L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso

88116716399788811671633-3-300x453Piacevole, divertente, un romanzo che funziona. Presento così L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso, perché semplicemente è vero.

Inoltre, cita Manuel Vázquez Montalbán, quindi vince a mani basse.

Ma andiamo con ordine, abbiamo un giallo, un giallo italiano, ma finalmente abbiamo un giallo senza commissario, o meglio, il commissario c’è ed è anche incantevole, ma non è lui il protagonista di questa storia. La protagonista non è nemmeno una patologa, una poliziotta con i tacchi a spillo…. no, la protagonista è una donna di circa trent’anni, una ghostwriter di Torino, una ghostwriter in stile dark punk, anche se oramai ha abbandonato da tempo quell’etichetta ed è rimasta dark solo nel guardaroba. Una sorta di Lisbeth Salander gentile, senza il pallino dell’informatica e della sicurezza.

Vani, questo è il suo nome, è una donna che non ama la confusione, fa dannatamente bene il suo lavoro e vuole semplicemente essere lasciata in pace. Scrive libri di altri, o meglio scrive libri che poi verranno venduti a nome di altri autori. Vani è una donna complicata, molto complicata, e non ama interferenze. Accetta qualche contatto solo da parte della vicina di casa adolescente, perché la ritiene molto intelligente.

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Le lacrime di Borromini. Le indagini del commissario Bertone, di Fabio Bussotti

9788899423513_0_0_300_80Il commissario Bertone non è proprio quel genere di sbirro che ci piacerebbe incontrare, quello da telefilm per intenderci. No, Flavio Bertone è di mezza età, avanzata, non bello, bestemmiatore, mezzo alcolizzato (il mezzo glielo concedo), discretamente antipatico, incapace di entrare in empatia con il prossimo. L’antieroe perfetto. Le lacrime di Borromini, di Fabio Bussotti, è il terzo romanzo della serie, e dimostra di aver superato la sfida del “Ancora un commissario?!?! Ma non dovevano smetterla?” , perché se la parola commissario ci fa venire in mente Montalbano di simile le due serie hanno appunto solo quello: la parola.

L’indagine è ambientata in una calda Roma ma se inizialmente sembra un complicato omicidio diventa sempre più macabra e irreale man mano che prosegue, tanto da scomodare servizi segreti e Vaticano.

Lo stile è distaccato, realistico, quasi a volerci raccontare sì questa storia ma con pacato fastidio. L’amore è presente e burrascoso, abbiamo una ex moglie psicopatica, una ex amante definitivamente ex, e una infermiera tanto buona e pia, e decisamente sfigata: tra ictus e tumori e solitudine non le manca nulla,  che non ci azzecca nulla con il nostro commissario, eppure…

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La penitenza, Giosuè Calaciura

downloadCapita, a volte, di inciampare in esperimenti letterari, o romanzi ben scritti, immagino dipenda dai punti di vista, capaci di schiarirti le più cupe giornate. Ora, non se la prendano gli altri, ma a volte capita. Può essere che il romanzo in oggetto conquisti il lettore per gusti o stili affini, o semplicemente per originalità, o ancora, seppur raramente, perché opere ben scritte, pulite. Piacevoli e semplicemente geniali.

Questa premessa per presentare La penitenza, di Giosuè Calaciura, un romanzo che ho deciso di leggere per curiosità e che invece si è rivelato una vera e propria scoperta letteraria. Dall’idea della storia allo stile dell’autore, quello che ci viene proposto dalla Mincione Edizioni è impeccabile.

Giosuè Calaciura ci presenta una storia dai sapori nostalgici, una vicenda antica così come è antico il suo protagonista: un gigante. Un uomo eterno, sopravvissuto al tempo, meno alla cattiveria dell’uomo, dimenticato nelle carceri di un mondo che si intuisce essere terra siciliana, ma potrebbe rivelarsi qualsiasi luogo. Un uomo, o un recluso, o un anima. Solo a seconda degli interessi di chi lo scopre. Eterno, scrivevo, perché dalle sue parole, ma anche da chi lo accompagna o lo scopre, comprendiamo che si passa da “Garibaldo” , al terremoto dello Stretto, per poi proseguire verso altre vicende a noi più vicine, eppur così paradossali se osservate dai giganteschi tre metri.

