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La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri. Speriamo torni una donna Eleonora

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la rivoluzione della luna

la rivoluzione della lunaMi sono resa conto di attendere da tempo, e con ansia, una nuova donna Eleonora di Mora, e, dato il successo incredibile del libro La rivoluzione della luna, Andrea Camilleri, credo di non essere l’unica a perdermi in tale sogno ad occhi aperti. Se spostiamo l’attenzione dall’innegabile talento di Camilleri, quello che rimane è una storia di giustizia, una giustizia come da tempo non abbiamo l’onore di incontrare. La storia di donna Emanuela piace perché la giustizia viene presa e imposta, perché cosa buona, perché tutela tutti, puttane comprese.

Il grasso Vicerè don Angel de Guzman muore all’improvviso, o meglio muore ma il Sacro Regio Consiglio finge di non notare tale morte E nell’orata e mezza che vinni appresso i Consiglieri assistimaro non sulo l’affaruzzi sò, ma macari quelli dei parenti, dell’amici e dell’aimici dell’amici.

Ma, i signori del Sacro Regio Consiglio hanno sottovalutato l’ingegno del defunto, che evidentemente non si fidava poi molto di loro, le ultime volontà del Vicerè, infatti, riportano nero su bianco che in caso di morte improvvisa l’incarico deve venire assegnato alla moglie: donna Emanuela.

In un mese donna Emanuela riesce a far dimettere l’intero Sacro Regio Consiglio, dimezza il prezzo del pane, riforma le maestranze, e fa scappare pure il Vescovo di Palermo.

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il tuttomio di Andrea Camilleri. Recensione, che delusione

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9788852032714-il-tuttomio_copertina_piatta_foSu queste pagine virtuali ho più volte decantato le lodi a Andrea Camilleri, perché lo ritengo uno dei migliori scrittori italiani. Amo i suoi scritti,  oltre ad affrontare il giallo in chiave nostrana riesce sempre e comunque, nonostante l’oggetto macabro del giallo, a farmi sorridere. Comportamenti, atteggiamenti e ragionamenti dei suoi personaggi, dal classico Montalbano, fino ai meno noti racconti, si impossessano delle simpatie del lettore, accompagnandolo a districare complicati intrighi, o, semplicemente, a osservare la natura umana con maggiore comprensione.

Questo, purtroppo, non è accaduto con il tuttomio, nonostante il suo primo posto incontrastato in classifica, probabilmente dovuto al talento di Camilleri. Ammetto il mio limite: non ho capito. Non ho compreso il torbido Io di Arianna, la protagonista, non ho respirato mistero, chiaro fin dalle prime righe; infine, non ho capito perché questo romanzo è stato definito dalla critica: imbarazzante. Perché parla di sesso? Sesso non convenzionale?

Il vecchietto, ricco, incontra la bella Arianna, giovane psicopatica, lui non può soddisfare i giovani desideri carnali, per non perderla sceglie, per lei, due o tre giovani capaci, si spera, di soddisfare ogni ardore della bella. Ad Arianna spetta la scelta finale.

Certo, tutte le donne sognano di incontrare un lui ricco e pronto a soddisfare i desideri, anche mettendosi da parte. Tutte? Non ne sono così sicura. Ma non è stata la trama a lasciarmi perplessa, bensì lo stile narrativo scelto, onirico e, volutamente, poco realistico. Un omaggio alla psicoterapia, letteraria e non.

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Una voce di notte di Andrea Camilleri, Sellerio editore

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Una voce di notte, dice l’autore Andrea Camilleri, è:

stato scritto diversi anni fa. Quindi il lettore attento che noterà crisi di vecchiaia più o meno accentuate, liti con Livia più o meno contestualizzate e via di questo passo non se la pigli con l’autore ma con le segrete alchimie dei piani editoriali.

L’anno riportato nel libro è il 2008, prima della reale crisi tra Salvo e Livia, e soprattutto  anno del IV governo Berlusconi.

Il libro mi è piaciuto come tutti i casi del commissario Montalbano, e lo stile Camilleri fa compagnia come sempre, ma vorrei qui riportare una riflessione, iniziata, nel bene e nel male dallo stesso scritto.

Camilleri intreccia due indagini, eppure è evidente che la reale protagonista del romanzo è la politica, quella schifosa, del più forte, quella attaccata come una ventosa alla mafia, quella che se ti sente remare contro ti fa fuori, non più fisicamente ma professionalmente, quella politica capace di innescare l’ omertà, antipatica eppure talmente realistica da diventare cosa di tutti i giorni. Ma se a far finta di non vedere è un poveraccio che ha paura per sé e per la sua famiglia, personalmente non riesco a giudicarlo, invece quando stimati professionisti che dovrebbero lavorare per la giustizia cercano di insabbiare o di alleggerire per non pestare i piedi ai poteri forti, allora non ci sono più scuse.

