L’ultimo cliente, di Pietro Caliceti

ultimoclienteEsce in questi giorni per Baldini & Castoldi L’ultimo cliente, di Pietro Caliceti, un legal thriller italiano.

Il romanzo si concentra sulle azioni poco limpide delle banche e lo fa attingendo a piene mani su tematiche poco affrontate, o forse trattate negli ultimi anni solo da quelli impavidi di Report. Argomento attuale ma davvero difficile da presentare come romanzo, il rischio di perdere il filo narrativo per affondare in situazioni troppo tecniche è davvero alto.

Eppure, Pietro Caliceti riesce nell’impresa, pur non mancando di approfondimenti apparentemente troppo precisi, ma è bene anche sottolineare che data la complessità della vicenda alcune marcature erano necessarie. L’ultimo cliente racconta la disperazione dei piccoli imprenditori e liberi professionisti e parla di grandi gruppi bancari; la storia dell’avvocato Luca Pugliatti vittima di una crisi sempre più spietata verso i quarantenni, si intreccia con quella  di un imprenditore Stefano Galli, visionario ma con i piedi a terra quanto basta.

Ma non si tratta semplicemente di affari rischiosi, no. Sono le banche a rendere tutto impossibile e portare la visione a sfracellarsi verso il nulla. Non tutti, però, sono disposti a subire in silenzio…

Il romanzo è piacevole, i personaggi assolutamente realistici e non mancano interessanti risvolti psicologici, così come ogni loro sfumatura e conoscenza.

Si fermò. Ecco, l’aveva detto, aveva detto tutto. Ascoltò l’onda. La risacca delle sue parole.
Nessuno accennava a una mossa.
Sentiva i piedi di Galli picchiettare sotto il tavolo, vicino ai suoi.
Bevve un sorso d’acqua.
Tutti guardavano la Biancardi.
Che sorrise.

La storia regge, e ricorda molte vicende di cronaca, finite sui giornali per i drammatici finali, ma in questo caso l’autore ci accompagna per capire perché e come si arriva fino a quel temuto baratro. perché imprenditori solidi hanno rischiato fino a quel punto e come si sono fatti trascinare nella follia.

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Il momento di uccidere, di John Grisham

momento uccidereNon ho mai nascosto la mia insana passione per i legal thriller americani; insana, perché lontani dalla cultura italiana e inconciliabili con la nostra giustizia. Eppure mi appassionano, e ovviamente il re indiscusso del genere, John Grisham, rimane sul podio.

Il momento di uccidere è il primo romanzo di  John Grisham,  1989, pubblicato per la prima volta in italia nel 1992, non sono una fanatica di date e dettagli di pubblicazione ma in questo caso, dato l’argomento, credo sia importante sottolinearlo.

Il momento di uccidere è un libro che scuote le coscienze, difficilmente ci troverà tutti d’accordo, è uno di quei testi che ti porta ad animose risse da bar, perché tutti vogliamo dire la nostra assoluta verità, anche se assassino e delitto sono chiari fin dalle prime righe. Eppure, John Grisham è talmente abile da costruire un romanzo corposo su fatti noti, invece di raccontare una storia che si arricchisce di dettagli tali da portare alla verità, lui parte dalla verità assoluta per poi distruggerla e renderla inafferrabile.

Siamo negli anni ’80 nello Stato del Mississippi, Ford County, pieno scontro razziale, quando il  Ku Klux Klan faceva davvero paura, personalmente lo temo anche ora ma questa è un’altra storia, quando i neri sedevano separati dai bianchi non più per volere della legge, ma perché le abitudini faticavano a scomparire e la violenza era spesso l’unica soluzione.

Una bambina nera viene rapita, aggredita, picchiata, violentata, e infine quasi impiccata, da due folli bianchi.

Una bambina di dieci anni.

Violentata più volte.

Picchiata, tanto da fratturarle la mandibola.

La bambina piangeva e chiamava il suo papà.

I due responsabili vengono arrestati, ma durante la prima fase del processo il padre della piccola li aspetta con un mitra e li ammazza.

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Il quinto testimone di Michael Connelly

Il quinto testimoneSe siete alla ricerca del Lega Thriller perfetto, dove nulla stona e il dibattito in Tribunale sembra avvenire davanti a voi riuscendo a trasportavi all’interno dell’aula, facendovi intuire ma senza mai scoprire del tutto le carte Il quinto testimone di Michael Connelly è la vostra soluzione.

Inutile giraci attorno, Michael Connelly ha fatto, nuovamente, centro. Le sue abilità narrative assieme alla conoscenza del mondo legale americano, unite a una limpida analisi dei comportamenti e dei trucchi da sempre usati dagli avvocati durante un processo, danno vita a un romanzo che semplicemente si beve.

