Anche Francesco le diceva, di Natale Fioretto

AncheFrancescoLeDiceva_cover_cartaceoLe parole sono importanti, e a volte fanno male. Ma parole oscene, sconce e indecenti fanno comunque parte del nostro vocabolario. Anche se non amiamo ammetterlo. La parolaccia ci scappa, eccome.

Estetica e etica trovano grande spazio nelle parole da non dire, eppure anche loro hanno un indice di gravità. Il saggio di Natale Fioretto è simpatico e decisamente attuale, Anche Francesco le diceva. Una riflessione sociolinguistica sull’uso delle parolacce, si presenta al pubblico come una riflessione fresca, ricca di note e considerazioni. Il fine è farci riflettere sulla parola proibita e sulla sua gravità, ma anche sorridere sulla sua variabilità.

La parolaccia, o turpiloquio, può essere debole, vivace, forte e tabù, e, udite, udite, Natale Fioretto, non solo le studia, le approfondisce, ma le eleva anche di livello, portandole al ruolo di indispensabile colore, ruolo tanto caro agli scrittori. Una presa di posizione assolutamente condivisibile.

Siamo erroneamente portati a pensare che il turpiloquio
tolga pregio ed efficacia alla comunicazione, ma da un
punto di vista squisitamente linguistico i termini «turpi»
non inficiano la comunicazione, semmai la arricchiscono
di connotazioni di varia pregnanza provocando risposte
di tipo neurologico e psicosociale. Tale fenomeno investe
tanto il campo della competenza linguistica o comunicativa,
quanto quello culturale.

L’autore ci ricorda che la parolaccia, quella che colora l’intervento verbale, è spesso usata dalla satira, o dai politici, sebbene viene definita illecito penale. Non solo, sottolinea che anche i Santi a volte…

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