Per fortuna anche nel mondo reale non mancano eroi contro corrente alla Salvo.

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Camilleri, Laurea ad Honorem in lingue

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Su queste pagine virtuali non è mancato il mio amore verso ogni scritto firmato Andrea Camilleri, dalle classiche indagini del Commissario Montalbano fino ai sottili romanzi di vita siciliana come La setta degli Angeli, un capolavoro assoluto. È notizia di oggi che il prossimo 15 novembre L’Università di Urbino conferirà allo scrittore la Laurea ad Honorem in Lingue.

Questa la motivazione:

‘Camilleri si inserisce a pieno titolo fra i grandi scrittori della sua terra: Verga, Pirandello, Sciascia, Vittorini. Sempre impegnato nella ricerca di una lingua ‘vera’.

Probabilmente i miei complimenti non valgono molto, ma tant’è, e ne sono pure felice, tra tante Lauree ad Honorem discutibili questa mi sembra davvero azzeccata!

Foto | Geopolitica.info 

La forma dell’acqua di Andrea Camilleri, il primo romanzo del Commissario Montalbano

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Le serie nella letteratura o si amano o si odiano, chi adora potersi godere infinite pagine centrate sui personaggi preferiti si scontra con chi, invece, li ritiene una trovata commerciale che poco ha a che fare con la letteratura. I più puri sostengono che un bravo autore può al massimo concedersi tre libri sullo stesso argomento, il rischio di ripetersi e perdere l’ingegno iniziale è forte. Bisogna però, a mio avviso, fare una netta distinzione tra le serie di romanzi collegate e quelle che presentano libri fatti e finiti. Spesso i gialli appartengono alla seconda categoria, il personaggio principale, in media l’investigatore, poliziotto, vecchietto o barista che sia, viene chiamato a risolvere intricate vicende, con o senza morto.

Ogni indagine del Commissario Montalbano è una storia finita, forse l’unico filone destinato a mutare lentamente nel tempo è la relazione tra Salvo e Livia. Eppure con mio grande stupore l’altro giorno mi sono ritrovata chiedermi Qual è il primo romanzo della serie di Montalbano? e, domanda ancora più insidiosa, L’ho letto?

Ebbene, il primo romanzo che vede il caro Salvo protagonista è La forma dell’acqua del 1994, Sellerio editore, il film con Luca Zingaretti nelle vesti di Salvo viene proposto nel 2000 dalla Rai. Eh si, l’avevo letto ma l’ho riletto volentieri. Un successo meritato. In La forma dell’acqua il Commissario Montalbano indaga, come spesso accadrà in seguito, a modo suo, spirito di osservazione e logica lo distinguono fin dalle prime battute, ma è soprattutto la sua umanità, a mio parere, a renderlo il Commissario più amato dal bel paese. La Sicilia non è certo terra facile, bella, incantevole, ma complicata, intrecciata, una terra dove i potenti al margine muovo le carte usate dai più poveri. Nulla di così diverso dal resto d’Italia.

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Una lama di luce di Andrea Camilleri, recensione

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Lo stile narrativo di Andrea Camilleri rimane unico, scorrevole, piacevole dalla prima all’ultima parola, ma Una lama di luce, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella vita del protagonista, l’amato commissario Montalbano, l’autore infatti crea una situazione nuova capace di sconvolgere ogni sentimento. Eppure Montalbano è umano, terribilmente umano, e sebbene tentato dalla passione, ebbene sì tradisce nuovamente Livia, rivela senza indugio ogni suo pregio e difetto.

Tre le indagini che coinvolgono Montalbano e i suoi collaboratori, rapina, con delitto, armi di contrabbando e commercio di quadri rubati, tutte intuitive, solo un colpo di scena finale, un romanzo poco giallo, una scelta,  a mio avviso, voluta per dare maggiore spazio a sentimenti e debolezze del commissario.

Livia, sebbene figura marginale da sempre, diventa una costante, presente fin dalla prima riga, compagna storica di Salvo, rivela in questo romanzo ferite probabilmente accantonate da troppo tempo, e risveglia un affetto, anche nel lettore, assopito. Difficile odiare Livia, anche se in molti la definiscono la rompiscatole per eccellenza e da tempo vorrebbero vedere Montalbano coinvolto in una nuova avventura, illusi, alcuni rapporti non possono rompersi, cambiano, crescono o si deteriorano, ma il molto tempo trascorso assieme a un’altra persona determina scelte, forse non popolari eppure prevedibili.

Tra la tragedia e la solitudine spicca l’ironia di Camilleri, i suoi personaggi caratteristi strappano sorrisi, la padronanza del Latino di Cantarella è un colpo di genio che mi ha semplicemente fatta piegare dal ridere, Mimì rimane il seduttore, Fazio continua imperterrito a ripetere ogni dato recuperato all’anagrafe, Cantarella sfascia come sempre le porte e modifica a suo piacimento ogni nome e luogo, mentre Montalbano, nonostante la gioia della passione, e il dramma di un amore che non è più tale, mangia di gusto, e stuzzica l’appetito del lettore.

