Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio dei social network

Manuale facebook - Do you speak facebook?Oggi vi presento il mio libro: Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio dei social network, Edizioni Erickson 2013, di Anna Fogarolo, io.

Non posso recensirlo, sarebbe un’assurdità,vorrei accennare solamente al perché ho deciso di scrivere di Facebook, e del web in generale: l’impressione, da addetta ai lavori, è che in molti lo usano ogni giorno, ora, minuto, figli, genitori, insegnanti, addirittura i nonni, ma in pochi lo sanno adattare alle proprie esigenze, lo padroneggiano come direbbero i super esperti.

Facebook non è anarchia, non è vero che ruba le identità e le foto dei suoi utenti, ma, per evitare spiacevoli episodi, o semplicemente per usarlo in totale tranquillità, è indispensabile usare tutte le funzioni della privacy che ci rispecchiano; non solo, non tutti i genitori sanno che i minorenni su Facebook hanno una privacy differente, ad esempio la funzione tutti su Facebook per loro è disattivata, si ferma agli Amici degli Amici, e non compaiono sui motori di ricerca. Inoltre, non tutti sono a conoscenza che, in Italia, Facebook è vietato ai minori di 13 anni.

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Le sorgenti del male di Zygmunt Bauman, un concentrato di spiazzante realismo

le sorgenti del male BaumanZygmunt Bauman non ama i giri di parole, la frasi abbellite per aggiudicarsi il consenso del grande pubblico, no, il noto pensatore va dritto al punto, senza cercare di ingannare il suo lettore. Le sorgenti del male, Ed. Erickson 2013, rappresenta, a mio avviso, uno di quei volumi da tenere sempre a portata di mano, in borsa, sulla scrivania, magari tra i libri in cucina, perché in qualsiasi momento si desideri approfondire un concetto, un pensiero, anche se letto e riletto, la lucida analisi di Bauman riesce a catapultarci nella realtà, senza falsi miti, eccessi di buonismo, o superficiali valutazioni.

Il male esiste, probabilmente lo potremmo definire un virus dormiente presente in ognuno di noi, altrimenti non riusciremmo a spiegare le atrocità commesse, e successivamente giustificate e accettate, dal genere umano contro il genere umano stesso. In barba a ogni ragionamento e cornice di moralismo, tendiamo a dimenticare e accettare il troppo. Le stragi, le due bombe atomiche, gli ordini eseguiti in quanto tali.

La storia ci insegna che il vicino, il buon vicino, quello che rispetta tutte le regole del condominio, può un giorno diventare un mostro. Come possiamo valutare una simile realtà? Come possiamo accettare di essere potenziali mostri a nostra volta? E con quale scusa giustifichiamo e dimentichiamo le atrocità compiute in nome del progresso, di una nazione, di una tanto acclamata pace? Secondo Bauman alcune condizioni risvegliano il male, e inoltre: La ripetizione di una violenza è non solo possibile ma probabile.

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Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente. Randy O. Frost e Gail Steketee

Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Randy O. Frost e Gail Steketee, Edizioni Erickson 2012, è un saggio davvero intrigante, l’argomento trattato la disposofobia, ovvero quel famoso accumulo compulsivo che ultimamente regna sovrano nei canali di Sky, ad esempio Sepolti in casa, è attuale e indubbiamente parte dell’era moderna. Per una come me, che probabilmente soffre del disturbo opposto, butto le tende e le ricompro anziché lavarle tanto da Ikea costano poco (non tutte solo alcune), questo volume si è rivelato un’autentica scoperta.

Gli autori riescono, senza mai appesantire il racconto, a illustrare la malattia presentando diversi casi da loro analizzati, descrivendo in maniera accurata ogni singola storia e portando il lettore a comprenderne ragioni, fini e possibili soluzioni. Non un libro per esperti del settore ma per chiunque desidera capire maggiormente come si possa vivere in condizioni di totale mancanza di igiene, sepolti tra il raccolto, a volte anche tra i rifiuti, di una vita, e imporre la propria condizione ai famigliari.

Tengo tutto inizia la sua storia partendo da Irene, simbolo della ricerca degli autori, persona intelligente e ben educata ma socialmente isolata a causa dell sua malattia:

Irene aveva una grande difficoltà a liberarsi delle cose, da un pezzetto di carta con sopra un numero di telefono non identificato e da tempo dimenticato, fino a un vaso rotto comperato a un mercatino dell’usato. Il valore che dava agli oggetti e le ragioni che aveva per tenerli erano molti e vari. Le convinzioni di Irene riguardo a che cosa dovesse essere conservato sembravano isolate da tutto ciò che succedeva attorno a lei. Era sinceramente sconcertata del fatto che i suoi figli non condividessero la sua inclinazione a conservare ogni cosa.

