Imprimatur, di Rita Monaldi & Francesco Sorti

ImprimaturImprimatur,  di Rita Monaldi & Francesco Sorti, Baldini&Castoldi editore,  è un libro che ha dato molto fastidio nel 2002, anno della sua prima pubblicazione. Perché? Semplice, perché è ben scritto, e chiaramente documentato. Quindi, dato che racconta fatti veri, o quanto meno romanza fatti storici, e i dettagli dovuti a un’attenta ricerca appaiono evidenti, e dato che la storia narrata può non fare piacere a molti, ecco spiegato il clamore del passato.

Ma oggi? Per il momento non mi sembra di aver letto alcuna alzata di scudi, o recensioni scandalizzate, si tratta di un romanzo storico. Punto. Certo, afferma in maniera poco sottile che Papa Innocenzo XI avrebbe favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un sovrano protestante, anziché cattolico. Però bisogna sottolineare che l’accusa anche se pesante è fatta con stile: il romanzo è davvero ben fatto.

Ricco di storia e dettagli, dalla medicina ai pasti, dalla peste fino agli abiti, Imprimatur narra le vicende di un gruppo di  viaggiatori costretti in quarantena in una locanda romana, per un presunto decesso di peste. Siamo nel settembre 1683, quando la storia vede la guerra a Vienna, cattolici contro turchi.

I protagonisti sono davvero insoliti, dall’abate Atto Melani,  ex cantante castrato e ora agente segreto del Re Sole,  al garzone della locanda che svelerà il suo più grande segreto (un segreto a tratti mostrato a dire il vero) solo alla fine del romanzo, la prostituta, il musicista, la vittima che in realtà è un ex sovraintendente famoso in tutta europa, il dottore capace e istruito.

Dalla locanda alle fogne di Roma fino a un presunto attentato al Papa, il romanzo conquista per ritmo e capacità di narrare la storia in maniera incessante, riesce a unire la vita del ‘600, descrivendola in maniera colorita eppure verosimile anche a chi, come me, non è certo esperto del periodo, al thriller moderno.

Non manca nulla: omicidio, inganno, suspense e addirittura inseguimenti!

 

Struggimento, di J. D. Landis

struggimentoStruggimento è un romanzo virtuoso, forse troppo.

Scritto da J. D. Landis e pubblicato in Italia da Neri Pozza, si presenta come un corposo e dettagliato ritratto della vita di Robert Schumann e riesce, soprattutto nella prima parte del libro, a descrivere quel tempo, 1800, ma, soprattutto, quel genio.

Concentrandosi sul rapporto forte e colmo di desiderio tra Robert Schumann e Clara Wieck il libro rievoca i geni della musica che tanto hanno contribuito a crearla, da Chopin a Liszt. I loro nomi e le loro melodie sembrano accompagnare il lettore avido di notizie e testimonianze.

Scrivevo all’inizio del post che il romanzo risulta nel suo insieme troppo virtuoso, perché se la prima parte è assolutamente meravigliosa, complice forse la giovinezza dei protagonisti, verso metà lettura l’impressione è che la storia non voglia più terminare, che si attorcigli su se stessa come un’elica narrando fatti sempre più storici senza riuscire a romanzarli e sfumarli.

Il risultato è un romanzo notevole ma forse troppo “per addetti ai lavori”, non per i tanti termini musicali utilizzati, che anche se meno conosciuti rientrano comunque in quel sapere a mio avviso basilare per comprendere un accenno di musica, bensì per mancanza di una storia.

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La dama e l’unicorno, di Tracy Chevalier. Dimenticate La ragazza con l’orecchino di perla

damaTracy Chevalier ha conquistato il grande pubblico, letterario e successivamente cinematografico, con il romanzo La ragazza con l’orecchino di perla. La dama e l’unicorno vorrebbe imitare il successo, ma a mio avviso non riesce nell’impresa.

La storia prende come spunto gli splendidi arazzi fiamminghi della fine del XV secolo, La dama e l’unicorno. Commissionati da Jean Le Viste gli arazzi rappresentano oggi una delle opere più importanti dell’epoca. Tracy Chevalier crea un romanzo a più voci: il pittore, il castellano, la dama, la figlia della dama, il tessitore, sua moglie, la figlia cieca… Il pittore è un gran casanova, seduce un po’ tutte le fanciulle che incontra, dalle dame alle villane, tanto da diventare pericoloso (in sintesi ingravida le gentil donzelle senza ritegno). Nel mentre dipinge gli splendidi disegni che andranno poi trasformati in cartoni per realizzare gli arazzi.

La storia è un po’ debole, però bisogna ammettere che la descrizione della tecnica dell’arazzo è davvero interessante. Li vediamo, li ammiriamo, ma, a parte chi affronta studi artistici, in pochi conoscono la loro reale storia, l’arte e le difficoltà che li hanno caratterizzati.

Due i fili conduttori del romanzo, l’ossessione del Pittore Nicolas per Claude, la figlia di  Jean Le Viste, e l’esecuzione degli arazzi, veri protagonisti del racconto.

Lo accennavo nel titolo, il romanzo non si avvicina minimamente al tanto amato La ragazza con l’orecchino di perla, riesce però a evocare luoghi e arte dell’epoca, le mille fatiche del tessitore, le regole della gilda, le pretese del committente. E delinea abilmente il ruolo delle donne, donne che lavorano nell’ombra per non turbare la volontà dei nobili.

