Palermo è una cipolla, il capolavoro di Roberto Alajmo

Gli stranieri turisti, quelli che in Sicilia non ci sono mai stati, leggono con assoluta incredulità il libriccino capolavoro di Roberto Alajmo, Palermo è una cipolla, Editori Laterza; i palermitani, di contro, sogghignano, sottolineando che è tutto vero, chi è rimasto ne va fiero chi se n’è andato scuote la testa sconsolato. Perché Palermo è come una cipolla, la si può scoprire togliendo strato dopo strato, e non è detto che il cuore sia meglio della buccia, ma il gusto della novità rimane intatto. L’autore avverte l’incauto visitatore, lo mette in guardia da possibili pericoli, stranezze tipiche della Città, Palermo appunto, stranezze di difficile comprensione; Roberto Alajmo spiega ogni dettaglio di questa caotica e ineguagliabile realtà, e alla fine te ne innamori, o la odi, dipende dalla capacità di adattamento di ognuno.

In quanto viaggiatore ben attrezzato sei tenuto a sapere che in Città e nei dintorni l’abusivismo edilizio è quasi l’unico intervento urbanistico di recente realizzazione. Specialmente nel centro storico o in prossimità della costa i vincoli sono molto severi, tanto che nessuno si azzarda a costruire, tranne la categoria dei mascalzoni senza scrupoli. Se si esclude il nuovo palazzo di Giustizia, dal dopoguerra a oggi quasi mai è arrivata una significativa committenza architettonica di qualità, pubblica o privata. La regola formale è che non si può contaminare antico e moderno. Il risultato della regola è che questa generazione sarà la prima e unica , nella storia dell’umanità, a non lasciare traccia del proprio passaggio sulla terra. Nessun intervento qualificato, almeno. Quando fra mille anni li storici dell’arte si interrogheranno sullo stile architettonico in voga fra novecento e duemila, la risposta non lascerà scampo: l’abusivismo edilizio.

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