Imprimatur, di Rita Monaldi & Francesco Sorti

ImprimaturImprimatur,  di Rita Monaldi & Francesco Sorti, Baldini&Castoldi editore,  è un libro che ha dato molto fastidio nel 2002, anno della sua prima pubblicazione. Perché? Semplice, perché è ben scritto, e chiaramente documentato. Quindi, dato che racconta fatti veri, o quanto meno romanza fatti storici, e i dettagli dovuti a un’attenta ricerca appaiono evidenti, e dato che la storia narrata può non fare piacere a molti, ecco spiegato il clamore del passato.

Ma oggi? Per il momento non mi sembra di aver letto alcuna alzata di scudi, o recensioni scandalizzate, si tratta di un romanzo storico. Punto. Certo, afferma in maniera poco sottile che Papa Innocenzo XI avrebbe favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un sovrano protestante, anziché cattolico. Però bisogna sottolineare che l’accusa anche se pesante è fatta con stile: il romanzo è davvero ben fatto.

Ricco di storia e dettagli, dalla medicina ai pasti, dalla peste fino agli abiti, Imprimatur narra le vicende di un gruppo di  viaggiatori costretti in quarantena in una locanda romana, per un presunto decesso di peste. Siamo nel settembre 1683, quando la storia vede la guerra a Vienna, cattolici contro turchi.

I protagonisti sono davvero insoliti, dall’abate Atto Melani,  ex cantante castrato e ora agente segreto del Re Sole,  al garzone della locanda che svelerà il suo più grande segreto (un segreto a tratti mostrato a dire il vero) solo alla fine del romanzo, la prostituta, il musicista, la vittima che in realtà è un ex sovraintendente famoso in tutta europa, il dottore capace e istruito.

Dalla locanda alle fogne di Roma fino a un presunto attentato al Papa, il romanzo conquista per ritmo e capacità di narrare la storia in maniera incessante, riesce a unire la vita del ‘600, descrivendola in maniera colorita eppure verosimile anche a chi, come me, non è certo esperto del periodo, al thriller moderno.

Non manca nulla: omicidio, inganno, suspense e addirittura inseguimenti!

 

Le lacrime di Borromini. Le indagini del commissario Bertone, di Fabio Bussotti

9788899423513_0_0_300_80Il commissario Bertone non è proprio quel genere di sbirro che ci piacerebbe incontrare, quello da telefilm per intenderci. No, Flavio Bertone è di mezza età, avanzata, non bello, bestemmiatore, mezzo alcolizzato (il mezzo glielo concedo), discretamente antipatico, incapace di entrare in empatia con il prossimo. L’antieroe perfetto. Le lacrime di Borromini, di Fabio Bussotti, è il terzo romanzo della serie, e dimostra di aver superato la sfida del “Ancora un commissario?!?! Ma non dovevano smetterla?” , perché se la parola commissario ci fa venire in mente Montalbano di simile le due serie hanno appunto solo quello: la parola.

L’indagine è ambientata in una calda Roma ma se inizialmente sembra un complicato omicidio diventa sempre più macabra e irreale man mano che prosegue, tanto da scomodare servizi segreti e Vaticano.

Lo stile è distaccato, realistico, quasi a volerci raccontare sì questa storia ma con pacato fastidio. L’amore è presente e burrascoso, abbiamo una ex moglie psicopatica, una ex amante definitivamente ex, e una infermiera tanto buona e pia, e decisamente sfigata: tra ictus e tumori e solitudine non le manca nulla,  che non ci azzecca nulla con il nostro commissario, eppure…

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Spiccioli per il latte. Il primo caso del commissario Kluftinger

5146-emons---spiccioli-per-il-latte---quarta---varieHo comprato questo libro perché la copertina mi ha fatto ridere, vero… non si dovrebbe fare, MAI. Ma la super mucca in bella vista strappa sorrisi anche ai miei figli ogni volta che la incrociano. Devo ammettere però che la mucca ha portato fortuna, perché Spiccioli per il latte di K&K (no no non è uno pseudonimo gli autori sono due e probabilmente per evidenti limiti, dei lettori, si firmano così che a ripetere i nomi tedeschi ci viene l’orticaria) è un bel romanzo. Una sorta di Montalbano tedesco, con tanto di amore passionale per il cibo, tedesco, infinito affetto verso i luoghi incontaminati dove vive il protagonista, in Algovia. Intuitivo e intelligente il commissario Kluftinger conquista tutti, e la sua prima indagine è ben fatta, uno dei rari casi che mi vede verso tre quarti del libro alla non certezza dell’assassino. Ma, e qui parto col primo ma…. mannaggia agli editori italiani, ma che razza di titolo avete scelto? Ma vi rendete conto che è uno spoiler?