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Una giornata dall’aria antica, di Antonella Serrenti

una-giornata-dallaria-antica-377715Nassiriya 12 novembre 2003.

Forse non tutti ricordano e alcuni riescono a malapena a rammentare la paura nascosta nella memoria, ma chi ha vissuto quel giorno, o in prima persona o perché una persona cara si trovava in quel luogo, non potrà mai dimenticare.

Apprezzo molto l’omaggio a Nassiriya pubblicato in questi giorni dalla Graphe.it edizioni, Una giornata dall’aria antica, di Antonella Serrenti, sia perché ci inchioda di fronte a quella lontana, per noi, realtà, ma anche perché tramite le parole di Antonella Serrenti ci permette di rivivere il dolore di chi c’era, di chi a casa attendeva una telefonata, quella telefonata capace di rovinare la vita o di permetterle di continuare a scorrere.

La scrittrice Antonella Serrenti racconta la storia di Antonella mamma, mamma di un figlio che ha deciso di fare il soldato e quel 12 novembre 2003 era di stanza a Nassiriya. Nel racconto Una giornata dall’aria antica, Antonella riesce a fondere la sua paura e angoscia di fronte al non sapere con le parole, le sentiamo scivolare sotto la nostra pelle, percepiamo nitido il suo terrore di aver perso l’amato figlio in un modo così anacronistico, perché la guerra è per noi occidentali una irrealtà lontana e folle. Una NON possibilità.

E con Antonella riprendiamo a respirare quando finalmente il telefono suona.

«Mamma sto bene, dai non piangere! Mi senti? Sto bene! Smetti di piangere e tranquillizzati. Mamma, adesso non posso stare al telefono, siamo tutti impegnati, ti chiamo più tardi, va bene? Prometti che non piangerai! Prometti! Ciao mamma ti abbraccio forte forte»

Ma la bravura di Antonella Serrenti va oltre la sua personale storia, la scrittrice infatti presta le sue parole ad altri attori, protagonisti indiretti e non di quella vicenda, adulti e bambini, vecchi e giovani, tutti appesi al filo della verità.

Che senso ha andare in Afghanistan, ti devi rendere conto che i talebani non vi vogliono. Non vogliono che ripariate le loro strade, non pretendono che costruiate le loro scuole (poi tu papà, non sei capace neanche di usare il trapano) o che scaviate i pozzi per cercare l’acqua.

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Gattoterapia, di Giorgio Pirazzini. Una visione irriverente

gattoterapiaPuò un gatto salvarti la vita? E può un gatto decidere, dopo l’atto eroico, di attaccarti per sfregiarti se non ucciderti?  Probabilmente no, ma Giorgio Pirazzini nel suo romanzo Gattoterapia, Baldini & Castoldi, prende in prestito in maniera assolutamente irriverente e fuori dagli schemi la metafora del gatto “menefreghista” per delineare una realtà tutt’altro che felice e spensierata: la nostra.

Lorenzo è un uomo fallito, inutile girarci attorno: ha perso il lavoro, e non fa nulla per trovarne un altro, la moglie prima lo tradisce e poi lo lascia, è depresso e viene presentato al lettore come una persona sull’orlo del baratro. Un giorno, l’amico Matt decide di accompagnare Lorenzo in un club esclusivo e per pochi intimi. Un luogo dove le persone si incontrano per comportarsi come… gatti. Calzamaglie e scodelle di latte, fusa e carezze, un luogo apparentemente innocuo e straordinariamente folle.

Sento voci che incitano provenire dall’alto, mentre una
musica elettronica nostalgica mi investe e copre il rumore
dei miei passi. Dentro quella musica si susseguono urla, ma
urla strane, che si trascinano come una melodia che si ascolta
di notte nei vicoli abitati dai gatti.
È tutto bianco: la luce, i muri, le scale, il soffi tto, le voci.
Potrebbero essere voci maschili, ma sono in uno strano falsetto,
come un miagolio corale.
Seguo Matt che comincia a salire. «Oh! Dove mi hai
portato?» insisto.

