneamente portati a pensare che il turpiloquio
tolga pregio ed efficacia alla comunicazione, ma da un
punto di vista squisitamente linguistico i termini «turpi»
non inficiano la comunicazione, semmai la arricchiscono
di connotazioni di varia pregnanza provocando risposte
di tipo neurologico e psicosociale. Tale fenomeno investe
tanto il campo della competenza linguistica o comunicativa,
quanto quello culturale.

L’autore ci ricorda che la parolaccia, quella che colora l’intervento verbale, è spesso usata dalla satira, o dai politici, sebbene viene definita illecito penale. Non solo, sottolinea che anche i Santi a volte…

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Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli

Il web è nostroOggi presento il mio libro. Sì, sì, mio nel senso che l’ho scritto io 😀 Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli, non un semplice libro ma:

Una divertente storia con dentro un piccolo manuale o, se volete, un piccolo manuale raccontato come una storia, con l’aiuto di fumetti, quiz e laboratori.

Un libro scritto per insegnare senza annoiare , e con l’ambizioso obiettivo di rendere i ragazzi più consapevoli mentre navigano nel web, commentano o scrivono messaggi usando whatsapp.

Per navigare in sicurezza, ma non solo: spesso i ragazzi non si rendono conto che un commento negativo, un’offesa scritta, fa molto più male di una lite all’aria aperta. Non si rendono conto che nel web sono TUTTI in ascolto, che quella foto, o quel video, la possono vedere TUTTI.

Il web è nostro  affronta lo spinoso tema dell’educazione digitale parlando direttamente ai protagonisti del web: ragazze e ragazzi, nativi digitali, che sicuramente smanettano ogni giorno, ma a volte andrebbero presi per mano e accompagnati verso un uso più consapevole della rete.

Partendo da domande semplici come cos’è il Web? (e qui vi sfido, entrate in una classe di 12enni e provate a chiedere cos’è il web e cos’è internet, in media, nonostante il cellulare sempre in tasca, l’accesso a Facebook da quando hanno 9 anni, e il titolo di bravissimo internauta di casa, noterete una serie di sguardi allarmati in cerca della risposta giusta), il libro affronta la buona educazione in rete, i comportamenti corretti, le azioni da fare per navigare in sicurezza e segnalare eventuali “brutture” del web, le regole dei social più usati, e leggi, diritti e doveri della rete.

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Barriere percettive e progettazione inclusiva, di Lucia Baracco

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Quello che vorrei veicolare con questo lavoro è l’idea che tutti gli accorgimenti che si possono mettere in campo per rendere un ambiente più sicuro e più confortevole per tutti sono molto semplici e mai onerosi, ma richiedono solo conoscenza del problema, competenze e molto buon senso, e che sicuramente da questi accorgimenti potranno trarre beneficio non solo le numerosissime persone ipovedenti o con difficoltà visive, ma tutti i cittadini. Nessuno si lamenterà mai infatti di vedere troppo bene un segnale o un dislivello!”

Il buon senso fatichiamo a trovarlo, ma a volte dovremmo davvero renderci conto che la sua mancanza può rendere la vita di noi , tutti, un inferno. Sentiamo spesso, o leggiamo, sprezzanti dichiarazioni contro le barriere architettoniche, scale infinite, ascensori rotti, se non inesistenti, gradini, marciapiedi impossibili da raggiungere, eppure fatichiamo a comprendere quanto questi dettagli possano influenzare la quotidianità di alcuni di noi. Tempo fa un carissimo amico mi disse che avrei davvero compreso le difficoltà quotidiane di movimento di chi è costretto in carrozzina solo quando da mamma avrei utilizzato il passeggino. Come dargli torto! Ora lo capisco davvero bene: ostacoli in ogni angolo si annidano nel bel paese.

Il libro Barriere percettive e progettazione inclusiva, di Lucia Baracco va oltre, oltre la barriera solida, nel senso che individua le barriere visive, segnalazioni invisibili o sbagliate che ingannano la vista di chi vede poco o quasi nulla. Scendere o salire le scale, ad esempio, è un automatismo che spesso facciamo senza prestare molta attenzione ad ogni singolo gradino: ma cosa accade quando i gradini sono segnalati male, in maniera ingannevole? Semplice, si cade (anch’io che non sono ipovedente spesso precipito in maniera poco elegante e molto dolorosa).