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Michela Marzano, Cosa fare delle nostre ferite? Edizioni Erickson

Il nuovo libriccino di Michela Marzano Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro, Edizioni Erickson, ha un pregio indiscutibile, l’autrice accompagna il lettore attraverso una fresca e realistica analisi del rapporto dell’Io con gli altri riuscendo a stimolare il pensiero in maniera sottile, senza alcuna forzatura Michela Marzano analizza se stessa per poi interrogarsi sul difficile rapporto umano basato sulla fiducia.

Pur non essendo d’accordo con ogni suo ragionamento ritengo queste pagine una valida analisi per iniziare ad affrontare temi attuali troppo spesso dati per scontati e per questo affrontati con superficialità. Michela Marzano propone tre capitoli intensi, ampliando il suo intervento presentato al Convegno La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale di Rimini, dove ha analizzato il difficile tema dell’accettazione dell’altro.

L’autrice affronta nuovamente le ferite dell’essere umano, riprendendo il personale argomento dell’anoressia già affrontato in Volevo essere una farfalla, cercando così di analizzare la propria fragilità, partendo dal concetto di controllo fino alla complessità del corpo umano così come viene vissuto oggi nel 2012. Siamo talmente ossessionati dal controllo e dal raggiungimento di una presunta autonomia da dimenticare quanto in realtà l’essere umano sia fallibile per natura. Non credo, al contrario dell’autrice, che il solo corpo oggi accettabile sembra essere un corpo perfettamente padroneggiato. (…) In nome della libertà. il corpo deve “seguire” senza posa alcune regole: ancor prima di essere ciò attraverso cui un individuo è al mondo e manifesta il proprio desiderio, è ciò che lo conforma alle leggi del saper vivere che, oggigiorno, gli impongono di essere bello, magro, sano, desiderabile, sexy. La bellezza del corpo non è una regola di questo secolo, è il concetto di bellezza ad essere cambiato nel tempo, a mio avviso tali imposizioni variano a seconda del livello di ascolto. Pur essendo d’accordo sul concetto di autonomia e controllo ritengo che ognuno di noi sia altro rispetto al bene o presunto tale osannato dai media o da chi per loro.

Altro tema assolutamente interessante affrontato da Michela Marzano è la fiducia dell’altro e di se stessi, quell’autostima tanto cercata ma che spesso fatichiamo a trovare, soprattutto se legata alla soddisfazione di altri spesso nati insoddisfatti. Ritengo che la fiducia dei bambini non sia sempre totale, come invece affermato dalla Marzano, quando un adulto fallisce un bambino è ferito, e i bambini tendono a non concedere il beneficio del dubbio tanto meno una seconda occasione. Ma a parte questo dettaglio Michela Marzano affronta il delicato tema della fiducia, una scommessa umana, in maniera molto chiara e diretta, perché a differenza della fede che è insondabile (io credo senza sapere perché), quando ho fiducia esistono delle ragioni che mi spingono a concederla e che possono, in linea di principio, permettermi di giustificare il mio atteggiamento: a torto o ragione, penso che la persona in cui ho fiducia sia affidabile. Almeno fino a che non mi tradisce…

Un libro che consiglio a chi ama pensare, ragionare, e desidera affrontare temi decisamente attuali e personali come la propria fragilità, le proprie ferite e la fiducia, in maniera semplice, reale e concreta.

Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro

Michela Marzano

Edizioni Erickson

2012

 

Zygmunt Bauman Conversazioni sull’educazione, recensione

Come promesso eccomi alle prese con la recensione del nuovo libro di Zygmunt Bauman, Conversazioni sull’educazione, scritto in collaborazione con Riccardo Mazzeo e edito dalle Edizioni Erickson. Chiaro e lucido sono le impressioni che mi hanno convinta alla fine della lettura; Riccardo Mazzeo accompagna Zygmunt Bauman in un inteso e attuale viaggio attraverso i dubbi contemporanei, dal destino delle nuove generazioni, alla speranza per il futuro, fino alla tanto attesa, e temuta, rivoluzione culturale.

Ci sono libri che vanno, come certi eventi del passato, semplicemente li dimentichiamo, a volte la memoria li ripesca e alcune frasi o pensieri riaffiorano all’occorrenza, poi ci sono libri che odiamo, disgustati li gettiamo, personalmente ritengo che alcuni andrebbero bruciati senza troppe cerimonie alla Pepe Carvalho, infine altri rimangono.

