La lunga estate calda del commissario Charitos di Petros Markaris

Il primo potere del XXI secolo è la pubblicità, dichiarazione semplice e concisa difficile da smentire, basta soffermarsi a riflettere sull’influenza che questa ha sulle nostre scelte, non solo economiche ma anche  culturali e politiche. La lunga estate calda del commissario Charitos di Petros Markaris oltre a rivelarsi un perfetto noir moderno non manca di alcun intrigo; dall’assassino ai terroristi fanatici, il romanzo riesce a donare riflessioni capaci di imporre pensieri sostanziali al lettore. Un aspetto a mio avviso sempre valido sia il libro letto un romanzo o un saggio.

Il commissario Charitos deve affrontare contemporaneamente due drammi, un gruppo di estremisti terroristi si impossessa di un traghetto con a bordo 300 passeggeri, e sua figlia, nello stesso momento un pazzo sta creando un caos mai visto nel mondo dei mass media di Atene, uccidendo star pubblicitarie.

Il romanzo avvolge due filoni che a loro volta portano alla luce aspetti interessanti, da un lato il rapporto padre e figlia, spesso poco analizzato dalla psicoanalisi che da anni si occupa del rapporto madre e figlia, come se il padre si piazzasse sempre e solo nello sfondo, mentre nella realtà spesso si presenta contorto e colmo di aspettative e delusioni; dall’altro la pubblicità presente nella nostra quotidianità, talmente presente da creare star pubblicitarie, ovvero persone conosciute solo tramite gli spot, magari privi di un nome ma identificati da tutti come “quello che beve il caffè nello spot di…”.

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Buongiorno Pigrizia di Corinne Maier, le certezze che crollano

Personalmente non ho mai lavorato in una grande azienda, probabilmente perché sono consapevole che difficilmente riuscirei ad adattarmi ad un ambiente gerarchico e strutturato, soprattutto se le aziende in questione si rispecchiano nei durissimi giudizi di Corinne Maier.

Buongiorno Pigrizia è un breve saggio dissacrante, dove tutto l’ovvio e la quotidianità crollano di fronte allo spietato realismo dell’autrice. Pur non conoscendo il terribile ambiente descitto da Maier il solo fatto di trovare all’interno del libro citazioni di Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq ha fatto balzare la mia simpatia nei confronti dell’autrice.

Corinne Maier riesce in poche abili pagine a descrivere la vita dell’azienda e del lavoro in maniera dirompente, attraverso ironiche prese di posizioni, capaci di distruggere anche il miglior manager sulla piazza. Un esempio su tutti il neolinguaggio:  è un dato di fatto, prima o poi tutti siamo costretti ad affrontare diavolerie come call conference, riunione al telefono, feedback, ritorno, e altri termini che spesso fanno più danni che altro.

Buongiorno Pigrizia suggerisce senza molti giri di parole di affidarsi alla mediocrità, tanto nulla tornerà indietro e poiché più di quello non ti chiederanno di fare, tanto vale curare il fegato e adattarsi. Il lavoratore è solo una pedina, anche se, a volte, gli chiedono giudizi e consigli per migliorare, nessuno lo ascolta, fa semplicemente parte del gioco.

Il fattore che salta più all’occhio nella vita d’impresa è probabilmente la lingua-slogan che vi si parla. Un fenomeno che non è certo esclusiva dell’impresa poiché oramai viviamo in un mondo che in buona parte blatera allegramente: le università, i media e gli psicanalisti spesso non sono certo da meno. Anche se, bisogna riconoscerlo, la lingua dell’impresa è particolarmente stordente, e da sola basta a scoraggiare l’eroe del lavoro che alberga in ognuno di noi, altrimenti detto stacanovista.”

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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, recensione

Ho un rapporto d’amore e odio nei confronti degli svedesi, amore perchè è impossibile non amare Ikea per i suoi prezzi bassissimi e design spesso imbattibile. Odio quando ti rimbabisci ad avvitare l’ennesimo mobile dal nome impronunciabile con una brugola che non ti sta nemmeno in mano. Ebbene, lo stesso sentimento lo provo per gli scrittori svedesi, perché se da un lato mi affascinano dall’altro capita che mi annoino. Pur giustificando traduzioni complicate e certo non da tutti i giorni. Ma non questo “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson edito Bompiani è sarcasmo allo stato puro. Divertente e surreale, talmente improbabile da sfiorare il ridicolo, ma la leggerezza con cui tutti gli esilaranti fatti vengono raccontati riesce comunque a catturare l’attenzione di chi legge. Il punto chiave del romanzo lo si può intuire anche dal titolo, una volta compiuti cent’anni chi se ne frega della morale, dell’educazione, di tutte quelle regole sociali definite giuste e assolutamente inviolabili. Probabilmente avere cent’anni, assieme a una certa dose di energia e lucidità, dona la sensazione di essere immortali. Altrimenti non si spiega la stranezza.

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