In sintesi ho capito chi era l’assassino anche grazie al titolo, e questo è un reato!

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La battaglia navale, di Marco Malvaldi

la battaglia navaleI vecchietti non fanno più ridere, che peccato! Quando ho scoperto Marco Malvaldi ho passato minuti davvero esilaranti con i suoi 4 vecchietti, il BarLume, il barrista che non ama fare i cappuccini d’estate. Certo, la trama dei suoi romanzi, a mio avviso, non vantava approfondimenti o intrighi pazzeschi, ma l’ironia della struttura ha sempre perdonato ogni mancanza.

Invece… La battaglia navale, ultima fatica di Malvaldi, è un forte arresto. Ora, se la trama non convince, ma devo essere sincera non mi hanno mai convinta nemmeno nei romanzi precedenti, e togliamo lo spasso di ogni singolo personaggio, il tutto crolla, male.

Ho amato il Massimo single, e ora me lo ritrovo noioso e annoiato in una vita di coppia che sinceramente non sembra la sua (il che forse è voluto, magari al prossimo romanzo la molla), i vecchietti sembrano troppo saggi e poco “cazzoni” e questo a noi lettori non piace molto. La bella Tiziana appare di sfuggita, mentre le sue super poppe hanno conquistato tutti, anche noi donne, fin da primo libro. Marchino proprio non c’è, e pure lui, nonostante sia idiota, è un tassello fondamentale per la riuscita della novella.

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Tatuaggio, di Manuel Vázquez Montalbán

tatuaggioCi sono gialli e gialli, inutile girarci attorno, ma soprattutto ci sono protagonisti e protagonisti.

E, a mio avviso, il miglior protagonista maschile della letteratura gialla, che tra l’altro il termine libro giallo è un nome tutto italiano (ricordate i gialli Mondadori?), è e rimane lui: Pepe Carvalho. Per chi non lo conoscesse Pepe Carvalho è il detective assolutamente sopra le righe creato dallo scrittore Manuel Vázquez Montalbán, se amate i libri di Andrea Camilleri, dovreste sapere che il famosissimo Commissario Montalbano deve il suo nome proprio a questo Montalbán, un omaggio tra scrittori.
Tatuaggio è il primo romanzo della fortunata serie dedicata a Pepe Carvalho, omone amante della cucina, della buona cucina, spirito critico insoddisfatto, fidanzato non ufficialmente con una prostituta, capace di svelare intrighi e delitti in maniera poco corretta ma sicuramente efficiente. Cinico, arrabbiato con il mondo, ex agente CIA, Pepe Carvalho è l’antieroe così come lo abbiamo sempre immaginato. Lui, brucia i libri, un po’ per antipatia e un po’ perché ama accendere il caminetto di casa, anche d’estate, e in Tatuaggio da alle fiamme niente meno che il Don Chisciotte.
Ma andiamo con ordine, assunto dal proprietario di un salone di parrucchiere, Pepe Carvalho deve scoprire il nome di un morto ammazzato annegato. In realtà scoprire l’identità del morto è abbastanza facile, ma lo scenario che di pagina e in pagina si delinea è inquietante: prostitute, droghe, mafia.
Eppure, Pepe Carvalho ne è certo, non è quella la chiave del mistero, non è per quello che l’individuo con tatuata una frase dai diversi significati “Sono nato per rivoluzionare l’inferno” è morto.

Anche la scritta del tatuaggio era sorprendente. Una cosa è un legionario tra le due guerre, ubriaco di disprezzo e di letteratura, che va in cerca di avventure con un fucile e alcuni versi di Apollinaire. Ma ciò non può accadere in quest’ultimo terzo di secolo. La gente, pensò Carvalho, ha scoperto di essere capace di fare soltanto ciò che riesce a fare. Nessuno si inventa la propria vita come se inventasse un romanzo.