Eppure, basterebbe poco… Lucia Baracco, architetto ipovedente, non si limita a segnalare gli errori ma propone anche moltissime soluzioni, soluzioni economiche o a costo zero, soluzioni, come sottolinea nel paragrafo riportato, che richiedono semplicemente competenze e molto buon senso . Oltre, e questo lo aggiungo io, ad una buona dose di empatia: non siete soli al mondo cari architetti, grafici ecc.

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L’ora di lezione di Massimo Recalcati. Recensione di una vite storta

oraSono sempre stata una vite storta. La differenza è che oggi, dopo aver letto L’ora di lezione, di Massimo Recalcati, ne vado fiera. Ritengo incredibile come Recalcati riesca a concentrare in poche pagine degli assunti così complessi, capaci di viaggiare nel tempo per riportare il lettore a confrontarsi col presente, senza lasciare nulla al caso e stimolando la mente e la memoria.

Insegnare è uno dei mestieri più difficili al mondo, e non lo scrivo per sentito dire, ma perché ho insegnato (ebbene sì ho fatto anche quello) e sono figlia di insegnanti. Eppure ne L’ora di lezione Massimo Recalcati riesce a concentrare la giusta dose di rispetto verso questa complicata professione unendola a critiche anche poco velate; e durante la lettura la mente viaggia, torna nel suo passato per far riaffiorare ricordi di quando era allieva, le battaglie, speranza, passioni, per poi decidere che tutto sommato il suo essere storta è un vanto, una difficoltà, certo, in una società che ci vuole in riga sui binari, ma pur sempre un vanto.

Io ad esempio, ho ricordato con estremo divertimento quando i miei genitori sono stati chiamati con seria presa di posizione dagli insegnanti (credo delle medie) perché…. facevo troppe domande!!!

Recalcati loda la passione per il sapere, e pone il quesito: insegnare è trasmettere il sapere o stimolare la singola curiosità e dare gli strumenti per raggiungerlo? Probabilmente io ero “troppo” appassionata, testarda, e alzare la mano per fare domande lo ritenevo un mio diritto assoluto, eppure questo mio essere nei confronti della cultura non mi ha abbandonata negli anni. Ho litigato (anche all’esame di maturità), discusso, mi sono fatta sedurre dal sapere, e a mia volta ho sedotto, ed ero assolutamente consapevole di questo.

Insegnare non è forse provare a circoscrivere questo vuoto, a dire l’ineffabile, a tradurre i matemi trasmissibili universalmente il patema singolare della nostra vita? Con la consapevolezza, però, che non si potrà mai dire tutto.

L’ora di lezione è un concentrato di passione, cultura e pensieri, certo, a volte Recalcati sembra provare nostalgia verso L’attimo fuggente, e tra le righe il Oh capitano, oh mio capitano, risuona inesorabile. Eppure, pur dimostrando un estremo rispetto verso la professione dell’insegnante, critica in maniera costruttiva il sistema scolastico moderno. Quel sistema che pretende un esercito di dottori preparati ma non stimola i loro limiti, lo stesso sistema che preferisce il sapere imparato a memoria a quello che ci porta a comprendere altre verità e che appassiona e cerca nuovi confini.

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A Venezia censurati i libri per bambini

pinocchioSta accadendo un fatto davvero insolito: i libri per bambini vengono censurati. Questo non in chissà quale paese lontano ma nell’incantevole Venezia. I libri censurati vengono accusati di spiegare le differenze di genere.

Ma se andiamo a vedere bene la lista alcuni titoli sono davvero inspiegabili, come Piccolo blu e piccolo giallo, la storia in realtà è nata in treno ed è stata inventata dai nipotini dell’autore, il fine era semplicemente spiegare che giallo e blu se uniti… creano il verde. Ovvio, la storia parla anche di amicizia e famiglia, ma non di sesso. Se poi vogliamo vedere sesso, droga e rock & roll un po’ ovunque, credo sia un nostro esclusivo problema di adulti.

Ma torniamo a Venezia, una serie di libri per bambini sono stati etichettati come libri Gender, e quindi ritirati dalle scuole, nido e materna.

Ora, non voglio qui scrivere di teoria del Gender, ne tanto meno di differenze di genere, non è questo il luogo e io non sono certo un’esperta, ma vorrei parlarvi della storia di Pinocchio e, perché no, della storia di Biancaneve.

