It’s complicated. La vita sociale degli adolescenti sul web, di Danah boyd

ITS-COMPLICATEDGli adolescenti di oggi si comportano in maniera differente dagli adolescenti di ieri? No. Punto.

Danah boyd in It’s Complicated, gratuita la versione inglese altrimenti tradotto in italiano da Castelvecchi, dona una chiara analisi del comportamento degli adolescenti sul web e in particolare su come usano il web e i social. Il libro è del 2010 e si concentra su adolescenti, 14/15 anni, americani. Lo sottolineo perché il libro affronta in particolare Facebook e altri social non più usati dai ragazzi nel 2017, inoltre l’America è un paese molto più complesso dell’Italia da un punto di vista sociale. Gli adolescenti, ad esempio, non possono entrare da soli o in gruppo, nei centri commerciali. Possono solo se accompagnati da adulti. Questo dettaglio è utile per comprendere come l’America considera gli adolescenti.

Torniamo al libro: Danah boyd , responsabile del settore ricerca alla Microsoft, è professoressa di Media e Comunicazione presso la New York University e membro del Berkman Center for Internet and Society ad Harvard, spiega in maniera lucida e dettagliata come in realtà siamo noi adulti ad essere ossessionati dalla tecnologia. La consideriamo il male assoluto semplicemente perché non la capiamo.

Loro, gli adolescenti, oggi come ieri si limitano a costruire relazioni, amicizie, ad esplorare un mondo che ritengano gli appartenga e che deve essere altro rispetto alla famiglia, perché, ricordiamoci, l’adolescente di ogni parte del mondo deve trovare il suo posto, creare il suo spazio, costruire il suo io. La differenza sostanziale, spiega l’autrice, sta nel luogo: ieri i ragazzi si ritrovavano in piazza, o al centro commerciale, o sotto l’ombra di un albero, a parlare, discutere, confrontarsi, a creare amicizie importanti. Oggi, tra i divieti, le paure dei genitori, i tanti, troppi, impegni, i ragazzi riescono a creare relazioni solo online. Perché non hanno tempo per fare altrimenti. Sbagliano loro?

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Scientology. Ci sono nata. Ci sono cresciuta. Sono scappata, di Jenna Miscavige Hill

ScientologyHo affrontato la lettura di Scientology. Ci sono nata. Ci sono cresciuta. Sono scappata, Jenna Miscavige Hill, perché ritengo che ci sia una profonda differenza tra lo scegliere una religione, o più semplicemente uno stile di vita, e il nascerci. Jenna Miscavige Hill è nata e cresciuta all’interno delle mura della Chiesa di Scientology, e, sebbene la sua scrittura non sia così fluida ne facile da affrontare, a tratti ripetitiva, l’insieme rende bene l’idea di come siano alcuni ambienti di Scientology e riesce a dare un senso chiaro alle critiche che da anni accompagnano questa realtà.

Anche se i primissimi ricordi di Jenna mi hanno lasciata perplessa, forse perché troppo arricchiti da dettagli che solitamente non riusciamo a custodire nella memoria, il racconto è disarmante; ma non sono le azioni, i lavori, a tratti forzati, imposti ai minori, e nemmeno gli insegnamenti o la dottrina di Scientology ad avermi obbligata a riflettere, no, la mia attenzione è stata totalmente catturata dall’evidente lavaggio del cervello imposto, ai bambini come agli adulti; concetti ripetuti, ripresi, centrifugati dentro la mente. Concetti che in breve portano a ritenersi parte sbagliata di un tutto che richiede la perfezione.

Mi sembrava davvero bizzarro, come se il suo cervello fosse cablato in un modo che non avevo mai conosciuto, privo di logica e con un’elevata capacità di disobbedienza. Non avevo mai incontrato un bambino così impulsivo, e solo oggi capisco che ero io, e non lui, quella strana: perché mi aspettavo che obbedisse agli ordini.

Gli ordini sono quotidianità dentro al Ranch, gli adulti lavorano esattamente come i bambini, non esistono infanzia e età adulta, solo corpi da usare:

Ci dissero che lavorare era semplicemente un modo per ricambiare la possibilità di vivere al Ranch, la nostra occasione di guadagnarci le cose invece di riceverle gratuitamente. Si trattava di un concetto importante perché, come insegnava Scientology, i nostri supervisori ci stavano aiutando a non diventare dei criminali, in quanto ricevere le cose gratuitamente era proprio la prerogativa di tutti i criminali.