Ora, la bravura di Pirazzini sta proprio nel rendere la follia di questi uomini e donne gatti in normalità e portare, invece, la quotidianità, degli stessi protagonisti del club, dentro a un tunnel simile a un girone dell’inferno.

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La testa sul tuo petto. Sulle tracce di San Giovanni, di Eleonora Mazzoni

9788821598449g_76261Si può raccontare la religione partendo da sé per poi spaziare verso un infinito amore? Sì. Eleonora Mazzoni con La testa sul tuo petto ci dimostra che è possibile, condizione indispensabile: aprire il proprio cuore alla verità. Questo è quello che ho percepito leggendo l’ultima fatica di Eleonora Mazzoni, una verità profonda, la sua verità, la sua storia che si è intrecciata per perfetta empatia alla mia vita, presentata senza fronzoli o abbellimenti, alternata, come a voler sottolineare la difficoltà nel narrarsi, alla vita del discepolo prediletto, San Giovanni; raccontata in maniera così naturale da rendere la lettura non solo piacevole, ma istruttiva e contemplativa. Come a voler chiedere scusa se, con poche mirate parole, narrando la vita del Santo e contemporaneamente la vita di una comune mortale, esattamente come tutti noi, il lettore si ritrova a riflettere su se stesso, sulla sua infanzia e sul suo rapporto con questa complessa religione.

Così, narrando il rapporto di Giovanni con Maria, un rapporto talmente ricco e colmo d’amore, Eleonora ci racconta il difficile e tormentato rapporto con sua madre, oggi sereno ma decisamente burrascoso in passato (come il mio). E presentando l’amore di Giovanni ecco affiorare l’amore di una madre verso i suoi figli, unici e capaci di cambiare totalmente la vita di ogni genitore.

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Caccia al morto, di Luca Colombo

cpj_cacciaalmorto-500x500La vecchia signora con falce e mantello forse non ne sarà entusiasta, ma io sì.

Caccia al morto, di Luca Colombo,  Graphofeel Edizioni, è un concentrato di ironia e sarcasmo, uno di quei romanzi che ti stampano il sorriso in faccia e lo lasciano lì, incapace di nasconderlo, fino all’ultima pagina. Riuscire a rendere ridicola la morte, compreso il mercato che da sempre la accompagna, è un’impresa non facile. Si rischia di cadere nell’ovvio o di mancare di sensibilità, mentre Luca Colombo ci presenta una storia credibile, assurda ma forse non troppo, e tra una frecciatina e l’altra pone i riflettori sulla totale mancanza di buon senso che ci accomuna di fronte al mistero della morte, dalla scelta della bara a tutto ciò che accompagna il morto verso l’ultimo viaggio. Ma attenzione, non fate l’errore di giudicare l’apparenza, perché Luca Colombo non ironizza la morte in quanto fine della vita, no. L’autore massacra senza troppi riguardi i vivi, le loro aspettative e i loro atteggiamenti di fronte alla fine.

Filippo ha studiato filosofia senza mai laurearsi e vuole diventare uno scrittore. Ora, un giovane aspirante scrittore nel nostro positivo immaginario potrebbe provare la sorte nell’editoria, o in settori vicini. E invece no, il nostro eroe trova lavoro come addetto alla comunicazione nelle onoranze funebri del suo paese.

Onoranze funebri storiche ma che, purtroppo, sente la crisi, non a causa di meno decessi, sia chiaro, ma a causa della concorrenza.

Quindi, Filippo e il suo titolare Claudio, si inventano i più improbabili servizi: dall’addio al morto alla campagna pubblicitaria:

«Il Giorno dei Morti organizzeremo una bella caccia al morto, con indizi disseminati per tutto il cimitero. Scateneremo un’adorabile euforia».

Carri funebri super tecnologici, becchini palestrati, scarpe con o senza tacco perché il momento di “ingresso bara” deve essere perfetto, Claudio non lascia nulla al caso e trova in Filippo un degno sostenitore di follie, certo Filippo non dimostra lo stesso entusiasmo del suo titolare, sembra affrontare il tutto con un sguardo impietoso e decisamente sarcastico, ma a Claudio non interessa, lui vuole solo la morte perfetta.