Il primo è nato e cresciuto con solo un padre, pure vecchiotto, la seconda… eh si sa: Biancaneve convive con ben sette uomini.

Eppure ai bambini la storia di Pinocchio piace un sacco, soprattutto la balena che starnutisce, e di Biancaneve ricordano solo il sonno profondo causato dalla mela, non certo le menate da adulti…

Vogliamo andare oltre? Ma si, andiamo oltre, Cappuccetto Rosso vi pare normale? Da sola nel bosco! E Cenerentola? Maltrattata dalla matrigna, seconda moglie!!!

Allora, se ragioniamo come il signor Sindaco di Venezia dovremmo togliere tutta la letteratura per l’infanzia, da Collodi fino al pinguino cresciuto da due papà.

11244579_1469373316693153_6260632634489588256_nL’impressione è che la discussione sulle differenze di genere stia degenerando, ad esempio nel libro La cosa più importante di Laura Novello, Casa editrice Mammeonline, ancora non mi è chiaro quale sia il passaggio incriminato.

Comunque un grazie al Sindaco di Venezia lo devo dire: ora so quali libri mancano ai miei figli, vedrò di comprarli al più presto.

 

La contea dei ruotanti, di Franco Bomprezzi. Bellissimo romanzo

la contea dei ruotantiLasciate tutti i pregiudizi, evitate pensieri scontati rivolti alla disabilità, o all’autore del libro, Franco Bomprezzi, deceduto qualche mese fa, ma afferrate La contea dei ruotanti e immergetevi nella lettura, senza curarvi di nulla se non della storia.

Perché quando un libro regge, regge indipendentemente dai contorni, dalle correnti, dalle aspettative, funziona e basta. Se decidete di leggere La contea dei ruotanti vi renderete conto di avere tra le mani un bel romanzo, una storia romantica, avvincente, che meriterebbe un film per capacità narrativa, pulizia della parola e originalità. Non conoscevo personalmente Franco Bomprezzi, ma lo seguivo online, lo leggevo spesso, quindi la bellezza di questo libro non mi ha colta impreparata, perché Franco prima di ogni altra cosa era uno scrittore, uno di quelli bravi, un paroliere e un giornalista, un professionista che si faceva leggere, non per dovere, non per supponenza, ma per il semplice piacere di farlo.

Torniamo al romanzo, la storia è talmente irreale da conquistare fin dalle prime pagine. Tempo fa un mio carissimo amico in carrozzina dall’età di quattordici anni, mi spiegava che avrei, forse, compreso la difficoltà di vivere su due ruote solo quando mi sarei riscoperta mamma, barriere e ostacoli li si possono comprendere solamente quando non puoi superarli; il passeggino aiuta a capire come sia incivile parcheggiare sul marciapiede, quanto siano fastidiosi i gradini, come sia difficile una semplice passeggiata sulla spiaggia. Aveva ragione.

La Contea della Sacra Ruota  è una cittadina a misura di disabile, tanto da non consentire l’accesso ai camminanti. Non ci sono gradini, ne barriere, i soffitti sono ad altezza ridotta (a che serve sprecare spazio se si vive sempre seduti?), le rampe sono ripide, non ci sono auto, niente inutili poltrone o altre diavolerie utili solo a chi può vantare l’uso delle gambe.

Paolo, soldato dei Signori di Milano, è prigioniero dei ruotanti, lui cammina, è giovane, è sano. Paolo viene costretto ad usare la sedia a rotelle, deve venire riabilitato. Francesca è la sua carceriera, suo il compito di cambiare Paolo, di tramutarlo da camminante a ruotante.

Ma Francesca si innamora…

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Saggezza Digitale e Demenza Digitale, due saggi a confronto

COP_La-mente-aumentata_590-0454-7.indd9788863805918_demenza_digitaleStrano il destino, anche quello che incide sulle scelte letterarie, che a volte non sono delle vere e proprie scelte del lettore ma semplicemente capitano, e tu, lettore, senza troppe domande, le affronti perché ti pare cosa giusta e buona.

