Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza

olgaIl successo ottenuto dal giallo Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza è, a mio avviso, la conseguenza di uno stile pulito, una storia chiara, senza moderne interpretazioni o scritture definite creative; uno stile capace di esporre i fatti, descrivendone ambienti e personaggi e permettendo al lettore di seguire l’evolversi senza la paura di essersi perso qualche indizio o dettaglio filosofeggiante. Personalmente non mi ha entusiasmata, le divagazioni dal filone principale non hanno suscitato il mio pieno entusiasmo, ma si sa, chi legge, soprattutto chi legge gialli, forse troppi gialli, ha sempre qualcosa da ridire, e non fa testo.

L’indagine sulla morte della signorina Olga è da manuale, così come i personaggi del suo condominio, usciti freschi da una commedia di Pirandello per narrare pettegolezzi, pregi e virtù del loro mini mondo, come da sempre viene definito uno stabile abitato da diversi nuclei familiari. La signorina Olga è una vecchietta gentile e educata, vive sola nella mansarda, dipinge, decora paralumi, ama un nipote mai visto, difficilmente parla del suo passato. Il suo corpo viene ritrovato senza vita, strangolata l’impietosa conclusione del medico legale.

Ad occuparsi del caso un commissario uscito direttamente dai romanzi di Agatha Christie, uomo solido, attento, convinto che certi lavori non siano per le donne, fa le domande giuste alle persone giuste, interroga, convoca in commissariato: un commissario come la fantasia del lettore di gialli pretende. Il caso è complicato, tutti mentono, e la prima a prendersi gioco dei tanti personaggi è proprio la signorina Olga.

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