Il lettore intuisce che non è tutto chiaro, che alcuni dettagli sfuggono, si aspetta il colpo di scena finale, ma fino alla fine non avrà tutti gli elementi per capire esattamente cosa è accaduto.

L’avvocato difensore Mickey Haller si ritrova coinvolto in un processo penale per omicidio, la cosa non lo preoccupa, non sta a lui giudicare se il suo cliente è colpevole o innocente il suo compito è convincere la giuria che le prove non sono sufficienti per dichiarare la signora Lisa Trammel colpevole di omicidio.

Se credete di trovare la vittima innocente, incastrata da un complotto più grande di lei, avrete delle sorprese. la signora è antipatica fin dalle prime righe, ma l’avvocato non deve difendere la sua simpatia…

Interruppi la comunicazione e mi misi a pensare a Lisa Trammel.  Non so perché, ma non ero sorpreso che fosse stata arrestata con l’accusa di aver ucciso l’uomo che stava cercando di portarle via la casa. Non che avessi mai pensato che saremmo arrivati a questo punto, ma dentro di me sapevo che qualcosa doveva succedere.

Personalmente apprezzo da sempre i Legal thriller americani, mi appassionano le arringhe in aula i colpi di scena, i trucchi descritti, le storie di colpevoli e innocenti. Quindi non ho problemi ad ammettere che Il quinto testimone è un gran bel libro. Un punto a favore è l’assoluta mancanza di momenti lenti, a volte questo genere si lascia andare in lunghe descrizioni, oppure non riesce a coinvolgere il lettore nella vita dei professionisti descritti. I protagonisti rischiano di apparire troppo freddi e lontani. Michael Connelly, invece, crea un intreccio e un equilibrio magistrali, la storia si sviluppa catturando sempre l’attenzione del lettore e i protagonisti riescono a risultare ben caratterizzati nonostante il poco spazio concesso alla loro vita privata.

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Il demone dell’avvocato di Alan M. Dershowitz

Alan M. Dershowitz è un avvocato di fama mondiale, tra i tanti ricordo che è stato difensore di Mike Tyson, e uno scrittore.  Il demone dell’avvocato, il suo debutto, è  un legal thriller dalla trama scontata  ma capace di incuriosire.

L’avvocato difensore è spesso oggetto di discussioni, chi non mangia pane e legge ogni giorno fatica a concepire come si  possa dare a  un omicida, stupratore che sia, il diritto di difesa, eppure la risposta è semplice, prima di venire dichiarati colpevoli siamo tutti innocenti, saranno poi prove e fatti a determinare il contrario, ma per avere la certezza della pena abbiamo il diritto di difenderci, sempre.

Eppure anche l’avvocato difensore è un essere umano, ed è proprio questo che lo rende fallibile, ma fino a che punto l’avvocato può mentire per il suo cliente? O meglio, il non sapere, o il tralasciare determinati dettagli, rende bravo l’avvocato o complice dell’accusato?

Difendere un innocente, difendere un colpevole, e difendere un bugiardo, sono tre aspetti differenti, e certo non facili per chi deve esercitare bene la sua professione.

Il demone dell’avvocato analizza attraverso la storia di Abraham Ringel, avvocato di successo, la coscienza di chi difende i diavoli, la presunzione di innocenza dovrebbe bastare ma quando il sospetto incrina le certezze come si dovrebbe comportare un avvocato, secondo le regole o seguendo la sua morale?

La storia non è originale, in sintesi l’avvocato Ringel deve difendere un’atleta accusato di stupro, le prove sembrano determinare una falsa accusa, ma i fatti raccolti dall’avvocato stonano con la verità ampiamente decantata dal cestista. Il dilemma sul cosa fare si infrange con la vita privata del protagonista…

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Io confesso di John Crisham, pena di morte e indifferenza

I romanzi di John Crisham hanno attirato in diverse occasioni l’attenzione del grande pubblico verso la tanto discussa, amata, non dimentichiamoci che in tanti la considerano giustizia,  e odiata pena di morte. E’ davvero difficile criticare chi affronta con passione un tema così delicato, ma Io confesso edito Mondadori non è tra i suoi migliori libri.

Un uomo innocente sta per essere giustiziato in Texas, condannato a morte tramite iniezione un giovane di colore aspetta solo un miracolo, anche se oramai non crede più in Dio. Il miracolo compare nelle vesti di uno stupratore seriale che si dichiara colpevole, un mitomane o un uomo malato desideroso di aiutare un innocente?

La storia non presenta particolari colpi di scena, i personaggi si susseguono e intrecciano sottolineando stereotipi e tratti caratteristici a volte appassionando altre annoiando, emerge l’indifferenza verso la morte, passata e imminente.

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