Strano il destino, scrivevo, perché nella stessa settimana mi sono arrivati due libri, due saggi, talmente agli antipodi da suscitare la mia intensa curiosità; non che i libri mi travolgano sempre in modo così casuale, sia chiaro, ma poiché per lavoro, quello vero, mi occupo di Comunicazione Digitale, appare evidente l’interesse: Demenza Digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi, di Manfred Spitzer, Corbaccio, è arrivato sulla mia scrivania in contemporanea a La mente aumentata. Dai nativi digitali alla saggezza digitale, di Marc Prensky, Ed. Erickson. Due libri recenti, assolutamente attuali, eppure talmente diversi da risultare una sfida davvero interessante.

Da un lato Marc Prensky, per chi non lo sapesse “l’inventore” del termine “nativi digitali” (anche se in questo saggio lo ritiene oramai un termine datato non più utilizzabile), ha un approccio decisamente positivo all’argomento nuovi media digitali (tutti), tanto da ritenerli diretti responsabili della conseguente saggezza digitale e potenziamento della mente umana; dall’altro Manfred Spitzer non solo demolisce ogni convinzione duramente conquistata ma ritiene tutte le nuove tecnologie una sorta di grande male, soprattutto se usate prima dei cinque anni.

A questo punto devo trovare una posizione e ritengo che cercare una mediazione tra i due potrebbe risultare un pensiero condivisibile: in entrambi i saggi spicca una costante, non è colpa o merito delle nuove tecnologie, dipende da come le usiamo. Se utilizziamo la televisione come baby sitter o ci affidiamo troppo alla memoria digitale sono innegabili gli aspetti negativi conseguenti. Alcuni strumenti possono risultare molto vantaggiosi per l’apprendimento del bambino, ma sono talmente tante le variabili che non potrei mai definirli l’unico strumento. Solo un mezzo tra i tanti. Saper scegliere il mezzo per ottenere il miglior risultato è,  a mio avviso, la vera sfida.

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Recensione: Perché gli opposti si attraggono e i simili si comprendono? di Lidia Fogarolo

Perché gli opposti si attraggono e i simili si comprendono?Non occorre vantare lauree in psicologia o anni di studio della grafologia per comprendere che l’argomento affrontato dal saggio Perché gli opposti si attraggono e i simili si comprendono? Psico grafologia dei legami d’amore di Lidia Fogarolo, Graphe.it edizioni, è complicato. L’attrazione e l’amore coinvolgono menti eccelse da secoli, la comprensione del sentimento scatena gli animi di filosofi, scienziati e poeti. Il saggio ha però a mio avviso un fattore molto positivo: è alla portata di tutti. L’autrice non usa parole sconosciute, non cerca di dimostrare verità lontane usando parabole letterarie. Lidia Fogarolo si concentra sull’analisi del sentimento senza mai perdere di vista la comprensione del lettore.

Attraverso l’applicazione della Grafologia Morettiana, e l’analisi di scritture di coppie famose, l’autrice affronta tematiche da sempre complicate, come l’innamoramento, cosa ci spinge ad innamorarci, cosa scatena l’attrazione, cosa ci aspettiamo da un legame amoroso. Le analisi delle scritture presentate aiutano il lettore a comprendere lo strano fenomeno della compensazione e a capire perché due persone apparentemente così diverse decidono di stare assieme.

In realtà è assai difficile capire perché le relazioni saltano, data la frequenza con qui avviene oggi la cosa. Sembra che a essere a rischio sia la relazione in sé, indipendentemente dal fatto che sia partita con un movimento sganciato da ogni criterio se non quello del “mi piace” e “lo/la voglio”, o invece con considerazioni più prudenti.

Lidia Fogarolo spiega le dinamiche della coppia, dall’attrazione alla relazione, usando scritture famose come J. F. Kennedy e Jacqueline Bouvier, Adolf Hitler e Eva Braun, Bob Dylan e Joan Baez. Identificando segni grafologici nitidi differenze e compensazioni appaiono evidenti, questi assieme alle storie dei singoli soggetti rendono ogni relazione presentata un concentrato di storia e psicologia.

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Il ritorno di J.K. Rowling, una riflessione

800px-J._K._Rowling_at_the_White_House_2010-04-05_8Da un paio di giorni il web si sta agitando al suono di una notizia: J.K. Rowling è tornata; non solo, è ricomparsa sotto al naso di tutti, critici compresi, e sta già vendendo cifre da sogno, anche se il fatidico romanzo è firmato con un pseudonimo.

