Tua di Claudia Piñeiro, recensione

È stato definito “Il miglior giallo psicologico in circolazione” Tua di Claudia Piñeiro, edito in Italia da Feltrinelli, in realtà, a mio avviso, fatica a conquistarsi il titolo di giallo, anche se la storia e lo stile narrativo rimangono interessanti. Probabilmente il motivo che mi porta a definirlo un romanzo non giallo è la mancanza di mistero, nonostante l’autrice cerchi di portare il lettore verso il gran finale la trama non è originale, anzi, la definirei abbastanza banale. Di contro, ha attirato la mia attenzione lo stile narrativo insolito, diversi punti di vista narranti si alternano, i più importanti sono la protagonista, e sua figlia, ma le storie che risaltano non hanno nulla in comune pur appartenendo allo stesso nucleo famigliare.

Inés è una casalinga, madre ma soprattutto moglie, il suo mondo perfetto, costruito attraverso attente e metodiche mappe mentali, rischia di crollare quando trova per caso un biglietto d’amore nella borsa del marito firmato “Tua”. Convinta che non può accadere a lei, segue il marito e assiste così  a una discussione animata tra lui e una donna. La donna cade, sbatte la testa e muore. Inés diventa suo malgrado testimone di un omicidio, ma per mantenere invariata la perfezione dove è abituata a vivere decide di coprire il marito.

La storia di Inés viene interrotta dai dialoghi della figlia di sedici anni, dialoghi con l’amica, con il fidanzato, con sconosciuti, figlia che rappresenta il riflesso di una disattenzione costante. È incinta ma nessuno lo sa.

I differenti punti di vista variano anche nello stile, schietta, egocentrica, diretta Inés, frasi brevi, a volte incoerenti, spaventata e arrabbiata la figlia, calcolatore il marito, professionale il medico patologo. Questa diversità nella narrazione la ritengo assolutamente valida, l’autrice ha saputo caratterizzare ogni personaggio, rendendolo parte attiva di ogni paragrafo che lo riguarda.

Tua

Claudia Piñeiro

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