Stoner di John Williams, indelebile normalità

Stoner di John Williams è un cofanetto di emozioni, pacate, delineate, quasi a non voler disturbare il lettore. Scrive Peter Cameron nella Postfazione:

La maggior parte degli scrittori, buttato giù il primo paragrafo del romanzo, avrebbe rinunciato. A che scopo continuare? In quelle prime righe trapela l’intera vita di William Stoner, una vita che sembra essere assai piatta e desolata.

La narrazione di Stoner si presenta come un lungo prologo, leggendolo ho avuto la sensazione che lo scrittore si volesse quasi scusare della voce calma e intonata di sottofondo, qui protagonista del romanzo; come a voler sottolineare, tramite parole colme di dettagli, una storia forse banale, ma pur sempre una storia.

Un prologo lungo una vita. Eppure Stoner è un capolavoro.

Ammetto che per una volta mi sono fatta influenzare dai convinti twitteri, ogni giorno diversi tweet ribadivano e sottolineavano la perfezione di questo romanzo, bello e indimenticabile, pur raccontando una vita normale, tristemente banale. Ebbene, ringrazio Twitter e il bot di @FaziEditore per la piacevole scoperta, e soprattutto ringrazio chi, a distanza di anni, ha deciso di riportare alla stampa Stoner.

Probabilmente due le principali ragioni di tanta bellezza, uno, è scritto in maniera sublime; puoi affrontare eroi e eroine, o puoi soffermarti su lunghe descrizioni naturalistiche, ma se alla base manca l’arte del saper scrivere il risultato sarà comunque deludente. Due, pur scorrendo senza colpi di scena la vita di Stoner è vera, disperata a tratti serena, meschina, odiosa, vinta e afflitta. Ogni rapporto umano descritto si intreccia con i conflitti reali che spesso accompagnano ognuno di noi, certo non siamo tutti gobbi e imbranati, ma sicuramente abbiamo problemi sul lavoro, ambizioni riposte diligentemente dentro a un cassetto, amori finiti e qualche rimpianto. Ogni lettore si può tranquillamente rispecchiare in uno o più aspetto della vita di Stoner, lo ammira per cultura, indubbia, e passione, lo disprezza quando non interviene per aiutare la figlia, piange assieme a lui quando deve affrontare la morte.

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