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L’amore ai tempi dello stage. Manuale di sopravvivenza per coppie di precari, di Alessia Bottone

amore-ai-tempi-dello-stage-manuale-di-sopravvivenza-per-coppie-di-precariLa parola crisi sta inesorabilmente conquistando il quotidiano, e, forse, ha già ampiamente vinto la battaglia. Personalmente, sono talmente stanca del suo contorno che ho accolto con gioia, e timore, il testo L’amore ai tempi dello stage. Manuale di sopravvivenza per coppie di precari, di Alessia Bottone. Gioia, perché ho incontrato una giovane donna che semplicemente non ci sta e non intende fermarsi in nome della crisi; timore, perché, davvero, non avevo considerato, ancora, il conseguente precariato dell’amore.

La crisi ha vinto una battaglia, ma la guerra no, quella la stanno vincendo i giovani come Alessia, che nonostante le frasi fatte delle aziende, tipo: lei è troppo per la nostra azienda, le chat amorose all’alba, perché hai scelto lo stage gratuito dall’altra parte del mondo, e gli stati ambigui di Facebook, ha affrontando il tutto con ironica analisi, riuscendo a dipingere con le parole un ritratto non certo idilliaco delle giovani coppie, ma con garanzia di successo, per alcune.

L’amore ai tempi dello stage, ironizza sui giovani, sul loro linguaggio, sul lavoro (che non c’è) e le conseguenze che il tutto porta nelle vite degli innamorati di oggi; giovani che si dividono tra stage gratuiti, contratti atipici, paghe nulle, e, poiché specchiano la società attuale, alla fine si ritrovano precari anche nei sentimenti.

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Diario di scuola, Daniel Pennac. Fossero tutti così i prof…

diario di scuola pennacNe sono assolutamente convinta: se tutti i professori, maestri e docenti del mondo intero, vantassero le doti psicologiche e pedagogiche di Daniel Pennac avremmo un ambiente scuola sereno, non privo di difficoltà, sia chiaro, ma sicuramente meno attaccato, giudicato, represso.

Non è facile fare l’insegnante, questo è da sottolineare fin da subito. Insegnare è uno dei mestieri più difficili al mondo, ma se oltre alle naturali difficoltà aggiungiamo l’incapacità di sorvolare le barriere del non ascolto da parte di presunti somari, presunti perché in Diario di scuola Pennac svela una verità che mi ritrova pienamente d’accordo, l’azione di apprendere rischia un alt senza possibilità di ritorno.

Gli studenti leccornia, così definiti i bravi da Daniel Pennac, sono pochi, la maggior parte sono somari, non perché manchino di naturale intelligenza, anzi, ma per una serie di fattori esterni che vanno a incidere sul risultato finale: mancanza di autostima, se dalla prima elementare ti ripetono che non capisci un accidente… sfido chiunque a reagire diversamente, pigrizia, famiglia…

Ragazzi realmente somari esistono, ma sono pochi, così come quelli realmente violenti, una minima percentuale, gli altri vengono etichettati come incapaci quando il vero ostacolo è il rapporto con la scuola con tutte le sue meraviglie e contraddizioni.

Ad avercelo avuto un prof come Pennac, non solo per il rapporto che riesce ad instaurare con i suoi studenti, sono rimasta incantata dalla sua lezione tipo del dettato, dettato per inciso che odiavo con tutto il cuore, dalle spiegazioni sulla grammatica, verbi, pronomi.

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Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente. Randy O. Frost e Gail Steketee

Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Randy O. Frost e Gail Steketee, Edizioni Erickson 2012, è un saggio davvero intrigante, l’argomento trattato la disposofobia, ovvero quel famoso accumulo compulsivo che ultimamente regna sovrano nei canali di Sky, ad esempio Sepolti in casa, è attuale e indubbiamente parte dell’era moderna. Per una come me, che probabilmente soffre del disturbo opposto, butto le tende e le ricompro anziché lavarle tanto da Ikea costano poco (non tutte solo alcune), questo volume si è rivelato un’autentica scoperta.

Gli autori riescono, senza mai appesantire il racconto, a illustrare la malattia presentando diversi casi da loro analizzati, descrivendo in maniera accurata ogni singola storia e portando il lettore a comprenderne ragioni, fini e possibili soluzioni. Non un libro per esperti del settore ma per chiunque desidera capire maggiormente come si possa vivere in condizioni di totale mancanza di igiene, sepolti tra il raccolto, a volte anche tra i rifiuti, di una vita, e imporre la propria condizione ai famigliari.

