Finistère di Andrea Dei Castaldi, il fascino della bella scrittura

copertina_finistereUn romanzo per funzionare deve dimostrare due semplici verità, perdonate l’imperativo ma in questo caso ritengo sia necessario. Deve raccontare una storia, non ha importanza se un attimo, una vita, una famiglia intera o un rumore, basta che sia una storia, se la storia non c’è, non regge, il romanzo stesso rischia di sgretolarsi;  un romanzo deve essere scritto bene, non in maniera accademica, né creativa, semplicemente bene, il lettore si deve perdere nelle sue parole e farsi trascinare dalla narrazione, spinto dal desiderio di sapere, di condividere con i protagonisti le sensazioni così duramente conquistate.

Dopo questa doverosa premessa posso affermare che Finistère di Andrea Dei Castaldi, Barta edizioni, è un bel libro, un libro da leggere, una storia che difficilmente può lasciare indifferenti. Un dolore nascosto tra i ricordi dei tanti protagonisti forma un unico eco, mentre il narrare dell’autore diventa un vento dolce capace di svelare, foglio dopo foglio, la verità, verità che alla fine non disturba, non crea giusti e sbagliati,  ma solo anime di corsa.

«E che diceva il professore al riguardo?»
«Diceva che la Terra non spreca mai nulla, nemmeno gli alberi o una singola foglia, neanche il più piccolo insignificante e microscopico pesce del mare. Figuriamoci, diceva, perché mai dovrebbe sperperare anime? Non è forse la cosa più preziosa che ci sia al mondo? Questo diceva. Bello, no?»

Una morte improvvisa ci lascia sempre frastornati, a disagio; e se la morte è giovane allora è davvero difficile capirla. Ma Andrea Dei Castaldi va oltre, riesce a dare la parola alla morte giovane voluta, creando un rete di affetti forte, tenace come solo i legami famigliari sanno essere.

A volte ci concediamo il perdono, altre volte ci aggrappiamo con forza all’unica illusione di felicità che ci rimane, ma difficilmente rimaniamo inermi di fronte al dolore, ci muoviamo, cerchiamo, vogliamo capire per andare oltre, o semplicemente per trovare le parole che riescano a dare un nome a quello che proviamo.

Davide è morto, Giona, suo fratello gemello cerca un motivo, una giustificazione, una spiegazione a questa folle morte.

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