Qualcuno con cui correre di David Grossman

qualcuno con cui correreIl primo aggettivo che mi conquista terminata la lettura di Qualcuno con cui correre di David Grossman è dolce.

Dolci sono i protagonisti, Tamar conquista per forza e empatia, Assaf per determinazione e caparbietà e a Dinka, il cane, il vero filo conduttore della vicenda,  manca solo la parola per delineare ogni singola sfumatura del complesso racconto.

Una favola, una favola vera anche per il finale, dove il cattivo è l’adulto, non solo l’adulto mafioso impegnato a vivere sfruttando i talenti altrui, ma l’adulto ignaro, il genitore assente, e l’eroe è l’adolescente, eroe per la sua capacità di credere ancora, nonostante tutto.

Tamar e Assaf vivono due esistenze lontane, parallele, impossibile pensare a un incrocio, eppure Dinka riesce a rincorre le briciole lasciate da Tamar e a condurre il giovane alla scoperta della sua vita, passato e presente, portandolo a svelare ogni singolo amaro dettaglio, accompagnando anche il lettore in un insieme di balzi temporali che solo l’abilità dell’autore riesce a stabilizzare.

Dinka corre, corre e trascina il giovane Assaf, corre verso il passato, presente e futuro di Tamar una ragazza coraggiosa, incapace di lasciare il fratello in balia dell’eroina; Tamar trova, inganna e scappa, usa il suo talento per salvare colui che più ama, e non vuole chiedere aiuto a nessuno perché l’impresa che si impone di vivere è troppo pericolosa. Eppure il destino gioca carte strane, incomprensibili, e anche al destino piace far vincere i buoni, nelle favole come nella vita.

La storia di Tamar e Assaf è semplice, non so se gli artisti di strada di Gerusalemme rischiano davvero la vita come descritto da Grossman, non conosco Gerusalemme, ma so che i contorni narrati nel romanzo affascinano, così come i sogni di ogni adolescente incontrato riescono a colmare il cuore del lettore, lettore adulto a sua volta distratto dalla vita, lontano dalle speranze.

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