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Eva dorme, di Francesca Melandri

Eva dormeScoprire romanzi piacevoli, come Eva dorme, di Francesca Melandri, è la ragione che mi spinge a continuare imperterrita ad aggiornare questo blog. Sono i romanzi come questo che fanno la differenza, scoperti per caso, letti con piacere, assaporati con gioia, perché oltre a raccontare una bella storia riescono a donare anche qualche nozione in più, aspetto della lettura che, a mio avviso, fa una notevole differenza.

Francesca Melandri ci racconta la storia del Südtirol, o dell’Alto Adige, che scopro essere la stessa cosa, e la racconta con le sue parole, fondendo storia e fantasia, perché, come sottolinea: spesso conosciamo la geografia di questi luoghi incantevoli, ma ne ignoriamo la storia. Io oggi conosco, e amo, un po’ di più quei luoghi, e per questo devo ringraziare Francesca.

Partendo dal 1919 l’autrice intreccia passato e futuro per raccontare la vita di due donne, vite intrecciate dato che sono madre e figlia. Una madre di una bellezza devastante e una figlia nata per sbaglio, ma amata ogni giorno.

Francesca Melandri ricorda i grandi romanzi di Isabel Allende, quando narrava storie di famiglie e di donne, ma invece di inserire spiriti e fantasmi l’inquietudine e la bellezza vengono qui rappresentati dalla fredda, insormontabile e meravigliosa montagna.

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Fra me e te, di Marco Erba

ErbaMETE_300dpiFra me e te, di Marco Erba, è un romanzo che consiglio a tutte le generazioni: parla come gli adolescenti, e lo fa senza giudicarli. Gli adolescenti troveranno una storia in armonia con il loro sentire e vivere quotidiano, mentre i genitori potranno comprendere, forse, i silenzi, ansie e rabbie. Aggiungo che questo libro è sicuramente più utile dei tanti manuali per genitori alle prese con i vari Attila moderni, perché riesce a pulire la memoria e far riemergere i ricordi passati. Il genitore, adulto, si renderà conto che anche lui ha vissuto quella tormenta emotiva, che anche lui ha rifiutato la mano di chi voleva aiutarlo, e come tutti , o quasi, è sopravvissuto alla tempesta.

« Perchè gli adulti ci vedono tutti uguali: spavaldi, volgari, rumorosi. Siamo gente che le mamme al parco giochi eviterebbero volentieri come la peste, gente con cui avere a che fare il meno possibile. Perchè gli adulti si sono dimenticati di aver avuto la nostra età!

Il romanzo racconta la vita di due adolescenti, stesso paese, stessa scuola, liceo scientifico, stesso anno, seconda. Ma per una serie di casualità i due si ignorano beatamente.

Edo è il classico adolescente arrabbiato, furioso, con tutti ma in assoluto furibondo con sua mamma, in realtà unico genitore sempre al suo fianco, e con i prof, che, va detto, vengono sempre descritte come persone intelligenti e appassionate del proprio lavoro. A scuola è bravo, è intelligente, ma rischia di mandare tutto al vento perché accecato dalla rabbia e dall’adolescenza. Edo viene trascinato in avventure davvero poco condivisibili. Molto pericolose e molto dannose.

“Devi giustificarti con te stesso” continua. “Devi rendere conto a te stesso di che cosa fai, di chi se, di chi vuoi essere. Non a me. A me puoi chiedere scusa ogni giorno e le tue scuse saranno sempre accettate, credimi. Ma con te stesso non hai alibi. Impara a giudicarti con onestà. Sarai più soddisfatto.

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Bataclan, di Bonifacio Vincenzi

Bonifacio-Vincenzi-Bataclan-Copertinapiatta1-196x280Un urlo di dolore, questo è Bataclan, di Bonifacio Vincenzi.

Uno straziante richiamo alla memoria, alla vita spezzata, alla serenità perduta.

Se la memoria non vi aiuta, Le Bataclan è il teatro dove il 13 novembre 2015 sono state uccise, sterminate, cancellate, 90 persone. Persone ignare di appartenere a un mondo in guerra. Persone, donne e uomini, libere.

