Il re dei giochi di Marco Malvaldi, quando i libri trovano il lettore

Certi libri ti trovano, è inutile girarci attorno, a volte sei tu lettore che scegli il libro, altre è il volume a decidere che tutto sommato le sue parole e pensieri potrebbero servirti in questo particolare momento della vita. Questo è quello che mi è accaduto con Il re dei giochi di Marco Malvaldi. Non sto leggendo l’autore in ordine cronologico, ma saltando da un romanzo all’altro senza logica alcuna, sempre con la consapevolezza che non mi deluderà. Questa volta il volume mi ha travolta come un treno in corsa, niente di trascendentale, sia chiaro; ultimamente sto combattendo contro la comunità, contro le sue regole definite buone e giuste, e imposte, mentre ribollivo per la sensazione sgradevole che mi sentivo sulla pelle, le parole di Marco Malvaldi mi hanno rapita:

Io non ho niente contro le altre persone, finché si comportano in modo razionale e non travalicano la mia libertà. (…), se si vuole stare al mondo, bisogna per forza tenere conto del fatto che esistono più o meno altri sei miliardi di persone che dovrebbero avere i tuoi stessi diritti. Allora, se proprio bisogna seguire un principio, mi sembra più giusto tenere presente questo. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Mi sembra più promettente, in linea di principio.

Queste frasi mi hanno fatto ritrovare il sorriso, non so se mai avrò l’occasione di incontrare l’autore, ma nel caso non mancherò di ringraziarlo.

Protagonista del romanzo Massimo il barrista, con due r, e i suoi simpatici clienti abituali: i quattro ottantenni che di farsi i fatti loro proprio non ne vogliono sapere, sullo sfondo Tiziana la barista con due poppe da urlo, che ha deciso di sposarsi, e un commissario di polizia alquanto incavolato, con i nonnini.

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