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La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi, un viaggio armonioso

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bellezza cose fragiliLa bellezza, quella decantata dai media, ammirata e rincorsa, a mio avviso dovrebbe cambiare identità, parola, dovrebbe definirsi armonia: senza armonia non c’è bellezza. La bellezza delle cose fragili, di Taiye Selasi , Einaudi editore, è armonia. Difficilmente potrei trovare un’altra parola per descrivere sinteticamente questo romanzo. Una storia complessa, dolorosa, capace di sviscerare le ferite più profonde di una famiglia. Le ferite inflitte da chi amiamo sono le più dolorose, le più difficili da affrontare, risolvere. Un conoscente che ci fa del male semplicemente lo eliminiamo dalla nostra quotidianità, lo allontaniamo. Una madre, un fratello, non si possono allontanare. Il legame di sangue non si può ignorare. Possiamo evitarci per anni, decenni, decidere che la nostra vita è altro lontano dal nucleo familiare, ma un sottile filo ci richiama, sempre. Le parole non dette rischiano di insinuarsi sotto la pelle e creare corazze capaci di isolarci dal mondo intero. Ma non sempre riusciamo a confrontarci con chi amiamo. L’amore di un padre o di una madre è talmente forte, denso, che fatichiamo a gestirlo, imparare a farlo scorrere è un’ arte; capita che si arresti, si incagli, e l’attesa si tramuta in aspettativa, rabbia, dolore.

La bellezza delle cose fragili è un viaggio, l’autrice accompagna il lettore nella raccolta dei fili di una famiglia apparentemente dispersa, lontana, i fili sottili diventano, lungo la narrazione, una spessa treccia di sentimenti e emozioni. Taiye Selasi racconta con grazia e dolcezza una famiglia che nonostante tutto, e forse proprio grazie a tutto, ha ancora la forza di amarsi.

La morte del capofamiglia, Kweku, è l’evento di apertura, una morte improvvisa, infarto, un medico tradito dal suo corpo; la morte accende i ricordi, le esigenze, e richiama la famiglia perduta per l’ultimo addio: Fola, la ex moglie lasciata in circostanze molto dolorose, il figlio maschio e maggiore Olu, i due gemelli, bellissimi eppure così sfuggenti, e la figlia che stava per perdere fin dalle prime ore di vita, Saide, la piccola Saide.

E le pantofole.

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