Bonifaci Vincenzi ci ricorda quel giorno, e lo fa con la sua arte, la scrittura, la poesia. Ricorda le urla e le speranze, i nomi. Lo fa per impedirci di dimenticare, perché nulla di quel giorno ha un senso.

Non basteranno tutte le gioie,
tutti i sorrisi dei tempi passati
e di quelli che verranno
per asciugare le lacrime
di questa città.

Un argomento difficile, affrontato a cuore aperto, con le parole l’autore scatena emozioni e ricordi. Con le sue parole ci chiede di non dimenticare.

Grazie.

Stavano lì
ad assaporare la vita
ignari che la normalità
fosse una colpa

Bataclan, Bonifacio Vincenzi, Lieto Colle, 2016, Euro 13,00

Shiatsu. Per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi, di Marisa Fogarollo e Giuseppina Morrone

Shiatsu per un armonico sviluppo dei nostri ragazziRegole, regole e ancora regole, i nostri ragazzi sono compressi, a volte, rigidamente intrappolati in un corpo che sta cambiando e contemporaneamente in bilico tra etichette e aspettative.

Faticano a respirare, a saltare, correre, semplicemente a crescere.

Ovviamente non accade sempre, e non in maniera così evidente (noi genitori non siamo dei mostri), ma è la diretta conseguenza di un mondo veloce, sempre di corsa, incapace di fermarsi per osservare.

Shiatsu. Per un armonico sviluppo dei nostri ragazzi, di Marisa Fogarollo e Giuseppina Morrone risponde a un esigenza, presta attenzione a quel sussurro del ragazzo/a che non parla ma si ingobbisce, o si chiude, o ancora ingrassa, dimagrisce. Piccoli squilibri, piccole richieste d’aiuto difficile da cogliere (sempre dai genitori sufficientemente buoni).

Forse la vita non è così semplice per i ragazzi…

Crescere, vivere, sperimentare e confrontarsi con un mondo veloce, complesso, tecnologico, spesso focalizzato su obiettivi apparenti e che chiede in ogni momento di essere all’altezza di qualche cosa di predefinito e omologato, può non essere facile e privo di conseguenze.

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Keep calm e diventa mamma, di Simona Redana

keepCare  neomamme, o mamme fatte e finite, la gravidanza è sicuramente un aspetto della vita talmente particolare e unico, da rendere superfluo il voler trovare delle similitudini… ne siamo proprio sicure?

In realtà credo che alcune tappe ci accomunano, se non le emozioni sicuramente quelle che riguardano il dolore; vero, è soggettivo… ma fa un male cane comunque 😉

Oggi vi presento un racconto che sono certa farà ridere tutte le mamme del mondo, alle donne in gravidanza invece consiglio di leggerlo dopo il parto, per sicurezza: Keep calm e diventa mamma, di Simona Redana riesce a rendere ridicolo anche il momento drammatico del travaglio, sì proprio quello… insomma quel momento che ha visto molte donne, chiedere scusa per il disturbo… e assicurare che tornerà, prima o poi.

Ora, indipendentemente dalla vostra gravidanza,  Keep calm e diventa mamma è divertente, leggero,  quello che ci vuole per farci sentire donne normali e lasciarci alle spalle anni e anni di studi sulle super donne che non soffrono mai. Inoltre, ha, a mio avviso, un pregio unico: fa ricordare. Inevitabilmente tornerete a quei momenti, dolci e meno dolci, e anche se è passato qualche anno, care donne, sarà piacevole ricordare, anche il dolore.

Orrore e raccapriccio. Ieri mattina, alla fine del corso pre-parto, l’ostetrica che ci ha fatto fare i classici esercizi per allenare il perineo (quelli che andrebbero fatti “dieci minuti al giorno per tutta la vita” e che le donne fanno SOLO durante i corsi pre-parto), ha avuto la brillante idea di portarci a vedere le sale parto dell’ospedale.
Gran bella trovata, geniale direi. Già mentre telefonava in reparto abbiamo sentito che dalla cornetta usciva una vocina che le diceva «Forse in questo momento è meglio di no…..» Vocina che la ragazza ha bellamente e ignorato. Una volta salite al temutissimo settimo piano, siamo state accolte dalla urla strazianti di una donna in travaglio. Ci siamo bloccate tutte alle porte dell’ascensore, chi deglutendo rumorosamente, chi tenendosi al muro per non crollare a terra, chi maledicendo mentalmente il proprio marito.