Le puttane di Pepe Carvalho non sono stupide, non molto, sono meno sfruttate del sentito dire, anche se solo le più intelligenti gestiscono i loro affari in assoluta autonomia, insomma si salvano meglio delle donne borghesi che mangiano qualsiasi cosa, che indossano abiti colorati e che cambiano colore dei capelli solo per divertimento.

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Recensione, La ragazza del treno, di Paula Hawkins

LaRagazzaDelTrenoLa ragazza del treno, di Paula Hawkins sta diventando un successo mondiale, inaspettato e assolutamente incredibile. Presentato come thriller psicologico, questo romanzo sta facendo impazzire critici, lettori, compulsivi e non. Spinta dall’urlo di IMPERDIBILE ho iniziato a leggerlo convinta di trovarmi di fronte a un capolavoro. E invece…

Questo libro mi ha lasciata con una profonda tristezza, tristezza verso le donne, l’alcolismo, la solitudine, l’indifferenza. E non mi è piaciuto, semplicemente perché avevo già intuito trama, assassino e colpi di scena fin dai primi capitoli.

Rachel è una donna disperata, alcolizzata, depressa, sola, cacciata di casa, licenziata. Ogni giorno prende lo stesso treno dalla periferia di Londra verso la city, ma non va più in ufficio da tre mesi, vaga per le vie senza una meta o va in biblioteca. Ogni giorno guarda dal finestrino del treno la sua vecchia casa, oggi abitata dalla nuova moglie. Per distrarre il dolore fantastica sui vicini, una copia molto affiatata, bellissimi. Li vede darsi il buongiorno, fare colazione. Li chiama Jason e Jess perché hanno la faccia da Jason e Jess.

Poi un giorno Jess scompare… e lei vede, o crede di vedere, e crede di sapere, e vuole aiutare.

L’autrice racconta la vicenda dal punto di vista di tre donne, Rachel, spesso in stato confusionale a causa dell’alcool, Megan, che poi sarebbe Jess, e Anna la nuova moglie. I racconti non seguono una linea temporale ma saltano intrecciandosi, portando il lettore fino al finale.

Sono rimasta a letto quasi tutto il giorno, per cercare di mettere ordine nella mia testa. Ho provato a ricostruire quello che può essere successo sabato sera, ma i ricordi si intrecciano ai sogni. Ho tentato di scrivere tutto quello che mi passa per la testa. Il rumore della penna sul foglio sembrava un sussurro e mi innervosiva; avevo la sensazione di non essere sola in casa, forse c’era qualcuno dietro la porta, e non potevo fare a meno di pensare a lei.

La storia regge, è scritta bene, il fatto è che l’alcolismo non viene affrontato ma solo usato per spiegare le amnesie di Rachel. I protagonisti svelano una serie di disgrazie che nemmeno il peggior regista di Beautiful regge il confronto. E alla fine, sono sempre le donne le illuse, quelle deboli, quelle che non reggono la realtà, la modificano, la semplificano e la adattano alle loro esigenze.

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Il baco da seta di Robert Galbraith, alias J. K. Rowling

il baco da setaRobert Galbraith è lo pseudonimo usato dalla scrittrice J. K. Rowling, l’amato Harry Potter, per firmare la serie dedicata all’investigatore Cormoran Strike, Il baco da seta è il secondo volume della serie, e, nonostante oggi tutti siano a conoscenza del giochino sono io – non sono io, la Rowling ritorna in libreria sotto le spoglie di Galbraith, che tutti sanno non esistere, e tutti sanno essere lei. Insomma tanto rumore per nulla, in sintesi la signora Potter sa scrivere anche gialli, e, sebbene Il richiamo del cuculo mi avesse lasciata un po’ perplessa, devo ammettere che questo secondo Il baco da seta è un bel libro. 

Colpito e affondato.