Immagini Wikipedia

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Il comandante di Auschwitz di Thomas Harding

Il comandante di AuschwitzIl comandante di Auschwitz di Thomas Harding non è un thriller, né un romanzo, se è questo che state cercando difficilmente il libro rispetterà le vostre aspettative. Il comandante di Auschwitz è uno straordinario documento storico, un racconto capace di insinuare dubbi, di demolire certezze. Un documentario scritto in maniera ineccepibile, curato nei dettagli. Ho pianto, come sempre quando mi immergo in letture che affrontano la dolorosa ferita della seconda guerra mondiale; ho pianto per loro e per noi, noi che stiamo dimenticando quegli orrori, noi eredi delle vittime e di coloro che hanno preferito non guardare.

Thomas Harding era ignaro del lavoro post bellico del prozio, solo al giorno del funerale scopre l’incredibile: Hanns Alexander alla fine della guerra ha braccato e scovato il kommandant di Auschwitz, Rudolf Höss.

Stupito dalla rivelazione Harding decide di scoprire la verità, ma certo quello che inizialmente non poteva sapere era di avventurarsi in un viaggio doloroso, umano, e capace di far riflettere milioni di persone.

Attraverso la ricostruzione storica delle vite di Hanns Alexander e Rudolf Höss, dalla nascita, l’infanzia, l’adolescenza, la guerra, il nazismo, Auschwitz, la cattura e il processo, l’autore svela le atrocità della guerra, ma lo fa in modo nuovo: le racconta sia dalla parte degli alleati che dai nazisti. La soluzione finale, lo sterminio degli ebrei, viene presentata come un comando necessario a cui credevano realmente i vertici delle SS, non un comando da eseguire. Non un’azione senza scelta, ma una decisione condivisa.

Eppure, il cattivo non appare poi così cattivo, Harding riesce a umanizzare la vita di Rudolf Höss , fin dove possibile, e lo rende vulnerabile, a tratti privo di empatia e schizofrenico, ma sempre consapevole.

Contrariamente a quanto si possa intuire dalla quarta di copertina, il libro non si concentra sulla caccia, ma sulla vita dei suoi protagonisti, così diversi, agli antipodi, eppure legati da una verità indiscutibile: la vendetta.

Il comandante di Auschwitz è spietato, privo di compassione, vuole portare il lettore a studiare e comprendere senza influenzarne il pensiero. Senza rivisitazioni. Anzi, più volte l’autore fa notare come anche il fatto più banale possa venire raccontato in decine di modi differenti, senza bisogno di torture o minacce, solo affidandosi alla memoria dei presenti: dove la verità?

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Le streghe della foresta di Pendle, di Mary Sharratt. Zero91 edizioni

Le streghe della foresta di PendleI libri sulle streghe affrontano un rischio enorme, trasformare una piaga della storia dell’uomo in banale storiella romantica, Le streghe della foresta di Pendle, non solo si discosta da molta narrativa superficiale, conquistando il lettore fin dalle sue prime battute, ma fornisce dettagli storici notevoli, grazie all’accurata ricerca in grado di far rivivere bellezze e orrori dell’epoca.

Un merito in assoluto va dato all’autrice Mary Sharratt, il suo libro, pur mantenendo una struttura romanzata, unisce la storia, drammatica, di fine ‘500, alla magia, bianca e nera, lasciando un alone di mistero tra il vero e il fantastico. Il romanzo fonde in maniera sublime le cronache del tempo, terribili e impietose, a fatti apparentemente magici, dando vita a diversi dubbi ancora oggi da svelare: fino a che punto riusciamo a modificare la realtà storcendola per farla apparire a nostro piacimento? E, cosa riesce a scatenare la furia della donna?

Il romanzo si concentra sulle vicende di un gruppo di donne, e due uomini, accusate di stregoneria a cavallo del XVI e XVII secolo, due narratrici, la vecchia Elizabeth Southerns, chiamata Madre Demdike, e la sua bellissima nipote Alizon, riportano i fatti accaduti, la iniziazione della nonna e la fanciullezza della nipote, raccontate, prima, dall’anziana guaritrice, che lascia in un secondo momento la narrazione a Alizon, protagonista fino alla fine delle nere vicende.

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La luce del nord di Donna Gillespie, storia, amore e improbabilità

Amori impossibili, guerre, storia, antica Roma, e freddi paesi del nord; La luce del nord di Donna Gillespie, Aliberti Editore, è quello che spesso tra adolescenti si descrive come un mattone, per mole, oltre 1000 pagine di storia e amori. Il romanzo racchiude una storia non originalissima ma ricca di dettagli dell’epoca, da Nerone a Domiziano, le conquiste dell’Impero Romano, le battaglie contro i barbari del nord. Barbari che vivono, amano e combattono. La protagonista, Auriane, viaggia dalla Germania del Nord fino all’antica Roma, innamorata di un saggio romano e contemporaneamente della sua terra natia, avvinghiata da obblighi e doveri, tra profezie delle sacerdotesse, riti pagani e infine gli orrori dell’arena.

Bisognerebbe essere esperti della storia romana per sottolineare pregi e difetti presenti nel romanzo, poiché non lo sono non posso che soffermarmi sulla storia romanzata e lo stile letterario. Pur essendo interessante il romanzo a tratti perde il ritmo,come se alcune sue parti fossero state volutamente allungate e rese noiose per l’eccesso di racconto, lento e improbabile nella catena di eventi, i troppi colpi di scena e i cambi di terra, lingua e popoli rendono il tutto estremamente contorto, a tratti ripetitivo.

Il  lettore rischia di perdersi tra dettagliate descrizioni dell’epoca e scene da film holliwoodiani, imperatori spesso troppo caricaturali e buoni e cattivi decisamente più vicini a un romanzo fantasy che ad un romanzo storico.

Gli amanti della storia romana troveranno questo libro troppo romanzato, gli amanti del romanzo d’avventura troppo storico, difficile mettere d’accordo entrambe le parti sebbene il periodo scelto sia di sicuro uno dei più affascinanti e complicati della storia europea.

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