Attenzione: il libro può provocare risate incontrollabili, da leggere con attenzione. Se l’effetto persiste consultare un medico (non un ginecologo).

Keep calm e diventa mamma, Simona Redana, 2016, Lazy Book, Euro 2,49

Toglimi le mani di dosso, di Olga Ricci

toglimi maniPoco importa se Olga Ricci sia uno pseudonimo o un nome vero, quello che a me, come lettrice e donna, interessa è avere l’assoluta certezza che la sua storia è reale. Certezza che ho, perché ho visto e vissuto esperienze simili, perché ne conosco, ne ho sentito parlare. Per questo sono assolutamente convinta che fino a quando non inizieremo ad indignarci seriamente, ad alzarci ed andarcene, ad urlare tutta la nostra rabbia, noi donne e uomini, non cambierà nulla.

Toglimi le mani di dosso, di Olga Ricci, è un urlo straziante, continuo, di dolore. Il lamento di una donna, che ha cercato di autoconvincersi che andava bene così, che quella era l’unica strada possibile per avere un contratto, che è normale, che “poverino” fa solo il simpatico. Ma, alla fine, ha ceduto all’evidenza e ha ceduto nel peggiori dei modi, ha subito un disincanto totale. In realtà sapeva benissimo cosa stava accadendo, anche se in Italia mancano le parole giuste, ogni donna è perfettamente consapevole che subire carezze, frasi volgari, poco velate avance, cene e contro cene, esplicite richieste, nel luogo di lavoro, luogo che ti vede come forza lavoro inferiore rispetto al grande capo, ogni donna sa che è sbagliato. Eppure spesso tace. Accetta. Oppure scappa.

Se chiedi aiuto ti rispondono che insomma, non è poi così grave, che tutto sommato non ti è successo nulla, che potevi dire no prima e tutto si risolveva.

La donna tace, e anche la donna anziana collega tace, e anche l’uomo, altro collega, tace. A volte si arrabbiano convinti che la dai via per ottenere di più

Ma nessuno si indigna, nessuno prende le difese, nessuno urla.

E così, alla fine stai zitta, e quando anche lo psicologo ti risponde che tutto sommato non ti stai comportando come una donna che ha subito violenza, decidi di dimenticare. O almeno ci provi.

Ma Olga no, Olga ha scritto un blog, oggi un libro, e ha scoperto che sono tante, tantissime, le donne che hanno qualcosa da raccontare. Che vogliono semplicemente lavorare, vivere la loro vita, senza ricatti e sensi di colpa.

Io vorrei che iniziassimo a indignarci tutti, uomini e donne, uomini perché sono convinta che i bravi uomini siano molti, e soprattutto si rendono conto di ogni violenza e sopruso, ma preferiscono voltarsi dall’altra parte; donne, perché anche loro preferiscono non vedere, non commentare, farsi gli affari loro, così nessuno può interferire con la loro normale quotidianità.

A tutti voi, che non potete scegliere il silenzio perché siete persone oneste, consiglio la lettura di questo libro. Leggete, e iniziate ad indignarvi, ad urlare assieme ad Olga, assieme a me.

Olga oggi ha lasciato il lavoro, il Porco, ed è una freelance

Potete seguire il suo blog Ilporcoallavoro.com

Toglimi le mani di dosso, Olga Ricci, 2015, Chiarelettere, Euro 13,00

I biglietti d’auguri letterari della Graphe.it edizioni

La vigilia di NataleE siamo a tre. Tre libriccini, tre incantevoli biglietti d’auguri talmente sofisticati ed eleganti, che da soli valgono il pensiero.