La mia riflessione è semplice: dopo l’incredibile successo del piccolo maghetto, Il Seggio Vacante non ha esaltato le critiche mondiali, che evidentemente si aspettavano un Harry Potter due alle prese con un villaggio inglese invece che con Voldemort, la geniale signora ha voluto semplicemente non rischiare decidendo, beatamente e con garbo, di prendere  per i fondelli i critici del mondo? O, ancora più credibile, l’operazione è l’ennesima pensata per farsi una pubblicità mondiale?

Non so se sia tutto frutto del suo ingegno, o semplicemente la signora è incosciente al punto giusto e alla fine azzecca sempre la formula perfetta, sta di fatto che oggi il mondo torna a parlare di lei. Il libro sotto ai riflettori intitola “The Cukoo’s Calling” un giallo, firmato Robert Galbreith, numero discreto di vendite, buone recensioni. Un successo.

Ma Robert Galbreith è in realtà J.K. Rowling.

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Sono uno scrittore ma nessuno mi crede (Consigli per scrivere un bel romanzo e conquistare un editore) di Silvia Pillin

SCRITTORE_kindle_420x595Di aspiranti scrittori ne è pieno il mondo, alcuni bravi, bravissimi, talmente geniali da risultare fuori tempo, altri meno, altri ancora promettenti ma da affinare. Chi ama scrivere, ama, si spera, leggere. E dato che spesso chi visita queste pagine virtuali è uno scrittore in cerca di editore, quando la Zandegù  mi ha inviato questo ebook ho pensato a loro, loro che provano e riprovano, tenaci e coraggiosi, scrittori che a volte non trovano nemmeno sul mio blog spazio, non per cattiveria ma perché sono una, loro, invece, scrittori con o senza editore, sono tanti, tantissimi.

Sono uno scrittore ma nessuno mi crede (Consigli per scrivere un bel romanzo e conquistare un editore) di Silvia Pillin è un manuale preciso, credo che questo sia il termine più adatto per descriverlo, non si dà arie di professionalità repressa, non vieta e nemmeno obbliga, semplicemente illustra cosa si aspetta l’editore, grande, medio o piccolo che sia, dallo scrittore esordiente.

È la curiosità il motore che spinge il lettore a proseguire, ed è solo puntando sul cosa succederà, come reagirà, come andrà a finire, che riuscirete a condurre i lettori fino alla fine del vostro romanzo.

Silvia Pillin non scrive ovvietà, non si arrampica su specchi saccenti, in maniera limpida e diretta offre consigli a coloro che vogliono scrivere un libro e desiderano pubblicarlo, non a pagamento.

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Recensione: Il mestiere di leggere, Rogelio Guedea. Graphe.it edizioni.

Quante volte vi è capitato di abbandonare un libro a pagina 2? E quante di riprendere il medesimo libro in un altro momento della vita, quando, a pelle, lo sentivate più accordato con voi? Rogelio Guedea, autore di Il mestiere di leggere, Graphe.it edizioni, novembre 2012, provoca: è il libro a scegliere il lettore.

Da questo semplice assunto all’attenzione verso chi legge il passo è breve, Il mestiere di leggere è un saggio, ma, attenzione, al contrario di quanto spesso accade, non è noioso, anzi. Riesce addirittura a fare sorridere. Diretto, ironico, quasi irriverente verso il grande intoccabile scrittore, Guedea non risparmia nessuno e mentre argomenta la sua teoria, a mio avviso valida, si concentra non più sullo scrittore ma sul lettore. Perché sia chiaro una volta per tutte, lo scrittore per quanto bravo vive grazie a colui che lo legge. Sempre.

Tutte le riflessioni sull’arte di leggere che ho fatto in questo libro sono interpretazioni o glosse dei frammenti e passaggi di autori convocati come a un appuntamento. Nulla hanno di originale le mie riflessioni in quanto non hanno nulla di originale le idee o riflessioni degli altri autori, perché loro, come me, hanno interpretato e glossato né più né meno che il grande e unico libro scritto dalla mano invisibile e inverosimile dell’umanità. 