Non fraintendete, la signora Rowling ha già ampiamente dimostrato di saper scrivere molto bene,  inventarsi tutto il mondo di Harry Potter non è certo cosa da tutti, soprattutto considerando i tanti libri dedicati, la complessità della trama e il successo, meritato. I tentativi gialleschi rischiavano di deludere, perché nulla hanno a che fare con i bambini ne tanto meno con il fantasy. Invece, Il baco da seta riesce a unire senza sbavature la sua bravura ad una trama complessa, l’autrice fa risaltare ogni singolo personaggio, sottolineando pregi, difetti e stranezze, portando il lettore all’ovvia conclusione senza mai stancare o annoiare.

Owen Quine è scomparso, ma lo scrittore eccentrico e dimenticato dalla critica ama scomparire per far parlare di sé, tanto che nessuno ci fa caso. La moglie però, dopo una decina di giorni, decide che questa volta il tempo della sparizione è eccessiva, per questo motivo, con un misto di apprensione che tende a diventare noia, la donna si rivolge al famoso investigatore Strike. Il fine è ritrovare lo scrittore, che, a quanto pare, si è nascosto meglio del solito.

Strike viene così catapultato nel mondo perverso dell’editoria, dove tutti odiano tutti, i manoscritti spariscono mentre affiorano manie e episodi del passato ancora non dimenticati. Il morto c’è, ovvio, così come un numero sorprendente di candidati assassini tutti con un motivo valido per uccidere.

Un romanzo davvero ben costruito, dal ritmo veloce, capace di far intuire al lettore chi potrebbe essere l’assassino senza mai fornire una conferma fino all’atto finale. Al contrario de Il richiamo del cuculo dove modelle bellissime e personaggi marginali non convincevano, Il baco da seta appare realistico e presenta il protagonista Strike sotto una veste più sincera, inizio ad amare questo omone dal capello scompigliato e zoppo.

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Un piccolo gesto crudele, nuovo capolavoro di Elizabeth George

crudeleNon è facile farmi appassionare a un autore, una storia, Elizabeth George  è riuscita nell’impresa, ha conquistato questa difficile lettrice e qualche altro milione sparso nel mondo. Ultimo capolavoro Un piccolo gesto crudele, impossibile attendere la versione economica per chi ha lasciato il sergente Barbara Havers nell’incubo: la scomparsa della piccola vicina di casa, alla fine de Un castello di Inganni.

Invidio chi deve ancora scoprire i libri della George, perché scoprirà un filone decisamente interessante e potrà concedersi la lettura di ogni singolo giallo senza attese  impazienti; eppure è comprensibile il tempo richiesto dalla scrittrice per terminare questa ultima fatica, molte ricerche, domande, studi, non solo limitati all’Inghilterra ma in questo caso anche verso la giustizia italiana. Parte del romanzo è ambientato infatti a Lucca, la bellissima cittadina medioevale risplende tra le parole della scrittrice, nonostante gli orrori.

Un rapimento impossibile da denunciare, la bambina viene rapita dalla madre, il padre Azhar non ha mai riconosciuto la figlia e non ha mai effettuato il test del DNA, mette a dura prova l’atteggiamento poco rispettoso delle regole del sergente Barbara Havers tanto che l’ispettore Thomas Lynley ha paura di non riuscire ad aiutare la collega amica, spinta troppo oltre per amore.

Come sempre la George presenta un romanzo intricatissimo, solo l’attenta lettura riesce a prendere i singoli fili della complicata matassa sciogliendo dubbi e misteri, e contemporaneamente offre dettagliati risvolti umani ammirevoli, caratterizzando ogni singolo personaggio in maniera unica e inequivocabile.

Anche i più antipatici si scoprono seri professionisti nonostante la vita privata incasinata all’inverosimile.

Un gran bel libro, assolutamente rispettoso delle aspettative. Unico rimpianto: dover attendere altri due anni per leggere il nuovo….

 

Titolo: Un piccolo gesto crudele

Autore: Elizabeth George

TraduttoreAnnamaria Biavasco e Valentina Guani 

Editore : Longanesi

Anno: 2014

Prezzo: 19,90 Euro

 

Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith, alias J.K Rowling

il richiamo del cuculoQuesto libro, un giallo, ha fatto molto discutere, non certo per le sue doti narrative, e nemmeno per la non originale storia, ma perché a scriverlo è stata lei, la mia scrittrice, la signora Harry Potter: J.K. Rowling. Robert Galbraith è lo pseudonimo scelto, il titolo Il richiamo del cuculo.