La Graphe.it edizioni presenta anche quest’anno il biglietto d’auguri più In che si possa desiderare: un libriccino La vigilia di Natale, dove due racconti: Notte di Natale di Camillo Boito e  Arrivederci e buon Natale di  Patrizia Violi, si presentano accompagnati da una poesia di Sant’Ambrogio,mentre il nastro rosso che unisce le parole del libro alla sfondo così importante: la città di Milano.

La vigilia di Natale va ad arricchire la collezione che da tre anni si propone come biglietto d’auguri decisamente alternativo:

Luci di Natale, con i racconti di Grazia Deledda, e di Daniele Mencarelli; e Racconti di Natale che da due anni custodisce i racconti di Carlo Collodi e Eleonora Mazzoni.

Un biglietto d’auguri per chi ama leggere…. tanto anche se regalate un libro sicuro che o l’ha già letto o non gli piace 😉 fidatevi, parola di lettrice compulsiva.

 

Luci_di_Natale_cover

Racconti di Natale Collodi MAzzoni
Racconti di Natale Collodi MAzzoni

Lorna, muoviti di Viviana Di Domenico

Copertina_Lorna-rosaFermi tutti, qui si stanno scombinando le certezze! Oggi presento un romanzo per chi ama il noir, misto a attualità e sano cinismo, e lo faccio a mio modo, ovvero provocando. Siamo certi, ma davvero certi, che il bello della letteratura può arrivare solo dai grandi gruppi editoriali, ne siamo talmente certi da non prendere in considerazione le piccole realtà, magari solo digitali, senza alcuna pietà? Sicuri? Ebbene… non lasciatevi portare alla deriva da certezze assolute prima di leggere Lorna, muoviti! Perché Lorna, muoviti, di Viviana Di Domenico (segnatevi questo nome, la signora scrive davvero bene) scombina ogni assunto e ci fa ricredere, e riflettere, su ogni proposta letteraria moderna.

Che oggi in molti scrivano è una certezza, un po’ perché il desiderio di diventare ricchi e famosi ce l’abbiamo tutti, quindi se ce la fa la signora 50sfumature posso riuscirci anch’io (somma…. non lo darei per scontato), un po’ perché la letteratura non è più materia dedicata ai soli uomini e donne di cultura (vero ma se cercassimo di  alzare il livello invece di calare la scrittura, è solo un suggerimento…) , e un po’ perché abbiamo tempo libero (quest’ultima affermazione non me la leva di mente nessuno). Sta di fatto che quando ci propongo un romanzo di uno sconosciuto, magari edito da una piccola casa editrice tendiamo a snobbare.

Bene, io che scrivo questo blog da alcuni anni, posso oggi con assoluta certezza avvisarvi che state sbagliando: le schifezze le pubblicano più o meno tutti gli editori, piccoli o grandi che siano, così come romanzi piacevoli, ben scritti e pensati.

A volte bisogna rischiare, tutto qui. E se preferite fermarvi a 50sfumature…. è un vostro problema non certo dell’editoria mondiale.

Ora, Lorna, muoviti ve lo coniglio perché riesce a unire l’attualità a una storia decisamente insolita, tra il vendicativo e il “ti uccido con il sarcasmo” mi ha conquistata.  Per gli schizzinosi: è solo in formato digitale. A chi si lamenta rispondo: comprati un lettore ebook e smettila.

Cara Cristina, fare la pubblicitaria è stato bellissimo, creare suggestioni positive intorno a un prodotto. Creare intorno a lui un mondo per farlo diventare attraente, trasformare un semplice oggetto in una promessa di felicità, è una cosa che ho amato tanto. Sono stata una di quelle persone che reinventano il reale per farlo desiderare e poi acquistare. Non ho mentito, è bastato cercare nelle cose il loro lato positivo e restituirlo sotto forma di oggetto dei desideri. Ho cercato nei prodotti il loro valore, la loro poesia, il loro vantaggio, ho cercato di capire cosa di ciascuno di loro potesse veramente piacere alle persone per metterlo in primo piano e fare in modo che lo potessero notare.

Non una recensione, ma semplicemente la condivisione di una piacevole scoperta.

Lorna, muoviti, di Viviana Di Domenico, Lazy Book editore, 2015, euro 2,49