Scarpe Italiane di Henning Mankell

Henning Mankell ha il pregio indiscusso di riuscire a descrivere la sua terra, Svezia, talmente bene da farne immaginare suoni e colori, eppure lo preferisco quando si dedica ai polizieschi. Scarpe Italiane, edito Marsilio, è ammirevole, per i temi trattati, ma decisamente troppo lento e ripetitivo, a tratti scontato, per potersi definire un bel libro.

Pur ritrovando protagonisti realistici, drammatici e sempre disgraziatamente soli, oltre a uomini che tendono a cercare di violentare le donne per poi rinsavire e chiedere scusa, i colpi di scena sono in realtà molto evidenti, le vite dei personaggi particolari, ma contemporaneamente talmente incasinate da apparire surreali.

Malattia e morte si incrociano inesorabili, mentre il gelo dell’inverno svedese scoraggia anche i più temerari; è sempre la solitudine la protagonista dei libri di Henning Mankell, signora terribile e affascinante, capace di sedurti per poi abbandonarti, portandoti alla vecchiaia e tradirti con un corpo che decade.

Da leggere? Scarpe Italiane, no, ma se ancora non avete incontrato Henning Mankell suggerisco vivamente di approfondire la sua conoscenza, magari scegliendo i suoi gialli, decisamente migliori e più avvincenti.

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