Anche Francesco le diceva, di Natale Fioretto

AncheFrancescoLeDiceva_cover_cartaceoLe parole sono importanti, e a volte fanno male. Ma parole oscene, sconce e indecenti fanno comunque parte del nostro vocabolario. Anche se non amiamo ammetterlo. La parolaccia ci scappa, eccome.

Estetica e etica trovano grande spazio nelle parole da non dire, eppure anche loro hanno un indice di gravità. Il saggio di Natale Fioretto è simpatico e decisamente attuale, Anche Francesco le diceva. Una riflessione sociolinguistica sull’uso delle parolacce, si presenta al pubblico come una riflessione fresca, ricca di note e considerazioni. Il fine è farci riflettere sulla parola proibita e sulla sua gravità, ma anche sorridere sulla sua variabilità.

La parolaccia, o turpiloquio, può essere debole, vivace, forte e tabù, e, udite, udite, Natale Fioretto, non solo le studia, le approfondisce, ma le eleva anche di livello, portandole al ruolo di indispensabile colore, ruolo tanto caro agli scrittori. Una presa di posizione assolutamente condivisibile.

Siamo erroneamente portati a pensare che il turpiloquio
tolga pregio ed efficacia alla comunicazione, ma da un
punto di vista squisitamente linguistico i termini «turpi»
non inficiano la comunicazione, semmai la arricchiscono
di connotazioni di varia pregnanza provocando risposte
di tipo neurologico e psicosociale. Tale fenomeno investe
tanto il campo della competenza linguistica o comunicativa,
quanto quello culturale.

L’autore ci ricorda che la parolaccia, quella che colora l’intervento verbale, è spesso usata dalla satira, o dai politici, sebbene viene definita illecito penale. Non solo, sottolinea che anche i Santi a volte…

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Recensione: Il mestiere di leggere, Rogelio Guedea. Graphe.it edizioni.

Quante volte vi è capitato di abbandonare un libro a pagina 2? E quante di riprendere il medesimo libro in un altro momento della vita, quando, a pelle, lo sentivate più accordato con voi? Rogelio Guedea, autore di Il mestiere di leggere, Graphe.it edizioni, novembre 2012, provoca: è il libro a scegliere il lettore.

Da questo semplice assunto all’attenzione verso chi legge il passo è breve, Il mestiere di leggere è un saggio, ma, attenzione, al contrario di quanto spesso accade, non è noioso, anzi. Riesce addirittura a fare sorridere. Diretto, ironico, quasi irriverente verso il grande intoccabile scrittore, Guedea non risparmia nessuno e mentre argomenta la sua teoria, a mio avviso valida, si concentra non più sullo scrittore ma sul lettore. Perché sia chiaro una volta per tutte, lo scrittore per quanto bravo vive grazie a colui che lo legge. Sempre.

Tutte le riflessioni sull’arte di leggere che ho fatto in questo libro sono interpretazioni o glosse dei frammenti e passaggi di autori convocati come a un appuntamento. Nulla hanno di originale le mie riflessioni in quanto non hanno nulla di originale le idee o riflessioni degli altri autori, perché loro, come me, hanno interpretato e glossato né più né meno che il grande e unico libro scritto dalla mano invisibile e inverosimile dell’umanità. 

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Italiano. Ragionamenti a margine di Natale Fioretto, Graphe.it edizioni

Italiano. Ragionamenti a margine di Natale Fioretto della Graphe.it edizioni è un capolavoro; un breve trattato dove la comprensione e la spiegazione dell’evoluzione della lingua italiana vengono presentate come una conseguenza logica, prive di complicate e contorte regole che spesso ci spaventano. Un libro (disponibile solo in ePub) che, a mio avviso, dovrebbe venire letto da tutti, soprattutto dagli adulti, uomini e donne impegnati tendenzialmente tra i primi a dimenticare le più comuni regole dell’italiano parlato e scritto.

Italiano. Ragionamenti a margine non narra la lingua italiana in maniera saccente, non pontifica regole e obblighi, ma spiega in maniera chiara e semplice le regole base, i cambiamenti avvenuti negli anni, le sostanziali differenze tra lingua parlata e scritta.

Ho apprezzato particolarmente il capitolo dedicato all’ Italiano Neostandard, dove le più comuni abitudini della lingua parlata vengono analizzate:

In tutte le tradizioni linguistiche, accanto alla norma si nota la tendenza alla formazione di un uso più flessibile, proprio dei registri informali del parlato che interpreta le esigenze comunicative di una fascia media di parlanti e che tende ad accogliere dei tratti e delle innovazioni un tempo oggetto di sanzione negativa. (…)

Per quanto concerne il fronte lessicale possiamo delineare due tendenze di fondo: la semplificazione e l’espressività. Nell’italiano neostandard si accolgono regionalismi, correntemente della varietà settentrionale, anglicismi8 e si tende a usare intensamente la suffissazione, la prefissazione e la lessicalizzazione delle sigle.

Ritengo, inoltre, indispensabile per la crescita della mia cultura personale il capitolo dedicato a L’emotività del verbo:

Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.

Italiano. Ragionamenti a margine

Natale Fioretto

Graphe.it edizioni

Euro 2,99