Conversazioni sull’educazione è un libro che fa riflettere, senza pretendere eccessi complicati, senza troppi giri di parole, ma capace di catturare l’attenzione del lettore semplicemente perché narra, descrive e cerca di spiegare il nostro oggi, con occhi a volte tristi, altre colmi di speranza, ma pur sempre rimanendo nella realtà senza allontanarsi da chi ogni giorno litiga con la vita.

«Normalità» è il nome elaborato ideologicamente per significare maggioranza.  Cos’altro può significare, «normale», se non il fatto di ricadere in una maggioranza statistica? E cos’altro significa, «anormalità», se non l’appartenenza a una minoranza statistica? Parlo di maggioranze e minoranze perché l’idea di normalità presuppone che alcune unità di un totale complessivo non siano conformi alla «norma»; se il 100 per cento delle unità recassero gli stessi tratti distintivi, sarebbe difficile che emergesse l’idea di una «norma». Quindi l’idea di «norma» e «normalità» implica una dissimiglianza, una difformità: la suddivisione di un totale complessivo in una maggioranza e in una minoranza, in un «la maggior parte» e «alcuni». La «elaborazione ideologica» che ho menzionato si riferisce alla sovrapposizione del «si deve» sull’«è»: non soltanto le unità di un certo tipo sono in maggioranza, ma esse sono come «dovrebbero essere»; sono «giuste e appropriate»; al contrario, quelle che difettano dell’attributo in questione sono come «non dovrebbero essere» — «sbagliate e inappropriate».

Conversazioni sull’Educazione

Zygmunt Bauman in collaborazione con Riccardo Mazzeo

Edizioni Erickson

2012

Presentazione del libro: Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman

Per chi dovesse passeggiare in quel di Trento sabato segnalo un interessante evento: a Gardolo, TN, nella sede delle Edizioni Erickson verrà presentato il nuovo libro di  Zygmunt Bauman  Conversazioni sull’educazione. Ore 17:30.

Di seguito il comunicato, e a giorni la recensione, promesso…

Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman

Sabato 3 dicembre alle ore 17:30 presso la sede delle Edizioni Centro Studi Erickson verrà presentato il nuovo libro di Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo di fama mondiale

Conversazioni sull’educazione

Qual è il ruolo dell’educazione in un tempo che ha smarrito una chiara visione del futuro e in cui l’idea di un modello unico e condiviso di umanità sembra essere il residuo di un’era ormai conclusa? Quale ruolo dovrebbero rivestire gli educatori ora che i giovani vivono una profonda incertezza rispetto al loro futuro, i progetti a lungo termine sono diventati più difficili, le norme tradizionali sono meno autorevoli e flussi sempre più cospicui di persone hanno creato comunità variegate in cui culture differenti si ritrovano a vivere fianco a fianco senza più essere unite dalla convinzione che l’altro verrà prima o poi assimilato alla «nostra» cultura? ”

Questi i quesiti, decisamente attuali e complessi, a cui Zygmunt Bauman cerca di dare delle risposte chiare e esaustive nel suo nuovo libro Conversazioni sull’educazione scritto in collaborazione con Riccardo Mazzeo, ed. Erickson; quesiti fondamentali “per riflettere sul ruolo dell’educazione e degli educatori in uno scenario dove le certezze dei nostri predecessori non possono più essere date per scontate.”.

Il libro verrà presentato sabato 3 dicembre alle 17:30 presso la sede delle Ed. Erickson a Gardolo, Via del Pioppeto 24, Trento, presenti entrambi i conversatori.

Michela Marzano al Convegno La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale di Rimini

Certe segnalazioni meritano la comunicazione, è inutile girarci attorno: la filosofa Michela Marzano, autrice di Etica Oggi, Edizioni Erickson, e di Volevo essere una farfalla, Mondadori, libro rivelazione approdato al secondo posto tra i più venduti del periodo, parteciperà all’8° Convegno Internazionale La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale, 18 – 19 – 20 novembre 2011, Rimini.