Tengo tutto inizia la sua storia partendo da Irene, simbolo della ricerca degli autori, persona intelligente e ben educata ma socialmente isolata a causa dell sua malattia:

Irene aveva una grande difficoltà a liberarsi delle cose, da un pezzetto di carta con sopra un numero di telefono non identificato e da tempo dimenticato, fino a un vaso rotto comperato a un mercatino dell’usato. Il valore che dava agli oggetti e le ragioni che aveva per tenerli erano molti e vari. Le convinzioni di Irene riguardo a che cosa dovesse essere conservato sembravano isolate da tutto ciò che succedeva attorno a lei. Era sinceramente sconcertata del fatto che i suoi figli non condividessero la sua inclinazione a conservare ogni cosa.

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Chi è la più cattiva del reame? Figlie, madri e matrigne nelle nuove famiglie, di Laura Pigozzi

Chi è la più cattiva del reame? di Laura Pigozzi, et al./edizioni si è rivelata un’autentica sorpresa,  il tema trattato è attuale e molto interessante, oggi, come sottolinea più volte l’autrice, preso in considerazione dagli esperti, psicologi, sociologi, tuttologi, solo in una minima parte: la matrigna. Inoltre, il testo, oltre a fornire riflessioni sulla matrigna moderna, ripercorre le fasi della psicoanalisi del rapporto madre e figlia, e il conseguente rapporto tra donne,  in maniera articolata e disinvolta, tradotta per i meno esperti e piacevole per chi mastica la psicoanalisi da qualche tempo.

In estrema sintesi, Laura Pigozzi si interroga sul ruolo della matrigna oggi nelle famiglie ricomposte, fino a qualche anno fa la matrigna era la nuova donna del padre vedovo, una nuova mamma che andava a sostituire quella naturale deceduta. Un ruolo difficile ieri come oggi. Le nuove famiglie, ovvero quelle create in un secondo momento, solitamente dopo un divorzio o comunque una separazione dolorosa per almeno uno dei due partner, donano uno spazio insolito alla matrigna, soprattutto nel suo rapporto con i figli, di lui. La nuova donna che dorme con papà non è una mamma, non è una tata, non è una cugina, nè tanto meno la cattiva delle favole, non è un’amica, è una persona che cerca di instaurare un rapporto sano con dei bambini, con la consapevolezza, più o meno, del suo gioco di ruolo nella seduzione di papà. La matrigna è l’altro adulto, e come tale si dovrebbe porre nei confronti dei bambini o adolescenti del compagno, certo se la mamma naturale la descrive come la cattiva usurpatrice, mala femmina ladra di uomini, la faccenda si complica un tantino, con buona pace per la psicoanalisi.

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Presentazione del libro: Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman

Per chi dovesse passeggiare in quel di Trento sabato segnalo un interessante evento: a Gardolo, TN, nella sede delle Edizioni Erickson verrà presentato il nuovo libro di  Zygmunt Bauman  Conversazioni sull’educazione. Ore 17:30.

Di seguito il comunicato, e a giorni la recensione, promesso…

Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman

Sabato 3 dicembre alle ore 17:30 presso la sede delle Edizioni Centro Studi Erickson verrà presentato il nuovo libro di Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo di fama mondiale

Conversazioni sull’educazione

Qual è il ruolo dell’educazione in un tempo che ha smarrito una chiara visione del futuro e in cui l’idea di un modello unico e condiviso di umanità sembra essere il residuo di un’era ormai conclusa? Quale ruolo dovrebbero rivestire gli educatori ora che i giovani vivono una profonda incertezza rispetto al loro futuro, i progetti a lungo termine sono diventati più difficili, le norme tradizionali sono meno autorevoli e flussi sempre più cospicui di persone hanno creato comunità variegate in cui culture differenti si ritrovano a vivere fianco a fianco senza più essere unite dalla convinzione che l’altro verrà prima o poi assimilato alla «nostra» cultura? ”

Questi i quesiti, decisamente attuali e complessi, a cui Zygmunt Bauman cerca di dare delle risposte chiare e esaustive nel suo nuovo libro Conversazioni sull’educazione scritto in collaborazione con Riccardo Mazzeo, ed. Erickson; quesiti fondamentali “per riflettere sul ruolo dell’educazione e degli educatori in uno scenario dove le certezze dei nostri predecessori non possono più essere date per scontate.”.

Il libro verrà presentato sabato 3 dicembre alle 17:30 presso la sede delle Ed. Erickson a Gardolo, Via del Pioppeto 24, Trento, presenti entrambi i conversatori.