Non ho mai nascosto il mio amore per questa scrittrice, anche Il seggio vacante mi ha piacevolmente stupita, senza contare che riuscire a scrollarsi di dosso Harry la considero un’impresa titanica; con mio grande dispiacere però questo nuovo libro della Rowling lo devo giudicare semplicemente brutto, tanto da non capire se ha prestato il suo nome ad altri,  altri che a loro volta hanno scritto il testo, per poi farci il giochino del ti svelo chi è lo scrittore. Insomma, ne avranno fatto un caso letterario da prestanome mondiale, pare che prima di sapere che c’era LEI a comandare la penna il libro fosse stato giudicato gradevole ma senza eccessi, ma il risultato non torna, nonostante la fuga di notizie (eccerto, e noi siamo i polli del mondo sommerso) e il boom di vendite incorniciate da recensioni positive, e aspettative per una seconda indagine del detective privato Cormoran Strike.

Per favore mia adorata J.K. Rowling, torna a scrivere per i ragazzi, torna a sorridere, torna a inventarti magie strampalate e nomi impossibili da tradurre, ma lascia stare il giallo.

Torniamo a Il richiamo del cuculo, il protagonista, il già citato Cormoran Strike sembra un incrocio tra il tenente Colombo con le sembianze di Gerard Depardieu, è figlio d’arte, anzi figliastro, quindi conosce il mondo della morta, una super top model bellissima, adottata, cresciuta in una famiglia apparentemente perfetta.

L’assistente Robin, assistente per sbaglio del Depardieu londinese, pare messa un po’ a caso per dare il tocco femminile che altrimenti al gigante senza gamba mancherebbe, un tocco femminile intelligente, garbata, sexy e fidanzata con un noioso ragazzo. In rete c’è chi paragona i due ai noti Hermione e Hagrid, spero di no, perché oltre alla stazza e all’intelligenza altri tratti comuni personalmente non ne ho rilevati. 

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Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza

olgaIl successo ottenuto dal giallo Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza è, a mio avviso, la conseguenza di uno stile pulito, una storia chiara, senza moderne interpretazioni o scritture definite creative; uno stile capace di esporre i fatti, descrivendone ambienti e personaggi e permettendo al lettore di seguire l’evolversi senza la paura di essersi perso qualche indizio o dettaglio filosofeggiante. Personalmente non mi ha entusiasmata, le divagazioni dal filone principale non hanno suscitato il mio pieno entusiasmo, ma si sa, chi legge, soprattutto chi legge gialli, forse troppi gialli, ha sempre qualcosa da ridire, e non fa testo.

L’indagine sulla morte della signorina Olga è da manuale, così come i personaggi del suo condominio, usciti freschi da una commedia di Pirandello per narrare pettegolezzi, pregi e virtù del loro mini mondo, come da sempre viene definito uno stabile abitato da diversi nuclei familiari. La signorina Olga è una vecchietta gentile e educata, vive sola nella mansarda, dipinge, decora paralumi, ama un nipote mai visto, difficilmente parla del suo passato. Il suo corpo viene ritrovato senza vita, strangolata l’impietosa conclusione del medico legale.

Ad occuparsi del caso un commissario uscito direttamente dai romanzi di Agatha Christie, uomo solido, attento, convinto che certi lavori non siano per le donne, fa le domande giuste alle persone giuste, interroga, convoca in commissariato: un commissario come la fantasia del lettore di gialli pretende. Il caso è complicato, tutti mentono, e la prima a prendersi gioco dei tanti personaggi è proprio la signorina Olga.

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Prestiti scaduti di Petros Markaris, la crisi della Grecia nelle pagine di un giallo


Prestiti scadutiPetros Markaris
 conquista a pieni voti un posto d’onore nella mia lista di scrittori preferiti. Scoperto con La lunga estate calda del commissario Charitos, lo ritrovo con piacere in Prestiti Scaduti. Un giallo classico, una storia piacevole, ma, soprattutto, un’occasione per capire quella Grecia non raccontata, dilaniata da una situazione finanziaria non così lontana dal nostro bel paese.