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Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente. Randy O. Frost e Gail Steketee

Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Randy O. Frost e Gail Steketee, Edizioni Erickson 2012, è un saggio davvero intrigante, l’argomento trattato la disposofobia, ovvero quel famoso accumulo compulsivo che ultimamente regna sovrano nei canali di Sky, ad esempio Sepolti in casa, è attuale e indubbiamente parte dell’era moderna. Per una come me, che probabilmente soffre del disturbo opposto, butto le tende e le ricompro anziché lavarle tanto da Ikea costano poco (non tutte solo alcune), questo volume si è rivelato un’autentica scoperta.

Gli autori riescono, senza mai appesantire il racconto, a illustrare la malattia presentando diversi casi da loro analizzati, descrivendo in maniera accurata ogni singola storia e portando il lettore a comprenderne ragioni, fini e possibili soluzioni. Non un libro per esperti del settore ma per chiunque desidera capire maggiormente come si possa vivere in condizioni di totale mancanza di igiene, sepolti tra il raccolto, a volte anche tra i rifiuti, di una vita, e imporre la propria condizione ai famigliari.

Tengo tutto inizia la sua storia partendo da Irene, simbolo della ricerca degli autori, persona intelligente e ben educata ma socialmente isolata a causa dell sua malattia:

Irene aveva una grande difficoltà a liberarsi delle cose, da un pezzetto di carta con sopra un numero di telefono non identificato e da tempo dimenticato, fino a un vaso rotto comperato a un mercatino dell’usato. Il valore che dava agli oggetti e le ragioni che aveva per tenerli erano molti e vari. Le convinzioni di Irene riguardo a che cosa dovesse essere conservato sembravano isolate da tutto ciò che succedeva attorno a lei. Era sinceramente sconcertata del fatto che i suoi figli non condividessero la sua inclinazione a conservare ogni cosa.

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Chi è la più cattiva del reame? Figlie, madri e matrigne nelle nuove famiglie, di Laura Pigozzi

Chi è la più cattiva del reame? di Laura Pigozzi, et al./edizioni si è rivelata un’autentica sorpresa,  il tema trattato è attuale e molto interessante, oggi, come sottolinea più volte l’autrice, preso in considerazione dagli esperti, psicologi, sociologi, tuttologi, solo in una minima parte: la matrigna. Inoltre, il testo, oltre a fornire riflessioni sulla matrigna moderna, ripercorre le fasi della psicoanalisi del rapporto madre e figlia, e il conseguente rapporto tra donne,  in maniera articolata e disinvolta, tradotta per i meno esperti e piacevole per chi mastica la psicoanalisi da qualche tempo.

In estrema sintesi, Laura Pigozzi si interroga sul ruolo della matrigna oggi nelle famiglie ricomposte, fino a qualche anno fa la matrigna era la nuova donna del padre vedovo, una nuova mamma che andava a sostituire quella naturale deceduta. Un ruolo difficile ieri come oggi. Le nuove famiglie, ovvero quelle create in un secondo momento, solitamente dopo un divorzio o comunque una separazione dolorosa per almeno uno dei due partner, donano uno spazio insolito alla matrigna, soprattutto nel suo rapporto con i figli, di lui. La nuova donna che dorme con papà non è una mamma, non è una tata, non è una cugina, nè tanto meno la cattiva delle favole, non è un’amica, è una persona che cerca di instaurare un rapporto sano con dei bambini, con la consapevolezza, più o meno, del suo gioco di ruolo nella seduzione di papà. La matrigna è l’altro adulto, e come tale si dovrebbe porre nei confronti dei bambini o adolescenti del compagno, certo se la mamma naturale la descrive come la cattiva usurpatrice, mala femmina ladra di uomini, la faccenda si complica un tantino, con buona pace per la psicoanalisi.

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Sua Santità di Gianluigi Nuzzi, tra lo scoop e lo scandalo

Premessa, tutti noi, o quasi, quando leggiamo, ascoltiamo, recepiamo il connubio soldi e potere/Chiesa abbiamo delle reazioni violente e di sdegno. Eppure di documenti che raccontano la politica della Chiesa Romana ce ne sono da anni, su più temi, non solo quello economico. Ricordo l’esemplare lavoro di ricerca condotto da Carmelo Abbate autore di Golgota. Ci sdegniamo, ma poi tendenzialmente dimentichiamo, vittime e carnefici. Fatichiamo ad associare azioni poco chiare se non deplorevoli alla Chiesa, quando le dobbiamo affrontare dimentichiamo che non tutti gli uomini e le donne di Chiesa nascondo colpe, e quando, invece, dobbiamo ricordare, perché i fatti non dovrebbero più ripetersi, per paura o vergogna nascondiamo il tutto nell’oblio della mente.

