Doroteo, il limone senza neo di Federica Arfé

Doroteo, il limone senza neo di Federica Arfé, Homo Scrivens edizioni, è un concentrato di simpatia, adatto sia per i più piccoli, che per i grandi sognatori. Il romanzo si presenta come una lunga favola, ricca di morali e contro morali, capace di strappare sorrisi e contemporaneamente di accendere quel lume della riflessione su concetti tanto usati, ma spesso superficialmente esposti, come l’amicizia, la famiglia e l’amore. Una favola con protagonista invece della classica Cenerentola un limone di Amalfi, un limone pallido,  che odia il sole, odia la tintarella, un limone, appunto, senza neo.

Doroteo aveva un’indole pacata e riflessiva, dolce e trasognata, intrepida solo in alcuni angoli, impercettibili per chi si sforza di guardare esclusivamente con gli occhi.
Nella sua famiglia dovevi dimostrarti gagliardo fuori e dentro, altrimenti potevi considerarti “out”, mentre tutti erano “in”. Suo padre, Soleandro Mac Color, per esempio, lo era diventato, gagliardo, e si era convinto che quello fosse l’unico modo di essere un limone.

Federica Arfé riesce con estrema bravura a creare un mondo di limoni, con tanto di albero genealogico, amori passati, presenti e futuri, e soprattutto colmo di difetti e paure volutamente e perfettamente simili agli ostacoli umani. Trasportando ogni stereotipo, sentimento e paure dal bambino al limone, l’autrice crea un romanzo frizzante, notevole data la quantità di pagine, mai scontato. E così, accanto al piccolo limone protagonista, Doroteo, scopriamo tantissimi personaggi, limoni e non,  abbiamo il super papà di Doroteo, Soleandro Mac Color, proprietario del solarium “Prendi il sole e scappa”, unico difetto una elle distinta al posto delle erre roventi.

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