Una lama di luce

Andrea Camilleri

Sellerio Editore

 

 

La setta degli angeli di Andrea Camilleri

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Scrivere divertendosi per divertire, con un pizzico di critica all’ingenuità umana, Andrea Camilleri riesce, se possibile, a stupire nuovamente, strappando sorrisi, e sonore risate. La setta degli angeli  è la novella per eccellenza, capace di sdrammatizzare e contemporaneamente di inserire quella pulce, quel pensiero, che fa storcere il naso, che alla fine del racconto indigna, per solidarietà e per giustizia.

Scrive l’autore «Questo libro racconta un fatto storico, ma soprattutto punta l’indice su un fenomeno assai diffuso oggi nel nostro paese: il rifiuto della conoscenza della verità»; i fatti reali abilmente ripresi e stravolti da Camilleri riguardano un paese siciliano, anno 1901,  dove un ex farmacista, avvocato e giornalista scopre e denuncia una setta segreta fondata dai preti del paese, setta che violenta giovani fanciulle, ingenue e ignoranti.

L’abilità di Camilleri sta nel riuscire a narrare un fatto tragico dandogli la giusta dose di leggerezza e serietà, lasciando l’amaro in bocca alla fine ma concedendo momenti divertenti; nel suo romanzo le femmine incinte sono ben sette, per opera dello spirito santo, chiuse in casa dai genitori, che nel frattempo picchiano presunti padri ignari del torto, tanto da far sospettare un attacco di colera causando panico e allarmismi in tutto il centro abitato.

Due i personaggi di maggiore interesse letterario, l’Avvocato Matteo Teresi, l’ex farmacista, e il capitano Montagnet, perspicace, curioso il primo, pulito e coerente il secondo, nel mezzo diversi personaggi caratteristici, imperdibili, ancorati nelle loro tradizioni, capaci di unire mafia, Chiesa e Stato in un unico giro di ballo.

I due “buoni” scappano, vengono allontanati, la mafia rimane, i preti vengono assolti, non da Dio, ma dalla legge e dallo Stato, alla fine il ricordo rimane nel ventre delle fanciulle, sistemate nel frattempo con i giovani malmentati, e la verità rischia di venire stravolta, cambiata, contorta e nascosta, come sempre accade.

“Zio, la sai qual’è la to colpa cchiù gravi? Quella d’esseri un idealista.”

“E sarebbi ‘na colpa?”

“Se non ti piaci colpa, chiamiamola difetto”.

La setta degli angeli

Andrea Camilleri

Sellerio editore Palermo

 

 

 

Giudici, tre racconti di Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo

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Giudici e Magistrati sono persone, certo sbagliano anche loro, per fortuna, l’essere umano commette errori, eppure tendiamo ad attaccarli troppo spesso, come se il loro lavoro ci desse fastidio. Sono persone che lavorano per lo Stato, lo stesso Stato che dimentica, che ignora e che li offende come se morire per uno Stato fosse cosa normale, ovvia, quotidianità. Einaudi propone Giudici, tre racconti scritti da Andrea Camilleri, Luca Lucarelli e Giancarlo De Cataldo, tre giudici, tre punti di vista davvero differenti, a tratti drammatici e a tratti ironici.

Andrea Camilleri ama la sua Sicilia, la Sicilia della mafia, o maffia perché strada facendo ha perso una f, la Sicilia degli atteggiamenti, delle minacce e dei favori, dei colori e dei sapori, e in quella terra invia un Giudice torinese, ignaro di usi e costumi dell’isola incantevole, attratto dai cannoli e incapace di cogliere atti ostili nei suoi confronti. Un giudice eroe, non per coraggio, ma per incapacità di cogliere il pericolo, rigido sostenitore della legge e uomo goloso, capace di stupirsi perché tutti sembrano sapere tutto in anticipo, e capace di far funzionare un tribunale nonostante i diversi tentativi di intimidirlo.

La Bambina di Carlo Lucarelli è un giudice giovane, troppo giovane, ma un poliziotto coraggioso le salva la vita e lei, che sembra una ragazzina, si addentra nei misteri dei Servizi dello Stato, nei conti celati, nella finanza proibita “Io sono un giudice, un magistrato, e ci sono due cose che sono obbligata a fare. Una è fidarmi. Lei è un clandestino, io no. Io sono parte del sistema che difendo e che devo mantenere sano. (…) – La seconda cosa? – Andare avanti. Non posso fare finta di niente e lasciar perdere.”

Giancarlo De Cataldo racconta di un procuratore che si paga la benzina di tasca propria e fa sogni strani, organizza il suo arresto, ma al suo risveglio, o non è un vero risveglio? Tribunali e udienze lo attendono, si scontra con i cattivi; ma che accade quando i cattivi sono anche le vittime?

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