Gli ipocriti, romanzo amaro di Eleonora Mazzoni

EleonoraMazzoni_GliIpocritiL’adolescenza, sospiro, periodo così confuso, battagliero, capace di scombussolare e stravolgere interi nuclei famigliari; contemporaneamente così bello, nuovo, profondo, anche nelle sue mancanze di giudizio che diventano affascinanti nonostante i nervi dei genitori siano messi a dura prova. L’adolescenza, così difficile scriverne, perché cadere nei cliché e negli stereotipi è talmente semplice, e ritrovarsi con un esercito di zombi governati dagli ormoni un rischio davvero elevato, eppure…

Eleonora Mazzoni presenta oggi il suo nuovo romanzo: Gli ipocriti, per Chiarelettere, protagonista un’adolescente strampalata, come tutti gli adolescenti,  pronta ad esplodere come una bibita gassata agitata ripetutamente, ma la Mazzoni non scrive solo l’adolescenza, no, scrive anche di un movimento religioso, di fanatismo, di pedofilia, di potere, e lo fa prendendo in prestito lo sguardo spietato di una quindicenne. Spietato, come solo gli adolescenti sanno essere quando iniziano a mettere in discussione le certezze dell’infanzia e si ritrovano soli di fronte alle mancanze degli adulti.

Manu è una ragazzina molto intelligente, lei e la sua famiglia sono attivisti di un movimento religioso, tranne la sorella, scappata a Londra, un movimento rigido e convinto che vivere senza il suo credo equivalga a morire, tra riunioni, incontri, volantinaggi in strada, la ragazzina offre al lettore un quadro preciso della sua vita, ma soprattutto fa intuire come lo scoprire che il suo babbo, uomo assolutamente ineccepibile, onesto boss del movimento, non sia affatto quello che lei credeva, anzi. Manu spia i suoi genitori e la verità travolge ogni sua certezza, nessuna famiglia, nessun noi, solo menzogne e polvere sotto al tappeto.

Fermo i miei pensieri e le mie sensazioni. Non valgono. Solo Cristo vale. Dai. Cristo mi corrisponde. Sì. Collima. Sette pentole e sette coperchi. Ricordi Manu? Ma sì. Cristo collima. Il movimento collima. È proprio il coperchio adatto a me. Anche se io non mi sento una pentola.
Mi scoppia la testa per il casino.

Con uno stile dirompente, l’autrice prende in prestito parole e modi di dire degli adolescenti e se inizialmente si ha la sensazione di venire catapultati in un mondo extraterrestre, pagina dopo pagina non si può che amare la protagonista, amare ogni sua singola paura, vergogna e gioia.  Il fiume in piena che travolge Manu trascina anche il lettore che si ritrova ammaliato dalla profondità dei suoi pensieri, conditi dalla giusta ingenuità dettata dalla giovane età. E quel babbo, così stronzo nelle primissime pagine, così lontano e simile a un lupo in attesa, diventa un essere umano come tanti, schiacciato dalle mille incertezze, l’unica ancora rimasta quella figlia che così duramente l’ha giudicato.

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