Il libro inizia con l’atteso matrimonio tra la figlia del commissario, Caterina, e Fanis, il medico, e un annuncio: il commissario ha detto addio alla sua auto storica, la  Mirafiori, per sfoggiare la nuovissima Seat Ibiza, simbolo di un rateizzare giunto alla fine delle sue possibilità.

A turbare le notti del commissario oltre alla crisi, le restrizioni, le pensioni, e il futuro lavorativo della figlia, un assassino di banchieri. Assassino che sta ottenendo il favore del grande pubblico.

Ai cruenti omicidi, per decapitazione, si affiancano delle comunicazioni via volantino e adesivi, firmati dal Partigiano antibanche, che suggeriscono al popolo una nuova e inesplorata via: “Non pagate i vostri debiti con le banche!”

Ascolti: tutta la Grecia si muove grazie ai prestiti. Mutui, prestiti al consumo, prestiti alle aziende, prestiti per le vacanze. Il prestito è l’unica leva che muove il mercato greco. Le banche tengono in ostaggio più della metà dei greci. Anzi, in questo periodo di crisi la situazione si è ulteriormente aggravata. A nessuno piace essere un ostaggio. La prima cosa che fa un ostaggio è cercare di liberarsi e, quando non ci riesce, gli resta soltanto la vendetta. Quindi, lei dovrebbe indagare su più di mezza Grecia per trovare chi tra gli ostaggi si è vendicato. Le sembra facile?

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La bella di Buenos Aires di Manuel Vázquez Montalbán

la bella di buenos airesA dieci anni dalla morte di Manuel Vázquez Montalbán ecco comparire come per magia un suo romanzo inedito, La bella di Buenos Aires edito in Italia da Feltrinelli. Io, amante spassionata di tutti i romanzi di Montalbán e soprattutto innamorata cronica, e masochista, di Pepe Carvalho, ho esultato senza ritegno.

La mia passione è stata premiata, irreale, irriverente, contorto, veloce e spassoso. Ora non mi resta che rileggere tutti i suoi romanzi, per dovere e per nostalgia.

Tra ricette improbabili e incontri meno casuali di quanto si potrebbe credere in un primo momento Pepe Carvalho e il suo assistente Biscuter, qui elevato al ruolo di socio, vengono ingaggiati, via fax, da una misteriosa donna per indagare sul passato di una bellissima, e dispotica, attrice argentina, fuggita in Spagna, pare, in cerca di successo.

Tra poliziotti fanatici, mafie varie ed eventuali, famiglie disgraziate, donne forti e in apparenza superficiali, Carvalho si ritrova tra le mani un caso notevolmente complesso, e un paio di libri in meno bruciati per l’occasione.

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Un castello di inganni di Elizabeth George. Recensione

un-castello-di-inganni-di-elizabeth-L-ryj8SURitengo la mia malsana passione per il Commissario Lynely un tributo verso la ricchezza umana che ritrovo in ogni singolo personaggio, principale o minore, affrontato e descritto da Elizabeth George. O forse, più semplicemente, sono appassionata di gialli alla vecchia maniera e ho ritrovato in questi libri il giusto equilibrio tra il mistero della camera chiusa e quei tratti psicologici, dai più torridi ai limpidi “giusti”, che da sempre danno forza a un romanzo indipendentemente dal genere.

Un castello di inganni rientra nel tema tanto caro alla George: i titoli nobiliari, e i conseguenti segreti di cui spesso la stampa gossippara si nutre; Thomas Lynely inizia a riprendersi quella serenità perduta dopo la morte della moglie, iniziamo a riconoscere il vecchio commissario, sebbene i demoni della memoria si distinguano nettamente attorno alla sua personalità. Pensandoci non poteva essere altrimenti, uno dei pregi assoluti dell’autrice è quello di rendere i suoi personaggi umani, con pregi e difetti, tutti noi impariamo a convivere con i demoni, un bravo scrittore valorizza questi tratti non li nasconde sotto al letto quando troppo scomodi.