Qui un estratto del suo intervento:

L’accettazione dell’altro

Come insegnare ad accettare l’altro? Come farlo senza per questo rinunciare alla propria cultura e ai propri valori? Ogni paese ha certamenteun proprio patrimonio culturale specifico, che va di pari passo con la storia della propria unità, con le contraddizioni e le difficoltà che si sono di volta in volta incontrate per imparare a vivere insieme. Cultura, usi e costumi fanno parte delle nostre radici e ci permettono di sapere da dove veniamo e dove vogliamo andare. Indipendentemente dal paese in cui ci troviamo, la nostra lingua, le nostre credenze religiose e nostri valori contribuiscono a farci sapere chi siamo. Al tempo stesso, però, l’identità non è mai monolitica. Ogni persona evolve e si trasforma grazie anche a tutti coloro che incontra nel corso della propria vita. E un discorso analogo vale anche per l’identità di un popolo. La conoscenza di altre culture ci arricchisce e ci permette di rimettere in discussione le nostre certezza. Certo l’Altro, in quanto “altro”, disturba e sconcerta. A causa della sua “differenza”, ci obbliga ad interrogarci sul ruolo che l’alterità occupa nella nostra vita, e sullo spazio che siamo disposti a darle. L’altro è il contrario dell’ordinario e dell’abituale. È per questo che molto spesso lo si rifiuta, utilizzando la nozione di identità per far credere alla gente che esista una barriera rigida capace di distinguere l’io dal non-io, il fratello dallo straniero: una barriera che si erige ogni qualvolta una cultura, una religione o una società non riesce né a pensare l’altro, né a pensarsi con l’altro.  È tuttavia solo quando si arriva a pensare l’altro e a pensarsi con l’altro che si possono poi consolidare le basi di un “vivere insieme” pienamente umano. 

Michela Marzano

Elogio del Fallimento a cura di Massimo Recalcati, conversazioni su anoressie

Affrontare il delicato tema dell’anoressia – bulimia non è mai facile, chi non capisce come possa l’essere umano arrivare a tanto, chi si sente impotente, chi studia e deve imparare a mantenere il distacco altrimenti rischia di venirne avvolto e risucchiato. Massimo Recalcati, direttore scientifico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Apllicata), docente presso l’Università di Pavia e l’Università di Losanna,  riesce a dare una visione moderna della malattia, anoressia – bulimia doppia faccia della stessa medaglia sottolinea, nel libro Elogio del fallimento, conversazioni su anoressia e disagio della giovinezza, Edizioni Erickson. Una visione complessa, articolata, non certo di facile lettura, ma comprensibile anche a chi si nutre di psicologia pur senza averla studiata all’università.

Malattie moderne, così vengono etichettate oggi anoressia e bulimia, maledette malattie contemporanee, in realtà l’anoressia per purificazione o ricerca del bello è una condizione antica, ma allora come oggi è amata solo dai ricchi. E poiché il XXI secolo è l’era della globalizzazione e del capitalismo ecco che le malattie dei ricchi diventano le malattie d’amore diffuse come malessere di una generazione.

La ricerca del corpo magro dell’anoressica  la passione irrefrenabile per il cibo della bulimica sono, come tali, dei fenomeni psicopatologici non interpretabili, nel senso che nessuna interpretazione di senso può modificare o scalfire queste posizioni estreme del soggetto. Perché? Perché né la ricerca del corpo magro dell’anoressica né la passione per l’oggetto cibo della bulimica hanno quel tipico valore metaforico che Freud assegnava alla costituzione del sintomo in senso psicoanalitico. Per la psicoanalisi l’interpretazione semantica può essere efficace solo laddove vi siano dei sintomi che per il soggetto si sono costituiti secondo lo schema linguistico della metafora.”

“Nell’anoressia e nella bulimia non sembra esserci nessun senso inconscio da ricercare. Tutto appare chiaro. L’anoressica tende, infatti, a non considerare l’anoressia come una malattia. Di qui la sua cosiddetta onnipotenza narcisistica… ovvero l’esatto contrario dell’impotenza! La bulimica, invece, soffre acutamente per il suo stato ma come il tossicomane, attribuisce la causa della sua sofferenza solamente all’esistenza dell’oggetto – cibo. E’ il cibo che fa soffrire!

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Etica oggi di Michela Marzano, pillole di filosofia

Poche pillole di filosofia.

Etica oggi viene presentato come un libro di filosofia, strumento utile per farsi determinate domande, quindi per pensare; grazie, ma solitamente tendo a pensare sempre, indipendentemente dagli intenti altrui. In sintesi, Etica oggi, Michela Marzano Edizioni Erickson, è scritto molto bene, piacevole, scorrevole, non pretende salti mortali della mente e affronta temi molto attuali, dalla “guerra giusta” alla bioetica, ma è povero di contenuti.

Se già vi siete interessati a questi temi non troverete niente di nuovo, e nemmeno le domande tanto esaltate sono così attuali, salvo forse qualche pensiero di Aristotele riportato fedelmente che ignoravo. Di contro, se siete alle prime armi con l’etica allora forse Etica Oggi potrebbe aiutare ad avere una visione moderna d’insieme.

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