Sua Santità di Gianluigi Nuzzi sta facendo molto discutere, a mio avviso si tratta di un lavoro giornalistico di alto livello, ripeto giornalistico, l’autore infatti tramite una fonte denominata “Maria” riporta la corrispondenza privatissima del Santo Padre, e dei suoi più fedeli collaboratori. I documenti chiariscono alcuni aspetti ad oggi offuscati, ad esempio il caso Boffo, e ricordano altri episodi apparentemente dimenticati, come il caso Emanuela Orlandi, fino a chiarire il rapporto Governo italiano/Chiesa sulla tanto contestata e temuta ICI.

Da leggere sicuramente, indipendentemente dalla fede, a mio avviso si tratta di pura informazione, fingere che nulla accada non è un atteggiamento di persone responsabili.

Alcune perplessità rimangono, ad esempio fatico a credere che la Chiesa e il Santo Padre non fossero a conoscenza del contenuto di questo libro prima della sua pubblicazione, inoltre il ritratto di Papa Benedetto XVI ne esce forte, pulito, desideroso di cambiare le più antiche tradizioni coltivate dal Vaticano, in contrasto con chi lo circonda, un messaggio chiaro, forse troppo chiaro. Chi invece viene descritto come esperto manipolatore dei poteri, non celesti, è  il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. E anche in questo caso, l’uomo cattivo crea in me delle forti resistenze di credibilità.

La triste nomea di voler sempre e a qualunque costo oscurare e nascondere i fatti negativi è una politica antica, forse, ma è solo un mio pensiero, questo libro potrebbe rappresentare il primo passo per un cambiamento, seppur minimo.

Per approfondire, soprattutto alla luce dei fatti recenti, suggerisco l’intervista a Gianluigi Nuzzi di Mariagloria Fontana.

Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI

Gianluigi Nuzzi

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Il cielo dentro di noi di Roberto Fantini, recensione

Recensione di Francesco Pistolato.

Da qualche anno Roberto Fantini, dopo una lunga militanza in Amnesty International Italia e una vita come insegnante di filosofia, ha preso a distillare questa sua duplice esperienza in una serie di pubblicazioni agili ma non banali, molto leggibili e davvero raccomandabili a chiunque legga non per passatempo, ma per nutrire mente e spirito. Dopo il notevolissimo La morte spiegata ai miei figli, Ed. Sensibili alle foglie del 2010, un libro che tratta con serenità e respiro il tabù della morte, Fantini ci propone ora Il cielo dentro di noi. Conversazioni sui Diritti Umani (sul mondo che c’è e su quello che verrà), una serie di dieci intense conversazioni con personalità impegnate nel campo dei diritti umani.

Il titolo dichiaratamente richiama la famosa frase kantiana “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, con cui il filosofo indicava ciò che non cessava di suscitare la sua ammirazione: “Il cielo dentro di noi” è la speranza in un miglioramento dell’umanità, in una uscita dallo stato di barbarie ancora tanto presente, obiettivo cui Amnesty International molto concretamente contribuisce da ormai più di 50 anni, come ricorda la conversazione con Antonio Marchesi, per vari anni Presidente della Sezione Italiana. L’associazione nel tempo ha notevolmente esteso il suo raggio di intervento, passando dalla semplice richiesta di liberazione di prigionieri politici, all’intervento sulle cause strutturali delle violazioni dei Diritti Umani. Scritti con la lettera maiuscola, i Diritti Umani sono quelli sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948: diritti umani sì, naturali no, nel senso, come si dice nel libro, che il loro rispetto deriva da uno sforzo culturale e attivo contro l’evidente tendenza umana a violarli. Come in ogni epoca, al male visibile si contrappone un bene meno percepibile, l’attività di tante persone come quelle qui intervistate – e lo stesso intervistatore – che lavorano quotidianamente per portarci tutti avanti, nella direzione del riconoscimento della comune umanità, da cui, dopo tanti sforzi scaturirà una luminosa percezione di fratellanza, si aprirà il cielo dentro di noi.

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