Il nipote di un baronetto, diventato tale per meriti non ereditari ma per successi industriali,  muore in circostante limpide, l’uomo scivola mentre scende da una imbarcazione e durante la caduta sbatte la testa. Morte per cause accidentali. Nessun omicida e nessun sospetto. Il baronetto chiede aiuto a Scotland Yard per risolvere quello che, a suo dire, potrebbe rivelarsi un caso sospetto, o meglio, vuole avere la certezza che dietro questa assurda morte non ci sia il figlio, ex drogato.

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Milioni di milioni, Marco Malvaldi. Sellerio editore

Milioni di milioniMarco Malvaldi ha la pregiata capacità di rendere ironico il tragico, senza esagerare, senza mai rischiare di scivolare nel grottesco; l’autore riesce a presentare i suoi personaggi donando umanità, sdegno e simpatie, ogni suo racconto strappa sorrisi al lettore. Personalmente mi sono molto affezionata ai vecchietti del BarLume, e potrei innamorarmi del barrista Massimo (ebbe si a volte pecco di masochismo), ma ho apprezzato molto anche Milioni di milioni, sebbene non appartenente alla serie di Pineta.

Monteso di Marittimo, un paesino toscano arroccato su una collina di circa ottocento anime con una pendenza di ventiquattro gradi, attende l’arrivo di due studiosi, due giovani zelanti vogliono, infatti, capire perché il paesello è considerato il più forte d’Europa. Ma non cadiamo nel tranello, quello della forza non è solo leggenda: è noto che i pochi abitanti della collina si sfidano una volta all’anno nella famosissima “Festa della Panca”. I partecipanti devono trasportare una panca della malcapitata Chiesa lungo un tragitto storico, vince chi per primo poggia la panca al traguardo e urla una frase che da sola, assieme alla leggenda, vince il premio simpatia.

Eh, la Festa della Panca è una cosa bellissima. La facciamo tutti gli anni per Sant’Antonio. È il nostro modo per festeggiare l’anno nuovo. Allora, succede questo…

Piergiorgio Pazzi, fisiologo, e Margherita Castelli, ricercatrice di Filologia Romanza, sono i protagonisti, un po’ sfortunati, della nostra storia. Arrivati per procedere con la loro ricerca, subiscono, in ordine, la settimana più nevosa dell’anno, rimangono bloccati all’interno del piccolissimo centro del paese, e devono, deve lui, dimostrare la sua innocenza di fronte a un incredibile delitto. La bufera di neve oltre al freddo porta un morto, ma non un morto naturale bensì un morto ammazzato. Sfortuna vuole che a morire sia la proprietaria della camera dove alloggia Piergiorgio, la maestra del paese, Zerbi Palla (tutti lì si chiamano più o meno Palla). I misteri della camera chiusa portano sempre equivoci, inganni, e fraintendimenti, assieme ai segreti dei protagonisti.

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Una voce di notte di Andrea Camilleri, Sellerio editore

Una voce di notte, dice l’autore Andrea Camilleri, è:

stato scritto diversi anni fa. Quindi il lettore attento che noterà crisi di vecchiaia più o meno accentuate, liti con Livia più o meno contestualizzate e via di questo passo non se la pigli con l’autore ma con le segrete alchimie dei piani editoriali.

L’anno riportato nel libro è il 2008, prima della reale crisi tra Salvo e Livia, e soprattutto  anno del IV governo Berlusconi.

Il libro mi è piaciuto come tutti i casi del commissario Montalbano, e lo stile Camilleri fa compagnia come sempre, ma vorrei qui riportare una riflessione, iniziata, nel bene e nel male dallo stesso scritto.

Camilleri intreccia due indagini, eppure è evidente che la reale protagonista del romanzo è la politica, quella schifosa, del più forte, quella attaccata come una ventosa alla mafia, quella che se ti sente remare contro ti fa fuori, non più fisicamente ma professionalmente, quella politica capace di innescare l’ omertà, antipatica eppure talmente realistica da diventare cosa di tutti i giorni. Ma se a far finta di non vedere è un poveraccio che ha paura per sé e per la sua famiglia, personalmente non riesco a giudicarlo, invece quando stimati professionisti che dovrebbero lavorare per la giustizia cercano di insabbiare o di alleggerire per non pestare i piedi ai poteri forti, allora non ci sono più scuse.

Per fortuna anche nel mondo reale non mancano eroi contro corrente alla Salvo.

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